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I Medici


CREPUSCULUM

POEMA EPICO IN FORMA DI TRILOGIA STORICA

I Medici - Gerolamo Savonarola - Cesare Borgia

“ La grande Italia sta per morire. Invano
Niccolò Macchiavelli le si adopera intorno
con gli eroici rimedi della disperazione;
invano Francesco Ferrucci vuol rinsanguarla
delle sue vene purissime. Ella è
già morta e la sua sepoltura è l'alto
Appennino.


G. Carducci.”
Discorso sulle poesie di Messer Agnolo Poliziano



PARTE PRIMA

I MEDICI

AZIONE STORICA IN QUATTRO ATTI

PAROLE E MUSICA
DI
R. LEONCAVALLO


TEATRO DAL VERME

Stagione di Autunno 1893

COOPERATIVA EDITRICE MUSICALE MILANO Direzione San Pietro all'Orto n. 9 Vendita Monte Napoleone n. 9 Milano 1893. Tip. dello Stab. di E. Sonzogno


PERSONAGGI

LORENZO DE' MEDICI Sig.r O. Beltrami
GIULIANO DE' MEDICI " F. Tamagno
GIAMBATTISTA DA MONTESECCO capitano papale " G. Scarneo
FRANCESCO PAZZI " L. Contini
BERNARDO BANDINI " E. Barbieri
L'Arcivescovo SALVIATI " G. Biancardi
IL POLIZIANO " V. Bellatti
SIMONETTA CATTANEI Sig.a A. Sthele
FIORETTA DE' GORI " A. Gini Pizzorni
LA MADRE DI SIMONETTA " E. Rossi
Borghesi,
popolo,
cantori popolari,
congiurati, ecc.

La scena si passa a Firenze. Periodo degli avvenimenti storici: dal 1471 al 1478.

Maestro concertatore e Direttore d'orchestra: Rodolfo Ferrari.

Maestro dei cori: T. Bonazzi.

Indice

ATTO PRIMO

[p. 7]

Qui lieta mi dimoro Simonetta.
Poliziano, Giostra di Giuliano, Libro I, Stanza LII.

Un colle presso Firenze. Vaghissima boscaglia. Un'alta quercia nel mezzo; alberi a destra ed a sinistra. Un rivolo traversa il fondo della scena. Tra gli alberi si vedrà il cielo purissimo. È pien meriggio. All'alzarsi della tela si sentono squilli di corno, a destra ed a sinistra, sulla scena. Alcuni cavalieri in costume da caccia passano a cavallo, nel fondo, fra gli alberi. Lorenzo e Giuliano entrano insieme dalla sinistra, parlando fra loro. Li seguono un gruppo di altri cavalieri tra i quali sono Poliziano e Montesecco, ma si arrestano nel centro della scena facendo crocchio. Due palafrenieri entrano pure, portando a mano i cavalli di Lorenzo e Giuliano e vanno ad attendere in fondo a destra.

GIULIANO

E nel Papa un nemico tu supponi?

LORENZO

È certo e chiaro. Il nepote vorria
li suoi Stati allargar, e la Toscana
ghiotta preda gli sembra. Quindi ai Pazzi
5si lega a macchinar qualche tranello.
Eppure apertamente a me far guerra
non osa!

[p. 8]

GIULIANO

E tu sta in guardia.

LORENZO

Io veglio. In Roma
ei poteva parlarmi qual signore
ma il mio poter qui non conosce il suo.

POLIZIANO

(appressandosi a Lorenzo)
10Che t'ange o mio signor? Perché s'oscura
Il nobil fronte che dotò natura
De li più eletti e più squisiti doni?
Deh, per oggi deponi
(Giuliano intanto si appressa al gruppo ov'è rimasto Montesecco)
Le gravi cure. Contempla un istante
15Ciò che natura porge a te d'innante;
E in questa selva tacita e quieta
A l'uom di Stato succeda il poeta!

LORENZO

(stringendogli le mani)
Io poeta!... E se' tu, Poliziano,
tu, degno figlio di Virgilio e Dante,
20che tal nome a me dai! Deh, parla ancora,
che più dolce per te questa favella
dolce risuona!

POLIZIANO

No, lascia che ascolti
l'inno sublime che sen van cantando
questo sol, questo verde e questo cielo!

[p. 9]

LORENZO

25Tacita selva, o verde solitudine
a l'ombra tua, de 'l tuo ruscello al murmure
scende soave una tristezza a l'animo
e par che in cor pace ed oblìo si dèstino.
L'oblìo degli alti onor, di vane glorie,
30la pace, unico ben!

GIULIANO

(vivacemente appressandosi)
A le buccoliche
fine si ponga. A Careggi discutere
(squilli interni)
potrete a lungo. Udite, già risuonano
de la caccia i segnali; il sangue celere
ne le vene diggià mi sento scorrere...

POLIZIANO

(sorridendo)
35Fiero garzone, ma a chi dunque è dato
di domare il tuo core?
Un nume sol potrà cangiarti: Amore!

GIULIANO

No, de l'antica Grecia sogno la vita forte;
il lauro d'Alcibiade, di Socrate la morte,
40il sorriso d'Aspasia e la sua chioma d'or.
lo sogno le Olimpiadi, il plauso di Platone,
le Arene, il dolce fremito d'una prima tenzone,
e tu m'apponi il pallido conforto de l'amor?...

[p. 10]

L'amore! Egli è la nuvola
45che fonde a' rai del sol;
è il fior che a l'alba schiudesi
e a sera è vizzo al suol.
È l'armonia che un fremito
lancia per l'aura e muor;
50è il foco de la lucciola
senza luce e calor!

LORENZO

L'amore! Egli è la nuvola
che fa più bello il ciel;
è il fior che sa rinascere
55sovra 'l suo verde stel.
È l'armonia che il giubilo
e il pianto impone al cor;
è foco inestinguibile;
eterna face è amor!

GIULIANO

(sorridendo)
60Poeta! — Ma il tuo nume gl'invitati
(ai Cavalieri, poi a Montesecco)
ci fa scordar. — A caccia! Capitano,
buona fortuna.

MONTESECCO

A voi, signor, del paro.
(Lorenzo e Giuliano vanno verso il fondo a destra come per montare a cavallo e scompaiono. Poliziano li segue. Montesecco e gli altri si allontanano per varii sentieri. La scena rimane vuota un istante. Simonetta esce dalla sinistra scendendo un piccolo sentiero, cantando un rispetto. Fioretta la segue raccogliendo qua e là dei fiori.)

[p. 11]

SIMONETTA

(cantando)
Come amava il suo damo! Ell'attendea
Sul prato a sera e allor che lo scorgea
65Movendo incontro aprivagli le braccia,
E, stretto al core, lo baciava in faccia.
Ell'era bionda, in viso pallidetta,
E al suo passare, languida e soletta,
Mormoravano i gigli a la campagna:
70Oh, come è bianca! È la nostra compagna.

FIORETTA

Oggi se' pensierosa. Eppur vermiglia
hai la guancia ed il tuo malor disparve.
Sei debil forse?

SIMONETTA

No, buona Fioretta.
Canto... non soffro più.

FIORETTA

(dandole un fiore)
Ciò mi conforta.
75Di', non è bello questo fior del prato?

SIMONETTA

(mette il fiore sul seno e prosegue il canto)
Come amava il suo damo! Ed egli un giorno
Al verde prato più non fe' ritorno.
Non pianse né parlò la poveretta,
Ma, la sua mano contro 'l core stretta,
80Ricadde là come persona stanca.
Ed in vederla inanimata e bianca
Mormoravano i gigli a la campagna:
Oh, come è bianca! È la nostra compagna.

[p. 12]

FIORETTA

(vivacemente)
È triste il tuo rispetto, Simonetta.
85Sai, v'è caccia nel bosco; e noi montando
in sul vicino colle, i cavalieri
e le lor gesta osserverem.

SIMONETTA

Che vuoi!
Mi fanno pena quelle miti bestie
per gioco uccise. Ma, se, vuoi, va pure
90la caccia ad osservar che qui t'attendo.

FIORETTA

E tu di me d'uopo non hai?

SIMONETTA

No... vanne —
Forte son io. —

FIORETTA

(ridendo e abbracciandola)
Son curiosa... il sai!
(corre verso il fondo e si rivolge per dire)
In breve a te ritorno.
(scompare dalla destra)

SIMONETTA

(pensierosa)
Oh! te felice!
(Mentre Simonetta canta il malinconico ritornello che segue, Montesecco ricompare fra gli alberi, e scortala, trovandola graziosa, si avanza con precauzione verso dì lei.)
Fiorin di prato!
95Sento fuggir dal cor lenta la vita,
Eppur non ho vissuto e non ho amato.
Fior d'erba amara!
Forse le rose de la primavera
Son destinate a ricovrir mia bara!

[p. 13]

MONTESECCO

(afferrandola di dietro)
100Vaga la montanina!

SIMONETTA

(spaventata si svincola)
Indietro!... Aita!...

MONTESECCO

(ridendo)
La selvaggia virtù!... Suvvia, bel bello!
Non strillare così. Vieni, t'adoro.

SIMONETTA

(retrocedendo e chiamando)
Fioretta!... Aita... mio signor, v'imploro.

MONTESECCO

(riafferrandola)
Ti va ben l'attitudine
105di gazzella impaurita.
Ma non temer...

SIMONETTA

Chi salvami!...
E Fioretta è partita!...

MONTESECCO

Un bacio, su!...

SIMONETTA

Lasciatemi
Vigliacco!

MONTESECCO

Tu mi piaci!
110Allor che a' strilli mesconsi
son più cocenti i baci!

[p. 14]

SIMONETTA

(svincolandosi)
Odo rumor! Salvatemi,
(verso il fondo gridando)
Aita! a me!...

MONTESECCO

(contrariato)
La stolta
pudica! Alcun del seguito
115Or muove a questa volta...
(allontanandosi)

SIMONETTA

(al fondo a destra)
Son salva... s'avvicinano...

MONTESECCO

(ironicamente, prima d'uscire dalla sinistra)
A rivederci ancor!

SIMONETTA

(immobile)
Partì. Ma niuno scorgesi...
E d'onde un tal rumor?...
(guarda tra gli alberi a destra e segue ansiosamente la scena)
120Ratta fugge una cervia; un cavaliero
la insegue. — Ed è per essa ch'io son salva!
Essa attirava il cacciator! — Oh Dio!...
Ei quasi la raggiunge, e già la spada...
(gridando)
No, cavalier, non, trarre il colpo!...
(si copre il volto paurosamente, e poi guarda ed esclama:)
È salva!

GIULIANO

(di dentro)
125Chi è là?

[p. 15]

SIMONETTA

(appoggiandosi spossata all'albero nel centro della scena)
Io vengo meno!...

GIULIANO

(attaccate le briglie del cavallo ad un albero in fondo si avanza)
È strano. Al certo
qualcun parlò. Che veggio, una fanciulla!
Se' tu che mi parlasti?

SIMONETTA

(confusa)
Io, sì...

GIULIANO

Tu soffri?

SIMONETTA

È nulla... debil sono... ed il periglio
de la povera cervia mi commosse.

GIULIANO

(contemplandola)
130Bella e buona!

SIMONETTA

(facendosi forza per partire)
Signor!...

GIULIANO

(con dolcezza)
Resta... Non puoi
così sola partir.

SIMONETTA

(salutando seria)
Sola non sono!
Addio, signor.

[p. 16]

GIULIANO

(arrestandola timidamente)
Rimani ancor... ten priego
(Simonetta si arresta confusa. - Breve pausa)
Bionda beltà che t'offri al guardo mio,
Di questa selva ne la pace arcana
135Una ninfa non sei nata da 'l rio?
O non se' forse tu la mia Diana?...
Forma gentile al par giammai vid'io
E per certo non se' tu cosa umana;
La parola mi volgi anco una volta
140Io ti scongiuro, parla — il cor t'ascolta.

SIMONETTA

(semplicemente)
Ninfa non sono. Fra 'l Ticino e 'l mare
Siede la terra ov'ebbi patria e culla.
Ma con la madre un dì lasciai le care
Colline mie quand'ero ancor fanciulla.
145A Fiorenza dimoro u' l'onde chiare
L'Arno più ingrossa e placido si culla,
Quinci spesso ne vengo al dì soletta,
« Qui lieta mi dimoro Simonetta. »

GIULIANO

(con ardore)
Nome gentil che gentil forma adorni,
150scolpisciti nel cor.

SIMONETTA

(turbata, cercando allontanarsi)
Signor, m'attende
un'amica. sul colle; che a lei torni
concedi.

[p. 17]

GIULIANO

(tristamente)
Il mio parlar forse t'offende
che sì tosto da me partirti vuoi?
Rimani ancor. — Comprendere non puoi
155quale strana dolcezza il cor mi culla!
Tu non lo sai
come corre il pensier!... Dimmi, fanciulla,
amasti mai?

SIMONETTA

(evitando di rispondere)
Odi, un rumor nel bosco...

GIULIANO

Ah no, t'inganni.
160Egli è il fruscio
del zeffiretto!

SIMONETTA

(c. s.)
Ascolta!...

GIULIANO

A che t'affanni!
Egli è del rio
il murmure soave, o Simonetta.

SIMONETTA

(fissandolo)
Tu... come hai nome?

GIULIANO

165Giuliano -

[p. 18]

SIMONETTA

(dopo una pausa)
Vanne, la caccia t'aspetta!...

GIULIANO

(contemplandola)
Che belle chiome!...
(animandosi)
Come poterti esprimere
sensi che a me sinor furono ignoti;
come poter descrivere
170de 'l cor sorpreso i nuovi arcani moti,
se il labbro nel cercar l'immagin vera
una lingua ti parla a me straniera?
Sento fremer ne l'animo
come un concerto di profumi e suoni:
175parmi che il bosco s'animi
e nel susurro suo di te ragioni;
e... tremo ed ardo e questo cor mio gramo
non sa trovar che una parola: t'amo!

SIMONETTA

(come in estasi)
Al suo parlar d'un'armonia diffusa
180par che risuoni tutta la natura:
a nuovi sensi l'anima è dischiusa
e più mi sento che mortal creatura.
E da' prati che 'l sol schiara ed inonda
de' la carezza sua calda e feconda,
185da 'l ciel, da 'l bosco, da le siepi in fiore
urge un cantico solo: amore! amore!

(Montesecco appare tra gli alberi e resta a guardare celandosi.)

GIULIANO

(scuotendosi al calpestìo)
Taci — un rumor nel bosco —

[p. 19]

SIMONETTA

(sorridendo, estatica)
Ah no, t'inganni
Egli è il fruscìo
del zeffiretto.

GIULIANO

(appressandosi a lei)
Ascolta!...

SIMONETTA

(c. s.)
A che t'affanni!
190Egli è del rio
il murmure soave!...

GIULIANO

(cingendole la vita col braccio)
O Simonetta
Dammi quel fiore.

SIMONETTA

Prendi — Domani a ritornar t'affretta.

A DUE

(mormorando)
O amore! amore!

MONTESECCO

(a parte).
195Oh il caro idillio! Amante di Giuliano
è la ritrosa. Inutile al mandato
non credo la scoperta.
(scompare tra gli alberi)

FIORETTA

(di dentro)
Simonetta.

SIMONETTA

(scostandosi vivamente da Giuliano)
La mia compagna!...

[p. 20]

FIORETTA

(entra correndo)
Dove sei? - N'è d'uopo!...
(si arresta confusa)
Un cavalier!

SIMONETTA

(a Giuliano, presentandola)
Più che amica, sorella
200m'è la buona Fioretta.

FIORETTA

(tra sé guardando Giuliano)
(Oh! come è bello!)

GIULIANO

(a Fioretta)
Avanzate, o gentile, un vostro amico
esser desìo.

SIMONETTA

Lo giorno volge al fine
è d'uopo rincasar. La mamma aspetta
inquieta diggià!

FIORETTA

(tra sé guardandoli entrambi)
(Com'ei la guarda!)

SIMONETTA

(salutando Giuliano)
205Addio, bel cavalier.

FIORETTA

(inchinandosi)
Signore!...

GIULIANO

(sorridendo ad entrambe)
Addio!...
(Simonetta prende il braccio di Fioretta per uscire dalla sinistra. Nel passare accanto a Giuliano questi prende la mano di Simonetta, la bacia, e le susurra:)

[p. 21]

GIULIANO

A dimane!

FIORETTA

(che ha visto di sopra la spalla, tra sé, tristamente)
(Diggià!)
(Si allontanano lentamente. Giuliano le segue collo sguardo e quando sono scomparse esclama:)

GIULIANO

Ed amo anch'io!
(Cala la tela)
FINE DEL PRIMO ATTO.

[p. 22]

[p. 23]

ATTO SECONDO

Là sulla piazza di Santa Trinita, ora tristamente ingombra dalla colonna di Cosimo granduca, sotto il cielo aperto ed in vista del fiume toscano, s'intrecciano le danze degli adorni giovani e delle donne gentili... E segnati a dito, salutati, acclamati, passeggiano fra il popolo festeggiante il Magnifico Lorenzo e Messer Agnolo Poliziano.
Carducci, Prefazione alle Poesie di Lorenzo de' Medici.

La piazza di Santa Trinita. — La notte è appena discesa e rari passanti traversano il fondo della scena. — Sul davanti parlano in crocchio a bassa voce Francesco Pazzi, l'Arcivescovo Salviati, Bernardo Bandini e Montesecco.

FRANCESCO PAZZI

Egli volle guidar l'ambasceria
per cattivarsi con lusinghe e doni
il nuovo papa!... Ma Lauro chi sia
ei ben conosce e qual desir lo sproni.

BANDINI

5Ai Medici non basta più lo scudo
ornar de 'l giglio che di Francia il sire
al Gottoso accordava. Oggi sul nudo

[p. 24]

stemma un triregno sognano scolpire!
E intanto Julio cardinal nomato
10Vorria Lorenzo!...

FRANCESCO PAZZI

E per Lauro e Giuliano
rosso un sudario abbiamo preparato!

MONTESECCO

(entrando con Salviati)
Salve signor —

FRANCESCO PAZZI

Salute o Capitano —
(presentandolo)
Bandini a voi presento — Giambattista
da Montesecco.

SALVIATI

Dal papa mandato
15perché col senno e col braccio ne assista.

MONTESECCO

(gravemente)
Grave è l'incarco!

BANDINI

Ma la causa è bella.

FRANCESCO PAZZI

Il tempo stringe; è d'uopo agir.

BANDINI e SALVIATI

(a Montesecco)
Favella.

[p. 25]

MONTESECCO

Perché pace durevole s'abbia l'Italia intera,
li stati suoi dee stringere un'alleanza vera
20e tutti insiem dipendere da un centro, il Vatican.
Questa strana repubblica ai Medici venduta
a Sisto non accomoda e la vorria caduta
pria che sovr'essa stendasi di Lorenzo la man.

SALVIATI

De lo Stato a Fiorenza ei vuole il mutamento;
25egli di sangue inutile crede lo spargimento,
ma dice a noi di scegliere i mezzi e non fallir.

BANDINI

Grave è l'impresa ed ardua dove Lauro è sovrano!
Ma, se mal certo è il vincere, dovrà la nostra mano
entrambi, inesorata, i Medici colpir.

FRANCESCO PAZZI

30E scorra il sangue, e vittime cadan ne la rivolta
li duo fratelli, e libera la patria questa volta
là su la piazza al popolo potremo proclamar.

[p. 26]

MONTESECCO

Astuto e forte è Lauro! E il popol che intrattiene
con ludi e stili e laudi, lo acclama e gli vuol bene,
35e se il vede in pericolo su noi si può scagliar!

FRANCESCO PAZZI

Entrambi tra breve colpirli ci è dato.

BANDINI

E quando?

MONTESECCO e SALVIATI

In qual modo?

FRANCESCO PAZZI

Mi state ad udir.
Il giovin Riario da noi festeggiato
vedrete a Fiorenza tra poco venir.
40A un gajo convito Lorenzo e Giuliano
per rendergli omaggio non ponno mancar

BANDINI

È certo.

MONTESECCO

Prosegui.

FRANCESCO PAZZI

Colà, in nostra mano,
nessun dalla morte li puote salvar.

MONTESECCO

A spegner Lorenzo io basto da solo!

[p. 27]

FRANCESCO PAZZI

45Giuliano a me spetta! Io spegner lo vo'!

BANDINI

Io guido al Palazzo de' nostri uno stuolo.

TUTTI

Iddio di Fiorenza vuol libero il suolo.
Ordita è la trama. Fallire non può.

MONTESECCO

A quando l'invito?

FRANCESCO PAZZI

Tra breve qui in piazza
50Lorenzo e Giuliano per certo troviam;
stasera la plebe qui danza e schiamazza.

MONITESECCO

Sta ben, separiamci.

BANDINI

Tra poco.

FRANCESCO PAZZI

N'andiam.
(Francesco Pazzi e Salviati partono insieme dal fondo a sinistra, e Montesecco e Bandini dalla destra. Dopo un istante entrano dal fondo a destra Lorenzo e Poliziano seguiti da suonatori di mandoline e viole, ai quali Lorenzo addita una casa sul davanti a sinistra che si suppone esser quella di Lucrezia Donati.)

LORENZO

(piano ai suonatori)
Laggiù.

[p. 28]

POLIZIANO

(sorpreso)
La casa de' Donati. O Dei,
(scherzando)
Sin le Lucrezia a te cedon placate!

LORENZO

55Adulatore!
(ai suonatori)
All'opra...

POLIZIANO

Or canta il vate!
(I suonatori preludiano e Lorenzo canta.)

LORENZO

Ascolta el canto mio che ti favella
E dal sonno ti scuote, o gentil dama.
E' ti vuol dire che se' tanto bella,
E' ti vuol dir quanto 'l mio core t'ama.
60E' ti vuol dir che se' colei che abbella
Questa mia vita sì povera e grama
E' ti vuol dir ch'è tuo questo mio core
E che tu gli conceda un po' d'amore!

(Due cantori popolari arrivano dal fondo a destra uniti a qualche cittadino e si arrestano ad ascoltare Lorenzo senza appressarsi facendo segni d'approvazione.)
E tanta grazia t'ha concessa Iddio
65Di belleza di forme e senno e onore,
Che potresti davvero, a parer mio,
Accordare a un meschino un po' d'amore.

[p. 29]

E quel meschino, o mia bella, son io,
Io che t'ho dato tutto lo mio core.
70Ascolta el canto mio che ti favella,
Cedi il core al mio cor, mia dama bella.

PRIMO CANTORE POPOLARE

(dal fondo, a Lorenzo come per sfidarlo al canto)
O tu che nel cantar sembri maestro,
Per chi mai sciogli il canto e aguzzi l'estro?

LORENZO

« Ardo d'amore, e conviemmi cantare
75« Per una dama che mi strugge il core;
« Ch'ogni otta ch'io la sento ricordare
« Il cor mi brilla e par che gli esca fuore. »

SECONDO CANTORE

Di possente beltade è dunque ornato
Lo volto che t'ha reso innamorato?

LORENZO

80« Ella non trova di bellezza pare;
« Con gli occhi getta fiaccole d'amore:
« Io sono stato in città e castella,
« E mai non vidi gnuna tanto bella. »
(La scena si riempie a poco a poco.)

PRIMO e SECONDO CANTORE

Se onesta come bella è la tua dama,
85Felice te ch'ai paga ogni tua brama.

[p. 30]

LORENZO

« Ben sì potrà tenere avventurato
« Chi sia marito di sì bella moglie
« Ben si potrà tener in buon dì nato
« Chi arà quel fiordaliso senza foglie. »

VOCI DALLA FOLLA

90È Lorenzo! — Chi? — Il cantore?
— Taci — È ver — Facciamgli onore —
— Vo' vederlo — Osserva a manca;
Poliziano ora lo affianca.
(Entrano in iscena Francesco Pazzi, l'Arcivescovo Salviati, Montesecco e Bandini)
— Lo si acclami — Lo si onori —
95— Egli è il primo de' cantori
— Egli è il primo cittadino
— Gloria al nobil Fiorentino,
— Ei l'onore è di Fiorenza
per la sua magnificenza.
(Giuliano arriva da un altro canto con gran seguito e portatori di fiaccole)
100— Guarda là, Giuliano arriva.
Palle — Palle — Viva! viva!

BANDINI

(a parte a Salviati)
Che ne di' tu?

SALVIATI

Fa schifo questa plebe;
egli è un re che si acclama.

MONTESECCO

O un istrione!

SALVIATI

(a Francesco Pazzi)
Tu vanne ad invitarlo all'olocausto.

[p. 31]

LA FOLLA

105Largo, largo, che arrivan le donzelle
vaghe e gioconde — come le son belle!

(Entrano le donzelle ed i garzoni. — Montesecco, Francesco Pazzi e Bandini si avanzano verso Lorenzo, Giuliano e Poliziano che si tengono a sinistra sul davanti del proscenio e dopo i saluti cerimoniosi sembrano parlare dell'invito per la festa. Simonetta con la madre e Fioretta prenderanno posto sul davanti a destra; i coristi uomini e donne si disporranno dietro di esse lungo le quinte a destra. In fondo i portatori di fiaccole ed i suonatori di mandoline e viole. Nel centro le donzelle si preparano alla danza.)

LORENZO

(a Francesco Pazzi stringendogli la mano)
Grazie ti rendo del cortese invito —
Di noi t'affida.

SIMONETTA

(a Fioretta, a parte)
Oh come dolce affisami
Io son felice!

FIORETTA

(tra sé)
(Ohimè! Pur troppo ei l'ama!)

LORENZO

(volgendosi al coro)
110Orsù, le belle, e voi, fieri garzoni,
A la danza — Scegliete le canzoni.

UNA PARTE DEL CORO

Su, cantiamo: « E' si vede in ogni lato. »

[p. 32]

UN'ALTRA PARTE DEL CORO

E l'altra: « Donne belle, i'ho cercato. »

LORENZO

Le mie modeste rime oggi lasciate —
(additando Poliziano)
115Si renda omaggio al Vate,
gloria toscana e dell'Italia intera.
Cantate i versi ove la musa vera
schietta sorride
in una forma che 'l pensier conquide,
120e l'anima riscalda al santo raggio!
S'intoni adunque, orsù: « Ben venga maggio. »
(Poliziano commosso stringe la mano di Lorenzo, mentre i suonatori preludiano. Poi il coro canta e le donzelle ed i garzoni danzano. Francesco Pazzi, Salviati, Bandini e Montesecco partono.)

CORO


CANZONE A BALLO
« Ben venga maggio
« E 'l gonfalon selvaggio!
« Ben venga primavera
125« Che vuol l'uom s'innamori,
« E voi, donzelle, a schiera
« Con li vostri amadori,
« Che di rose e di fiori
« Vi fate belle il maggio.

(Mentre il coro canta e la danza comincia, Poliziano traversa lentamente il davanti della scena battendo la misura bonariamente sul palmo della mano e passa a destra avvicinandosi a Simonetta.)

[p. 33]

(Assieme)

130« Venite alla frescura
« Delli verdi arbuscelli:
« Ogni bella è sicura
« Fra tanti damigelli;
« Ché le fiere e gli uccelli
135« Ardon d'amore il maggio.
« Chi è giovane e bella
« Ché non si rinnovella
« Deh non sie punto acerba,
« L'età, come fa l'erba:
140« Nessuna stia superba
« All'amadore il maggio.
« Ciascuna balli e canti
« Di questa schiera nostra,
« Ecco che i dolci amanti
145« Van per voi, belle, in giostra:
« Qual dura a lor si mostra
« Farà sfiorire il maggio. »

SIMONETTA

(a parte a sua madre)
Tutto è festa e tripudio,
tutto un sorriso appar.
150Oh, questo gaudio attirami,
vorrei, mamma, danzar!

LA MADRE

Figlia, non è possibile,
danzare a te non lice.
Il tuo malor...

SIMONETTA

Ten supplico!
155Fammi danzar...

[p. 34]

POLIZIANO

(che si è appressato. ed ha intese queste ultime parole)
Che dice!
(alla madre)
Buona donna, contentala,
eccede il tuo rigor!
Non impedir che schiudansi
a primavera i fior !

FIORETTA

160È sofferente.

POLIZIANO

Allor le sia concesso
almen cantare la canzone a ballo.
(sorridente a Simonetta)
Son certo che vorrai!

SIMONETTA

(alla madre)
Tu vuoi?

LA MADRE

Va pure.

POLIZIANO

Su, schiudi il labbro e mentre in mille giri
ferve intorno la danza, amor t'ispiri!

SIMONETTA

165Sì, canterò. Fatemi coro, —
(ai suonatori)
e voi
seguitemi sommesso. Attenti
(ai ballerini)
a noi!
(Essa comincia la sua canzone cercando fermarsi, ma si anima sempre più sino alla fine.)
Le coppie s'intrecciano — comincia la danza,
Le giovani ammutola — gentil titubanza;
Ma sguardi ricercano — gli sguardi ritrosi,
170Ma fremiti ascosi — commovono i cor.

[p. 35]

E mentre bisbigliano — le gaje mandole
E gemon più teneri — sospir le viole,
Le coppie men timide — si guardano in viso
E in ogni sorriso — è un lampo d'amor.
175Le mani si cercano — si stringon frementi,
Le labbra susurrano — parole cocenti,
Le chiome scompongonsi — la mente è smarrita,
Un sogno la vita — appare al pensier.
O strana vertigine — piacer sovrumano
180Mi par che una musica — risponda lontano,
Mi sembra che un alito — di vita novella
Mi renda più bella — m'inviti al piacer.
Oh! amarsi! nel turbine — sentirsi portati,
Confondere i palpiti — commossi, beati!

(guardando Giuliano)
185Perché tal delizia — provar non poss'io,
E teco, amor mio — tal bene goder?

(ai suonatori, animatissima)
Più presto.

LORENZO

(con ammirazione)
Scintillano, al par d'una stella
Gli sguardi.

[p. 36]

POLIZIANO

(a Lorenzo, a parte).
Ella è, tisica!

VOCI DEL CORO

Su, canta la bella!

SIMONETTA

Raddoppiano i palpiti — la musica affretta.

FIORETTA E LA MADRE

190Che fai!

GIULIANO

(prorompendo)
Simonetta!

LORENZO

(ritenendolo per la mano, a parte)
Raffrenati!

SIMONETTA

Ancor!
Anch'io vo' confondermi — in liete carole,
Anch'io voglio i fremiti — le calde parole,
Anch'io vo' sorridere — goder voglio anch'io,
La vita è l'oblio — la vita è l'amor!...
(Si slancia nel turbine della danza generale, ma dopo un istante dà un grido e supponendosi che dia uno sbocco di sangue cade svenuta fra le braccia della madre e di altre donne che l'ajutano a trasportarla. Fioretta piange silenziosamente sul davanti, a destra.)

VOCI DEL CORO

195Si soccorra.

GIULIANO

Oh cielo, morta!

[p. 37]

POLIZIANO

(confortandolo)
No, svenuta.

LA MADRE

(in lagrime, partendo)
Oh! come è smorta!

VOCI DEL CORO

Triste caso! — Poveretta!

GIULIANO

Strazio atroce!

FIORETTA

(in lagrime)
O Simonetta!

LORENZO

(a Giuliano)
Vieni, andiamo.

GIULIANO

Mi precedi.
(Lorenzo parte col Poliziano e la scorta. Il popolo si allontana a poco a poco.)

VOCI DALLA FOLLA

(allontanandosi per varie parti)
200Su partiam. — Lorenzo, vedi,
S'allontana. — E la fanciulla?
— È svenuta. — È quasi nulla.
— Dove andate? — giù pel calle.
Viva — viva. — Palle — Palle.
(La scena resta scura e vuota. Giuliano è in fondo. Fioretta sul davanti, immobile.)

GIULIANO

205Povera Simonetta!

FIORETTA

(fra sé)
Oh, quanto l'ama!

[p. 38]

GIULIANO

E non poter volare a lei, vegliarla,
calmar co' baci il foco de la febbre!
(Fioretta muove silenziosamente per partire verso il fondo.)
Dove vai tu?

FIORETTA

Tarda è la notte.

GIULIANO

È vero.
Te ne scongiuro, fa ch'io m'abbia nuove
210di lei!

FIORETTA

Sì.

GIULIANO

Veglia — Dille il mio martoro!

FIORETTA

(per partire)
Sta bene.

GIULIANO

(ritenendola)
Ma tu stessa, di', che hai?
Temi forse per lei?

FIORETTA

No.

GIULIANO

Come strana
la voce tua mi giunge. A me ti affida.
Che mai ti affligge?

FIORETTA

Nulla; tu t'inganni.
(Momento di silenzio. De' frammenti della canzone del Poliziano si sentono ancora da lunge. Giuliano si appressa ancora a Fioretta.)

[p. 39]

GIULIANO

215Che hai?

FIORETTA

Assorto ho l'animo...
in quel canto che muor...

GIULIANO

E nella voce tremula
è un eco di dolor?...
Fioretta, appressa; infingere
220perché vuoi tu con me?
Che hai?

FIORETTA

Commossa è l'anima
senza saper perché!

GIULIANO

(prendendole amichevolmente la mano)
Allora che più facili
a noi sorridon gli anni,
225il nostro core gonfiasi
di cari e strani affanni.
Allor si provan fremiti
qua' tu, li provi adesso,
e sul ciglio le lacrime
230noi sorprendiamo spesso.
La tua coscienza ingenua,
non sa spiegarti nulla:
ma un cor di donna palpita
ne'l tuo sen di fanciulla.

[p. 40]

235Ma tutta alfin disvelasi
a l'alma tua romita
la più solenne pagina
del libro de la vita.
E mentre ignara e attonita
240porti la man sul core,
tu senti un nuovo palpito,
il palpito d'amore!

FIORETTA

(commossa, animandosi)
Sì, questo nuovo palpito
lo risentii nel core,
245lo riconobbe l'animo
il palpito d'amore!
E piena di quell'estasi
chiesi commossa a Dio
la mia parte di spasimi,
250chiesi d'amare anch'io...
Vano pregar! come orfana
fu la mia triste culla,
vuoto rimane e gelido
il cor de la fanciulla.
255Tutti i sogni di vergine
m'è forza d'obliar!
In me delitto è il palpito...

(piangente)
ed io, non posso amar!

GIULIANO

(stupito)
Ma qual segreto ascondesi
260fanciulla, nel tuo cor?

[p. 41]

FIORETTA

(cercando partire)
No, tu non puoi comprendere...
Lasciami al mio dolor.

GIULIANO

(ritenendola con interesse)
A me t'affida. — Attristami
Fioretta, il tuo parlar.
265Tu, sì bella e sì giovane,
dirmi: « non posso amar! »
Ma parla; è inesplicabile
lo strazio del tuo cor.

FIORETTA

(cercando ancora partire)
No, tu non puoi comprendere...
270Lasciami al mio dolor!

GIULIANO

(prendendole ambe le mani)
Di' —

FIORETTA

(sforzandosi)
No —

GIULIANO

(col più grande interesse)
Saprò costringerti.

FIORETTA

Non mi tentare!

GIULIANO

(chinandosi verso di lei per convincerla)
In me
dunque non hai fiducia?

[p. 42]

FIORETTA

(in uno slancio gli afferra la testa con ambo le mani e baciandolo in fronte gli dice:)
T'amo!

GIULIANO

(colpito)
Che dici!... Ohimè!...
(Fioretta fugge precipitosamente. - La tela cade.)
FINE DELL'ATTO SECONDO.

[p. 43]

ATTO TERZO

L'assassinio di Giuliano era stato commesso a Francesco de' Pazzi ed a Bernardo Bandini e quello di Lorenzo alla sola mano del Montesecco. Questi aveva accettato volentieri l'incarico mentre credeva che dovesse eseguirlo in una abitazione privata: ma indietreggiò davanti all'idea di profanare la casa di Dio con un delitto così odioso.
Roscoe, Vita di Lorenzo, pag. 143.

Il Ponte Vecchio in prospettiva, praticabile, con le sue case da ambo i lati. — È notte. — Le case all'altro lato del ponte si perdono nel bujo. — L'ultima casa dell'angolo destro del ponte che più si approssima allo spettatore si suppone esser quella del Montesecco. Indi un viottolo. — Poi, sempre a destra, ma più presso al proscenio, una casetta alla cui porta si ascende per una piccola scala praticabile con parapetto: è quella di Simonetta. — Dall'altro lato, a sinistra. pure presso al proscenio, la casa di Fioretta. — Il muro del piano terreno è soppresso e si vedrà l'interno di una stanza terrena semplicemente mobiliata. — Una tavola è nel mezzo su cui arde una lucerna; un inginocchiatojo a sinistra presso al muro sul quale è una Vergine; presso alla tavola una gran sedia ed uno sgabello. — In fondo, una finestra che dà sull'Arno. — All'alzarsi della tela Fioretta scende lentamente i gradini della scala di Simonetta parlando alla madre di quest'ultima che dal pianerottolo le schiara il cammino con una lanterna.

FIORETTA

(scendendo i gradini)
Va, rinfranca ne 'l sonno le fatiche
di tante veglie. Simonetta infine
in un queto sopor tranquilla giace.
Non hai nulla a temere.

[p. 44]

LA MADRE

E tu?

FIORETTA

Tra breve
5a lei d'appresso tornerò.

LA MADRE

Che Iddio
ti benedica, mia buona fanciulla!
(Fioretta sarà giunta sul limitare della sua portar fa un gesto di saluto ed entra. — La madre di Simonetta rientra e chiude la porta.)

FIORETTA

(dopo un istante, ritta presso la tavola)
Che Iddio ti benedica! Un anatema
colpita men m'avria di questo voto!
E Simonetta pallida, morente,
10mi bacia e m' apre 'l cor tutta fidente!
(passa sul davanti)
Oh di me stessa ho schifo! Da tre lune
vivo di vituperi e di menzogne
rubando amore ed amicizia! E lui!...
A me ne viene, ma di lei richiede;
15mi fissa in volto cogli occhi distratti
che guardan sempre, ma non vedon mai.
Essa regna sul core, ed io sui sensi!...
(disperatamente)
Oh! s'ameranno, s'ameranno sempre!
(biecamente)
Sempre?... Non già — che un' baratro profondo
20scava tra lor la morte — O Dio, cancella
(con angoscia)
sin le vestigia del pensiero orrendo
ch'ora mi balenava! —
(cade assisa sulla sedia)
O amor tremendo
Tremendo? ah no, dolcissima
parte del cor tu sei
25e se dovessi perderti

[p. 45]

omai, che addiverrei?

(levandosi)
Amo, e che importa a l'animo
la sua lenta agonia,
se in essa è il solo gaudio
30de l'egra vita mia!
Amo, e sul viso pallido
scorra perenne il pianto:
amo, ed eterno strazio
mi costi il dolce incanto;
35amo, e non vo' divellere
questo senso da 'l cor:
amo, e d'amor vo' vivere
e vo' morir d'amor.

(Va verso il fondo guardando al verone che dà sull'Arno. — Dal fondo del ponte arrivano, avviluppati ne' mantelli, l'arcivescovo Salviati, Francesco Pazzi e Bandini. — Si arrestano davanti alla casa di Montesecco.)

FRANCESCO PAZZI

(additando l'uscio)
È là.

BANDINI

(guardando in alto)
Si scorge lume alla finestra.

SALVIATI

(a Bandini)
40Picchia ed avvisa il Montesecco.

FRANCESCO PAZZI

(volgendosi rapidamente a Bandini)
Attendi!...

[p. 46]

(Giuliano comparisce sul fondo e traversa il ponte lentamente)
Qualcun traversa il ponte e a noi ne viene.
(guardando)
Ma... non m'inganno... È Giuliano!

BANDINI

Giuliano!

SALVIATI

Forse scoperti?...

FRANCESCO PAZZI

Silenzio — nell'ombra
ognun si celi, ed osserviam.
(Si nascondono nel viottolo dietro la casa di Simonetta. Giuliano, giunto sul davanti, guarda pensieroso la finestra di Simonetta, poi si appressa alla porta di Fioretta e picchia discretamente.)

FIORETTA

(di dentro, appressandosi all'uscio)
Giuliano,
45Sei tu?

GIULIANO

Son io.
(Fioretta apre e si allontana dall'altra parte del tavolo. — Giuliano entra e chiude. — I tre congiurati escono dal viottolo e Francesco si appressa cautamente e guarda dalla toppa nell'interno della stanza.)

GIULIANO

(pensieroso avanzandosi)
Simonetta?

FIORETTA

(senza guardarlo)
Riposa.

FRANCESCO PAZZI

(agli altri due)
Nulla abbiamo a temer — Presso un'amante

[p. 47]

securo ei posa. Va, t'inebria, estrema
questa è per te notte d'amor
(Francesco Pazzi indica a Bandini la porta di Montesecco; Bandini picchia ed entra.)

GIULIANO

La febbre
la consuma tuttor?

FIORETTA

No, la giornata
50passò tranquilla.

GIULIANO

(dopo un istante)
E... di me ti ragiona?

FIORETTA

Sempre.
(poi a parte)
E per me non trova un motto!

GIULIANO

(dopo un altro silenzio)
Ahi lasso!
Potessi almen vederla!
(siede presso la tavola col capo fra le mani)

BANDINI

(uscendo dalla porta del Montesecco)
Ei scende.

SIMONETTA

(schiudendo la porta e restando sul limitare appoggiata)
O come
bella è la notte! Il breve sonno ruppe,
un insolito affanno, e mi parea
55di soffocar. La mia povera mamma
riposa. — Oh, l'aria mi fa tanto bene!
Se Fioretta chiamassi...

[p. 48]

MONTESECCO

(uscendo frettoloso, all'Arcivescovo)
Monsignore,
voi stesso!

SIMONETTA

(cercando discernere nell'oscurità)
Alcun favella.

SALVIATI

Io stesso! È l'ora
d'agire. Or quanto è stabilito intendi.

SIMONETTA

60Chi son, che dicon mai?

SALVIATI

(a Francesco Pazzi)
Tutto gli apprendi.

FRANCESCO PAZZI

Gli eventi non arrisero al grande piano ordito.
Tu sai che alfine Lauro venne solo al convito,
e Julio, egro dicendosi, nulla potemmo oprar.
Ma il vero gli è che 'l giovane restò con una bella.
(additando la casa di Fioretta)
65Credo che là, in quel portico, dimori la donzella;
cha Giuliano celandosi or là vedemmo entrar.
(Dopo queste parole con un gioco dì scena additandosi la casa di Fioretta si avanzano cautamente al proscenio, verso la casa di Simonetta, in modo che questi potrà intendere quel che segue.)

SIMONETTA

Parlan sommesso... Intendere più che veder non posso.
(guardando)
Ma gli occhi non m'ingannano: alla mia volta han mosso.
(tirandosi indietro)
Dio! se sicarî fossero! Tremo e non so fuggir!

[p. 49]

(Assieme)

FRANCESCO PAZZI

70Dunque diman dee compiersi la trama preparata.
Durante il sacro ufficio, in Santa Reparata,
insiem Lorenzo e Julio potremo alfin colpir!

SIMONETTA

(atterrita)
Che sento, o Dio!

MONTESECCO

(con orrore superstizioso)
Nel tempio!

FRANCESCO PAZZI

La pia benedizione
dimane è per Fiorenza segno di redenzione!
75Sì, quando il prete l'ostia sacrata leverà,
mano ai pugnali, e celeri, piombate sui tiranni,

[p. 50]

e con essi disperdansi la servitù, gli affanni,
e un'era nuova il popolo per voi saluterà!

SALVIATI

(a Francesco Pazzi additando Montesecco)
Freddo riman...

MONTESECCO

(come prima assorto).
Nel tempio!

FRANCESCO PAZZI

(duramente)
Che val? Deciso è omai.

MONTESECCO

(decisamente)
80No, no. Tal sacrilegio non compirò giammai!

SALVIATI

Ma questo sacrilegio il Papa assolver può.

BANDINI

L'Olgiati anch'egli uccidere lo duca di Milano

[p. 51]

ne 'l tempio, per la patria, osava di sua mano,
né questo sacrilegio il braccio gli arrestò.

SIMONETTA

(al colmo del terrore, a parte)
85L'orribil cosa! un brivido
mi corre per le vene!...
A la magion de' Medici
correre omai conviene!

MONTESECCO

(continuando)
Ma Dio vi guarda!

SALVIATI

L'onor parla, e Dio
90nostro è l'onor.

BANDINI

Ei forza ci darà.

FRANCESCO PAZZI

Tutto è deciso, e fermo il braccio mio
i tiranni a colpir non fallirà!

[p. 52]

MONTESECCO

Io sono vostro. — Al papa lo giurai,
a' vostri cenni in chiesa mi terrò;
95ma l'anima dannar non voglio, e mai
il pugnale in un tempio snuderò!

SIMONETTA

(a parte)
Mio Dio, scuoti 'l terror che m'ha impietrato,
dammi forza onde il possa rinvenir;
ch'io storni dal suo capo il triste fato,
100sol ch'io lo salvi, e poi fammi morir!

FRANCESCO PAZZI

(a Montesecco)
Dunque non vuoi?

MONTESECCO

Non vo'.

[p. 53]

SALVIATI

(facendo qualche passo)
Sta bene. Addio.

FRANCESCO PAZZI

Su te, almeno, diman si può contar?

MONTESECCO

Fuori, contate pur su 'l braccio mio.

SALVIATI

A Santa Reparata.

FRANCESCO PAZZI

Non mancar.
(Montesecco saluta rispettosamente. Salviati, Pazzi e Bandini ravviluppati nei loro mantelli riprendono il cammino e si perdono al di là del ponte. Montesecco, dopo aver sorvegliata la loro partenza, fa per rientrare in casa, ma in quel punto Simonetta che in uno slancio d'energia scende i gradini cautamente per correre a prevenire i Medici, è tradita dalle forze e si lascia cadere sull'ultimo gradino. Il rumore attira il Montesecco che ritorna sul davanti ricercando.)

MONTESECCO

(vista la Simonetta l'afferra ed appressa il volto al suo per riconoscerla)
105Qualcuno è là. Chi sei?... La Simonetta!

[p. 54]

La bella di Giuliano!... Hai tutto udito?

SIMONETTA

(presa da terrore)
Io... no!

MONTESECCO

Tu menti!

SIMONETTA

Ebben tutto ascoltai!

MONTESECCO

(incrociando le braccia)
E che intendi ora far?

SIMONETTA

Tu ben lo sai!...
Veder Giuliano: i Medici
110salvar da morte orrenda:
a le lor case accorrere
prima che '1 sole ascenda,
e se tenti impedirmelo
al soccorso gridar.

[p. 55]

MONTESECCO

(mentre Simonetta Parla, si rammenta che Salviati gli ha detto che Giuliano è nella casa vicina. Colpito da un'idea va a guardare alla porta di Fioretta e scorto dalla toppa Giuliano ai piedi di costei dà in uno scroscio di risa e dice sogghignando a Simonetta:)
115Ah non è d'uopo correre
così lontan, carina!
Giuliano è là aspettandoti
in braccio alla vicina!
Guarda!
(trascinando Simonetta alla porta di Fioretta e forzandola a guardare)
E pur ora i Medici
120Intendi tu salvar?

SIMONETTA

(come colpita porta le mani al cuore e dopo un istante dice con moto generoso)
Lo vo'!

MONTESECCO

(biecamente)
Sta ben. Rammentati
che qui non havvi altare;

(Dall'altro canto del teatro, nella stanza di Fioretta, Giuliano è caduto sulla sedia, e poggiato al tavol resta col capo fra le mani, assorto in tristi pensieri mentre Fioretta, che sarà andata in fondo, presso al verone, lo guarda di tanto in tanto cupamente.)

GIULIANO

(seguendo il corso de' suoi pensieri)
Me lasso! Io che pensava indifferente
dal lido contemplare la tempesta,
125in qual turbo lanciai l'alma dolente!

[p. 50]

(a Fioretta che si appressa a poco a poco).
Debole fui quella sera funesta
in cui d'amor commossa m'hai parlato.
E nel core il rimorso or sol mi resta.
O ciel, se questo amore è condannato
130su me solo disfoga il tuo furore
e raddoppia le angosce al cor piagato.

[p. 51]

FIORETTA

(non potendo più ritenersi).
Parli d'angosce! E quali? Ma 'l tuo core
pel feroce egoismo dell'affetto
gli occhi ti serra sull'altrui dolore.
135E i miei sospir che soffocai ne 'l petto,
ed il fuggirti e 'l confinar tacente
in fondo al core questo amor negletto,

[p. 52]

tutto sacrificai. La confidente
de l'amor tuo divenni; ed obliai
140la dignità, la gelosia possente!
Se de la donna or tu pietà non hai,
sappi che madre sento che addivengo
e perdona al mio cor se troppo amai.
(Cade prostrata lacrimando sull'inginocchiatojo. — Giuliano commosso va a cercarla e dolcemente la mena fra le sue braccia presso al tavolo, la fa posare sulla sedia e siede ai suoi piedi sullo sgabello.)

[p. 53]

GIULIANO

E son io che t'appresi il dolore!...
145E son io del tuo pianto cagion!
Qual compenso al tuo nobile amore!
Quanto indegno son io di perdon!...

[p. 54]

Generosa!... rincorati, oblia,
tergi il ciglio, ora tutto finì,
150poiché omai la tua vita a la mia
un legame più santo riunì.

[p. 55]

FIORETTA

E sei tu che mi parli d'oblio!
E sei tu che mi parli d'amor!...
E che dunque più darti poss'io
155se t' ho dato ogni fibra del cor?!...
Lascia pure cader questo pianto,
chè, s'io piango, di giubilo è sol...
Tu il dicesti, un legame più santo
ci congiunse in quest'ora di duol.
(Restano abbracciati come in estasi.)

[p. 56]

MONTESECCO

(sguainando il pugnale)
160che ho l'arme e non ho scrupoli,
che resto ad ascoltare;
che è notte. Inerme egli offresi
e niun salvar lo può!
Or va!
(Spinge vigorosamente la porta e rimane in ascolto col pugnale in mano mentre Simonetta barcollante e morente entra indirizzandosi a Giuliano.)

SIMONETTA

Giuliano... Salvati!

FIORETTA

(allontanandosi confusa da Giuliano)
165Mio Dio!

GIULIANO

(vedendo vacillare Simonetta, accorre a sostenerla)
Com'ella è smorta!

SIMONETTA

(sforzandosi a parlare)
Diman... dimane... i Medici...
(Dà un rantolo e cade morta.)

FIORETTA

(accorrendo)
Simonetta!

GIULIANO

(disperatamente)
Ell'è morta!!...

MONTESECCO

(rimette nella guaina il pugnale e mormora avviandosi verso la sua casa:)
È dunque. Iddio che i Medici
a morte condannò!
(La tela cala.)
FINE DEL TERZO ATTO.

[p. 57]

ATTO OUARTO

ANT.: Ed ora all'opera: o Male, tu sei sorto in piedi, Prendi la strada che tu vuoi.
Shakespeare, Giulio Cesare, Atto III, Scena III.

Interno della chiesa di Santa Reparata visto diagonalmente. Gli archi dilungano partendo dalla quinta più vicina al proscenio a sinistra perdendosi verso il fondo a destra ove si scorgono i primi gradini per montare all'altare maggiore. Davanti ai gradini sono preparati gli scranni per Lorenzo e Giuliano. La porta della sacrestia, bene in vista, trovasi dietro gli scranni in faccia al pubblico. La gran porta d'entrata si suppone essere sul davanti a sinistra. All'alzarsi della tela si officia. Si sentono i suoni dell'organo ed i canti dei preti e dei ragazzi. Una folla di donne che pregano in ginocchio volte verso l'altare. Gli uomini sono in piedi sul davanti della scena; fra essi circolano i partigiani de' Pazzi. Sul davanti a sinistra sono il Montesecco e Bandini parlando fra loro; dall'altro lato, pure sul davanti, Fioretta prega con fervore.

[p. 58]

(Assieme)

MONTESECCO

(piano a Bandini)
Chi dunque in vece mia Lauro colpisce?

BANDINI

Due preti che i tuoi scrupoli non hanno.

MONTESECCO

Non temete, che il Popolo qui accolto
in suo favore accorra?

BANDINI

No. Le donne
5son sul davanti e in numero maggiore.
Tra gli uomini eccitando i malcontenti
i fidi stan.

MONTESECCO

Lorenzo arriva — Attenti.
(Lorenzo entra preceduto da due servi che fanno sgombrare il passo: al suo fianco è Angelo Poliziano, e lo seguono quattro gentiluomini di scorta.)

I CONGIURATI

(piano eccitando il popolo)
— Si dan l'aria da principi

[p. 59]

I CONGIURATI

li Medici oramai!
10— Osar così interrompere
il sacro rito — E guai
se si protesta.

ALCUNI DEL POPOLO

Oh, il popolo
se vuole...

I CONGIURATI

— Ei non vorrà!
S'ei ringhia, Lauro splendide
15feste gli allestirà.
E fra le danze e i cantici
la servitù s'oblia!
— Feste che paga il pubblico
erario!

ALTRI POPOLANI

— O sorte ria!

I CONGIURATI

20Ma intanto egli il Magnifico
si noma.

[p. 60]

VOCI DEL POPOLO

— E noi paghiam!

I CONGIURATI

— Ei governa celandosi,
ma è lui che noi serviam.
— Saria tempo di scuotere
25codesto giogo alfine.

ALTRE VOCI

— S'è paziente il popolo,
la pazienza ha un fine!

FIORETTA

(pregando)
Signor, prostrata in lacrime
a te confesso umile il fallo mio.
30Amai con tutto l'essere
ed amo ancora, onnipossente Iddio.
Perdono imploro all'anima
di lei che offesi e che nel ciel tornò,
e tu non puoi negarmelo
35pel peccato che Cristo perdonò.

[p. 61]

MONTESECCO

(inquieto a Bandini)
Ma di', Giuliano?

BANDINI

Acquetati.
Attendere convien:
Pazzi qui dee condurcelo.

MONTESECCO

La porta s'apre... ei vien!
(Giuliano entra con Francesco Pazzi. Questi passando fa un segno d'intelligenza a Bandini che li segue. Giuliano va a sedere accanto a Lorenzo e dietro di lui si tengono Pazzi e Bandini mentre due preti si preparano dietro Lorenzo.)

FIORETTA

(mentre Giuliano passa)
40È desso. Un guardo ei volsemi
e già mi balza il cor!
Come inquieto ho l'animo.
Pietà di noi Signor!
(si rimette a pregare)

[p. 62]

I CONGIURATI

(additando Giuliano che passa)
— Mentre Lorenzo a stringere
45il nostro giogo intende,
in orgie ed in tripudii
Giulian le notti spende.
— Le fanciulle del popolo
servono al bel garzone
50di svago! E i padri dormono
contenti!

ALTRI POPOLANI

— Dannazione!
Dell'onor nostro ridere
egli non deve invan!

ALTRE VOCI

— Un dì verrà pei deboli...

CONGIURATI

55— Tal dì non è lontan.

CORO DI PRETI E RAGAZZI

(ai quali rispondono le donne del popolo)

Credo in unum Deum, patrem Omnipotentem, factorem coeli et terrae, visibilium omnium et invisibilium. Credo in unum dominum, Jesum Christum filium Dei unigenitum, et ex patre natum ante

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omnia saecula, Deum de Deo, lumen de lumine, Deum verum de Deo vero, genitum, non factum, consubstantialem patri, per quem omnia facta sunt, qui propter nos homines et propter nostram salutem descendit de coelis. Et incarnatus est de spiritu sancto

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ex Maria virgine, et homo factus est. Crucifixus etiam pro nobis sub Pontio Pilato, passus et sepultus est. Et resurrexit tertia die secundum scripturas. Et ascendit in coelum, sedet ad dexteram patris, et iterum venturus est cum

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gloria judicare vivos et mortuos, cujus regni non erit finis. Credo in spiritum sanctum, dominum, et vivificantem, qui ex patre filioque procedit qui cum patre et filio simul adoratur et conglorificatur, qui locutus est per Prophetas.

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Credo in unam sanctam catholicam et apostolicam ecclesiam. Confiteor unum Babtisma, in remissionem peccatorum et expecto resurrectionem mortuorum et vitam venturi seculi. Amen.

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(In questo momento il Credo è finito e l'organo incomincia il Sanctus. Momento di silenzio generale. Al primo tocco delle campane che suonano per la benedizione Francesco Pazzi e Bandini si slanciano su Giuliano dandogli dei colpi di pugnale e perseguitandolo sin sul davanti della scena. Nel tempo stesso i due preti armati di pugnale cercano di ferire Lorenzo; ma questi se ne accorge, sguaina la spada e si difende, mentre Poliziano, colto il momento in cui i due preti presi da tema fuggono gettando le armi, spinge Lorenzo nella sacrestia, chiude la porta e si mette davanti ad essa per difenderne l'ingresso unito ai quattro gentiluomini di scorta di Lorenzo. Movimento di generale confusione. Le donne del popolo scappano impaurite e nella chiesa restano i popolani inaspriti dai congiurati gridando senza saper perché.)

FRANCESCO PAZZI

Muori!

GIULIANO

Soccorso!

FIORETTA

Vergine!

LORENZO

(battendosi con gli altri)
Ridolfi, a me.

DONNE DEL POPOLO

(gridando)
Alle porte —
Salviamci!
(Parte delle donne fuggono impaurite, altre si aggruppano attorno a Fioretta che cerca soccorrere Giuliano.)

BANDINI

(a Francesco Pazzi, lasciando Giuliano a terra)
Ei giace esanime.

CONGIURATI

Morte ai tiranni!

POPOLO

Morte!

FRANCESCO PAZZI

60Lorenzo?

MONTESECCO

Egli sfuggiavi.

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BANDINI

Donde?

MONTESECCO

(additando la sacrestia)
Di là.

FIORETTA

(sul corpo di Giuliano, cercando rianimarlo)
Giuliano!
Aita!!

POLIZIANO

(a Bandini)
Vil sicario!
(Quei della scorta di Lorenzo con la spada in pugno)
Indietro — Indietro!

FRANCESCO PAZZI

(richiamando Bandini)
È vano...
Non monta... Esulta o popolo!
65Libera è la città...
Or al palagio accorrasi
gridando Libertà!
(Escono Francesco Pazzi, Bandini e Montesecco seguiti dai congiurati.)

FIORETTA

(disperatamente alle donne)
Respira ancor — Salviamolo!
Aita, per pietà.

DONNE DEL POPOLO

70Sventura! Iddio fan complice
di tanta iniquità!

POPOLO

Si esulti alfin; de' Medici
libera è la città.
Ai Pazzi onore e gloria:
75gridiamo libertà.
(A questo, momento Lorenzo apre violentemente la porta della sacrestia e vuole penetrare in chiesa. — Quei della scorta e Poliziano cercano impedirlo, ma egli si avanza decisamente.)

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I QUATTRO DELLA SCORTA

Signor, che fai?

LORENZO

Lasciatemi.

POLIZIANO

Pensa che devi i giorni tuoi salvar.

LORENZO

(piano a Poliziano)
Non si tratta di vivere!
L'ora è solenne!... È d'uopo di regnar!

VOCI DALLA FOLLA

— Lorenzo! — Quale audacia!
80— Mostrarsi ancora osò.
— Tiranno —

POLIZIANO ED I QUATTRO

Proteggiamolo.

LORENZO

(arrestandoli)
Orvia - Parlare io vo' -
(avanzandosi coraggiosamente verso il popolo incrociando le braccia)
Sì son io stesso e a chiedervi
perché sì gran misfatto
85qui vengo.

VOCI DALLA FOLLA

— Ed osa chiederlo!
— Per tutto il mal ch'hai fatto.

LORENZO

Il mal?...

VOCI DALLA FOLLA

— Sì, dell'erario
le casse non vuotasti?
— Né dì Fiorenza il principe
90addivenir tentasti?

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— Da lunga pezza i Medici
lavorano a tal fine.

LORENZO

Menzogna e vituperio!...
M'udrete almeno alfine!

VOCI DALLA FOLLA

95Che vuoi tu dir? — Il despota
ai giudici meniam!
— No, no; che parli e scolpisi
s'egli lo puote — Udiam.

LORENZO

Da lunga pezza ambivano
100gli avi, diceste, il regno di Toscana.
Così lorda la storia
quest'invida ed ingrata razza umana!
(movimento e grida fra la folla)
Vi spiace il vero?!... Orsù, morti, sorgete
e 'l premio al vostro oprar oggi cogliete!
105Per salvar la repubblica,
Salvestro il suo fratello denunciava;
Gianni gli onor che 'l popolo
offriagli dopo i Ciompi rifiutava;
e Cosimo Fiorenza tanto amò
110che padre della patria lo chiamò!
(Gran movimento di simpatia fra la plebe che poco a poco si volge in favore di Lorenzo.)

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(Assieme)

LORENZO

Codesti furo i despoti...
Ed io che feci mai?
Soccorsi alle miserie,
con voi piansi e cantai!
115Ma a che starmi a discutere
se la ragion quaggiù
è resa un pregiudizio,
e un nome la virtù.
Che più si tarda? Armatevi,
120punite il parlar mio;
il sacrilegio or compiasi
sotto il guardo di Dio.
Come l'occaso splendido
la morte io guarderò
125a me venirne, e intrepido
a lei sorriderò!!

VOCI DALLA FOLLA

— Ei fatti rammemora —
— Il vero egli dice —
— Ma pur de' carnefici
130tacea l'infelice!
— Lorenzo si vendichi.
— Rivolta, rivolta!
— Il popolo giudice
sarà questa volta.
135— Facciamo giustizia
de' Pazzi e Salviati,
— All'Arno si gettino
li rei congiurati.
— Le case si abbrucino
140degli empi codardi.
— Che più, non si tardi
giustizia a compir!

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FIORETTA

(disperatamente)
Aita! Egli si muor!

LORENZO

(accorrendo)
Giuliano!

GIULIANO

(morente)
Appressati...
Già l'ombra io veggo ove più nulla s'anima!...
145È questo... il voto estremo mio!... considera
questa fanciulla... qual mia sposa...
(muore)

FIORETTA

O strazio!

LORENZO

Non parla più. Nel regno del silenzio
è giunto già!
(al cadavere)
Posa tranquillo!
(a Fioretta)
Levati,
buona fanciulla e vieni sul mio core
150a divider sorella il mio dolore!

IL POPOLO

Mano all'armi — Che dunque si aspetta
per punire il delitto crudel!
Palle — Palle. — Tremenda vendetta
grida il sangue del misero al ciel!
(Il popolo in gran disordine si allontana vivamente sguainando i pugnali; Fioretta, Poliziano ed altri partigiani de' Medici cercano di trasportare il corpo di Giuliano. Lorenzo è solo nel mezzo della scena ritto, e mentre guarda il popolo che si allontana, esclama:)

LORENZO

155Del trono a me spianato hanno il cammin.
Tu mi vendica, o Plebe!... Io regno alfin!
(Cade la tela.)
FINE DEI MEDICI E DELLA PRIMA PARTE DELLA TRILOGIA.