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Vita della Beatissima Vergine Ubaldesca


Indice

1. Vita della beatissima vergine Ubaldesca. Proemio

Incomincia la Vita della beatissima vergine Ubaldesca, el glorioso corpo della quale si riposa nella chiesa di Santo Sipolcro di Pisa dello Ordine di San Giovanni Yherosolimitano.

2. (1)

Incomincia il Pologro della Vita della beatissima vergine Ubaldesca, della cipta di Pisa. Scriptum est enim in salmo "Filii qui nascentur et exurgent, et narrabunt ea filiis suis ut ponant in Deo spem suam, non obliviscantur quecunque operatus est Deus in santis suis". A questi giorni, domandando noi a più vechi qual sia stata la vita della gloriosa vergine Ubaldesca, questo, con piena fede de fatti sua, ci riferirno hauere inteso dal padre et dalla madre sua della sua infantia per insino a quatordici anni, et il resto della vita sua, per insino a sesanta anni, ne quali lei salì al cielo, da persone degnie di fede haviano udito et etiam con li proprii ochii visto.

3. (2)

Nel qual tenpo la beatissima Ubaldesca del Castello di Calcinaia, nel contado et distretto di Pisa, hebbe origine da catolici et virtuosi genitori perché, come dice il Signiore nell'Evangelio, ogni bono arbaro produce bon frutti; et nel medesimo logo dice un cativo albaro non puo produrre bon frutti. El padre e la madre sua vivevano giustamente et temevano Dio, et delle substantie
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loro secondo la loro possibilità le dispensavano all' chiese et ai poveri; et havevano una sol figliola, alla quale nella sua tenera eta diligentemente gl'insegnavano la legge del Signiore. Et ella amava con tutto il core il Signiore Iesu Christo; et habitava nel castello di Calcinaia sopra detto con il padre et con la madre a quali serviva con piu humilta et sapientia che non si conveniva alla sua eta, per la qual cosa for di misura da quelli era amata; et attendeva a Dio, et quanto tenpo poteva avansare tutto lo spendeva in vigilie et orationi, ne mai permise che alcuno povero passasi l'uscio della casa sua, sensa elemosine. Senpre pregava Iddio con tutto il suo core che dirisassi il camin suo a quelle cose che à Lui piacevano.

4. (3)

Nel quarto decimo anno della eta sua, essendo suo padre et sua madre andati al canpo, et lei sola rimasta a casa et infornando il pane, perche era molto solecita circa la cura de sua genitori com' se fusse stata in èta perfetta, lo agnielo de Dio gli apparve dicendo: "Tu hai senpre humilmente pregato Iddio che si degniassi mostrarti quelle cose che ti bisogniava fare che li piacessino, pure che fussino a salute della anima tua. Lui mi ha mandato a te, che io ti dica che sensa indugio debbi andare a Pisa et consumeravi il corpo della vita tua in grandissima penitentia con le monache le quali sono sotto la Regola di San Giovanino del Tenpio, in Carraia del Gonella". All' quale agniolo la serva di Christo disse: "Se pensassi che quelle sante monache me acceptino sensa dota, essendo mio padre et mia madre poveri, non possano pagare per me al monasterio niente di dota". L'agniolo rispose: "Non dubitar di quello, perche loro non cercano da chi
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u' entra denari, ne nobilta, ma solo virtu". Allora la santa fanciulla disse: "Io non ho virtu, ne denari, in che modo adunque mi acceterano con loro?". Lo agniolo rispose: "La gratia dello Spirito Santo inluminera il cor tuo et sarai piena di virtu et di gratia sopra tutte le donne della cita di Pisa. Et per le tua virtu et meriti la predita cipta da grandissimi pericoli sara liberata". Et dette queste parole volo al cielo.

5. (4)

Ma lei, lasando el pane nel forno, subito ando a trovare al canpo suo padre et sua madre, a quali racconto ogni cosa per ordine; et per sua pregi fece tanto che suo padre et sua madre el medesimo di la menorno al sopra ditto monasterio e trovorno la badesa con tutte le sua monache alla porta che aspetavano, perche la notte passata l' agnilo in visione l'averti della sua venuta. Quelli di quella carraia, quanto da discosto veder potesino, tutti se li feciono in contro, ricevendola con tanta festa et allegrezza quanto mai in quel luogo per il pasato si fussi fatto. Et menandola in chiesa la badessa li misse in dosso la veste monachale, et con tutte le suore, che erano in numero di quaranta, la meno nell'oratorio et ringratiorno tutte Dio il quale haveva fatto misericordia con loro di una tal sorella. Ritornando adunque il padre et la madre a casa, et lasando quivi la lor sancta figliola con le sua sore, il di seguente, trovando chiuso il forno come quando vi si quoce il pane et aprendolo videno il pane bello et stagionato come se vi fusse stato dentro una hora. Il quale miracolo, il di seguente ritornati al monasterio, el referirno alla badessa et alle monache dicendo: "Ecco che vi portiamo del pane il quale per virtu de Dio s'è conservato dua di nel forno, perche el di dinanzi vi fu messo dentro per mano de la sua serva Ubaldesca".

6. (5)

Et da quel di in qua Ubaldesca si humilio magiormente,
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senpre accrescendo e costumi sua al vigilare et all'orare et a grandi digiuni, et prestamente adenpieva quel che da tutte le suore gli era comandato, servando con proprio animo et allegreza et con grandissima humilta et patientia, perche essendo com'io dissi circa di quaranta, et senpre qualcuna di loro era amalata, sensa manchar mai con ogni suo ingegnio et con sollecitudine actendeva a curarle tutte. Il vestir suo era di cilicio, non mai letto a dormire ma sopra seche vite poche hore della notte al corpo suo dava riposo; solamente pane et aqua, doppo duo o tre di, era il cibo suo; et per che il monasterio viveva con grandissima poverta, poi che lei fu in eta perfetta, con orationi domando alle suori sue di andare ogni di per la citta domandando elemosina.

7. (6)

Et essendo vixuta cosi molti anni, un certo di, presso al ponte alla Spina, che si facceva un muro a una casa, et passando la santa de Dio Ubaldesca, venn'una pietra di sopra et caddeli sopra il capo et feceli una grave ferita. Et vedendo la badessa et le monache quella ferita subito curavano di medicarla; alle quali la santa rispose: "Voi non darete mai al corpo mio medicina carnale, ma io ho il Signiore Iesu Cristo che con una sola parola guarisce ogni infirmità". Et allora prego il Signiore che mai, mentre che lei vivessi, di tale infirmita fussi liberata. Per la qual cosa lungo tenpo pati si crudele infirmita, perche spesse volte di quella ferita nascevano vermini.

8. (7)

Un certo venerdi santo, tornando certe donne della capella di San Martino di Chinsica da San Pietro in Grado dal Perdono, strache per caminare, et domandolli acqua da bere. Atigendo con la sechia del posso ne dette loro; et perche gli portavano grandissima reverentia chieseno vi facessi il segnio della croce. Et mentre che lei obbedi alla domanda loro, fatto il segnio della croce, l'acqua divento vino, et non sapendo quelle
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el miracolo disseno a santa Ubaldesca: "Grandemente ci maravigliamo di te, perche essendo dato in tal di al nostro Signiore Iesu Christo aceto et fele mescolato tu ci habbi dato oggi a bevere del vino, che digiunavamo tutte in pane et acqua". Le quali donne lei prego che per l'amore di Iesu Christo non lo dicessino a persona.

9. (8)

Et di poi, infirmando à morte, un certo frate Dotto, el quale cosi si chiamava et era de nobili delli Ochi, dello Ordine di San Giovanni Hierosolimitano, et haveva cura delle anime della Capella di San Sipolcro, havendo gran divotione in santa Ubaldesca per la sua virtu, nella sua infirmita conoscendo quella essere in extremita, disse alle monache: "Costei puo viver poco; et vi prego che quando voi la vedete in fine di morte voi guardiate che io sia chiamato, sia che ora di notte si voglia, achioche io possa essere presente al suo transito". Et essendo che la sancta gloriosa di Cristo per Spirito di Dio udiva ogni cosa, cosi rispose: "Padre, voi non verrete a tenpo". Et benche con grandissima sollicitudine allora il prete et le monache se stesseno pronte, acioche il predetto sacerdote si ritrovassi al suo fine, niente di manco un di, lasandola il sacerdote fatta la visitatione, subito sali al cielo. La quale la Badessa con tutte le altre monache videno andare al cielo con moltitudine di agnioli, cantando et dicendo: "Viene, sposa di Cristo, piglia la corona la quale il Signiore ti ha preparato in eterno".

10. (9)

La badessa et il sopra ditto sacerdote la ficieno sepellire nella chiesa di San Sipolcro con grande honore. All'exequie della quale, per la grandissima divosione, visitorno gran moltitudine di homini et di donne. El sopradetto frate Dotto, essendo pieno di Spirito di Dio, per gran divosione per spatio di sette di non si parti mai dalla sua sepoltura se non quando dava al corpo
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suo el vitto necesario, pregando continuamente Dio et santa Ubaldesca che si degniassi mostrargli qualche cosa maravigliosa della sua santita et gratia. Pasati adunque gia sette di, circa all'hora nona vidde la beata Ubaldesca tra dua carri di fuoco atorniata da cori delli agnioli cantando et vigilando intrare in cielo. El quale, cognoscendo lo stato et la gloria sua, con grande honore la tranmuto del luogo hove prima haveva posto il corpo suo metendola in uno monumento nuovo, nel qual luogo senpre il Signiore mostra ogni di per lei grandissimi miracoli et segni.

11. (10)

In quel medesimo di che lei fu tranlata, da quella furno liberati vintidua infirmi della loro infirmita, et da quel di cominciorno molte donne spirituale et virtuose alla chiesa di Santo Sipolcro ritrovarsi di et notte maxime et stare in chiesa, non per dormire ma per orare et contenplare, perche in visione vedevano alla sepoltura di quella molte cose mirabile. Al qual luogo Dio, per virtu et preghi della sua sposa santa Ubaldesca, rendeva il vedere a ciechi, l'andare a zoppi et a tutti gli infirmi la pristina sanita. Ma perché sarebbe troppo lungo a tratare di ogni cosa, solo uno de suo miracoli, di mille a suo honore, ho fatto pensieri di narrarvi.

12. (11)

Uno che batteva moneta per il Comune di Pisa una volta, battendone, messe la mano sua sopra denari et uno gli entro tra la carne et il nervo con gran pena et dolore. El qual, poi che fu incarnato tra, nervi, non potendo cavare, ando per consiglio a Firense da uno eccellentissimo medico, el quale com' gli altri niente liberare lo potette ma piu un di che l'altro a morte il conducevano. La qual cosa lui medesimo considerando et ricordandosi de miracoli della beatissima Ubaldesca subbito ritornò a Pisa, con grandissima speransa et divotione ando alla sepoltura della beatissima Ubaldesca, con lacrime pregandola che cosi com'gli altri aveva liberati cosi etiam si degnassi porgerli qualche medicina
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alla sua passione: et subbito quel denaio esci dalla ferita sua et rimase sana la mano come se mai non havessi hauto male alcuno. Et ringratio l'onipotente Dio, il quale e mirabile et glorioso ne santi sua, il qual vive et regnia con il suo Figliolo in unita dell'Spirito Santo Dio per tutti i seculi de seculi. Cosi sia fatto.

13. (12)

Un certo frate Bartolo de Palmerini da Cascina, dell'Ordine di San Giovanni Ierosolimitano, in quel tenpo priore del Priorato di San Sipolcro di Pisa, dal Maestro del suo Ordine fu deposto con [g] randissimo danno et uergogna d'ogni homo, et racomandossi solo a Dio et alla sua s [a] nta Ubaldesca, promettendo che se lo liberava di tanto pericolo senpre, mentre che viveva, una volta l'anno con molti sacerdoti celebrare la festa dell'gloriosa vergine Ubaldesca. La notte seguente gli apparve in visione la beata Ubaldesca dicendo: "Va, et metti in ordine la festa mia della Santa Trinita, et cosi ogni anno quella celebrare; et per mia preghi presto sarai liberato del grandissimo pericolo nel qual tu sei, et ritornerai in gratia del Maestro dell'Ordine tuo, il qual ti rimetera nel pristino stato con grande honore". Le qual parole per experentia il detto frate Bartolo conobbe essere vere, perche fu rimesso nel pristino stato con suo grandissimo honore, donde lui senpre con grandissima divotione el di della Santa Trinita celebro la festa dell'gloriosa vergine nella chiesa et in Duomo mentre che lui uixe. Et allora tranlato il corpo suo glorioso della sua sepoltura, dove gli era, et messelo nell'altare dove hora riposa, nel qual luogo continuamente Dio mediante quella opera grande virtu et gratie mirabile. El quale in Trinita perfetta vive et regnia Iddio ne seculi de seculi sia fatto.

14. (13)

Mori la Beata vergine l'anno della Incarnatione del Signiore mille dugento sei. Deo gratias. Amen.

15. (14)

Ora Pro me Beata Ubaldesca quia precibus tuis monialium tuam santam Vitam ex latina lingua in vulgarem tradussi.


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(revised 28-02-2000) .
Elena Pierazzo

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