[Dedica]
[p. 1]
AI
RAGGUARDEVOLI
CHIARISSIMI CONCITTADINI
ALESSANDRO CONTE MORONI
LEONINO SOARDO CO. PALATINO
GIOVANNI ABATE BONGIANI
COMMISSARII
ELETTI DAL CONSIGLIO COMUNALE DI BERGAMO
PER CONOSCERE DELLE COSE
ALLA PUBBLICA BIBLIOTECA APPARTENENTI
I QUALI
CON ZELO VERAMENTE DISTINTO
E CON MODI NOBILISSIMI
SI OCCUPANO DI TUTTO CIO' CHE TORNA
AD ORNAMENTO ED A VANTAGGIO
DEL LETTERARIO ISTITUTO
QUESTO RAGIONAMENTO
L'AUTORE DEVOTAMENTE PRESENTA.
[Testo]
[p. 3]
Accade ben soventi le volte, che nelle ope-
razioni fatte di pubblica ragione, ognuno vuol
mettervi di bocca, e sentenziarne a suo modo;
per cui ne avviene, che alle saggie osser-
vazioni de' veri intelligenti, le quali sempre
tornano utilissime, siamo costretti, non senza
disdegno, accoppiarvi la tolleranza delle critiche
rade volte sincere de' presontuosi, e pazientare
alle insensate dicerie degl'ignoranti. Un tale
sgradevole accidente potrebbe forse avvenire
in riguardo all'attuale ordinamento dei libri
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nella nuova patria biblioteca, cui si dà opera
laboriosa. Credo per ciò far cosa opportuna,
ed al mio dovere convenevole, l'esporre fran-
camente a questo dotto accademico Consesso,
ed alla coltissima udienza, qual metodo si verrà
praticando nella distribuzione de' libri, e con
quale ragionevolezza si procederà dietro maturi
studj, ed autorevoli esempj, acciò portar se ne
possa un ben fondato giudicio. (1)1
La nostra Città, sin da tempo antico, poi-
chè le lettere sempre appo noi furono in fiore,
ebbe nel palazzo comunale la sua biblioteca,
per cui, con utile divisamento, ingenia hominum
rem pubblicam fecit, come di Asinio Pollione scrive
Plinio lo storico. (2)2 Essa a dir vero, non era
gran cosa, e composta la maggior parte di libri
legali. Il dottissimo Cardinal Furietti, illustre
nostro concittadino, ricca la fece, sarà circa un
secolo, di pregevoli opere, legando alla mede-
sima la scelta, e numerosa sua libreria. Avvenuta
essendo in seguito la soppressione di religiose
corporazioni, le furono aggregati i libri delle
rispettive loro biblioteche, e quella specialmente,
assai ragguardevole, e tutta intiera, de' monaci
Benedettini di San Paolo d'Argon. Capace non
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essendo la sala del Comune a contenere sì gran
numero di libri, fu scelto a tal uopo il vasto
locale della nascente biblioteca Capitolare, di-
venuta essa pure di comunale ragione. Tale
farraginosa congerie di volumi fu ordinata per
materie, come meglio conveniva, e come ora
è generale usanza; ed al principiare del corrente
secolo la biblioteca fu aperta a pubblico co-
modo. In seguito ne venne compilato un esatto,
e ragionato catalogo, il quale, nulla negligen-
tando fatica, costò alcuni anni di lavoro. Ebbi
in ciò a coadjutore, come Vice-bibliotecario
l'Ab. Cristoforo Negri, soggetto dotato a do-
vizia di letterarie cognizioni. Poscia mi fu com-
pagno nella stessa qualità, l'ottimo amico don
Antonio Cefis, che per quasi trent'anni, prestò
l'opera sua con zelo singolare. Crescendo poi
oltremodo il numero de' libri, sino a circa
settanta mila, per grandiosi acquisti, per ge-
nerosi legati (*)3, e per l'aggregazione della
copiosa libreria dell'I. R. Liceo, neppure le
sale capitolari, quantunque accresciute di una
novella fabbrica, erano capaci a contenerli. A
tale strettezza di luogo saviamente provvide il
Consiglio comunale, destinando ad uso di
civica biblioteca il magnifico antico palazzo
della civile ragione, detto il Palazzo Vecchio,
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che venne a tale scopo, con bell'ordine archi-
tettonico, opportunamente accomodato. (*)4 Com-
prende questo una vastissima aula in perfetta
quadratura, che luce, ed aura riceve principal-
mente dal meriggio, comunicando con la plaga
boreale, per convenevoli aperture, cui sono
lateralmente aggiunte due altre comode sale
di minore capacità. Una maestosa galleria qua-
drilunga, ad uso pure di libri, serve a comune
ingresso. Essa risguarda l'artico polo, e soprasta
la piazza maggiore, senza disturbo negli studj:
in fondo alla quale verrà di fronte collocata
una statua colossale, in marmo carrarese, sim-
boleggiante la Pace, altrice delle scienze, e
delle lettere. L'egregio scultore Benzoni sta
elaborandola in Roma con mirabile magistero.
Vitruvio, nel sesto de' suoi libri dell'Archi-
tettura, parlando delle biblioteche, dice: che de-
vono essere collocate verso l'oriente, perchè
richieggono la luce del mattino: matutinum
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postulant lumen; e perchè meno si guastano i
libri: libri non putrescunt. Ma io sarei d'av-
viso, che miglior cosa sarebbe, che fossero
poste tra il mezzo giorno, ed il settentrione,
sì come trovasi essere la nostra; poichè in tale
posizione più temperati ne vengono gl'intensi
calori estivi; e più propizia ne spira una venti-
lazione, cotanto opportuna alla conservazione
de' libri. In riguardo poi alla luce, quando essa
ci venga libera, e per sufficienti finestre, si può
avere da qualunque parte. Forse che a' giorni
vitruviani le domestiche librerie erano frequen-
tate ai primi albori; locchè però neppure a
que' tempi costumavasi in riguardo alle pub-
bliche biblioteche.
Lo imballaggio per il traslocamento de' libri
dall'antica alla nuova biblioteca fu pressochè
tutto eseguito con buon ordine; ma sulla fine,
per accidente non troppo opportuno, venne
alquanto affastellato. Nel trasporto però niun
libro andò smarrito.
Nell'aula maggiore, per consenso de' ce-
lebri bibliografi, alla principale scansia, se-
gnata con la lettera iniziale dell'alfabeto, col-
locati verranno primamente quei libri, dai quali
deve avere cominciamento ogni umano sapere;
que' libri cioè divinamente inspirati, detti per
antonomasia, con voce di greca origine, la
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Bibbia, come sarebbe a dire il Libro per eccel-
lenza, incominciando dai testi originali dell'an-
tico, e del nuovo Testamento, cui andranno
unite le Poliglotte, e le altre versioni in mol-
teplici lingue, seguendo l'ordine de' tempi in
cui furono eseguite. Attigui ad esse sono gli
scrittori di critica, e di ermeneutica sacra. Suc-
cedono poscia li espositori, ed i commentatori
de' codici divini. Stanno presso questi que' ri-
spettabili dottori, che la chiesa venera come
sommi maestri in divinità: sono essi i Padri
greci, ed i latini, cui si uniranno que' scrittori
che sulle norme della dottrina insegnata da
Padri, ci espongono col metodo o accademico,
o delle scuole, la dogmatica, e la morale teo-
logia, per cui si dà loro il nome di Teologi
dogmatici, o moralisti.
Fonte primario di ecclesiastico insegna-
mento sono pure i Concilii della Chiesa; essi
per ciò avranno un consecutivo collocamento
dopo i Padri, 5 incominciando dai sinodi ecu-
menici, o generali, che portano il nome di
sacrosanti, e progredendo ai nazionali, ai pro-
vinciali, ed ai diocesani. Prossimo ad essi si
concederà posto agli scrittori, che ragionano di
ecclesiastiche antichità, e dell'antica e moderna
disciplina della Chiesa: indi ai trattati delle
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liturgiche cerimonie, e dei sacri riti. Affini a
questi sono i libri di storia ecclesiastica. Occu-
perà il primo rango la storia generale della
Chiesa, poscia verrà quella delle chiese particolari,
degli ordini monastici, degli istituti religiosi, e
di consimile argomento. La sacra biografia, le
vite cioè di personaggi venerandi per pietà, e
per gesta religiose, o illustri per supreme dignità,
come sono specialmente i Romani Pontefici,
fanno parte della ecclesiastica istoria, e con
essa verranno collocate. Seguono per ultimo i
sacri oratori, ed i libri ascetici, ossia di cri-
stiana divozione. Sogliono in appresso aver
luogo separato gli scritti di dottrine eterodosse;
e quelli che risguardano le religioni de' popoli,
cui non è lume il vangelo. Uniti a questi vanno
pure i libri di quella antica mitologia, che fu
all'uomo oggetto di culto nelle sue religiose
aberrazioni.
Alcune divine determinazioni, i canoni disci-
plinari de' Concilii, le costituzioni, dette ancora
Decretali de' Romani Pontefici, le costumanze
della Chiesa, costituiscono quella scienza che
ha titolo di diritto Canonico, il quale tutta
abbraccia la ecclesiastica economia. Le collezioni,
ed i libri di tali materie fanno parte de' sacri
studj, e vogliono essere in essi compresi.
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Le leggi divine ed ecclesiastiche ricordano
facilmente le naturali, e le civili; quelle leggi
cioè che riguardano l'uomo nello stato di
natura, e nell'ordine sociale. Perciò queste due
facoltà, che per molti rapporti si collegano, e trat-
tate sono con metodo, e con ordine eguale,
come osservasi specialmente nelle insigni opere
dell'Hericourt, e del Domat = Le leggi ecclesia-
stiche, e le civili poste nel loro ordine naturale,
devono, per costumanza antica, essere unite; ed
alla ecclesiastica verrà di seguito la civile giu-
risprudenza. Sotto questo titolo generale si com-
prende il gius di natura, e delle genti, il diritto
pubblico, ed il privato. Quindi le opere che ne
trattano, tra le quali primeggia il famoso co-
dice = Corpus juris civilis, saranno collocate
secondo l'ordine che si viene accennando.
I più dotti e celebri scrittori di bibliografia
pongono questa scientifica materia dopo quella
degli accennati studj ecclesiastici, cui per molti
rapporti appartiene.
Ai libri di giurisprudenza è costumanza
accompagnare quelli della legislazione in gene-
rale, e delle scienze politiche, ed economiche,
alle quali ha relazione il commercio.
Al sortire dal santuario de' sacri studj si
presenta rispettosa al limitare la Filosofia, il
cui nome indica amore della sapienza. Essa dà
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alla Teologia il bacio dell'amistà come a so-
rella figlia del medesimo Padre, il quale se
parlò espressamente all'uomo, segnò pure sopra
di lui il lume della ragione. Comune ad en-
trambe essendo la divina origine ne consegue,
che concordi saranno pure nella verità dello
insegnamento; sicchè un vero teologico non
potrà mai esser falso in filosofia: ed un vero
filosofico non mai sarà contrario a teologico
dogma. Ben s'intende aversi qui discorso del
filosofo, che usa rettamente della ragione, nè si
abbandona ad erronei traviamenti: come egual-
mente del teologo, che tiene sana dottrina, nè
s'illude a fallaci interpretazioni della divina
parola.
Per tali ragionevoli motivi presso i libri
di sacra letteratura amasi collocare i filosofici.
In questa disposizione si presentano per i
primi i moltissimi libri di corso filosofico,
che tutto lievemente ne percorrono lo stadio.
La filosofia poi altra è teoretica, ed altra di-
cesi pratica. Sono argomento alla prima la Psi-
cologia empirica, cui si riferiscono tutte le
dottrine ideologiche: la Logica; la Metafisica; l'E-
stetica detta da moderni Callologia. Appartiene
alla filosofia pratica l'Etica che altri dicono
Aretologia, la quale espone le regole de' costumi,
e di un retto vivere secondo il dettame della
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ragione; la Froneseologia, e la Pedagogia.
L'ordine, con cui queste materie sono ricor-
date è quello, che verrà osservato nella distri-
buzione de' libri, che ne danno i trattati. In
riguardo poi a quegl'innumerevoli scritti, specie
di aborto dell'umano concepimento, e che pur
vantano filosofia trascendentale, i quali di pre-
sente innondano in modo particolare le regioni
poste, a nostro riguardo, oltre la catena delle
Alpi, assegnerei loro la classe speciale che ha
titolo = Stranezze filosofiche. =
Alle filosofiche facoltà si congiunge la
scienza delle quantità, e de' numeri, cioè le
Matematiche. Sono esse o pure, o applicate.
Oggetto delle prime è l'Aritmetica, l'Algebra,
la Geometria, la Trigonometria, e tutto quel
complesso di cognizioni che si dicono matema-
tiche elementari, e sublimi. Lo sono delle altre
la Meccanica propriamente detta, la Statica,
la Dinamica, l'Astronomia, l'Idraulica, l'Ottica,
con altre analoghe facoltà. Questo comparti-
mento sarà di norma nella collocazione de' ris-
pettivi libri.
In alcune biblioteche, come nel catalogo
della Firmiana di Milano, l'Architettura mili-
tare trovasi unita alla civile tra le belle arti,
perchè Vitruvio la comprende ne' suoi libri
De architectura, e ne tratta di proposito
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usando talvolta geometriche dimostrazioni. Ma
ora quest'arte, dopo le nuove artiglierie, es-
sendo tutta argomento delle matematiche appli-
cate, vuol essere dietro autorevoli esempj, tra
esse collocata. Quindi le famose opere sulle for-
tificazioni militari del De Marchi, di Vauban,
del Carnot, e di altri insigni scrittori di tali
materie, andranno tra matematici. Per certa
analogia crederei opportuno l'unirvi tutti quei
libri antichi, che trattano di cose a milizia ap-
partenenti.
Dopo i ragionati libri di filosofia vengono
per consenso generale, quelli di Fisica speri-
mentale, ossia delle scienze naturali: poichè
Physis, greca voce, torna lo stesso che natura.
Qui appartiene la Geologia, quella scienza
cioè, che ha per oggetto la storia naturale
del globo terrestre considerato, per quanto è
possibile, sotto tutti i suoi rapporti. E' noto
che la storia naturale si divide in tre parti,
dette volgarmente i tre regni: Animale, Ve-
getabile, e Minerale. Sono attenenti al primo
regno la Zoologia, la storia cioè di tutti gli
animanti, compreso il ragionevole; l'Antropo-
logia somatica, o dottrina dell'uomo considerato
sotto il rapporto fisico; cui appartengono le
scienze mediche, la Fisiologia, la Patologia,
la Chirurgia, l'Anotomia, la Zoojatria, e la
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Igenia, la quale dividesi in Cosmetica, ed in
Atletica ossia Ginnastica, con tutte le appen-
dici che hanno con essa convenevole rapporto.
Ravvivano il secondo la fiorente botanica, l'a-
gricoltura, e tutte quelle coorti cui è anima la
vegetazione. I corpi organici, o non organizzati,
i metalli, i fossili, le miniere e tutto ciò che
da esse deriva, tengono profondamente il terzo
regno. Tutti i libri, che sotto varj titoli, trat-
tano delle indicate materie, a storia naturale
appartenenti, avranno la rispettiva tecnologica
stanza, conforme l'accennata loro divisione.
La Chimica, quell'arte imitatrice, e rivale
della natura, verrà in seguito alle naturali pro-
duzioni. Essa si divide in molti rami. I princi-
pali sono la chimica agraria, nobilmente illustrata
dal Dawy, e da Chaptal; la farmaceutica; la
chimica applicata alle arti, ed ai mestieri; la
Metallurgia, e l'Alchimia. Vasto è il campo
di questa scienza nella moderna filosofia; i
molti libri, che ne trattano, troveranno sede
opportuna nelle proprie loro tecnologie, a
norma delle classificazioni indicate da Ottavio
Ferrario nel suo Corso di Chimica generale.
Ma non basta conoscere le scienze, ed
aver ricca la mente di belle cognizioni, conviene
ancora saperle altrui nobilmente comunicare,
e farle gradire con chiara, e piacevole
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elocuzione; un bello, ed elegante stile presta opra
utilissima, facili rendendo, e gradevoli le più
scabre, e severe dottrine -
Omne tulit punctum qui miscuit utile dulci (1) 6.
Nobile esempio ce ne porge Virgilio nelle
sue Georgiche, il Galileo, il Redi, ed i Saggi
dell'Accademia del Cimento. Quindi dalle fi-
losofiche discipline naturale, ed opportuno
ne viene il passaggio alla filologia, a quei
libri cioè, che ci ammaestrano con quale
proprietà di voci, di termini, e di dizione devono
le scienze essere esposte, ed insegnate. Primeg-
giano in ciò que' genj di Grecia, che furono e
sempre saranno mirabile esempio di nobile stile.
Noti essi sono col nome di Classici greci scrit-
tori. Le opere loro collocate saranno dopo le
filosofiche, unitamente alle traduzioni, e a quegli
scritti, che le illustrarono. Succedono a' Greci,
per diritto ereditario, i Classici latini, che con
eleganti scritture trattarono la lingua antica del
Lazio, e con essi le rispettive loro versioni.
La Biblioteca degli autori classici dell'Arvood,
potrà esserci di norma nella distribuzione di
questi libri.
Una tenebrosa barbarie, offuscò per alcun
tempo il bel cielo d'Italia. Al diradarsi delle
tenebre le lettere latine ebbero risorgimento;
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e molti insigni cultori di esse, imitando i clas-
sici padri, dettarono libri filologici di buona
latinità. Essi verranno in seguito agli antichi,
col titolo di = Moderni latini scrittori.
Figlia primogenita della latina è la italica
favella; per ciò i libri scritti elegantemente nel
bellissimo nostro idioma, che gli Accademici
Fiorentini della Crusca, ed il consenso de' dotti
propongono a testi di lingua, e noti sono col
nome di classici italiani, quelli seguiranno
della madre antica. Dante, Petrarca, e Bocaccio,
insigni triumviri, vi avranno i primi seggi. Di
seguito a' classici staranno tutti i moltissimi
libri di varia italiana letteratura.
Le stranie nazioni, specialmente la Francese,
la Spagnola, la Tedesca, e l'Anglicana hanno
esse pure la loro particolare filologica letteratura,
e pregiatissimi scritti posseggono su tale argo-
mento. Credo per ciò opportuno assegnare in
una biblioteca un posto distinto a tali libri,
col titolo di Letteratura straniera, collocandoli
per ordine di nazionalità. Delle estranee let-
tere fanno parte ancora le lingue, e le lette-
rature orientali, come l'ebraica, la caldea, la
siriaca, l'arabica, ed altre più rinomate delle im-
mense eoliche regioni. Al termine poi di ogni
letteratura poste vanno le rispettive loro filologie.
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Nella distribuzione de' libri filologici si
porranno in primo luogo le collezioni generali
delle opere di un'autore: Opera omnia: uni-
tamente stampate. In seguito verranno le sepa-
rate edizioni dei particolari trattati. Alla poesia,
per diritto di primogenitura, sarà concesso il
posto principale; poscia lo avranno i prosatori.
Verrà poi sempre osservato nelle analoghe materie
l'ordine del tempo in cui gli scrittori fiorirono.
Le buone lettere, e le belle arti si danno
a vicenda la mano: entrambe concorrono all'u-
mano incivilimento; e laddove non vi sono
buone lettere, nè belle arti, ivi è barbarie.
Eguali ebbero sempre la fortuna, e di conserto
fiorirono. I secoli di Pericle in Grecia, di
Augusto in Roma, de' Medici in Italia, e del
magno Colbert in Francia ne fanno prova. Pin-
daro, e Fidia; Virgilio, e Vitruvio; Lodovico,
e Michelangelo; Cornelio, e Poussin, furono genj
contemporanei. La pittura dicesi sorella a poe-
sia, e come una stessa cosa: Ut pictura poesis:
scrisse il classico latino autore dell'Arte poetica.
Per siffatta ragione a seguito de' libri di belle
lettere quelli avranno luogo, che le arti belle ris-
guardano, le quali diconsi belle, perchè, se-
guendo natura, raggiungono un grado sublime
di bellezza. Sono esse principalmente la pittura,
la scultura, l'architettura, e lo intaglio o
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incisione. Tra libri di questa classe non solo sono
comprese quelle opere, che trattano esteticamente,
e per teorica delle arti, o ne danno i precetti del
disegno; ma quelle pure, che con figurati rami
presentano bellezze artistiche; e fra queste con le
moderne si comprendono ancora le antiche, per-
chè ricordano monumenti ammirandi di opere
vetuste di scultura, e di architettura: ed hanno
titolo di antichità figurata. Sono di tal genere il
Museo Pio Clementino, le Antichità di Atene,
di Roma, e dell'Egitto. In questa classe avrà
per ciò posto onorevole la grande opera del
Montfaucon: L'antichità spiegata, e rappresen-
tata con figure, che sono più di trenta mila;
l'insigne Raccolta di antichità del Cajlus: quelle
di Ennio Visconti, del Piranesi, ed altri di
merito eguale. Qui pure ben staranno le antiche
e le moderne costumanze delle nazioni rappre-
sentate con figurati disegni. Dotti bibliografi
pongono nella classe del bello artistico la Num-
mismatica, e le opere figurate, che risguardano
la Tipografia, la Paleografia, e l'arte Diplo-
matica.
Le biografie degli artisti; i cataloghi delle
pinacoteche; le descrizioni di gabinetti pittorici,
e tutti que' libri, che in alcun modo illustrano
oggetti di belle arti, vanno ad esse uniti.
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La Musica, quell'arte gradevole del diletto,
fu posta da molti, non senza ragionevole mo-
tivo, tra le matematiche, perchè di quantità,
e di numeri si compone; ma troverà luogo
più piacevole, e più generalmente acconsen-
tito tra le belle arti. A questo riguardo la
nostra biblioteca va gloriosa di possedere tutta
intiera la ricchissima, e rara collezione di libri
di scienza musicale, dell'illustre, e coltissimo
Maestro Mayr.
I libri delle arti belle, figlie del sentimento,
avranno a compagni, come a corteo, con i
voluti riguardi, quelli delle arti fabrili, pro-
dotte dalla necessità.
Quella grande maestra dell'uomo la Istoria,
che per distinzione appellasi profana, vien posta
per consentimento di celebri scrittori, dopo le
materie sin qui ragionate. E primamente i libri
di storia generale de' popoli antichi, e moderni;
poscia li storici delle particolari nazioni, e dei
loro imperi; per ultimo le istorie delle provincie,
e delle città. Le vite di que' famosi personaggi,
che altamente colla storia si collegano, vanno
insieme ad essa; come quelle di Carlo Magno,
di Carlo Quinto, di Federico il grande, di
Napoleone, ed altre di eguale importanza.
Hanno lo stesso carattere, ed avranno consi-
mile destino le istoriche genealogie delle
[p. 21]
famiglie più illustri. E qui spontaneo ne corre il
pensiero all'opera immortale del Litta. Alla
classe istorica convengono pure que' libri Epi-
stolari, che rammentano cose pubbliche appar-
tenenti agli Stati, ed ai Governi. Le raccolte
di antiche lapidarie iscrizioni devonsi pure
collocare tra libri di storia: poichè, come i
dotti ben sanno, sono ad essa di grave fonda-
mento. Importantissime tra queste si hanno
quelle dei famosi marmi di Arondel: Marmora
oxoniensia: dagli eruditi editori dottamente
illustrati. Accanto desse si concederà sede op-
portuna alla Archeologia, la quale va occupan-
dosi della investigazione di antichi storici
monumenti. Alla storia appartiene pure la pro-
fana mitologia, che poggia in origine a storico
fondamento. Potrebbero forse trovar qui luogo
ancora i Romanzi storici; ma a questi, siccome
una specie di ermafroditi, crederei più conve-
nevole quello della rispettiva loro letteratura.
Occhi della storia si dicono essere la Cro-
nologia, e la Geografia; perciò i libri, e le carte
di queste due facoltà, unitamente alle relazioni,
ed alle descrizioni de' viaggiatori, tra le quali
quelle primeggiano dell'Humbold, compiranno
la storica collezione.
Vi sono molti libri, che non si possono
classificare sotto alcuna particolare scientifica,
[p. 22]
o letteraria categoria, perchè a tutte apparten-
gono. S'addicono a questo numero le Poliantee,
le Polimazie, le Enciclopedie, gli Atti delle
società letterarie; le Raccolte, o Miscellanee di
scritti sopra diverse materie; le collezioni famose
di Grevio, e di Gronovio; i giornali scienti-
fici, e letterarj; le grammatiche, le biblioteche,
ed i lessici universali, o poliglotti; le generali
biografie, ed i cataloghi bibliografici. Tutti
questi libri verranno compresi sotto il titolo
generico di Poligrafia. Nel loro collocamento
si procurerà di accostarli, per quanto ne con-
vengono gli argomenti.
Ad ogni classe scientifica o letteraria, di
cui si compone una biblioteca, saranno apposte
le proprie loro storiche notizie, ed i rispettivi
dizionarj, che più comune ne rendono la intel-
ligenza.
Parecchi autori, e di molto grido, hanno
scritto sopra diverse disparate materie, le cui
opere sono pubblicate in una sola edizione, che
tutte le comprende, con ordine di volumi. Dila-
cerare siffatte collezioni, e dimembrarle per
materie, non lo credo conveniente; poichè si
dovrebbe tal volta bipartire uno stesso volume.
In questo caso io penso, che si debba por mente
in quale argomento l'autore primeggia, ed abbia
fama più distinta, per collocare le opere sue
[p. 23]
laddove più celebre sta il suo nome. Per esem-
pio Leibnizio è grande nelle filosofiche, e nelle
matematiche discipline; ma il primato egli forse
lo tiene nella filosofia razionale; perciò le opere
di lui, della bella edizione di Dutens, verranno
collocate tra i filosofi dell'accennata categoria.
Diversamente si procederà quando le opere
siano separatamente stampate. Le opere princi-
pali di Mascheroni vanno certamente tra mate-
matici; ma l'elegantissimo suo Invito a Lesbia,
stampato a parte, avrà luogo onorevole tra
classici poeti italiani. In generale poi io ritengo
che le opere di un Autore quantunque in di-
verse edizioni, ma che trattano di analoghe
materie, si debba collocarle unite, per quanto
il formato, ed una certa simmetrica disposizione
lo può consentire.
Le edizioni del secolo XV., volgarmente
del quattrocento, cotanto pregievoli perchè le
prime di ogni autore, dette principes, tengono
luogo di codici manoscritti, avranno posto in
separati scaffali, seguendo l'ordine cronologico.
E' costumanza usata in alcune librerie di
collocare separatamente le edizioni di celebri
tipografi, quali sono gli Aldi, gli Elzeviri, i Co-
mini, ed altri di simile celebrità. Ma ora questa
specie di tipomania, per buone ragioni, va
scemando alquanto di moda.
[p. 24]
Vengono per ultimo i codici manoscritti.
Dilicati, e preziosi cimelii son questi di ogni
pubblica, e privata biblioteca. Saranno essi gelo-
samente custoditi in appositi armadj, che dai
latini, con tecnica voce detti furono plutei. Il
Bibliotecario non ne permetterà la ispezione,
che con sorveglianza diligentissima.
Tale è il modo con cui, dopo aver con-
sultato dottissimi autori, e seguendo ragione-
volezza di ordine, io credo, che il grande
albero delle scienze, e delle lettere debbasi
diramare nell'ordinamento di una pubblica li-
breria. Metodo in gran parte tenuto nell'antica
nostra comunale biblioteca, ma che ora nella
nuova viene assai migliorato, e per più oppor-
tuna capacità di spazioso locale, e per quelle
cognizioni, che in me ne vennero maggiori da
studj convenevoli, e dalla pratica del servigio di
bibliotecario, che, per quaranta e più anni, vo
prestando con tutto affetto alla mia patria. Io lo
espongo con franca confidenza innanzi questo
letterario Consesso, a pochi tratti di larghe pen-
nellate, i cui accessorj saranno dagli intelligenti
facilmente suppliti. Che se mai andar potessi in
alcun luogo errato, prego lealmente i dotti miei
colleghi ad essermi cortesi di saggi, e ragio-
nevoli avvisamenti.
[p. 25]
Opinarono alcuni che il prospetto delle
cognizioni umane del d'Alembert, premesso alla
grande Enciclopedia metodica, servir dovesse
a modello nella ordinazione di una biblioteca.
Il discorso però dell'illustre matematico, benchè
assai erudito, non può essere opportuno al no-
stro intento, nè in alcuna pubblica libreria
venne praticato. Lo stesso dicasi di altre opere
di simil genere, ed ancora più filosofiche; perchè
le sublimi intellettuali ricerche sull'ideologico
progresso dell'umano sapere non del tutto si
confanno alla pratica comunemente adottata
nella ordinazione di una biblioteca.
Ma per quanto commendevole esser possa
un ragionato metodo di generale distribuzione
de' libri, tornarebbe vana ogni teorica di ordine,
se i libri non fossero realmente posti con tutta
esattezza laddove vanno collocati. Qui stà il
punto più difficile. Affare non è questo di ogni
volgare letteratura, nè impresa da prendersi
a gabbo, trattandosi di numerose migliaja di
libri di vario argomento. Chi tenesse opinione
diversa dimostrerebbe ignoranza in sì fatta
materia. Non bastano superficiali cognizioni a
semplice frontespizio. È necessario sapere, per
appropriati studj, di quale materia tratti real-
mente ogni libro; quale ne primeggi il dettato;
quali sieno nelle scienze, e nelle lettere i suoi
[p. 26]
rapporti, e le relative tecnologie. Sono conve-
nevoli discrete nozioni sulle qualità assolute
delle matematiche, e su quelle specialmente,
che diconsi applicate in relazione alle arti, ed
ai mestieri. Ignota esser non deve una fondata
intelligenza del linguaggio chimico. Fa d'uopo
conoscere esattamente la storia letteraria, i
migliori libri di bibliografia, ed i cataloghi
delle più celebri biblioteche. Note esser devono
le più pregievoli e le più stimate edizioni, in
ogni classe di materie. La storia pure delle
arti non deve essere ignorata. Aggiungasi una
sufficiente perizia nell'arte diplomatica, e nella
paleografia, per gli antichi codici manoscritti.
Conviene in oltre non essere straniero a parec-
chie lingue, e specialmente alle dotte. Chi
privo essendo di un tal corredo di cognizioni
pur volesse porvi mano, o mettervi lingua,
mal si apporrebbe, ed avrebbe taccia di sac-
centeria.
Il Mattaire, bibliografo di sommo grido, nella
introduzione alla sua storia degl'illustri tipografi
gli Stefani, così disegna a tratti risentiti la
ignoranza di alcuni nell'argomento, che viene
per noi proposto. Sunt qui ignorant character
characteri; liber libro; typographus typogra-
pho quid praestet. Deformi pulcher; emendatus
corrupto; doctissimus ineptissimo quid intersit.
[p. 27]
Ciò nulla meno con tutto un convenevole
letterario apparato potrebbe avvenire, che nel
fervore del primo collocamento di numerosissimi
volumi, e molti ancora confusi, alcuno di essi
posto non fosse, per avventura, in quella classe
cui appartiene. Inevitabile condizione è questa
di ogni opera letteraria di lunga lena; come
avvertì Orazio nella celebre sua epistola ai
Pisoni. Il fare cosa perfetta, e farla di primo
colpo, non è dato all'uomo. Ma a questo even-
tuale inconveniente sarà facilmente riparato con
un'attenta generale revista, ed ancor replicata, al
terminare della operazione: e lealtà certamente
non sarebbe un immaturo sentenziarne a scranna.
Accade, non di rado, ragionato dubbio a qual
classe possa con tutta proprietà appartenere un
libro. In questo caso le distinte cognizioni di un
dotto bibliotecario determineranno alla meglio
ogni dubbiezza.
Nel tardo, e faticoso operare mi sono
compagni tre pregiatissimi amici; il Vice-biblio-
tecario abbate Giovanni Bosis, ornato di molta
letteraria coltura; l'emerito Prof. don Francesco
Bolis, dottissimo specialmente negli studj eccle-
siastici, ed il Co. Bartolomeo Suardo, nome
chiaro nelle lettere italiane.
In riguardo al catalogo generale, quantun-
que esso esistesse regolarmente composto, nella
[p. 28]
antica biblioteca, pure, per le indispensabili
avvenute variazioni, non sarà inopportuno che
sia rinnovato. A questa laboriosa impresa ha
cortesemente offerta l'opera sua il lodato Conte
Soardo. Che una franca lena possa corrispon-
dere all'arduo divisamento. Esso ha già dato
incominciamento al suo lavoro, il quale do-
vrà essere eseguito sugl'esempj, che ne ab-
biamo nelle stimate bibliografie dell'Osmont,
del Cravenna, e del Brunet, e sulle traccie
segnate da Jacobo Morelli nel suo catalogo
della famosa biblioteca Pinelliana. Ciò però
appartiene soltanto al modo d'inscrivere i
libri, non a quello della loro distribuzione;
in riguardo alla quale egli stesso confessa, nella
prefazione, che il suo metodo non può conve-
nire ad altre, ancor più cospicue biblioteche:
quam quidem methodum, ad alias bibliothecas,
vel locupletiores, describendas, minime accomo-
datam esse lubentissime fateor. Lo stesso può
dirsi rispetto ancora ad alcuni altri celebri cata-
loghi. Per quello che risguarda le edizioni del
secolo XV. saranno di modello gli Annali Ti-
pografici del Panzer, ed il Dizionario Biblio-
grafico dell'erudito De la Serna Santander. Nella
formazione poi del catalogo de' manoscritti verrà
scelto ad esemplare quello, assai pregiato, dei
codici della biblioteca Mediceo-Laurenziana di
Firenze; opera egregia del chiarissimo Bandini.
[p. 29]
Per conoscere, ed avvisare alle cose, che
alla biblioteca appartengono, il Comunale Con-
siglio ha eletta una Commissione di tre rag-
guardevoli concittadini: il Co. Alessandro Moroni,
il Co. Leonino Soardo, ed il ch. Ab. Prof. Bon-
giani, i quali con modi gentilissimi, e con
zelo distinto si prestano a tutto ciò, che può
essere del loro incarico, assecondati dal con-
sentimento della Municipale Magistratura.
Credo dover aggiungere brevi parole sulla
materiale situazione de' libri, voluta dalla op-
portunità, e convenevolezza di luogo, e dalle
particolari circostanze della nostra biblioteca.
Nell'aula maggiore vi stanno tutti i libri di
sacro ed ecclesiastico studio; i filosofici; quelli
di greca, latina, ed italiana filologia, e quelli
alla storia appartenenti. La prima delle attigue
sale è destinata alla duplice giurisprudenza, ed
alle edizioni del quinto decimo secolo, che am-
montano a mille duecento; molte delle quali,
e per rarità, e per merito tipografico, sono
d'aversi in pregio assai distinto. I libri di
poligrafia saranno posti nella seconda, che ser-
virà, con molta opportunità, a sala di studio.
Luogo avràn qui pure le lettere straniere.
Gli atti accademici, che di trecento sorpassano
i mille volumi; le belle arti, e le matema-
tiche, tutta occupano la galleria.
[p. 30]
Pregievolissime e per copiosa ricchezza di libri, e per
rarità di opere, sono queste tre collezioni; per
cui si può francamente asseverare, che in tali
rami la biblioteca di Bergamo ha il vanto sopra
tutte le provinciali del Regno. I codici mano-
scritti avranno stanza in quella destinata par-
ticolarmente ad uso del bibliotecario, e riposti
saranno in forti, e chiusi ciscranni, onde più si-
cura ne sia la custodia. Sono essi presso che mille
quattrocento. Appartengono parecchi a classici
scrittori latini, ed italiani; ed alcuni pure alla
greca, ed alla orientale letteratura.
Da quanto vengo ingenuamente esponendo
nel presente, per natura sua, non troppo ele-
gante ragionamento, mi fermo in franca fiducia
di poter far certi i miei concittadini, che la
pubblica nostra biblioteca, istituto letterario,
che cotanto fa onore alla patria, potrà per
ragionevolezza di ordinamento, ed esattezza di
esecuzione, e per decevole convenienza di or-
nato, gareggiare con le più cospicue dell'Italia.
[p. 31]
Annotazione d'aggiungersi alla linea 12 della pagina 29.
Il celebre Fortunato Federici, bibliotecario
della I. R. Università di Padova, cui un'antica
legavami, e leale amicizia, uomo eruditissimo
specialmente nella bibliografia, come le molte
sue opere lo fanno chiaro, preparata avea per
recitare nell'Ateneo di Treviso, e pubblicare
colle stampe una sua Memoria sul metodo di
ordinare il catalogo di una biblioteca; ma su-
bita morte, appena scorre l'anno, lo tolse
d'improvviso alle lettere, ed agli amici. Per
la generosa cortesia del gentilissimo fratello di
lui io posseggo, tutto di recente, questo pre-
gievole scritto, il quale oltre modo mi è caris-
simo, e come pegno novello di ricordanza
amichevole, e perchè per alcuni riguardi può
essere di molta utilità alla rinnovazione del
catalogo della nostra biblioteca.
[p. 32]
1. Questo Ragionamento fu tenuto nella pubblica Adu-
nanza dell'Ateneo il 20 Luglio anno corrente.
2. Pollione fu il primo che istituì in Roma una pub-
blica biblioteca. - Plin. l. 35.
3. Agliardi, Marchesi, Rubbi, e Giani.
4. L'antico nostro palazzo civico, detto della ragione,
era annoverato tra i più cospicui, per ornamenti, e per
architettura. Marcantonio Micheli nel pregievole suo libro:
Urbis, et agri Bergomensis descriptio: così ne scrive
Ante forum juris attollebatur moles, sive ornamentorum
apparatum, sive structurae soliditatem spectares, nulli
aedificio postferenda. La soldatesca spagnola lo incendiò la
notte antecedente il 25 Giugno 1513, con grave danno e pub-
blico e privato. Brevi anni dopo venne riedificato per opera di
Pietro Isabello nostro concittadino, architetto di fama non
volgare. Ammirasi specialmente in esso la congegnosa trava-
tura del palco superiore.
5. Altri antepongono i Concilii ai Padri.
6. Horat. de Art. Poet.
Agostino Salvioni.

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