minimizza
Testi di Pisa
Tutti i testi | Testi della sezione | sezioni:

Carmignani, Giovanni

Polissena


ALL'AMICIZIA


[p. III]
O et praesidium , et dulce decus meus! Hor. Od. I Lib. I
Di quest'Anima soave cura,
Dono il più nobile della Natura,
Laccio di teneri leggiadri cuori,
5Tu, che i purissimi tuoi casti ardori,
Onde un sensibile seno avvampasti
Novel Prometeo in Ciel furasti,
Bella Amicizia diletto Nume
Dalle non lubriche candide piume
10Del soavissimo tuo Trono al piede
Trono, ove il vizio non ha sua sede,
Ma dove un facile contegno arride,
E placidissima Virtù s'asside,
Questa, che umilioti debil fatica
15Accoglier degnati con destra amica.
Se dall'Etereo tuo Genio spinto
Mio piè il difficile Coturno ha cinto,
E all'ombra Delfica del sacro alloro

[p. IV]
Temprando l'umili miei corde d'oro
20Sulle vestigia di scorta Achea
Seguii la tragica terribil Dea,
Tutto, s'io scossimi di fama al suono,
Bella Amicizia, tutto è tuo dono.
Me della Gloria all'aureo Tempio
25Tentò di spingere tuo dolce esempio;
Te indivisibile d'Amor compagna,
Un nuovo l'anima fuoco accompagna,
Amor dall'aurea face, e dal dardo
I cuori a vincere Nume non tardo.
30Se di voi spingemi la doppia brama
Ad opre nobili Virtù mi chiama;
Per voi l'Invidia morsi non ave,
E il suo la Cetera ha più soave.
Per voi dell'Erebo sprezzar poteo
35L'orror l'intrepido Figlio d'Egeo,
E oltre le Stigie onde incantate
Fe l'Ombre piangere il Tracio Vate.
Per voi la Reggia vider d'Averno,
L'Urne, il Patibolo, e il Cuore eterno.
40Per voi sue ferree leggi interrotte
L'inesorabile eterna Notte
Mirò l'insolite alte venture,
O di quest'Anima soavi cure.

PREFAZIONE


[p. V]

Io non dò quest'edizione, che tremando. Tante opere applaudite al Teatro, e disprezzate sotto gli occhi del Lettore mi fanno temere un evento simile per la mia. Una, o due situazioni, l'arte, la destrezza degl'Attori, e qualche altra felice combinazione hanno potuto conciliarmi alle rappresentazioni i suffragj del Pubblico. Ma vi abbisognano dei meriti ben superiori per prodursi al gran giorno della stampa. Così presso a poco scriveva il Poeta-Filosofo di Ferney nel produrre la sua Marianne, e così posso dir'io. Una condotta presso che irreprensibile, un'arte grande d'interessar sempre, e di non annoiar mai, uno stile terso, e robusto nel tempo medesimo, ecco ciò, che potrebbe qualificare una buona Tragedia. Si deve commuovere, si deve atterrire in ogni benché minima situazione, e allora si è tragici. Un tratto snervato, un colorito poco vivace, un'
[p. VI]
espressione non misurata, e una situazione, che troppo s'accosti al comico, tutto questo può scemare il merito d'una produzione delle più applaudite.
I Rimpiattarelli di Nerone, le troppo comiche astuzie d'un vecchio Rè adoprate per venire in chiaro qual de' due suoi figli è amato da una bella Principessa, la viltà d'un Massimo, che non scuopre una congiura dall'altra parte tanto importante, che per essere scioccamente amoroso di una, di cui egli deve certo conoscere il cuore inclinato ad amare altri, e ne adduca una ragione L'amour rend tout permis; Un venerable amant ne connoit point damis Gl' amori d'un vecchio Generale assassinato vilmente da un rival furibondo; Ecco ciò che ha potuto in qualche maniera far poco rispettare l'inimitabili rappresentanze di Brittannico, di Mitridate, di Cinna, e di Sertorio dai tratti pungenti dei Critici un po' troppo scrupolosi è vero, ma non per questo poco ragionevoli. A fronte di tutto ciò come non spaventarsi al solo nome di Tragedia ? Come incoraggiarsi a por piede in una carriera così scabrosa, e così ardua dove
[p. VII]
hanno potuto non di rado inciampare gli Autori immortali del
Cid, d'Atalìa, d' Atreo, e di Semiramide? L'Italia è stat quasi sempre priva di Genj, che abbiano trattato con vera dignità, e con successo il conturno, ed il pugnale sanguinoso di Melpomene. Le ragioni ne son troppo note perché io le debba ripetere. Non che Ella non abbia avuti i suoi Tragici anco i più celebri; le altre Nazioni non sono che a lei debitrici della Gloria a cui hanno potuto far risalire il loro Teatro. La munificenza di Leone X si vide porgere la mano, e far risorgere dall'oblio, in cui fino allora era vilmente giaciuta, l'arte divina dei Sofocli, e degl' Euripidi. Questo gran Mecenate dei Letterati, e dei Talenti del suo Secolo profondeva tesori immensi per far rappresentare con la dovuta magnificenza, e con un apparato sorprendente la prima Tragedia, che avesse veduta l'Europa dalla decadenza dell'Impero in poi. La Sofonisba del Trissino a Vicenza, la Rosamonda del Rucellai a Firenze facevano echeggiare l'Italia degl'applausi dovuti a que' due celebri Scrittori prima che la Spagna, l'Inghilterra, e la Francia conoscessero
[p. VIII]
l'opere teatrali dei
Lopez de Vega, dei Shakespear, dei Mairet, e dei Rotrou. Il solo Metastasio sarebbe stato forse un Genio veramente tragico, e avrebbe fornito il nostro Teatro di rappresentanze così sublimi da non farci invidiare alla Francia i Racine, e i Voltaire, se non avesse dovuto scrivere al gusto dei tempi, in cui scriveva. Il trasporto per la Musica ha riportata sempre, almeno in Italia, la preferenza sopra il buon gusto per la vera Poesia. Metastasio ha composti dei Drammi, che son capi d'Opera, e che per esser troppo belli hanno chiuso il passo a chiunque avesse avuto il coraggio di metter piede nella sublime carriera, che egli ha così inimitabilmente battuta. Il gusto per altro per la Tragedia sembra aver incominciato a dominare gli spiriti, e i talenti d'Italia. Ciò forse non deve ripetersi, che da una plausibile emulazione, e da un entusiasmo di arditezza, che hanno potuto eccitare negli animi l'ammirazione, e l'applauso, che si sono attirato sulle nostre Scene le produzioni immortali a noi pervenute d'oltre i Monti. Il nostro Teatro è al presente inondato da una quantità pressoché
[p. IX]
prodigiosa di tragiche produzioni. Fra un infinità di Seguaci dell'Italiana Melpomene si vedono signoreggiare i Genj dei
Maffei, degl' Alfieri, dei Pindemonti, dei Campi, dei Guerra, e dei varj altri celebri Scrittori. A fronte di questo io devo produrmi al gran giorno, e all'aria di pedanteria, con cui mi presento si può dedurre quale possa essere il mio coraggio. Spes est animi nostra timore minor. La Tragedia, che io offro agl'occhi del Pubblico è stata da me composta nell'età precisamente, in cui il Voltaire compose il suo Edipo. Lungi dal reputare sulle mie labbra questa protesta un effetto di amor proprio, o di vana-gloria poco riflessiva, ella non è, che l'effetto del ribrezzo, con cui io m'induco a dare alla luce questa mia produzione. Voltaire non ebbe scrupolo nessuno a premettere, che la Tragedia, di cui egli dava l'edizione era il parto della fantasia d'un Giovine di diciott'anni, dovrò dunque averlo io? So benissimo, che queste proteste sono più che inutili, e che a nulla servono per garantire una produzione dalle critiche dei Giudiziosi, e dalle invettive dei Maligni. Il Pubblico è un Giudice
[p. X]
inesorabile, che non ascolta altro che se stesso; e il proprio sentimento vuol dirlo con libertà, e senza ritegno nessuno. Egli non conosce in una produzione, che il merito, o il demerito di essa, e ben disse l'ingegnoso
Boileau Un Auteur a genoux dans une humble Préface Au Lecteur, qu'il ennuye a beau demander grace. Polissena ebbe sulle Scene un incontro più che fortunato: Ma questo è nulla. L'abilità, l'arte, e la destrezza degl' Attori, che la rappresentarono fu ciò sicuramente, che contribuì non poco a sostenere questa Tragedia. Io sono il primo a convenirne, lontano da oppormici. L'abile Signor Pietro Andolfati, che con un'energia, e con un valore veramente tragico sostenne il carattere di Pirro, e lo espresse così al vivo tanto nello sdegno, che nell'amore; l'inarrivabile, la sensibile, la vaga Polissena, che poté spremere dagl'occhi d'un Pubblico giudizioso, e imparziale le più soavi lacrime, che formeranno sempre l'elogio il più eloquente di questa Giovine Attrice; Questi due celebri Attori, senza pure escluderne gl'altri,
[p. XI]
che recitarono nella Tragedia furono quelli s enza dubbio, che le diedero quel poco di merito, che le si attribuì, e di cui ella è sicuramente sprovvista. Io adesso la presento agl'occhi del Pubblico tal quale è sortita dalla penna dell'Autore. Secondo il giudizio, che se ne darà, potrà esso prendere o incoraggiamento a proseguire, o, il che sarà più facile, un prudente partito di desistere da un'impresa, che mal si conviene alla di lui insufficienza. Comunque però sia di questo, egli saprà senza dubbio distinguere la Critica sensata, e giudiziosa dalla Diatriba inconveniente, e maligna. Rassegnatissimo anzi che grato alla prima egli non farà, che disprezzar la seconda, che suol esser per lo più l'appannaggio distintivo dell'anime vili, e invidiose. Pur troppo è vero, che a giorni nostri le lettere umane son divenute disumanissime, come l'ha detto un celebre Letterato del nostro Secolo. L'ingiurie, le cabale, le calunnie si son sostituite a quella dolce moderazione tanto propria d'un animo sensibile, e ben fatto, alla bella sincerità, al sentimento imparziale, e giudizioso. Pur troppo si sentono ronzare la
[p. XII]
per tutto di quest'oziosi, e insufficienti calabroni, che pascer si vorrebbero impunemente delle più dolci fatiche dell' api attente, e industriose. Si dà comunemente il nome di Critico a chi altro non conosce, che la parzialità, e la detrazione. Non è a questa sorte di Critici, che io presento la mia Tragedia, ma bensì ai Lettori illuminati, imparziali, e sinceri, poiché

Les Muses filles du Ciel
Sont des Soeurs sans jalousie
Elles vivent d'ambrosie,
Et non d'absinthe, & de fiel;
5Et quand Jupiter appelle
Leur assemblée immortelle
Aux fêtes, qu'il donne aux Dieux
Il défend, que la satyre
Trouble les sons de leur lyre
10Par ses sons audacieux.

Voltair.

LETTERA A GAETANA ANDOLFATI


[p. XIII]

Lettera alla signora Gaetana Andolfati giovane attrice. Che sostenne il carattere di Polissena con un successo più che favorevole.

Vaga Andolfati, non sdegnar di questi
Facili Carmi, che al tuo piè presento
Il più tenero omaggio, e l'umil dono.
Riconoscenza di sensibil cuore
5Tratta sul debil vol di fragil'Estro
Scorrer può far dall'inesperta penna
Sensi d'ammirazion misti, e di gioja.
Di Polissena, su i tuoi labbri il Fato,
I suoi pianti, il suo duol, le sue sventure
10Tutto poteo, sol tua mercé, di pianto
Fare irrigar l'impallidite guance
Del commosso Uditor, spezzare il gelo
De' cuori più duri, e trionfar dell'alme.
Al soave girar di tue pupille,
15Al suono incantator della tua voce
Il fiel s'estinse di maligna Invidia,
E inoperose caddero al tuo piede

[p. XIV]
Del severo Censor le rigid'armi.
Già pe' tuoi merti preparato io veggo
20Pender dalla sanguigna altera destra
Della grave Melpomene il bel Serto
Che in mezzo a' plausi dell'Italia tutta
Il tuo bel cuor, e l'opre tue coroni.
Va', che se del feroce estinto Achille
25Sulla funesta taciturna Tomba
Fra il comun pianto, e il replicato plauso
Preda cadesti di mentita morte,
L'Ara or t'attende di soave Genio
Vittima d'un amor troppo beato.

Questa Lettera fu scritta avanti gli Sponsali di questa Giovine Attrice. Ciò vogliono inferire quegl'ultimi versi.

    ATTORI


    [p. XV]
  • PIRRO
  • POLISSENA
  • EROPE
  • CALCANTE Gran Sacerdote
  • POLIDORO
  • ARSINDO
  • Sacerdoti
  • Guerrieri
  • Guardie
  • Popolo

La scena è sotto le Mura di Troja già diroccate, ed arse.

Indice

1. ATTO PRIMO

1.1. SCENA I


[p. XVI]

S'alza il Sipario, e lascia vedere un vasto recinto d'antichissimo Bosco. In mezzo vi si scorge la tomba dell'estinto Achille. Dalla parte sinistra in lontano appariscono le Tende dell'Armata Greca. Intorno a queste si vedranno debolmente risplendere alcuni avanzi di faci preste ed estinguersi essendo imminente il giorno. Dalla destra si scuoprono le mura di Troja diroccate, e fumanti. Il Teatro rappresenta un'oscurissima notte. Pirro appoggiato sulla tomba del Padre denota in un gran dolore, ed in una specie d'oppressione. Arsindo è sul proscenio. Pirro dopo alquanto di silenzio s'alza confusamente, e d'un aria smarrita viene ad Arsindo.

PIRRO
Arsindo, ah! per pietà toglimi a questi
Luoghi sacri alla morte ove non spira
Che lutto, che terror, che pianto intorno.
ARSINDO
Come, Signor! già trasgredir vorrai
5Al comando celeste? Egli t'astringe
A consultar del Padre tuo la tomba.
Pirro vedi i marmi?

accenn. la tomba

Ivi riposa
Il Padre tuo, l'inclito Achille, il solo,
Per cui tutta avvampò Troja superba;
10Calcante degli Dei l'organo augusto,
Lor ministro, e interprete a te svela
Esser brama del Ciel, che tu ti prostri
A venerar quell'Urna ov'è raccolto
Dell'estinto tuo Padre il cener sacro.
15L'inclita Ombra di lui placar t'è duopo,
Ed ella a te paleserà qual sangue
Debba grondar per ammollir quell'ira.
Tu sai, che invan spiega le vele a i venti
La Greca Flotta; Il Mar s'oppone, e nega
20Che dall'Asia depressa il Greco Legno
Onde in Patria tornar l'Ancora salpi.
Ciascun paventa, ed il soccorso indarno
De' Numi invoca. In te, Signor, sua speme
Fissa la Grecia, ed a te solo è sato
25Al tuo gran Genitor porger vendetta.
Forse è questa la notte, in cui rompendo
Quell'eterno confin dal Ciel prescritto
Tra l'Averno, e la luce a lumi tuoi
Mostrar debbesi Achille onde svelarti
30Dello sdegno de' Numi il fran segreto.
PIRRO
Troppo tu speri; a rosseggiar comincia
Sul Balzo Oriental la bella Aurora.
Mira.

quì si vedono quasi del tutto estinte le faci in lontano

Del Campo omai le faci estinte
L'orror notturno a dissipare accese
35Non brillan più. Spettro infernal non puote
Del già vicino Sol soffrir la luce.
ARSINDO
Ebben? forse non può del tuo gran Padre
Fatta già Semi-Dio l'anima augusta
Cinta di gloria a te mostrarsi in mezzo
40Allor splendor del più brillante giorno?
PIRRO
Tutto è ver: Ma chi sa, che il sacro cenno,
Che quì m'astringe ad ingannar non tenda
La vigilanza mia! … tu sai, che schiava
Polissena la sorte un dì mi fece:
45Agamennone l'ama: Ei tutte cerca
Tutte le vie per involarla a Pirro.
Calcante lo protegge … Ei seco forse
Sì reo pretesto onde ingannarmi a preso.
ARSINDO
Come! … Calcante! … un Sacerdote? Ah, taci:
50Un Ministro de' Numi in lui rispetta:
Non offender così chi lor somiglia.
PIRRO
Infallibile dunque esser tu credi 1
Quest'organo del Cielo? Un sacro rito
È ver lo stringe all'Are, e il fa simile
55Quasi agli Dei, ma egl'è mortale alfine.
Le passioni non toglie il sacro ammanto.
Anzi v'ha chi con questo a render giunge
Quasi virtudi i suoi delitti, ed avvi
Più d'un fellon de' Santuarj al piede.
60Amico, io non ho pace … al Campo andiamo:
Tutto mi fa tremar.
ARSINDO
Ma qual ti punge
Cura sì grave? …
PIRRO
Ah! Polissena …
ARSINDO
E tanto
La schiava tua fra' tuoi pensieri a loco?
Tanto degna ti sembra …
PIRRO
Olà: che parli?
65Questa schiava rispetta. A lei si debbe
Qualunque omaggio, e benché vinta il collo
Pieghi al giogo d'un Greco, ella è Regina.
ARSINDO
Signore perdona al zelo mio … tant'ira,
Un sì acerbo parlar … di Polissena
70Al nome sol tu di color cangiasti
Forse …
PIRRO
Che dir vorrai?
ARSINDO
Forse il tuo cuore
Vinto da lei …
PIRRO
Sì: mio fedele, io l'amo.
Tacer nol posso … Il primo sei, che aperto
Tutto il cuor mi leggesti, e il grande arcano
75Alfin m'escì chiaro da' labbri a forza.
Dissimular non giova … io peno, amico,
Io tutto avvampo, e i lunghieri incanti
Di Polissena idolatrar m'è duopo.
ARSINDO
Oh, Ciel!
PIRRO
Stupisci?
ARSINDO
E chi stupir non debbe!
80Tu di Priamo uccisor, tu il più crudele
De' Nemici di Troja ardere al fuoco
Di Trojana beltà! … decol cotanto,
Scusami, non credei d'Achille un figlio
PIRRO
Ah! sol fugge l'amor chi non ha cuore!
85Amico, fu nella terribil notte,
In cui piacque agli Dei veder distrutta
La superba Ilion dall'Armi Greche,
Che una dolce beltà schiavo mi rese.
Col favor di Sinon le mura appena
90Varcar potei della Città superba,
Che bramoso di strage, e sciolto il freno
Al desìo di vendetta, incendio, e morte
Portai dovunque, e il fulmine di Giove
Brillar parea sulla fatal mia detra.
95Giunto alla Reggia, ove più vivo, e spesso 2
Crescea l'assalto, io di mia mano infranta
Con bipenne letal la maggior porta
Tutta al Greco furor la strada apersi
Agl'aditi reali, ed ai vestusti
100Tuttor vuoti di sangue atrii superbi.
Pianti, singulti, e feminili strida
S'udiano intorno: Ad abbracciar gl'artari
Timorosa correa la turba imbelle.
Oltre io mi spingo, ed inseguendo irato
105Polite del Re Teucro uno de' figli
L'incalzo là dove piangendo insieme
Col crin disciolto al vecchio Padre intorno
Lacrimanti di Primao eran le Figlie.
Il mio Nemico ivi disteso al suolo
110Il brando inalzo, e gli trafiggo il seno;
A vista sì feral tutto commosso
S'alza fremendo il Genitor canuto,
Ed un acciar bieco impugnando, invano
Sorto del Figlio a vendicar la morte
115Contro di me debole colpo ei vibra.
Torbido allor, e di vendetta acceso
Il Vecchio assalgo, ed efferando irato
Con la sinistra a lui la bianca chioma
La destra inalzo, e semivivo al suolo
120Fo dal corpo spiccar reciso il teschio.
D'un caro Padre il rimirar lo scempio
Gridar le Figlie … e Polissena … oh, Cielo!
Molle di pianto alla sua Madre in braccio
Pel dolor già svenuta, e quasi esangue
125Solo da me parea sperar mercede.
Languia la sventurata, e in sen piegando
Pallido il volto, e dispiegando all'aura
Dolcemente negletto il crin disciolto
Credimi … avria mosse le tigri al pianto.
130Ancor tinto di sangue il guardo volgo,
E … oh! dolce incontro! … in cotal atto oppressa
Miro giacer la bella mia Nemica.
Facilmente s'arrende un cuor commosso:
Ond'io tuttor fervido d'ira … il seno
135Tutto avvampar da nuovo fuoco intesi.
Impallidii … mancommi il piè … m'invase
Tutte le fibre, e al cuor mi scese un moto,
Che tormento non fu, ma fu piacere.
Ad amar comincia fin da quel punto,
140E a questo seno a Polissena in faccia
Contro ogni voglia mia varcar fu forza
Dallo sdegno all'amor il breve passo.
ARSINDO
Deh! reprimi, Signor, se pur ti cale
Dell'onor tuo, della tua gloria, in seno
145Reprimi alfin questo nascente affetto.
Un orribil timor mi presagisce,
Ch'ei fra non molto esser ti dee funesto.
Lascia ogni speme, e quei maucauti moti
Ond'è sospinto il giovanil tuo cuore
150Frena ora che il puoi; vince l'amor chi 'l fugge.
PIRRO
Non sperar, ch'io t'ascolti; Il Ciel in pria
L'invido Ciel sulla mia testa irato
Lanci senza pietà sue fiamme ultrici,
Ch'io spenga nel cuor mio quel puro affetto,
155Che smorzar non potrà la morte istessa.
Tu vola al Campo, e tutti i moti osserva
E di Calcante, e del maggiore Atrida …
Ah! se mai l'empio Duce a danno mio
Macchina inganni, o qualche frode ordisce
160Paventi … Il grado in lui rispetto, è vero,
Ma … mostrar gli potrei come far suole
La sue vendette un disperato amante.
ARSINDO
Dunque, Signor …
PIRRO
Cedi al mio cenno, e parti.

Arsindo s'inchina, e parte.

1.2. SCENA II

PIRRO
Posso solo una volta appien disciorre
Libero il freno alle mie pene, o Dei!

siede

hellip; Del grande Achille il Figlio
Respira in te! … Della tua Patria ancora
Sei tu la speme? … Ah! ti ravviso appena.
5Misero! ov'è quel tuo valor primiero,
Onde tenero ancor ne' tuoi verd'anni
Spingendo il piè del Padre tuo sull'orme

[p. 7]
Della gloria le vie calcasti, ardito?
Ove il rigor, che disprezzar ti fece
10Sordo d'amore alle più dolci voci
D'ogni beltade i lusinghieri inganni?
Bagnato in pria sulla marziale arena
Del bel sudor della Palestra Elea
L'onor, l'armi, il destrier fu sol tua cura,
15Ed or … torpido! … ed or schiavo infelice
Piegando il collo a una passion tiranna
Educato agl'Allori, ai Mirti aspiri? …
Ah! invan dal sen strappar vorrei quel dardo,
Che il cuor mi strazia … e che ad amar mi spinge
20Ad onta mia … quella, che odiar dovrei …
Stelle! odiar Polissena! …

pensa, poi con forza

! no … perdona
Della fierezza mia , bella mia fiamma,
Perdona in me quest'infelice avanzo.
Dell'uccisor del grande Achille, è vero,
25Tu sei germana, e il Ciel ti vuol mia schiava,
Ma in te colpa non regna … Il tuo bel cuore,
Cara, non è di crudeltà capace.
Io t'amo … io t'idolatro … e l'amor mio,
Sì quest'amor … mia speme, al suol frappoco
30Cader farà le tue catene infrante.

s'ascolta un lugubre mormorio nella tomba

a qual grido feral …

s'alza spaventato

Da quella tomba
Udir si fa! …

trema il Teatro

Tremar le piante … il suolo
Balza sotto il mio piè …

va errando atterrito per il Palco

iel! quai rimiro
Pallidi spettri, e formidabil'ombre
Errar sdegnose a quest'orrore intorno?
35Numi!

(vacilla)

il cuor mi s'agghiaccia …

il Teatro trema

Io tremo … il piede
Nega di sostenermi

(disperato)

ah! con tant'ira
Che volete da me, barbari Dei?

si getta a sedere

1.3. SCENA III

Cessa il fragore, e vedesi il gran Sacerdote Calcante venire a passo lento; Pirro l'osserva; S'alza, e dice:

PIRRO
Calcante

(andandoli incontro)

quai prodigj!
CALCANTE
Il Ciel t'elegge
Per suo vendicator; seconda, o figlio,
Col voler tuo la volontà de' Numi.
PIRRO
Ma qual'è mai la minacciata testa,
5Che vuol recisa al suo furor l'Olimpo?
Me l'addita, se il fai … Questa mia mano
Scorrer farà l'abominevol sangue
Scelto dal Cielo, e che del Dio dell'acque
Molcer debbe lo sdegno, onde propizia
10Spinga l'aura bramata i Greci legni.
CALCANTE
Frena il malcauto ardor. Spesso si rende
Del favore de' Numi un cuore indegno
Quando rapido troppo, i grandi arcani
Senza adorar, vuol penetrarne il cenno.
15Calmati, o figlio, e l'alma tua prepara
Alla grand'opra … Ella costar ti debbe.
PIRRO
Ah! ciò, Signor, ch'ho di più sacro al Mondo
Ceder pronto agli Dei dolce mi fia,
Se il ceder debbo. Una virtù severa
20Ad opra tal mi servirà di scorta.
So quanto fe per sua Patria un giorno
Dell'Eubea sull'arene il maggior Duce.
In valor non è solo, e in queste vene
Scorre limpido ancor d'Achille il sangue.
25Ma il credesti? … a questo cupo in mezzo
Orror di morte, onde vien sparso ovunque
Questo sacro recinto, all'aura sorse
Mesto un grido feral da quella tomba.
Che mai sarà! …
CALCANTE
Del Padre tuo la voce,
30Figlio, sortir da questi marmi udisti.
PIRRO
E che brama da me?
CALCANTE
Chiede vendetta.
Sai, che per man del rapitore infame,
Che contro l'Asia il fulmin Greco accese
Cadde, ha non molto, che non valor, non forza
35A sì valido Eroe tolse la vita.
Ei tradito spirò.
PIRRO
Ciel! che mi narri!
CALCANTE
Quest'orribil segreto, è ver, coperse
Con le tenebre sue finor l'oblìo;
E ver, ch'io tacqui, e che soltanto Achille
40Fe i suoi gemiti udir da quell'orrore
Ombra sdegnosa invendicata ancora.
Principe … Figlio, alla tua man s'aspetta
Il compir la grand'opra.

va alla tomba, e ne estrae un pugnale

Ecco l'acciaro,

[p. 10]
L'indegno acciar, che penetrò le vie
45Del cuore augusto al Padre tuo tradito.
PIRRO
Stelle! … che sento … in rimirar quel ferro
Tutte m'arde le fibre un fuoco ignoto.
Porgi …

volendo impaziente il pugnale

CALCANTE
Ascoltami in pria. Giurar tu devi
Su quest'acciaro a tutti i Numi in faccia
50Di vendicar del Padre tuo la morte.
PIRRO
Che? … dubitar della mia fe potresti?
CALCANTE
No; ma voglion gli Dei, che all'opra astringa
La tua virtude indissolubil nodo.
PIRRO
Ebben …

(risoluto)

Ma oh Numi!

s'arresta

in appressarmi io provo
55Un non so che, che mi tormenta il cuore.
Signor …

(esitando)

Che fo? …

a parte

giurar vorrei …

(alto)

pur sento …
CALCANTE
Eh! l'Uomo estingui, e in te l'Eroe ravviva.
Forse di contentar l'ombra sdegnata
Paventi di colui, che ti diè vita?

(vanno alla tomba)

60Vieni. Eseguisci il giuramento.
PIRRO
Quale,
Qual mai terrore ad esitar m'induce!

a par.

Si giuri.

alto

CALCANTE
Ecco l'acciar.

Pirro prende il ferro

PIRRO
Macchiar prometto
Questo perfido ferro entro le vene
A quei, che il Ciel per olocausto elegge …
65E su quest'urna a tutti i Numi giuro.
CALCANTE
Degno figlio d'Achille! Il tuo deponi
Innocente pugnale, e quello stringi.

accennando quello estratto dall'urna. Pirro gli dà il proprio

Quello ferir dee l'olocausto … e questo
Finché l'opra fatal non sia compiuta
70Restar dovrà dal fianco tuo lontano
Nel cupo orror di questa tomba ascoso.

ve lo ripone

Intanto, o Figlio, il braccio tuo prepara
A lacerar quell'ostinato laccio,
Che per opra de' Numi al Teucro lido
75Tien ferme ancor le vincitrici antenne.
Ma pria volgiti al Ciel; la tua virtude
È grande, il so; Pur senza lui languisce.
E folle è ben quei, che di troppo altero
Arbitro de' suoi voti il Ciel non brama.
PIRRO
80 Tutto farò … la vittima infelice,
Che il Cielo elegge a massacrar m'accingo,
È già pronto il mio cuor - pur sulla scelta
Tremo, Signor …
CALCANTE
Trema, ma sul delitto.
85Non paventar. Lascia, che il Ciel tu guidi
Al sacrifizio, e ch'ei ti regga il braccio.
S'appressa alcuno …
PIRRO
Arsindo! che mai reca!

1.4. SCENA IV

Calcante, Pirro, Arsindo frettoloso.

ARSINDO
Corri, Signor.

(a Pirro)

Tutto è in tumulto il Campo.
Agamennone freme: Egli solleva
La Plebe sediziosa. A lei fu noto
Il novel sacrifizio, e ciascun teme,
5Onde i Numi placar, della sua vita.

[p. 12]
Si minaccia Calcante, e te con lui.
Mormora ognun, che ingannatori entrambi
Per saziar la vostr'ira, e un fin privato
Dello sdegno del Ciel la falsa voce
10Spargete ad arte, e che tuttor si vuole
Far di sangue innocente il suol vermiglio.
S'oppone invan de' fidi tuoi lo stuolo:
Vola la Plebe alle tue tende, e i gridi
Del Popol folle han preceduto il giorno.
CALCANTE
15 Al riparo si corra - Empj! a quel segno
Giunger non puote un temerario ardire?
Pirro, renditi al Campo, ed io del Cielo
Implorato il favor, su' passi tuoi
Pronto verrò. Vedrem se questi alteri
20Osan far fronte a un Sacerdote ancora.
Già gl'Atridi conosco, e i lor disegni …
Ma …
PIRRO
Ti calma, ch'io pronto a tanto sdegno
Volo ad impor qualche riparo almeno.
E se mai furibonda, il che non credo,
25Spinger contra di te la cieca Turba
Volesse il suo furor … pria, tel prometto,
Marciar dovrà su questo corpo esangue.

via

1.5. SCENA V

Calcante, Arsindo.

ARSINDO
Da quell'ira che speri?
CALCANTE
Ogni soccorso.
ARSINDO
Ma il suo fatal amor …
CALCANTE
Soffri, che tutta

[p. 13]
Spero sanar di quel gran cuor la piaga.
Di già l'ostia a svenar su questa tomba
5L'astringe al mio voler sacra promessa.
Polissena è la vittima … il suo sangue
L'Oracolo richiede; Ei sarà sparso.
ARSINDO
Ah! di Pirro pavento.
CALCANTE
Anch'io conosco,
E con dolor, se confessar il deggio,
10L'indiscreto calor de' suoi trasporti.
Vedo le fiamme ree de' sensi suoi;
E il torrente fuocoso, a cui far sponda
Procuro ognor, troppo sovente, è vero,
Da me lo svelle, e troppo lungi il porta.
15Violento non men, che grande è nato:
Tenero, ma furioso, egli è capace
D'un gran delitto ancor. Del nobil sangue
Che lo formò tutto l'ardor m'è noto.
Ogni passione in lui furor diventa,
20Ma nutre ancor mille virtù, che appieno
Compensar tutti ponno i vizj suoi.
Di strapparli dal cor sperar mi giova
Quest'affetto funesto. Or tu frattanto
Vola al suo fianco, e di sedar procura
25Insiem con lui la sollevata Plebe.
ARSINDO
M'è legge il cenno. Ad ubbidirti io corro.

1.6. SCENA VI

CALCANTE
Voi, che il cuor mi vedete, amici Numi,
Deh! secondate il mio desir. Ritorni

[p. 14]
Alle vie di virtù quel cuor sedotto,
Questo giovine Eroe, che alla mia cura
5Lasciò morendo un virtuoso Padre.
E tu Ombra sacra, che sdegnosa ancora
Forse d'intorno a me t'aggiri, calma
I tuoi singulti, e di vendetta in segno
Di quel sangue fatal, che tu richiedi
10Sparso il cenere tuo vedrai frappoco.
Fine dell'Atto I.

2. ATTO SECONDO

2.1. SCENA I


[p. 15]

Polidoro entra smarrito.

POLIDORO
Stelle! ove son! … dove le piante aggiro
Vil rifiuto dell'onde in questi lidi!
In quai climi m'ha spinto egro, e languente
L'implacabil destin, che ognor m'insiegue!
5Tutto l'onda mi tolse, e non mi resta,
Che un mal fermo tuttor soffio di vita
Da questo corpo ad esalar già pronto.
Barbari Dei! … perché fra i gorghi immensi
D'un torbido Ocean non seppellirmi,
10O non darmi per vinto al Trace infido?
Dalle barbare mani io fuggo appena
Del crudel Polimnestore, e sull'onde
Cerco in preda al dolor miglior destino,
Che fra l'ira de' venti, e a' lampi in mezzo
15Parto fatal d'un irritato Cielo
Semivivo mi getta, e quasi esangue
Il furor di Nettuno in queste arene.
Ciel! non vedo che orror … Di questa tomba
Il sacro aspetto … Il mormorio dolente
20Delle fronde agitate … e quest'erranti
Pallid'ombre di morte … Ah! tutto accresce
Di questo seno il turbamento interno.
Là le tende d'un Campo.

voltandosi a sinistra, indi alla parte opposta

e quà rimiro
Preda d'avide fiamme, e sparsa intorno
25
[p. 16]
D'ossa insepolte, e di recisi teschj
Fumar per anco una Città distrutta.
Numi! sarebber mai le patrie mura
Quelle, che vedi, Polidoro? … Io tremo,
E un segreto terror mi dice all'alma,
30Che Troja è quella, e che fumanti io miro
Dell'antica Ilion gl'ultimi avanzi.
Andiam …

(s'incammina)

Ma vengon quà due Schiave.

(si ferma)

Il cuore
Agitato mi sento al loro aspetto.
Di quì si fugga, e chi mai son m'ascolti.

si ritira fra gl'alberi

2.2. SCENA II

Polissena, Erope, ambe in catene. Polissena mostra essere in grande agitazione; dopo aver fatti alcuni passi le mancan le forze; s'appogga ad Erope dicendo:

POLISSENA
Sostienmi, amica …
EROPE
I spirti tuoi ravviva;
Sorgi: Non vacillar; Del Ciel irato
Con me t'attingi a sopportar lo sdegno.

la conduce sul Proscenio

POLISSENA
Ove mai mi conduci? - Ah! m'abbandona
5Erope, al duol, che mi soverchia il seno

siede

Oh! tristezza fatale! - Eterni Dei,
Di cui tremando l'assistenza imploro,
In provandola ognor deh! vi degnate
Di sostener la mia costanza almeno.
10Disvelatemi alfin l'orror del sogno,

[p. 17]
Che ogni pace ritolse ai sensi miei …
Ditemi almen se questi orrendi spettri
Son del vostro furor gl'infausti annunzj!
EROPE
Fremer mi fai. -Da quai tartaree larce
15Spaventata tuttor veder ti deggio!
Sempre in odio a te stessa, e in preda a mille
Contrarj affetti ora di pianto aspergi
Con trasporto di duol questa mia destra,
Ed or fuor di te, te stessa odiando
20Dell'afflitto mio sen fuggi gli amplessi.
Perché, da un tetro orror colpita ognora,
Offusca i lumi tuoi nube di pianto?
POLISSENA
E tu … Amica tu stessa in questo stato
Del pianto mio chieder mi puoi ragione!
25Ah! perché tra le fiamme, onde avvampate
Caddero al suolo queste paterne Mura
Involta, ed arsa io stessa ad accoppiarmi
Gir non potei ne' Regni della Morte
Senza catene a' miei grand'Avi al fianco?
30Perché al ferro nemico il collo esposto,
Polissena, ancor tu di pianto asperta
Del Padre tuo sul sanguinoso corpo
Non cadesti trafitta, onde spirando
Col sangue suo della Patria sua oppressa
35Smorzar gl'incendj in qualche parte almeno?
O Numi! …

piange

EROPE
A che tuttor de' nostri mali
Rinnovellar la rimembranza amara?
So quanto il Ciel penar ci fece, e quanto
40Or fra i Nemici a sopportar ci resta.
Sento, Amica, sì sento (e di te al pari)
Delle nostre sventure il fatal peso.

[p. 18]
Ma perché mai rimproverarne i Numi!
E perché lor rinfacciar tuttora
45Quella giusta pietà, che i giorni nostri
Sempre difese? … ah! paventiam, che alfine
Questa loro bontà mal corrisposta
De' pianti tuoi non si ritrovi offesa.
POLISSENA
Ah! chi pianger dovrà, se creder puoi
50Tu stessa, Amica, in me delitto il pianto!
In mezzo al mio dolor che mai mi lascia
L'invido Ciel

(con disperazione)

se il lacrimar mi toglie!
Ecuba geme di catene avvinta
Lungi da me, né mi concede almeno
55Per estrema mia doglia il fato avverso
Qualche sollievo ne' materni amplessi.
A quali eterne smanie essere io sembro
Lasciata in preda! … ognun morta mi brama!
Dunque, o Destin, che per soffrir non nacqui?
60Ognor vedrò questa mia destra oppressa
Sotto il peso de' ferri … e sempre in faccia
All'Uccisor del Padre mio condurre
Dovrò questa mia vita! Ah! Pirro! - (Oh! nome
Per me caro, e funesto a un tempo istesso!)
65Tu sei …

(vivamente)

Ciel! che dirò!

riprendendosi a parte

Barbari affetti! …
Sventurato mio cuor! -

alto con vivacità s'alza

Tutto ho perduto.
EROPE
Che? tu non conti più sul tuo Germano,
Su Polidoro? ed obliar potesti
Questo raggio di speme ancor non spento?
POLISSENA
70 Vana speranza! - la sua morte è certa;
E un sogno ancora agli occhi miei presente …
EROPE
Sulla mal certa fe perché turbarti
D'una larva notturna? Una Germana?
Del grande Ettore dovrà temer d'un sogno?
POLISSENA
75 Volesse il Ciel, che invan tremassi! Ha sempre
Tutto a temer degl'infelici il cuore.
Ecuba allor, che per comun rovina
Paride sventurato al giorno dette
Un sogno fu, se tel rammenti, un sogno
80Fu di nostre sventure il nunzio infausto.
Del pari un sogno i sensi suoi coperse
D'un orribil terror; mentre al suo letto
Fremer d'intorno, ed agitar si vide
La terribil Megera ultrice fiamma.
85Ella le presagì, Madre infelice!
Che il Figlio suo della sua Patria un giorno
Lo sventurato distruttor sarebbe.
EROPE
Qual fantasma in quest'oggi, o qual sinistro
Crudel presagio inorridir ti fece?
90Di narrarmelo ardisci; Il cuor solleva,
Il racconto d'un mal ben spesso il tempra.
POLISSENA
Qual orror! - qual spavento! - Io sola errava
In questi a morte sacri orrendi asili,
E fra i cupi silenzj, e l'orror tetro
95Di queste antiche selve irresoluto
S'aggirava il mio piè da taciturne
Tenebre spaventose intorno cinto.
Dal mesto sen di queste auguste tombe
Delle vindici Dee fatal soggiorno
100Furibondi sortir gemiti udia,
Ed attonite in mezzo gelid'urne erravan bieche

[p. 20]
Mille fra lor distinte ombre di morte,
Mentre lungi s'udian gl'antri selvaggi
A rimbombar d'un lamentevol'eco.
105Quando, oh! … vista feral! - pallido in viso
Tinto di sangue, e lacerato il crine
Sconosciuto Garzon giacer sul suolo
Da un acciaro trafitto io vedo … e sento
Dirmi dal cuor, che Polidoro è quegli.
110Corro - ma, oh Ciel! … da quella tomba istessa
Ove il torbido Achille estinto giace
Fra un turbine di fuoco, al mal distinto
Cupo chiaror d'una sanguigna torcia
Lacerate le vesti, e il crin coperto
115Di cenere freddo … a me si lancia irato
Tutto asperso di sangue orrido spettro.
Vendetta ei grida - ed al mio cuor lanciando
Di fameliche fiamma orribil gruppo
Del mio German corre sul corpo esangue,
120E sbranandoli il sen … Ciel! - che mai vidi!
Il cuor gl'estrae - me lo presenta … e in mille
Parti già lacerato al suol lo getta.
Raccor volea gli sventurati avanzi
Scampati al suo furor - quando impugnato
125Un acciaro sanguigno a Pirro il porge;
Trema il mesto Garzon … ma l'ombra irata
Avida di vendetta ebra gli sforza
La man tremante a trapassarmi il fianco.
Vibrasi il colpo … e io già stesa a terra
130Spirar parea - mentre saziato alfine
Nell'orror della tomba il passo volto
Fuggì lo Spettro; Alla sua fuga il Cielo
Fremé coi lampi, e mormorò l'Averno.
EROPE
Principessa, dal sen discaccia omai
135Questi torbidi oggetti, e alfin riprendi
De' sensi tuoi la già perduta calma.
Tutto, lo so, contro di noi congiura;
Tutto estinte ci vuol … ma contro il Fato
Cosa giova l'opporsi? È la costanza,
140Tu il sai, degl'infelici il solo appoiggio.
Polissena t'acquieta … ancor fra tante
Perdite nostre, in mezzo al fatal lutto,
Che ci circonda, allor che vivo in petto
Contro il nostro Nemico odio serbiamo
145Tutto no, non perdemmo … assai ci resta.

via.

2.3. SCENA III

Polissena, indi Polidoro.

POLISSENA
Nemico Ciel! che più sperar degg'io?
L'unico mio conforto, il solo appoggio
Della costanza mia da me s'invola …
Polidoro spirò …

(egli comparisce)

Ma chi s'appressa?
5Uno Stranier! - Numi … in mirarlo solo
Straziar mi sento in mille parti il cuore.
POLIDORO
Fingiam.

(a parte, indi alto)

Tu chiunque sei Diva, o mortale,
Cui di catene ingiustamente oppressa
Tien barbaro poter … que' tuoi bei lumi
10Verso un misero cuor volger ti degna.
Questa Terra m'è ignota, e tu rimiri
Un Giovine infelice all'onde in preda
Lungamente sbalzato, e salvo appena

[p. 22]
Di', qual lido è mai questo, e quì chi regna?
POLISSENA
15Qual dolce suon …

(tutto a parte)

qual voce … Il sangue mio
Agitato entro il sen posa non trova.
POLIDORO
Come! … e vorrai …
POLISSENA
Nel rimirarti io sento,
Giovine sventurato, il cuor commosso.
Sappi …
POLIDORO
Ti calma; Un grato cuor compiange
20A fronte dell'altrui le sue sventure:
Moti son di pietà quei, che provasti.
Ma dimmi: ove siam noi?
POLISSENA
Quelle, che vedi
Giacer colà rovine ancor fumanti
Troja un dì fur, quella Città superba,
25Che dettò le sue leggi all'Asia intiera.
Queste a sinistra man le Tende sono
De' Distruttori suoi … dell'Armi Greche.
POLIDORO
Donna, che ascolto! … o dolorosa vista!
Quell'è l'alta Ilion - quelle mura
30De' Pergami superbi? - Ah! tutto in duolo
A sì truce veduta il cuor si strugge.
POLISSENA
Stranier, tu il primo sei, cui sparger vedo
Lacrime di dolor sulla mia Patria.
Forse …
POLIDORO
E Priamo che fa?
POLISSENA
Stranier, che dici?
35Ah! … Priamo! … oh! rimembranza! e tu che sai
Ch'è fra quei sassi il Padre mio sepolto?
Ch'ei spirò … ch'ei lasciommi …

piange

POLIDORO

a parte

Oh! colpo atroce!

alto

Che? … Priamo è morto! … ah! Polissena! …

[con trasporto]

Io manco.

s'appoggia ad un alb.

POLISSENA
Stranier!

(sorpresa)

tu piangi! … tu mi chiami a nome!
40Forse da Polidoro … Di'! … vedesti
Il mio German … respira ancor?

con impazien.

POLIDORO
Sì, vive.
Ma, oh Dei! …
POLISSENA
Che? - tu il conosci? - ei vive ancora!
POLIDORO
Sì - Ma sol per finir le sue sventure.
POLISSENA
45 Parla … Dov'è? - le pene mie compisci …
POLIDORO
Come! - ignorar tu puoi …
POLISSENA
Pianger ti vedo …
Ah! chiunque tu sei parla, o m'uccidi.
POLIDORO
I miei singulti … il pianto mio … non fanno
Che scuoprirmi pur troppo.
POLISSENA
Qual sospetto
50Nell'afflitto mio sen nasce improvviso!
Il suo volto … i suoi tratti … un grido interno …
Possibil sia! - Stranier ti svela …
POLIDORO

[si getta fra le di lei braccia]

Ebbene,
A questo pianto il tuo German conosci.
POLISSENA
Mio German …

l'abbraccia con trasporto piangendo

POLIDORO
Polissena …
POLISSENA
Oh! lieto giorno …
55Oh! contentezza! - In abbracciarti … io sento
L'anima errar su' labbri miei tremanti.
POLIDORO
Stelle! qul ti ritrovo! …
POLISSENA
Il Ciel mi rende
Tutto ciò che perdei, caro, in te solo.
Tu in me di nuovo ogni speranza accendi,
60E di nulla pavento allor che i Numi
Libero alfin mi t'hanno reso in braccio.
POLIDORO
Ma fra tanti Nemici …
POLISSENA
Il ciglio astergi.
Ti consola; tu sei per anco ignoto.
Guardati di scuoprirti, e tanto spera;
65Fai però ch'io sappi qual sorte amica
Te dalla Tracia in questi Lidi ha spinto.
POLIDORO
Sai, che me pargoletto ancor mal fermo
E insiem con me tesori immensi un giorno
Mandò Priamo infelice al re de' Traci
70Onde del Figlio suo cura egl'avesse,
Ed ascosi ad ogn'uopo i suoi tesori
Fosser da lui; Mentre temendo avversi
Contro Ilion gli Dei celare ei volle
Me con pegno sì opimo al Greco avaro.
75Già contento io vivea sicuro in braccio
Del crudel Polimnestore, e lontano
Dal paventar da lui frode, od insulto;
Quando all'orecchie sue giunto per fama
Delle nostre sventure il fatal grido,
80Calpestando ogni fe, l'armi rivolse
L'empio in favor del vincitore Argivo.
Né quì per anco il furor suo fu sazio,
Che avido del tesor, la morte mia
Ordina il disumano - E che non puoi
85In uman petto avidità dell'oro?
Io già fra il pianto una sicura morte
Attendea, di catene intorno avvinto,
Quando una man fedel tra l'ombre amiche
D'oscurissima notte i lacci miei
90Propizia infranse, e sovra un legno in Porto
Cauta lasciò questa mia vita in salvo.
Ove drizzasse il coro suo la Nave,

[p. 25]
Che a morte m'involò non saprei dirti,
Che lacrimando, e dal dolore oppresso
95Risvegliato non fui dal mio letargo
Finché al fragor de' tuoni … al muggir bieco
Dell'onde insane in mezzo al Mar mi vidi
D'ogni forza già privo, e quasi esangue.
Molto su i flutti errai, molto soffersi,
100E stanche alfin di tormentarmi l'onde
Mi gettai semivivo in questi scogli.
POLISSENA
Lode agli Dei! - Da quel fatal periglio
Scampato omai stringer ti posso al seno!
Or che ti trovo, alleggerita in parte
105Sopra di me l'orrida man mi sembra,
Che spietata tuttora il cuor m'oppresse;
E già spero … ma a noi quale improvviso
Strepito giunse! …

(guarda la scena)

Altrove fuggi …

(con impazienza)

e cela
I passi tuoi … Ciel! …

(guarda di nuovo)

se mai Pirro fosse …
110Se i suoi cupi sospetti … ah! va …
POLIDORO
Non deggio
Te abbandonar … fra le tue braccia almeno
Bramo …

vuol por mano al pugnale

POLISSENA
Crudel, vuoi la mia morte?
POLIDORO

partendo alla parte opposta alle Tende Greche

Io cedo.

2.4. SCENA IV


[p. 26]

Polissena, Pirro con Guardie. Egli è già entrato qualche momento avanti, ed ha fissato gl'occhi attentamente sopra Polidoro. S'è alquanto turbato, ma rassicurandosi si calma, ed inoltrato dice alle Guardie.

PIRRO
Voi quì pronti attendete ogni mio cenno.

le Guardie si dispongono nel fondo del Teatro

POLISSENA
Che mai vorrà?

a parte mentre Pirro s'avanza lentamente sul Proscenio sempre guardando dov'è partito Polidoro

forse ha scoperto … io tremo.
PIRRO
Polissena.
POLISSENA
Signor …

con timore

PIRRO
Conosco omai
Quanto mal si conviene alla sua destra
5Di que' ferri umiliati il duro peso,
E mi rendono i Numi assai felice
Onde pronto involarti a tal rossore.
POLISSENA
Respiro …

(a parte, indi alto)

0h! mio Signor … lascia, ch'a' piedi …

vuol inginocch.

PIRRO
Sorgi. Che fai? …

sollevandola

Compagni, olà, si tolga
10Questo barbaro impaccio a quella destra.

le son tolte le catene

Che ciascun si ritiri.

le Guardie partono

POLISSENA

a parte

O amabil cuore!
PIRRO
Principessa, se il ciel maggior m'aprisse
Strada ond'esserti grato, in favor tuo

[p. 27]
Godrei di tributar la vita istessa,
15Ma forte s'oppone, e bieco ognuno
Veglia tuttor sopra i miei passi attento.
Più d'un Greco m'aborre, e il maggior Duce
Agamennone ancor non tutta spenta
Quella face crudel d'invidia, e sdegno,
20Che agl'Eacidi a fronte il cuor mai sempre
Gl'accese, a danno mio l'intiero Campo
Molto non ha, che ad allamar s'accinse.
Pur per quanto il mio grado, e la mia destra
Oprar potrai, mi scorgerai, tel giuro,
25Del Mondo ad onta a sollevarti intento.
Or quei lacci non solo ond'eri avvinta
Franger m'è grato, ma disciolta ancora
Da ogn'altra servitude, ed a tuo senno
Di te stessa signora io ti rilascio.
30Fin da quest'ora ad ogni dritto io cedo,
Che sopra te poté donarmi il Fato;
Libera in fin sei in quanto brami, e forse
Di me stesso più ancor libera assai.

con passione

POLISSENA
Modera del tuo cuor tanta bontade,
35Di cui m'opprime il generoso eccesso.
Ah! Signor … l'onorar la mia sventura
Con sì nobile pensier, credimi, è un troppo
Quest'alma assoggettar più che non pensi
A quel giogo fatal, da cui mi sciogli.
PIRRO
40

con amarezza

Altri però su' passi miei vorrebbe
Grato a te dimostrarsi, e se nol sai,
Le tue bellezze il maggior Duce adora.
POLISSENA
Chi? … me, Signor …
PIRRO
Tutto scopersi. Invano
45
[p. 28]
Agamennone tenta agl'occhi miei,
Cauto celar la sua nascente fiamma.
Egli t'ama, egli avvampa, e ad onta sua
Aperto il cuor ciascun gli legge in volto.
Egli macchina forse a' suoi desiri
50Te involare al mio braccio, ed al suo carro,
Che una pronta vittoria a lui prepara
Alle patrie Città condurti avvinta.
Ma non temer; finché per queste vene
Aggirarsi potrà stilla di sangue
55De' tuoi diritti, e di te stessa insieme
Ognor m'avrai vendicator costante.
Assai pagò la meritata pena
Ilio superba, e di vendetta assai
Il barbaro piacer saziar poteo
60Tra le fiamme di Troja il furor Greco.
Assai fumar fe queste rive un giorno
Quel sangue onde nascesti, e in lui smorzato
Tutto esser dee quell'ostinato sdegno,
Che la Grecia allarmò. Finch'io respiri
65Tu libera sarai. Dolce m'è troppo
Quest'avanzo di vita allor, che tutto
Prodigarlo poss'io per gl'infelici,
E se posso impedir, che la sua destra
Al par del cuor schiava non sia ridotta
70D'un amante non già, ma d'un Tiranno.
POLISSENA
Soprafatta, Signor, da ciò che ascolto
Temo a ragion, che non m'inganni un sogno.
Stelle! - creder potrò simil sdegno!
Quel fausto Dio nel tuo gran sen l'infuse?
75Quanto a ragion del nome tuo la Terra
È piena, e quanto il ver la fama vince!

[p. 29]
Tu in mio favor voler piegar te stesso?
Tu d'una Schiava tua prender tal cura!
Prence, e non era il non odiarmi assai?
80Non bastava per me l'esser tu privo
Di quel rancor …
PIRRO
Io, Principessa, odiarti?
Con qualunque color la mia fierezza
Si sia dipinta, creder puoi, che un mostro
Data ne' fianchi suoi m'abbia la vita?
85Quai selvaggi costumi, o qual fatale
Odio, che ardesse in questo cuor, potrebbe
Il tuo volto in mirar non esser spento?
Ciascun t'adora - ed io avrei
Resister solo al seduttor incanto …

con traspor.

POLISSENA
90 Come! … Signor …
PIRRO
Dissimular non giova;
Già troppo avanti l'amor mio mi spinse:
Vedo, che la ragion cede alla forza.
Da poiché cominciò questo mio labbro
Ad accusarmi … non proseguir conviene.
95Tutto aprirmi m'è d'uopo il gran segreto,
Che più a lungo il mio cuor celar non puote.
Tu al piè ti vedi un deplorabil Prence
Memorabile esempio agl'altri amanti
D'un temerario orgoglio. Io, che tuttora
100Senza mai paventar d'amor gl'inganni
Le catene insultai de' schiavi suoi,
Che i naufragj dell'Uom tuttor piangendo
Le tempeste credei veder dal lido,
Adesso io pur dal comun laccio avvinto
105Da quel fuoco crudel, o Principessa,
Sempre portar lungi da me mi sento!

[p. 30]
La mia fierezza un sol momento a vinta,
E quest'anima un dì così superba
Mesta si vede in servitù ridotta.
110Da che ti vidi, disperato, afflitto,
Vergognoso, piangente, e meco ognora
Trasportando dovunque il fatal dardo
Fitto nel cuor, da cui straziar mi sento
Contro me, contro te mi provo invano.
115Io t'evito presente, indi lontana
Ti trovo ovunque, e la tua bella imago
Fra gli sdegni, e fra l'armi ognor mi siegue.
Del dì la luce, e il cupo orror notturno
Tutto - sì tutto agl'occhi miei presenta
120Il volto … oh! Dio! … ch'evitar tento indarno.
Per frutto alfin della mia folle asprezza
Fra i miei singulti, ed il continuo pianto
me cerco in me, né ritrovar mi posso.
Il mio scudo, la spada, il cocchio mio
125Ah! tutto m'importuna, e già sen langue
In questo cuor la mia virtude oppressa.
I miei soli lamenti … i pianti miei
Fan risuonar queste spelonche, e oziosi
La mia voce obliaro i miei destrieri.
130Ah! Principessa, il barbaro racconto
D'un amor sì selvaggio ha in te potuto
Rossor destar d'una sì rozza preda,
E di sì inculto amor forse t'offendi.
Ma non spregiar, mia Principessa, un fuoco
135Per te già concepito, e che nascoso
Senza di te forse tuttor saria.
POLISSENA
Ah! di troppo, Signore, il mio destino
Questo tuo fioco onora, e troppo indegna

[p. 31]
Mi vogliono gli Dei de' tuoi pensieri.
140Or che Regno, e sostanze il Ciel mi tolse,
Or, che costretta a mendicar piangendo
Quest'aure, che respiro, il cuor potrei,
Principe, aprire a un disuguale ardore?
Ma qual tempo, Signor, per far palese
145Ciò, ch'esser puote ad amendue funesto!
Né ti sovvien chi mi dié vita, e quale
È la mia sorte? - In cenere distrutta
Sotto degl'occhi miei la Patria io veggio;
Opera di tua man son le ruine,
150Che la tengono oppressa, e la tua destra
Fuma ancor del mio sangue … Il Padre mio
Priamo infelice i lumi al giorno chiuse
Sotto i tuoi colpi. I miei Germani, e tutti
I fidi miei del furor tuo fur preda.
155Tutto mieté la Greca Spada; il fuoco
Tutto distrusse, e suo malgrado il suolo
De' Nepoti di Teucro il sangue bevve.
PIRRO
Ah! furor ch'io detesto!
POLISSENA
E poi qual speme,
Signor, fomenti? Il Greco Campo intiero
160Bieco mi guarda, e forse brama estinto
Degl'Avi miei questo rampollo ancora.
Tutto, Prence infelice, ardir ti vieta
Per questa schiava tua, Signor, si teme,

d'un tuono toccante

Che del cuor mio le temerarie fiamme
165Non riaccendano un dì de' miei Germani
A una pronta vendetta il cener freddo.
E quanto a me, non sperar, che questo
Misero cuor d'un reo destin bersaglio,

[p. 32]
Che sol si pasce d'amarezza, e pianto
170L'amor conosca, e i suoi folli dolori?
D'un vinto Re Figlia meschina, e sola
Alla strage scampata altro non posso,
Che piangere il mio Fato, e sulla Tomba
Sparger mesta de' miei lacrime amare.
PIRRO
175 Tutto creder mi giova, ed il tuo pianto
Delle sventure tue figlio esser debbe.
Ma … scusa, o Principessa, in un amante
Un sospetto, che assai forse t'offende …
Se mai per Agamennone.
POLISSENA
Che dici?
180Agamennone! - o Dei! - Prence, che ascolto!
E non è assai, che questo dì funesto
Crudel m'involi a tutto ciò, che adoro,
E che del mio dover schiava infelice
Sottomessa mi veda ad un pianto eterno?
185Dunque or s'aggiunge al mio dolor l'oltraggio
E all'amor d'Agamennone il mio pianto
S'osa imputare, e l'odio mio malgrado
Da te si vuol, che a questi lumi ei piaccia?
Perdonare ad ogn'altro un tal sospetto
190Avrei potuto, e con lui tale offesa …
Ma tu, Signor … ma tu così mi tratti?
PIRRO
Principessa, perdona ad un amante,
Che nell'amor si perde, e che egli stesso
Da un barbaro dovere astretto ognora
195Imminente si vede a perder tutto …
Eppur non osa vendicarsi - Il cuore
Sospettoso però …
POLISSENA
Signor, tu cerchi
A tormentarti - Ah! deploriam piuttosto

[p. 33]
Amendue, caro Prence, i nostri affanni …

con trasporto

PIRRO
200 Che? … Principessa … ed io sperar potrei! …
Deh! parla almen …
POLISSENA
Troppo ti dissi - Il labbro
Ad onta mia …

(riprendendosi)

Ma per pietà rispetta,
Signor, un'infelice; Il mio ti muova
Misero pianto - e non voler, tel chiedo,
205Affligger più questo mio cuor …

con tristezza amorosa

t'invola …
Fuggimi …

con forza

PIRRO
O Ciel! - Dunque così m'aborri,
Che odiosa t'è la mia presenza istessa?
Crudele! …
POLISSENA
E creder puoi! …

(con vivacità)

sappi … che in seno …
Ove sono! - Che parlo! -

(con trasporto)

Ah! Prence …
PIRRO
Ingrata
210Almen compisci, o mi dividi il cuore.
POLISSENA
A che giova, Signor …
PIRRO
Parla …
POLISSENA
Non deggio.
PIRRO
Barbara! …
POLISSENA
Taci … se il mio cuor vedessi! …

con tenerezza

Basta …

(riprendendosi)

lasciami in pace …
PIRRO

risoluto

Invan lo speri;
215Finché non sia il mio destin deciso
Ad onta tua …
POLISSENA
Ma qual piacer spietato

[p. 34]
È il tuo, Signor, di rimirarmi afflitta?
Sappi alfin … Ciel m'assisti! …

a parte indi alto

Ah! se dipende
La tua felicità dalla mia fiamma …
220Signor - non paventare vivi pur quieto …
Fortunato tu sei più che non credi;

con trasporto

Che dissi! …

a parte

PIRRO
Ah! Polissena! - Ah! qual contento
Tutto il seno m'inonda, e il cuor m'opprime!
Principessa … ed è ver? - m'invola i detti
225Il piacere improvviso - Il cuor non regge …
E un torrente di fuoco in faccia tua
Lungi da me la mia anima trasporta.
POLISSENA
Fuggi … Signor …

(con tristezza).

lasciami in preda al mio
Dolor funesto, e non voler, ten prego,
230Prence, esultar del tuo trionfo.
PIRRO
Io parto,
Io m'involo, Idol mio, ma per dar calma
Da te lontano a' sensi miei, che tutti
Dolcemente turbaro i detti tuoi.
Addio … ma di', sarà poi ver …
POLISSENA
235 Che temi?
PIRRO
Se ingannato da te … ma no - perdona:
È d'inganno incapace un sì bel labbro.

via

2.5. SCENA V

POLISSENA
Vincesti, empio, vincesti - Ah! se celata
Avessi almen la debolezza mia

[p. 35]
Un conforto di più trovar potrei
Fra tante pene. Incauto labbro! e quando
5I segreti del cuor celar saprai?
Ma che vaneggio! ah! quando in seno scorre
Quel veleno crudel, che amor si chiama
Invan si cela: Egli ogni via ritrova
Per palesarsi, e troppo stretto è il nodo,
10Che fra la lingua, e il cuor pose natura.

Fine dell'Atto Secondo.

3. ATTO TERZO

3.1. SCENA I


[p. 36]

Calcante, Arsindo.

ARSINDO
Tutto è in calma, Signor; l'intiero Campo
Pirro sedò: Tace l'orribil grido
Dell'altera discordia, e insiem con lei
Cadde represso il suo german furore.
5Ma quando altrui pace consiglia, molce
L'alme superbe quest'Eroe, lui stesso
Frenar non può quella continua guerra,
Che la mente gli turba, e il cuor gl'opprime.
CALCANTE
Che mi racconti!
ARSINDO
Il ver ti narro; È giunto
10A tal segno l'ardor nel sen di Pirro,
Che obliando se stesso, e il grado suo
Di propria man la Schiava sua disciolse.
Signor, tel dissi: Invano estinguer tenti
In quel cuor tempestoso un grande affetto.
15Ei troppo avvampa, e la ragione in lui
Da una forza maggior vinta già langue.
CALCANTE
Gioventù sconsigliata! a quai tempeste
Sempre in braccio non è dell'uom la vita!
Amico, ebbene, se ogni consiglio è vano
20Per ricondur quell'offuscato seno
Al camin di virtude, e il cuoor sanarli
Dalla barbara piaga, abbiam ricorso
Ad altre vie: D'arte v'ha d'uopo e spero
Con l'istesse armi sue vincer quel petto.
ARSINDO
25 E per qual via?
CALCANTE
Molto non ha che in questi
Del nemico Sigèo barbari scogli
Dal tempestoso Mar scampato appena
Un Guerrier giunse. Egli di Tracia ostenta
L'uso, l'insegne; Eppur mi sembra, amico,
30Di Priamo un Figlio. Il lacrimar sovente
Sopra quelli di Troja estremi avanzi,
Il favellar con Polissena, il pianto,
Che con Ecuba, e Lei sparger si vede
Trojano il fanno, e tale io stesso il credo.
ARSINDO
35 Ebben?
CALCANTE
Costui con Polissena è spesso:
Ella il compiange, e amendue dan sfogo
Al loro dolore in replicati amplessi.
Facil sarà di suscitare ad arte
Un geloso furor nel sen di Pirro.
40Tutto ei teme, tu sai, tutto sospetta,
E ogni lieve cagion basta in quel cuore
Tutte le fiamme ad eccitar di sdegno.
Odio in lui diverrà l'affetto istesso,
E alle sue smanie in preda a un punto solo
45Sullo Stranier truciderà la Schiava.
ARSINDO
Qual Nume t'inspirò - miglior non vedo
Artificio onde trar da ceppi suoi
D'Achille il Figlio. Io stesso a portar vado
Tutte in quel cuor di gelosia le fiamme.
CALCANTE
50 Arte adopra, e coraggio. O te felice!
Se alle vie dell'Olimpo, ed alla Gloria
Condur saprai quell'ingannato Eroe.
Ma il Ciel propizio a te lo guida.

vede Pirro

Io parto.

via

3.2. SCENA II


[p. 38]

Pirro, Arsindo.

ARSINDO
Ei di me viene in traccia.

a parte

PIRRO
Amico, il Fato
Alle ricerche mie pronto ti rende;
Uopo mi fa dell'opra tua.
ARSINDO
M'è legge
Ogni tuo cenno.
PIRRO
5 In queste Rive è giunto
Un naufrago Stranier; Molto ei mi sembra
Commosso in rimirar quelle, che oppressa
Tengon l'inclita Troja alte ruine.
Spesso costui di Polissena al fianco
10Pianger si vede - Egli a temer m'induce.
Perciò tua cura sia su' passi suoi
D'invigilar; Cerca qual'è la sorte,
Che in questi lidi ad approdar lo spinse,
Qual'è la Patria sua, qual cura alfine
15Tanto diletto a Polissena il renda.
ARSINDO
Ma, Signor, la tua gloria, ed il tuo grado
Far ti denno obliar quel cieco affetto,
Che ad una Schiava tua servo può farti.
Se costei …
PIRRO
Per pietà risparmia, amico,
20Una smania novella a questo cuore.
So quanto errai - Vedo, che l'odio incontro
Del Ciel, della mia Patria - Eppur non posso
Pensar soltanto a rilasciar colei,
Che ad onta di me stesso amar m'è forza.
ARSINDO
25 Ma una nemica …

[p. 39]
PIRRO

sdegnato

Or se tu vuoi, ch'io porga
Orecchi a detti tuoi con me rispetta
Polissena.
ARSINDO
Signor, ceder m'è duopo
Quando tu il vuoi; Solo a donar m'avanzo
Consigli a quel tuo cuor, che in preda io miro
30A un illecito affetto. Io non rammento,
Principe, a te quell'amistà fedele.
Che ti serbai tuttora; Io non attesto,
Il mio candor, né la pietà, che provo
In vederti perduto, e più non cale
35Quel tempo rimembrar, in cui mi fece
D'ogni tuo passo il Padre tuo custode.
La passion nulla ascolta, ed un tuo pari
A' desiderj suoi mal soffre un freno.
Ma pensi tu, che Polissena oblii
40Quanto lo sdegno tuo perder le fece,
Quanto l'afflisse il tuo furor; Che in lei
La memoria fatal già sia distrutta,
Che tu la Patria le rapisti, e ucciso
Fu da te il Padre suo sotto i suoi lumi?
45I sentimenti suoi, tutti i suoi voti
Forse ti son palesi? E chi, Signore,
Quando se stessa a vendicar sia pronta,
Chi mai potrà con salutare avviso
Il tuo petto sottrarre al fatal colpo?
50Quai lumi a vigilar sopra i tuoi giorni
Quantunque intenti a penetrar bastanti
Saran l'insidie, a cui tu porti il piede!
Tu fomenti, Signor, senza temerlo
Un'angue entro al tuo seno; E qual riparo
55Potrà l'ira frenar della tua Schiava?

[p. 40]
Chi t'invola a un velen? Chi t'assicura
Da un ferro ascoso? E ti lusinghi in fine,
Che allor, che il teschio tuo vedrassi esposto
Dall'istesse tue cure ai colpi suoi
60L'amor, che t'ha sedotto, a quell'ingrata
Per te favellerà? - Tanto disprezzo
Tanto orror, che costei …
PIRRO
Dell'odio suo
Lasciami dubitare un sol momento,
65Lasciami lusingar, ch'io su quel cuore
Abbia qualche poter … non voler trarmi
Da quest'inganno, e l'error mio rispetta.
Credere io debbo, e senza dubbio il credo
Che l'odio tuo per Polissena è quello.
70Che in questa guisa a favellar t'induce.
ARSINDO
Sì -

(amaramente)

Se, Prence, però noto ti fosse
A qual punto …
PIRRO
T'accheta - altro non bramo
Udir da te; Minacci pur, se il vuole,
Polissena i miei giorni; Io gl'odio; Il corso
75Ch'ella ne tronchi a suo piacere, almeno
Da una destra sì cara avrò la morte.
ARSINDO
Fatale errore! - Troppo, Signor, ti lasci
Al periglio condur dall'amor tuo.
Tu t'inganni all'eccesso, e vedo omai,
80Che te col Cielo il mio silenzio offende.
Io m'espongo al tuo sdegno, e cerco intanto
A servirti - Scuoprir, Prince, ti voglio
Ciò, che a te la passion veder non fece.
Misero amante, a cui la guida serve
85Un ciglio seduttor! Vedi qual sia
Quella, che adori, e il tuo rossor conosci.

[p. 41]
Poco è l'empio desìo, ch'ha di vendetta
Polissena per te, poco è l'odiarti …
Prence, temi un rivale - Un altro ell'ama.
PIRRO
90 Un altro ell'ama! -

(con furore)

Ah! puoi tu ben, crudele,
Sospettar di perfidia, e di tal colpa
La virtù la più rara agl'occhi miei?
Amico …

rimettendosi in calma, ma con smania di dolore

Tu m'uccidi … In questo seno
Perché gettar le distruttrici fiamme
95Di gelosia … d'orror … d'odio … di sdegno.
Polissena …

riflettendo con qualche pausa

Ma no …

(risoluto)

saper non voglio
Altro da labbri tuoi …
ARSINDO

con con ironia in atto di partire

Resta; io ti lascio.
PIRRO

dopo un poco di pausa ritenendolo

Sentimi non partir …

(riflettendo alquanto)

un altro ell'ama?

con furore

Dimmi dunque, crudel, qual'è quel sangue,
100Che versar dee la nuova mia vendetta?
Di straziarmi compisci …

impaziente

ARSINDO
Ebben; se il vuoi …
PIRRO
Sì; feriscimi il cuor …

(smaniando)

Dimmi - Palesa
Chi mi tradì …

con impazienza furiosa

ARSINDO
Quello Stranier, che giunse
In queste Rive, e che conoscer brami.
PIRRO
Stelle! …

come escendo da un inganno

ARSINDO
105 Molto non ha, che assiso al fianco
Della tua Schiava a ragionar d'amore

[p. 42]
Da me fu visto.
PIRRO
Giusto Ciel! … che intesi!
Perfido …

(incamminandosi)

Polissena …

(trattenendosi)

Ah! dove corro!

furibondo

Un ferro … un stil … ch'io li trafigga.

prende per mano Arsindo

Andiamo.
ARSINDO
110 Frena la smania tua. Conosci in prima
Con gl'occhi tuoi, che sei tradito, e quindi
Sacrifica gl'audaci - Eccoli,

si vedon comparir nel fondo Polissena, e Polidoro, che parlano assieme con qualche interesse

PIRRO
O Dei!
Che dubitar! - Gl'empj non vedo io stesso
Esultar del lor fuoco, e in mia presenza …
115Lascia, ch'io vibri …

mette mano alla spada

ARSINDO

ritenendolo

A preparar mi siegui
La morte lor - non ti scuoprir …

lo conduce seco

PIRRO

ripone mano alla spada: si ritiene, indi sortendo

Comanda,
Vindice Nume, al braccio mio smarrito.

(partono)

3.3. SCENA III

Polidoro, e Polissena.

POLIDORO
Ciel! quegli è Pirro! - Ah! lascia pur ch'io
A sfidarlo, e morir …

vuol partire

POLISSENA

lo ritiene

Ferma: che tenti?
E non vedi ove sei, non vedi a quale
Fatal periglio la tua vita esponi!
5Ferma …

sempre ritenendolo

POLIDORO
Almen se spirar deggio su queste

[p. 43]
Miserabili arene, allor ch'io muojo
Aspergerle vogl'io di Greco sangue.
Non a caso dall'onde il Ciel mi trasse,
Ei vuol, ch'io porga al Padre mio vendetta.
10Pirro l'uccise - ei morir debbe.
POLISSENA

a parte

Oh! Numi!
E per quanti tremar dee questo seno!

alto

Frena un malcauto sdegno - Io son perduta
Se tu scoperto sei, e il Padre estinto
Senza placar, me con te stesso uccidi.
POLIDORO
15 Ebben; si ceda … Io però in cuor non spengo
Quella furia crudel che mi divora,
E che la Patria a vendicar mi sprona.
Se dal Campo diviso in questi orrori
Solo a miei colpi il mio Rival s'offrisse
20Non sperar, che il risparmi … abbiano in preda
Queste membra infelici i corvi, e gl'orsi …
Mi strazj il mio Nemico, e dal mio braccio
Io la morte riceva in mille morti
Non m'atterrisco, e morirò contento,
25Se all'Uccisor del Padre mio, trafitto
Con quell'acciaro il fianco - a forza il traggo
Per la chioma sanguigna, e col suo sangue
Senz'ombra di pietà bagnar gli faccio
Semivivo tuttor quelle ruine.
30Oh! vendetta! …

fremendo

POLISSENA
Ah! crudel!

con grido di dolore

POLIDORO
Stelle! tu gemi!
Che vedo! …
POLISSENA
E come inorridir non debbe
Quest'alma allor, che trasportar ti vedo,
Da sì torbide smanie, e il Cielo istesso

[p. 44]
Con tanto sdegno delirando insulti?
POLIDORO
35 Che? - D'un nemico …
POLISSENA
Io di scusar non cerco
Il furor suo; Ma s'ei la Patria nostra
Tutta distrusse e di Dardanio sangue
Simoente macchiò, Zanto coperse
Il disnor 3 della Grecia a queste rive
40Involar volle - e l'ira sua fu giusta.
Ma tu …
POLIDORO
Che parli? - A Polidoro in faccia
Sugl'occhi al tuo German difender tenti
I carnefici nostri, e di vendetta
In me il desìo disapprovare ardisci?
45Forse Pirro …
POLISSENA
Io mi perdo …

a parte

POLIDORO

minacciando

Ah! se giammai
Potessi immaginar …
POLISSENA
Di che sospetti? …
POLIDORO
Io pavento per te …

come sopra

POLISSENA
Comanda, imponi
Ciò, che far debbo, onde affogarti in seno
Quel timor, che ti turba, e che m'oltraggia.
POLIDORO
50 Voglia il Ciel, ch'io m'inganni - Ah! fa' ch'io perda
Ogni timor; Degna ti rendi alfine
Di Te - degli Avi tuoi - Sentimi: Io t'apro
Onde tu ci soccorra un'ampia strada.
Rendi grazie a gli Dei, che la tua destra
55Chiamano ad opra tal da coronarti
Del Sesso tuo fra l'Eroine un giorno.
Sò, che Pirro t'adora, e che l'affetto

[p. 45]
Solingo spesso al fianco tuo lo tragge.
Prendi -

leva un pugnale.

Mentre costui di tema privo
60Al suo stolido amor pascolo cerca
Fiso ne' lumi tuoi, passagli il cuore.
POLISSENA
Empio! …

(inorridita)

Che mi comandi!
POLIDORO

con furia

Ho tutto inteso.
Temi, spergiura …

minacciandola

POLISSENA

a parte

Ah! mi tradii …

(alto)

Perdona,
Germano al mio timor …
POLIDORO
65 Taci: Tu stessa
Svelasti ciò, che ad accusarti basta.
POLISSENA
Numi! e come sperar, che un debil braccio,
Che una femmina imbelle …
POLIDORO
Invan ti sforzi
Pretesti a mendicar, Pirro ferisci,
70E allor ti crederò - Parla: Il prometti?
POLISSENA

a parte

Oh contrasto fatal! …

(alto)

sappi …

esitando

Non posso.

con trasporto

POLIDORO
Perfida! - Dunque vuoi …
POLISSENA

con trasporto di dolore

Perchè straziarmi,
Barbaro, in questa guisa? - Il fo - T'offendo
Mentre resisto al tuo furor - Ma il Cielo
75Non vuol, ch'io sia per ubbidirti ingiusta,
Se Pirro al Padre mio tolse la vita,
Il suo fallo espiò, mentre difese
Dall'ira altrui Me con la Madre - Ei franse
I lacci nostri, e in libertà ci mise.
80Ed or tu vuoi, ch'io di mia man ferisca
Il mio Benefattor … che il ferro immerga
Entro quel sen, che di pietade è il nido?
Vuoi, che infranta ogni legge, il cuor trafigga

[p. 46]
A quei, che mi salvò, che per giovarmi
85Non curò la sua vita, e ch'io divenga
Traditrice di quei …

ritenendosi

POLIDORO
Che non compisci?
Colma le smanie mie - Di quei?
POLISSENA
Prevedo
Tutto il tuo duol - Sento quai fieri colpi
A portarti io m'accingo … Eppure non posso
90Dissimular … Pirro …
POLIDORO

fremendo a parte

Ah! l'ingrata!
POLISSENA

piangendo

0d onta
E di Te, e di Me stessa io l'idolatro.
POLIDORO
Oh esecrabili accenti! …

(con furore eccessivo)

Empia! …
POLISSENA
Ferisci
Questo cuore infelice - e alfine estingui
95Ne' flutti del suo sangue il fuoco mio.
POLIDORO
Obbrobrio di tua stirpe! Alma imbecille!
Disonor de' tuoi Padri! A me tu chiedi
La morte, e ben la merti - ah! se la destra
Non m'impedisse il mio fraterno affetto,
100Se non mi seducesse un debil raggio
Di speranza per te, già posto avrei
Un fine atroce a' tuoi macchiati giorni.
Ma si sospenda il colpo - Io sperar voglio,
Che l'alma tua calmar saprà ben presto
105Le tempeste del cuor, che tu, repressa
Ogn'altra brama, ascolterai le voci
Del pianto mio, del tuo dover soltanto.
Me lo giuri?
POLISSENA
Ah! German, perché non posso
Con lacrime più degne in questo punto
110
[p. 47]
Tutte lavar dell'onor mio le macchie!
Seguita pur tuttor quell'inumano
Tuo dover verso me - minaccia, sgrida
Con crudeltà la colpa mia; Raddoppia,
Inasprisci il tuo duol … Dimmi, ch'io sono
115Di Te, del Cielo, e di Me stessa indegna.
Agl'occhi miei tutto l'orror dipingi
Del mio delitto, onde sanar quest'alma,
Con l'arrossirne l'error suo s'emenda.
POLIDORO
Or ti conosco: Or mia Germana sei.
120Quanto m'è dolce il rimirar risorti
Di virtude i germogli in questo seno!
Non vacillar; Il tuo valor seconda,
E sanata vedrai presto la piaga
Che così ti tormenta, e che nell'uomo
125Fa della vita una continua morte.

3.4. SCENA IV

Escono inosservarti verso il fondo Pirro, ed Arsindo.

POLIDORO

seguitando

Io stesso frangerò l'orribil giorno
Che t'opprime - Ti calma; A questo ferro
L'onor m'è dato …
ARSINDO

adagio a Pirro

Odi?

Pirro a parte ma con furore

Ah! di più non soffro.
Tu lontano di quà della Spergiura
5I passi scorta - Io punirò l'audace.

parte: Arsindo inosservato nel fondo; Polidoro dopo una breve scena muta con Polissena è in atto di partire.

POLISSENA
Ove corri? …
POLIDORO
A svenar di propria mano
Il tuo più reo nemico.
POLISSENA
Ah! no … m'ascolta.
POLIDORO
Come! e sì presto …

minacciando

POLISSENA
Io per te tremo …
POLIDORO
Ascondi
Quei sospiri, e quel pianto. Or or vedrai,
10S'io son German d'Ettorre, e se può fare
Tutte le mie vendette un colpo solo.

parte

Si osservi che egli esce da una scena vicino al Proscenio dalla parte ove è sortito Pirro.

3.5. SCENA V

Polissena, Arsindo.

POLISSENA
Ei mi lascia - Egli freme. O Dei, spengete
Entro quel petto un sì fatal sdegno;
Essere ei puote ad amendue funesto.
Ciel! … qual strepito ascolto?
ARSINDO

fingendo di venir frettoloso dalla Scena

Altrove io deggio
5Principessa, scortare i passi tuoi.
Fra i Guerrier nostri è lieve pugna accesa.
Al periglio t'invola. Avvi non lungi
De' miei più fidi un preparato stuolo:
Ei sarà la tua scorta.
POLISSENA
Ah! di' …
ARSINDO
Perdona
10All'impazienza mia. Fuggi; È tra l'armi
La tua vita in periglio.
POLISSENA
O infausto giorno!

parte dalla parte opposta, ond'è partito Pirro, e Polidoro.

3.6. SCENA VI


[p. 49]

Arsindo.

ARSINDO
Di sì provida impresa il fin proteggi
Amico Ciel …

lo strepito dell'armi cresce; egli si volta verso la Scena

Ma che temer non resta.

3.7. SCENA VII

Pirro, Polidoro, Arsindo, Guardie.

POLIDORO

fra le Scene

Barbaro! Son tradito …
PIRRO

combattendo fra le Scene

Invan resisti.

compariscono tutti due combattendo. Pirro incalza Polid. che è già senz'elmo, e senza manto

Cedi quel brando, o ti trafiggo il cuore.
POLIDORO
L'avrai …

retrocedendo

Ma pria …

battendosi vien ferito da Pirro

Barbare Stelle …

egli cade, e dice

Io spiro.
PIRRO
Cadde l'audace, e seco lui sen muore
5La frode, e il tradimento …

ripone la spada

Ancor vi resta
L'inumana a punir, che mi sedusse.
Perfida - scelerata - e troppo indegna
Della vita, di cui ti feci un dono …
Vinto è dall'ira mia tutto l'affetto,
10Che in me regnava, e il mio furor tranquillo
Cotanta offesa a vendicar sol pensa.
Che ella muoja …

con furia ad Arsindo

ed io fazj entro il suo sangue
Tutto il duol, che m'opprime e che si porti

[p. 50]
Agl'occhi miei l'empio suo cuor fumante.
15Ubbidisci …

Arsindo è in atto di partire, ma Pirro dopo aver alquanto pensato lo ritiene dicendo

0h! arresta … Io voglio in pria
Lacerar quelle membra …

verso il cadavere di Polidoro

Il vedi? … amico,
Ecco quel ciglio seduttor … quel labbro,
Che co' suoi vezzi all'amor mio s'oppose.
Egli langue … a tal vista oh! quanto io pruovo
20Il mio cuor sollevarsi - Ah! la spergiura
Vedrallo anch'essa, e sull'indegno corpo
Del fido suo cadrà da me trafitta.
Solo in pensarlo io godo, e in un sol punto
Tutte le mie vendette io mi figuro.
25Amici, olà, che sia qui tratta a forza
Quella femmina ingrata, e legga scritto
In quel pallido volto il suo supplizio;
S'adempìa il cenno mio …

due Guardie sono in atto di partire, ma Pirro soggiunge

Ma no: fermate.
Meglio pensai - Vo che più sia crudele
30La mia vendetta. Ognun celata tenga
La morte di costui, e in chiuso loco
Al mio voler lungi di quì si tragga
Quest'oggetto fatal de' miei furori.

due Guardie portano fuori della Scena il cadavere.

ARSINDO
Signor, che pronto colpo …
PIRRO
Invan paventi,
35Ch'io l'inumana a risparmiar mi pieghi.
Ella cadrà tel giuro - Io che le infransi
I lacci, ond'era avvinta; io, che la vita
Le conservai senza cura la mia,

[p. 51]
Io l'aborrito, e l'ingannato sono?
40La spergiura! …

s'appog. oppresso alla smania

ARSINDO
Signor, dal sen discaccia
Idee sì meste, e l'infedele oblìa.
Calmati.
PIRRO

alzandosi con furore

Nò, veder la voglio,
Confonderla, ascoltarla - Ah! ch'ella tremi
L'apparecchio in mirar della sua morte,
45E che grazia mi chieda, e non l'ottenga.
ARSINDO
Come! tu brami agl'occhi suoi mostrarti?
PIRRO
Non temer: la sua morte è già prefissa;
Nell'amor mio spera l'ingrata invano,
E i suoi perfidi lumi in pria sì cari
50A questo seno, or non faran, che accrescere
Il mio furore - Ella sarà punita.
Tu la Schiava mi chiama.

ad Arsindo

E voi partite.

alle Guardie.

3.8. SCENA VIII

Pirro.

PIRRO
Stelle! che sarà mai quella, ch'io provo
Brama fatal di rimirar l'ingrata!
Forse è avanzo d'amor - Forse non tutta
Nel seno mio l'avida pianta è spenta!
5Ah! no - sparve l'incanto - Io più non amo …
Io l'odio … Io vo punirla - E perché dunque
Spira ella ancor? Qual frutto sperar posso
Dalla presenza sua? … Se ella m'aborre,
Se palese è il suo fallo, e se è giurata
10La morte sua … cosa mi cal del resto?

[p. 52]
Eccola …

(vedendo Polissena)

0h! tutto palpitando il cuore
Fugge il mio sangue - e in rimirarla oblìo
Ciò, che dir debbo …

3.9. SCENA IX

Pirro, Polissena, Guardie.

POLISSENA
Ove son tratta! o Cieli !
Qual volto … Quali sguardi … Il mio Germano
Forse è scoperto …

tutto a parte

PIRRO

da sé

Avidi miei furori
Mi assistete al cimento, o son perduto.

alto

T'avvicina.

con tuono feroce

POLISSENA

tremante

Ah! Signor …

(a parte)

Qual tuon! qual voce!
5Soccorso, o Dei! …
PIRRO

freddamente

Tu fosti un dì mia schiava.
POLISSENA
Fortunato il momento, in cui potesti
Prodigare in favor d'una tua serva
Di libertade il generoso dono.
PIRRO

come sopra

Dimmi: sai tu qual la cagione ne fosse?
POLISSENA
10 Ah! Signor, qual mio fallo un tanto sdegno
Poté sì presto meritar! …
PIRRO

bruscamente

Rispondi.
POLISSENA
O tormento! … a spezzare i lacci miei
Quella dolce pietà, che un dì ti spinse
Fu di tua compassion forse l'effetto.
PIRRO

con furia eccessiva

15Tu mentisci, spergiura;
Egli fu amore.
POLISSENA
Dei! qual furor! …
PIRRO

con furore

Perfida, trema; È tutto
Il tuo delitto ad onta tua palese.
POLISSENA
Che! qual delitto!

(a parte)

il mio German conobbe.
PIRRO
Me ne domandi? …

con ironìa amara

Ah! chi mi tien, che un ferro
20In quel perfido seno io non t'immerga?
Che nel tuo sangue …
POLISSENA

in atto supplichevole

0h! Principe …
PIRRO
T'acquieta;
Più pietade non v'è, non v'è clemenza.
Io sarò vendicato … Empia! … I tuoi falli
Saran puniti, e la tua morte è certa.
25Sì traditrice …
POLISSENA

con trasporto

Ah! se il Ciel lo sdegno
Io potei meritar, se in me v'è colpa
Ella v'è sol, perch'io t'amai di troppo.
PIRRO

a parte

Che? di sì puro amor può assicurarmi
Il labbro tuo? qual'empietade è questa!
30Or ben puniamla …

(alto)

È poi ben veder che m'ami?
POLISSENA
Che dubitarne? il Ciel n'attesto.
PIRRO

a parte

Indegna!
Sentiam …

(alto)

fra i beni, che promette Amore
Dimmi qual ben di preferir ti piace?
POLISSENA
La fedeltà.
PIRRO
Senza di lei?
POLISSENA
La morte.
PIRRO
35 Soddisfatta sarai …

(con furore)

Guardie, si tragga
Lungi costei …

Polis. è circondata dalle Guardie.

POLISSENA

partendo dà un'occhiata penetrante a Pirro

Barbaro! …

via

PIRRO
Ah! con quel guardo
Quasi mi disarmò - Ma non s'attenda,
Che a vendicarmi; Entro il mio cuor successe
Odio ad amore, a gelosìa vendetta.

si cala il Sipario Fine dell'Atto III.

4. ATTO QUARTO

4.1. SCENA I


[p. 54]

Il Teatro deve rappresentare un Sotterraneo vasto, e profondo, che è supposto essere il luogo, ove è racchiusa la Tomba d'Ettore. Questa si vede in fondo, e sopra di essa arde una melanconica fiaccola, che serve a dissipare alquanto il funebre orrore, che è sparso per la Scena. Vicino al Proscenio da parte destra avvi una specie di tavola intagliata nella pietra, con sedile similmente di sasso. Sopra la tavola è una tazza avvelenata, ed una spada nuda. Da parte sinistra giace disteso sul palco il cadavere di Polidoro ucciso. Polissena condotta da una Guardia esce verso il fondo.

POLISSENA
Dimmi almeno a qual fato i giorni miei
Serbati son …

(alla Guardia)

Dove mi guidi?

(la Guardia sorte)

Ei fugge …
Ei m'abbandona … Ove m'inoltro? - Questi
Torbidi oggetti, al di cui solo aspetto
5S'agghiaccia il cuor - Queste ferali mura
Dei veli della morte intorno cinte,
Questa face lugubre, il cui sanguigno
Bieco splendor l'aere rischiara appena,
E s'estingue fra l'ombre - L'atra vista
10Di quella tomba ove riposa Ettore,
Quest'orrido apparecchio … il muggir sordo

[p. 55]
Di questo al Sole ignoto antro funesto,
Le tenebre, il silenzio - al dolor mio
Tutto convien … Ma quanto più accora,
15Quanto è più atroce a questo sen, che Pirro,
Che il mio ben … che il mio Prence abbia disposta
Questa pompa crudele agl'occhi miei.
Barbaro Ciel! - perché in quel sen raccorre
Tutte di gelosìa l'avide fiamme!
20Perché! …

s'avanza sul Proscenio a sinistra

Ma o Dei! chi colà giace estinto!
Qual'incognita mano il cuor mi preme!

s'avvicina

Stelle! …

osserva attentamente il cadavere

M'inganno! … ah! Polidoro! …

con un grido di dolore

Io manco.

si getta sul sedile, ma non vede l'apparecchio

Empj Numi! …

notisi, che ella volta la faccia verso Polidoro

Fantasmi della notte! …
Furie … Averno …

s'alza furiosa, e corre al cadavere

Ah! di voi chi osò spietato
25Straziar quel petto …

vacilla, e brancolante si ritrova presso alla tavola

Dove son! … Da quale
Spettacolo feral cinta mi vedo!

inorridita

A che mai questa tazza … a che quel ferro!
Ah! Pirro! … ah! mostro! - a questo segno è giunta
La sua folle passion! … crudel! m'uccidi
30Qual rivale il Germano, e mi prepari
Qual'a Donna infedel morte sì atroce!

[p. 56]
Barbaro! - e quel tuo cuor, quell'empio cuore
Condannar mi poté! - Crudel che feci!
In che peccai? - Dunque l'averti amato
35Questa mi meritò fatal mercede?
O natura! o dover!

(smarrita)

Chi mi soccorre?
Madre … German … tutto perdei; Non resta
A questo sen, che una spietata morte.

pausa, indi risoluta

Sì, si mora, e si tolga a tanti affanni
40Questa vita infelice … o tu, che in seno

all'urna

Di quell'orrida tomba, Ombra, riposi
Sul cenere tuo non vendicato ancora,
Ettore, anima grande … ah! tu m'infiamma
D'ardir le vene, onde con fermo ciglio
45L'ultimo fato ad incontrar m'accinga.

prende la spada

Polidoro … ombra sacra …

4.2. SCENA II

Polissena, Pirro entra inosservato nel fondo.

PIRRO

senza essere udito

Ecco l'indegna.
Chiama il suo bene … Il seguirà frappoco.

si ferma ad udirla

POLISSENA
Con quest'acciar del sangue tuo vermiglio
A te m'accoppierò …
PIRRO
Fremo.
POLISSENA
Ah! Germano! …
Mio sangue … mia speranza …
PIRRO

con agitazione estrema

Ciel! che sento!
5Suo German … sommi Dei! - possibil fia?
POLISSENA
Ah! di Priamo infelice unico germe

[p. 57]
Scopo innocente di miei brame … arresta
I passi tuoi sulla fatal palude.
Io vengo …

vuol ferirsi, ma s'arresta dicendo

Ohimè! chi mai creduto avrebbe,
10Che dall'istessa man dell'idol mio,
Da quei, che adoro; da colui, che solo
Il cuor m'incatenò … dovessi estinto,
Sventurato Germano, al suol cadere?
PIRRO
Cieli!… Ella m'ama! … e sarà ver? - che intesi!
15Suo German Polidoro! - Io sono amato!
POLISSENA
Almen la morte mia, terribil'ombra,
Ti plachi - Alfin …

vuol ferirsi nuovamente,poi si ferma

Ma perché mai la destra
Mi trema al fatal colpo, e non ardisco
Questo soffio esalar, che ancor mi resta
20D'una misera vita! … ah! che un supplizio
Esser non dee per me la morte.

posa la spada

Almeno
Men terribil si cerchi …

accennando la tazza

Ecco la via
Onde sortir da tanto duol - Si vuoti
Questa tazza omicida, e in lei si beva
25L'ultimo mio destin … forse apprestando
Questo tetro liquor, potero i lumi
Del barbaro Idol mio mescervi a sorte
Qualche stilla di pianto …
PIRRO
Io reggo appena.
Crudel! che feci!

smaniando avvicina

POLISSENA
Ah! questa dolce idea
30Entro il mio sen tutta la forza avviva;
Polissena, coraggio - Alfin si mora.

prende la tazza

PIRRO
Fermati … oh! Dio! …

lanciandosi l'arresta, e getta la tazza

POLISSENA

spaventata

Da me che vuoi crudele?
Lasciami in pace …

cade sul sedile

PIRRO
Anima mia, perdono,
Io t'offesi …

(con trasporto)

35Io furioso a morte spinsi
La metà di te stessa - Io non son degno
De' sguardi tuoi; reo mi confesso in faccia
Agl'Uomini, agli Dei … Ma scusa almeno
Un trasporto - una furia … un ardor cieco,
40Che barbaro poté rendermi appunto
Perché troppo t'amai … Mia Principessa,
Un sospir …

(teneramente)

No … perdono -
e più non chiedo.
POLISSENA
Involati, crudel; Vedi: tu sei
45Di quel sangue innocente ancor bagnato,
Ancor negl'occhi tuoi scintilla il fiele,
Che le viscere tue consuma, e strugge.
Lasciami, fuggi … almen se il mio Germano,
Se ogni speranza mi togliesti, lascia
50A questo sen la libertà del pianto.
PIRRO
Polissena …

con tenerezza

POLISSENA
Spietato! - aggiunger brami
L'oltraggio a tuoi delitti? Il sen mi vuoi
Strappar di propria mano, e trarne a forza
La debol'alma? Che t'arresti? … impugna
55Questo barbaro acciar, che il sen trafisse
A Polidoro, e per le vie lo spingi
Di questo cuore … Esse a te note sono.
PIRRO
Ove ti porta il tuo dolor! - Deh! cessa
D'insultare a miei mali, e men severi
60
[p. 59]
Volgi que' lumi tuoi verso un meschino,
Che se t'offese, il cuor straziar si sente
Dalla voce feral de' suoi rimorsi.
POLISSENA
Ah! barbaro!

(s'alza)

Il tuo sen non è capace
Di pentimento - Ed io contar potrei
65Sulla tua fede?
PIRRO
Ah! tutto puoi, mel credi,
Sopra di me, se quel tuo sdegno ammorzi;
Ahimè! … la mia barbarie, il mio furore
Da te fu acceso allor, che tu potesti
Cessar d'amarmi - L'odio tuo, mio Nume,
70Il tuo rancor col tuo delitto insieme
Nelle lacrime mie restin sepolti.
Io ti giuro …
POLISSENA
T'accheta; Il Ciel rispetta;
Forse pretendi agl'occhi miei far pompa
D'una menzogna …
PIRRO
Tu m'oltraggi a torto.
75Assai t'è noto questo cuor; risparmia
La pena mia - L'affetto tuo mi rendi.
POLISSENA
Stelle! che chiedi! … ahimè!

voltan altrove

PIRRO
Soffrir non puote
Lo sguardo tuo la mia fatal presenza,
E all'irritato Ciel chiedi vendetta.
80Ma ti volgi - l'avrai … Prendi quel ferro,
E sazia nel mio sangue il tuo spavento.
POLISSENA
Taci. Io bramo la morte. Io, che da' Numi
Dagl'uomini, da te, dal mio destino
Aborrita mi vedo.
PIRRO
Io sono il solo
85Colpevole, il geloso, il disumano;

[p. 60]
Se la tema di perderti ha potuto
Accecarmi … sedurmi, in questo seno
Non accrescer di più le furie mie.
Il tuo cuore è innocente: Egli è fedele;
90Tu viver dei - Pirro lo vuole

con trasporto

POLISSENA
Ah! questi
Giorni infelici, il di cui fragil corso
Avvelenò la fiamma tua, son gravi
A quest'alma, che sol respirar puote
Amarezza, e spavento - Il mio rimira
95Germano esangue …

voltandosi al cadavere

Egli mi chiama … ei chiede
Da me vendetta, ed io rimiro espresso
In quei languidi lumi il fato mio.
Mostro … tuo - che? tu m'insulti

fuor di sé

e neghi
Quest'estremo conforto al mio dolore?
100Inumano! … che fai? … ferma - tu strappi
Da quella fredda spoglia il cuor ferito …
Tu lo strazj …

(delirando)

fellon! … senti, ch'ei geme
Sotto il ferro omicida? … e che?

fa due passi indietro spaventata, e si getta sul sedile

tu ardisci
Portar quel cuor su' labbri miei sanguigni?
PIRRO
105 Misera! tu deliri. Amici,

escon quattro Guardie

altrove
Quel cadavere si tragga, ed a quei lumi
Un spettacolo sì fier pronti togliete.
POLISSENA
T'arresta …

s'alza, e corre alle Guardie, che prendono il cadavere

ah! tigri!

Pirro la ritiene

ove si trae quel sacro
Monumento, che chiude ogni mio bene!
110Permettetemi almen,

volendo lanciarsi verso le Guardie

Ch'io spiri accanto
A quella cara alma …

è ritenuta da Pir.

PIRRO
E dove corri?
Lascia …

due Guardie portan fuori il cadavere

POLISSENA
No …

si stacca dalle mani di Pir.

Morir voglio ..

vuol correre alla Scena ma sviene

Io più non reggo.

ella è sostenuta dall'altre due Guardie

PIRRO
Ella manca …

(con dolore)

Custodi abbiasi cura,
Se vi son cari i miei, de' giorni suoi.

le due Guardie portano via Polissena.

4.3. SCENA III

Pirro.

PIRRO
Torbida gelosìa! …

si getta a sedere

perché cotanto
Ardere un cuore! perché versare in esso
Tutto il calice reo delle tue pene!
Ma senza indugio a riparar si voli
5La colpa mia.

(s'alza)

Non ha il mio cuor, che un solo
Sentimento; Ei non serba altra speranza,
Che di placar l'idolo mio sdegnato.
Se infelice a tal segno hanno gli Dei
Polissena ridotta, a questa destra
10
[p. 62]
S'aspetta il sollevarla, e vo' che unisca
L'anime nostre indissolubil nodo.
So, che più d'un vi s'opporrà, che spenta
La mia felicità vorrassi allora,
Che a nascere incomincia, e che a miei voti
15Polissena, involar sarà tentato;
Ma so ben'io come frenar sia duopo
De' miei Nemici il temerario orgoglio
Vedran tra i flutti del lor sangue … in mezzo
Ai cadaveri, al fuoco, ed alle stragi
20Se Pirro io sono, e vendicar s'io sommi.

in atto di partire.

4.4. SCENA IV

Pirro, Arsindo agitato.

ARSINDO
Ferma, Signor …
PIRRO

volgendosi

Che vuoi? … perché quel volto
Sì pien d'orrore … onde quei Cupi sguardi
Quell'irto crin …
ARSINDO

riprendendo il respiro

Tacer vorrei, se il Cielo
A costo di mia vita a te far noto
5Non volesse un secreto, al mio sol nome
Atterito ti mostri, e il cuor ti trema.
PIRRO
Parla.
ARSINDO
Io palpito ancora; Ancor le membra
Un orribil timor m'agita, e scuote.
Signore, appena ciò, che vidi io stesso
10Creder posso, e tu fede al parlar mio
Forse non presterai, sebben la merti.
Era il Sol con il cocchio a mezzo il corso,

[p. 63]
E più feroce a quei destrieri il tergo
Bieco sferzava, allor che il suol fremendo
15Con cieco muggir gl'aditi aperse
Del seno suo, d'onde sortiro a gara
Miste con atro fumo avide fiamme.
Tremar le selve; ed il recinto sacro
Ove del grande Achille è l'urna ascosa
20Fremé, si scosse, e l'Orizzonte intorno
Atra fascia coprì d'orror di morte.
Febo s'ascose, e di sanguigno lume
Tramando sulla Terra orride vampe.
Al mormorar dell'antri, al cupo fremito
25Dell'agitato suol mugghiò, fe in alto
L'onde salir dal fondo suo Nettuno.
Allor dall'urna sacra, ove l'inulta
Ombra del Padre tuo gemé sovente
Spettro feral mi si fe avanti, e a gridi
30Dell'Averno dischiuso, e in mezzo all'atre
Ombre di Flegetonte, il capo augusto
Crollò l'inclito Spettro, e sì mi disse.
"Andate, inerti, andate pur; Troncate
Il canape dal Lido, e in mezzo all'onde
35Prendete il corso; All'ombra mia togliete
L'onor dovuto. - Empj, saprò ben'io
Come punirvi; Lascerò di morte
I cupi Regni; Apporterò sull'acque
Il mio furor; farò la strada ai venti
40Onde spinganvi a gara in mezzo ai scogli,
Così dunque sodisfa il Figlio mio
L'ombra del Padre? - ah! va; Di', che se degno
Di chi vita gli diè mostrarsi vuole
Stringa l'acciar, che gli donò Calcante,
45
[p. 64]
E Polissena 'l mio furore uccida."
Disse: E fra i lampi all'urna sua tornando
Senza moto lasciommi, e senza voce.
PIRRO
Cielo! …

si getta sul sedile

ARSINDO
Udisti, Signor? Se al tuo gran Padre
Negar non vuoi la contentezza estrema
50Svenar t'è duopo Polissena.
PIRRO

minacciando

Ardisci
Tanto sperar?

(con sdegno)

lasciami solo; io voglio
Tutto alle smanie mie gettarmi in preda.

s'appoggia disperato alla tavola

ARSINDO
E a Calcante dirò …
PIRRO
Lasciami.
ARSINDO
Almeno
Di' se del sacrifizio …
PIRRO

alzandosi confusamente

A lui dir devi …

irresoluto

ARSINDO
55 Che debbo dir?
PIRRO

impaziente

Ciò che ti piace.

s'appoggia di nuovo

ARSINDO
Oh! amore!

via

4.5. SCENA V

Pirro.

PIRRO
Compiste alfin di tormentarmi appieno
Barbarie mie sventure - Il duol, che eccede,
E che crudel l'anima mia soverchia
Quasi a morte mi spinse, e il guardo appena
5Da questi marmi a sollevarmi è pronto.
Quest'orrida spelonca, e quest'austera

[p. 65]
Pompa fatal per l'innocenza eretta
Servir demmi di tromba - e in queste vene
Quell'empia tazza apporterà la morte.

vi stende la mano

10Ma chi ritiene la destra mia! … chi porta
Lungi da me quell'omicida umore!

con illus.

Amabil Dea, che mi t'aggiri al fianco …
Chi sei … che brami? … tu soccorso implori.
E tu vuoi, ch'io ti siegua? - Eccomi …

s'alza ritornando in se dopo breve pausa

Oh! folle
15Del mio guasto pensier placido incanto!
Ah! Polissena è tutto ciò, ch'io vedo.
Ella chiede soccorso … e forse all'Ara
Da suoi Nemici è trascinata a forza …
Ah! questa sola idea tutto in me accende
20Tutto il fuoco primiero - Olà; compagni …

alla scena

Tessali … Amici …

(escono alcune Guardie)

al fianco mio si tragga
La mia Schiava … il mio bene … udiste? - Io voglio
Polissena - ubbiditte.

le Guardie partono

Ah! se al supplizio
Ègià condotta … ognun paventi - Io giuro
25A tutti i Dei di far con questo ferro
Un teatro d'orror del Campo intiero.

arriva Polissena

Ma che pavento? - Ecco il mio ben …

4.6. SCENA VI


[p. 66]

Pirro, Polissena.

POLISSENA
Che vuoi
Da un infelice oppressa? a mali miei
Brami insultar di nuovo, o di tua mano
Quivi affrettar l'ultima mia ruina?
Felice me! se a quel sopor di morte,
5Che passeggiero oppresse i sensi miei
Per opra tua scampata, il fatal colpo
Debbo incontrar dalla tua destra istessa.
PIRRO
Qual sospetto t'ingombra! - Ah! se di questo
Sventurato mio cuor tutte le pene
10Tu vedessi, crudel; forse men fiera
Non faresti a miei mali un tal insulto.
Tutto all'orecchie tue non giunse ancora
Il mio spavento …
POLISSENA
Spaventar sol puommi
15Della morte il rifiuto. Entro il tuo seno
Se di pietà la voce il grido ergesse,
Se l'alma tua fosse commossa in parte
Dalla mia sorte, la tua destra avrebbe
Prontamente recisi i giorni miei,
20I miei giorni dolenti al pianto, al lutto,
Ed al disprezzo abbandonati - Il colmo
Tu mettesti a miei mali, e in questo abisso
L'avermi tratta all'ira tua non basta?
Pensi tu ancor sedurmi, ancor de' lacci
25Tessere a questo cuor con quei trasporti,
Con quei sospiri tuoi prestigj usati
De' falsi amanti? Invano il tuo furore

[p. 67]
Di rimorso col nome agl'occhi miei
Celarsi tenta - m'aborrisci, ingrato,
30Né mai m'amasti.
PIRRO

con amarezza

Io non t'amai? - crudele!
Taci; un ingiuria tal troppa amarezza
Mescola a miei sospiri. Io, che a te sola
Questo mio cuor donai, che ogn'altro volto
Spregiato innanzi, a un sol girar de' tuoi
35Afflitti lumi ad avvampar m'astrinse
D'amor la fiamma; Io, che del Ciel spregiando
L'Oracol fatal, porger non oso
Pronto soccorso alla mia Patria afflitta
Sol per salvare i giorni tuoi … non t'amo?
40Barbara! - a me negar l'affetto mio?
Non credere al mio fuoco, ed a quest'alma
Insensibil stimar la tua sventura?
Quando de' pianti miei l'amare tracce
Puoi rimirare ovunque, e quand'io provo
45Tutto il dolor, che può provare un cuore
Non veder nel mio duol, che lievi pene,
E in lacrime di sangue altro, spietata,
Non riscontrar, che un volontario pianto?
Questo è troppo - crudel, co' tuoi trasporti
50Più mi festi provar, che i miei delitti,
Che il mio destin, che dell'Olimpo i cenni.
POLISSENA
Di quai cenni favelli! …
PIRRO
Il Ciel volesse,
Ch'essi fossero a te per anco ignoti.
Non sai …
POLISSENA
Parla.
PIRRO
Se ancor tutta non giunse
55Delle nostre sventure a te la fama,

[p. 68]
Non curar di saperle - A te pur troppo
Per comune dolor note saranno.
POLISSENA
Non dubitar di spaventarmi; a tutto
Disposta son - parla.
PIRRO
Non trar, ti prego,
60Da questi labbri un sì fatal annunzio.
POLISSENA
Tu m'insulti …
PIRRO
Se il vuoi, tutto ti svelo.
L'Oracol degli Dei morta ti vuole,
E del mio Genitor l'ombra sdegnata
Comanda, ch'io ti sveni, e col tuo sangue
65Onde placarla, il suo sepolcro asperga.
POLISSENA
Numi! …

si getta sul sedile

PIRRO
Afflitto mio Bene, o vera imago
Dell'oppressa virtude … ecco a quel punto
In questo dì l'empio destin c'ha tratti.
POLISSENA

s'appoggia

Questo sfogo perdona la mio dolore …
70Io respirare appena posso - e cinta
Da' legami di morte è l'alma mia.
PIRRO
Sorgi! … non paventar. Della tua vita
In me, tel giuro, il difensore avrai.
Pera la Patria … il Ciel m'insiegua, e lasci
75Per tormentarmi il Padre mio l'Averno
Sempre t'adorerò, questo mio brando
Sempre terrò per tua difesa in pugno.
POLISSENA
Ove trascorri? - Il dover tuo rammenta,
Servi alla Patria, e la tua Schiava oblìa;
80Signor …
PIRRO
Vedrai, se in questo petto è chiuso
Tanto valor da liberarti - Io vado
Tanti amici da unir, quanti sian duopo

[p. 69]
Per guidarti con me libera al Mare.
Quivi su' legni miei potrò sicura
85Lungi di quà condurti.
POLISSENA
E non paventi
L'ira del Ciel? Spengi una folle speme
Stolido Dio de' ciechi amanti …
PIRRO
Indarno
Tenti arrestarmi - a liberarti io volo.
Tu m'attendi, e vedrai …

in atto di partire

POLISSENA

alzandosi spaventata

Ferma, ove corri?
PIRRO
90 A difenderti.
POLISSENA
Oh! Dio! - Prence, rifletti …
Pensa, che sei …
PIRRO
No, non so più chi sono.

in atto di partire

POLISSENA
Odimi …
PIRRO
Addio.
POLISSENA
Che cerchi tu?
PIRRO

parte furibondo

La morte.

si cala il Sipario Fine dell'Atto IV.

5. ATTO QUINTO

5.1. SCENA I


[p. 70]

Il Teatro di nuovo rappresenta il Bosco, e la Tomba. Erope, Arsindo.

EROPE
E dell'infausto sacrifizio ancora
L'esito non si sa?
ARSINDO
Come! ed ignori,
Che dalle mani dei Sacerdoti a forza
Pirro involò l'Ostia de' Fati attesa?
EROPE
5 Nulla intender poss'io; svelta poc'anzi
Dall'infelice Principessa, e lungi
Dal fianco suo più non la vidi, e sono,
Misera! ancor del suo destino incerta.
ARSINDO
Odimi; A cenni di Calcante appena
10La sventurata Vittima in potere
Cadde de' Sacerdoti, e svelta a forza
Dalla Turma venia … fuoco7spirante
Ecco Pirro lanciarsi, e dal suo fianco
Fremer d'altri Guerrieri inclito stuolo.
15Leon, che sia dal cacciator ferito
Sì terribil non fora allor i Campi
Dell'arsa Libia co' ruggiti assorda
Quando il Giovin feroce, il di cui ferro
Bieco ovunque traea ruina, e morte.
20Impallidisce ognun: Calcante invano
I Numi invoca, e al furibondo Amante
Dell'Averno, e del Ciel l'ira minaccia.

[p. 71]
Sparge il vento i duoi detti: Il Garzon truce
Fra la turma si scaglia, e al sacro braccio
25Degl'atterriti Sacerdoti invola
Il custodito pegno; al Campo corre
Dell'infame attentato il fatal grido,
E già pronto è ciascuno, onde ritorre
L'involato olocausto, e col suo sangue
30Omai l'ira placar del Cielo offeso.
EROPE
Principessa infelice! - È questo dunque
Sacro solo alle stragi infausto giorno?
O Frigia! o Patria! a qual'eccesso è giunto
L'implacabil destin, ch'ognora t'insiegue!
35Ah! giacché tutto il Ciel mi tolse, almeno
Polissena si cerchi, e in braccio a lei
Nell'estremo sospiro diale il mio labbro
L'ultimo dono all'amistà dovuto.

via

5.2. SCENA II

Arsindo.

ARSINDO
Quanto il destino lor (misere!) è degno
D'esser compianto. Io son de' Greci, è vero,
Son lor nemico, eppur tutte risento
Le lor sventure - Ma d'indugj or tempo
5Per me non è. Volisi al Campo, e stringa
La man l'acciar per la comun salvezza.
Ciel! … che rimiro! - di furore acceso
Ecco quà Pirro, e Polissena è seco.
A Calcante si corra, e a lui congiunto
10S'involi al braccio suo pegno sì sacro.

via

5.3. SCENA III


[p. 72]

Pirro conduce a forza Polissena in bianca veste, cinta di fiori come preparata per il Sacrifizio. Seguito di Guerrieri.

PIRRO
Seguimi: Non temer …
POLISSENA
Dove mi guidi?
Lasciami per pietà … Prence, non vedi,
Che con la mia tu la tua morte affretti?
PIRRO
Vieni, non dubitar; D'un volgo insano
5Spregia i tumulti, e non temer quell'ira.
Ben tosto ti farà questa mia destra
Fra il Popol, fra le Guardie, e fra i Ministri
Della tua morte un'ampia strada al Mare.
Già tutti i miei più fidi, qualche Duce,
10Che a favorirmi il mio destino ha mosso
Con i Tessali miei pronti a salvarti
Fremono al fianco nostro, e in pria sul suolo
Disperati versar bramano il sangue,
Che abbandonarti; I tuoi nemici invano
15Tenteran d'involarti a queste braccia.
Ma, Principessa, onde provien quel pianto,
Onde quel duol? … Perché alle mie premure
Rispondi sol con dei sospiri? …
POLISSENA
Ah! lascia
Di liberarmi; Ogni mia speme è posta
20Nel fatal colpo, che a subir m'accingo.
PIRRO
Che? - tu morir? … di tormentar deh! cessa
Questo misero cuor - Non sai, che pende
La mia felicità da' giorni tuoi?
POLISSENA
Principe, il Ciel non ha giammai congiunto
25
[p. 73]
Il tuo destin con i miei giorni; Invano
Ti seduce l'aspetto … Egli t'inganna.
E se giammai, Signor, da una meschina
La tua felicità dipender puote,
La morte mia far sol ti dee felice.
30Pensa al tuo grado, alla tua gloria; I Numi
Vogliono il sangue mio; lascia, che all'Ara
Lascia, Signor, che il fato mio mi tragga.
Vedrai, se il Ciel tanto coraggio ha chiuso
In questo sen da rimirar costante
35Il mio supplizio.
PIRRO
Ah! tu mi strappi il cuore.
Seguimi …

vuol condurla

POLISSENA
Invan lo speri …
PIRRO
Ah! cessa - Oh! Numi!
Che veggio mai! - giunge Calcante, e seco
Di Guerrieri, e Ministri un stuol s'avanza.
Difendiamoci, Amici.

(al seguito)

Il sangue mio
40Per voi sarà della battaglia il segno.
Vieni …

(prende Polissena)

Saprò ben'io come involarti
Al barbaro furor de' tuoi tiranni.
POLISSENA
Lasciami …

(volendo liberarsi)

O Ciel! …

vede Calcante

Nol soffrirò giammai.

5.4. SCENA ULTIMA


[p. 74]

Pirro, Polissena, Calcante, Arsindo, Sacerdoti, Guerrieri, Guardie, Popolo.

CALCANTE
O sacrilegio! o Numi offesi! - E dove,
Temerario, ti spinse un cieco affetto?
Lascia quell'ostia … Ella è in poter del Cielo.
PIRRO
Carnefice crudel! - Non vuol l'Olimpo
5Questi di crudeltà barbari esempj.
Tu gl'inventi, fellon; tu sei, che fingi
Barbari, audaci a tuo capriccio i Numi.
Scostati.
CALCANTE
Scellerato! - ah! questo è troppo.
Deh! non v'offenda un tale eccesso, o Dei!
10Così dunque, profano, il Cielo insulti,
Né temi ancor, che dall'etereo seno
Onde piombar sul tuo malvagio teschio
Vendicatrice folgore non scenda?
Empio! in tal guisa …
PIRRO
A questo cuore indarno
15Con sognate minacce, e folli sdegni
Tema la tua doppiezza incuter tenta.
Combattei per la Patria, e l'ira mia
L'Asia provò, né ora di nuovo in Campo
Col brando in pugno all'inimico in faccia
20Tutto il sangue versar grave mi fora.
Le fiere stragi, e le sanguigne morti
Son legittime allor. Niuno pretenda
D'insegnare al mio cuor quanto alla Patria
Deve il mio braccio, e al Genitore estinto.
25Ma un altare di sangue, il sacrifizio

[p. 75]
D'un innocente vittima, cui nulla
Fuor che il viver restò, come mai puote
Servir la Patria, e consolare un Padre?
L'omicidio in effetto e quando i Numi
30Render poteo propizj? Amici, io vidi
Le superbe di Troja inclite mura
Per vostra man cader al suol distrutte.
De' mortali infelici il sangue, è vero,
Spargemmo a rii, ma ciò seguì soltanto
35Di battaglia sul Campo, e non sull'Ara.
Come! e si vuol, che all'empietade io giunga
D'imbrattar questa man nel casto sangue
D'una Donna innocente, e in un sol punto
D'un Eroe qual si vuol tigre io divenga?
40Tu puoi bramar,

(a Calcante)

Ch'io Natura oltraggi,
Ch'io di colei, ch'a sospirar m'apprese
Il carnefice sia, ch'io senza orrore
Nel suo bel petto il sacro ferro immerga,
Che mentre ella ancor vive, il braccio mio
45Questo braccio sanguigno aprale il fianco,
E fior ne tragga onde saziar gli Dei
Le fumanti sue viscere, e che pieno
Della tua crudeltade il Cielo offeso
Vi consulti per te? - Ma ver non fia.
50Guerrieri, ah! chi di voi risente in seno
Quanch'ombra di pietà segua i miei passi,
E l'innocente vittima sottragga
Al furor di colui …
CALCANTE
Guerrieri, udite.
Gl'offesi Dei fremono di sdegno: Achille
55Vendetta chiede, e l'ombra sua sdegnosa

[p. 76]
Brama far sazio il furor suo nel sangue.
Polissena è la vittima: Né giova
L'aure, e i Numi del Mar sperar propizj
Finché il collo piegato alle bipenne
60La sventurata Vergine non abbia
Col sangue suo questo sepolcro asperso.
Popoli, vi sovvenga allor, che astretti
Fra i scogli dell'Eubea da simil fato
L'aure negava onde portarci in Asia
65A voti nostri il Dio dell'acque avverso,
E la Dea delle Selve, e il fier Nettuno
Sola saziò d'Ifigenia la morte. 4
D'una Vergine il sangue a noi pur debbe
Al patrio suol pronto implorar ritorno.
70Giove istesso è, che parla; E non potremo
La Patria riveder, che a questo prezzo.
POLISSENA
Ah! t'arrendi, Signor.

(a Pirro)

Vinci te stesso,
E giacché tutto mi togliesti, almeno
Accelera, che il puoi di propria mano
75L'ora da Fati al morir mio prescritta.
Lascia …

vuol liberarsi

PIRRO
Che temi? - a questo brando è dato
Il vendicarti, e finché quì tu sei
Non potria spaventarmi il Mondo intero.
CALCANTE
80 Dunque ceder non vuoi?
PIRRO

ferocemente

Lo speri indarno.
CALCANTE
Ebben: se tanto alla passione in preda
L'offuscato tuo cuor mirar degg'io
Da non farti ascoltar le sacre leggi
Del Ciel, del tuo dover, d'un Padre estinto,
85Guardie, a voi spetta il trucidar colei.
Da bracci suoi si svelga a forza, e debba
L'ombra del grande Achille, e il Cielo irato
La bramata vendetta al vostro braccio.
POLISSENA
Cedi… oh! Dio! …

a Pirro. Le Guardie fanno un movimento

PIRRO
Temerarj! - a questo ferro
90Veder saprem chi presentarsi ardisce.
Secondatemi amici.

(a suoi)

All'armi.
CALCANTE

alle Guardie, e al seguito

All'armi.
Si punisca il fellone …

le truppe si muovono, e sono per incominciare la zuffa. Polissena già libera dalle mani di Pirro, che corre alla pugna, si scaglia in mezzo alle due Truppe, ed esclama

POLISSENA
Olà: fermate.
Non sia mai ver, che per me sol si sparga
Tanto sangue innocente; avranno i Numi
95La vendetta richiesta.
PIRRO
O Dei!

vuol lanciarsi verso Polissena

POLISSENA
Ti scosta.
Conoscete chi son: Quel regio sangue
D'onde nacqui, e che intatto ancor conservo
Senza la destra altrui saprà versarsi.
Barbari, alfin sazj sarete …

leva un pugnale e si ferisce

Io muojo.

cade

CALCANTE
100 Ciel! …

tutti danno segno della loro estrema sorpresa

PIRRO

immobile

Polissena! …

indi inorridito correndo al cadavere

Ella spirò …

disperato

Crudeli! …
Perfidi! … ah! … voi l'uccideste … o Numi!
E l'Averno non s'apre, onde di tomba
Servano a questi mostri … a queste tigri
Le cupe sue voragini profonde! …
105Ciel! …

(smarrito)

Dove sono! … ah! Polissena!…

(verso il cadavere)

oh! dolce
Metà di me… spoglia funesta, e cara

la guarda teneramente, indi disperato si getta sul cadavere dicendo

Se perder ti dovei … seguir ti voglio.
CALCANTE
Principe sventurato! - Arsindo, appresta
A quell'alma abbattuta ogni soccorso.

indi risoluto al Cielo

110Ecco, o Numi, a qual passo è tratto un cuore,
Che se stesso sol'oda, e voi non curi.

si cala il Sipario Fine della Tragedia.

1. Cet organe des Dieux est il donc infallible? Un ministére saint les attache aux autels: Ils approchement des Dieux, mais ils sont des mortels. Oedip. Trag.

2. Protinus ad sedes Priami … . Virg. En. II.

3. Elena

4. Sanguine placatis ventos, et virgine caesa, sanguine quaerendi reditus … . Virg. En. lib. 2.



(revised 28-02-2000) Carmignani, Giovanni.
Elena Pierazzo

Crediti | Info testo

Nome utente:

Password:


Registrati


Informatica Umanistica

Università di Pisa