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ETTORE FABIETTI

MANUALE per LE BIBLIOTECHE PUBBLICHE, POPOLARI, SCOLASTICHE, per FANCIULLI, AMBULANTI, AUTOBIBLIOTECHE, ecc.





[p. 2]

[Dedica]


[p. 4]

Ai vivi e ai morti
ai vicini e ai lontani
che in concordia di opere e d'intenti
lavorarono con me
a diffondere il libro
fra la gioventù e il popolo italiano

E. F.


[p. 5]

Indice

Premessa

A questo libro converrebbe meglio il titolo di Biblioteca
per tutti, avendo l'aggettivo popolare un senso di limi-
tazione ai soli ceti che esercitano attività di ordine manuale,
o quasi. Ma l'uso ha i suoi diritti, e l'uso chiama
popo-
lare, in tutti i paesi latini, la biblioteca pubblica non
riservata agli studiosi.
Nei paesi anglosassoni, dove il servizio della pubblica
lettura ha raggiunto uno sviluppo e una perfezione di
mezzi a noi ignoti, il centro di raccolta e di diffusione
del libro circolante non si chiama neppur
biblioteca, ma
libreria (library). Biblioteca, nel genuino senso etimologico
della parola, significa
custodia di libri, cioè istituto che
provvede alla loro
conservazione, mentre la biblioteca
moderna ha il compito preciso di metterli in circolazione
e di farli leggere al maggior numero possibile di persone
di ogni ceto e di ogni età, magari andando essa stessa in
cerca del lettore e provvedendo al trasporto del libro fino
al suo domicilio, col risultato previsto di un rapido logorìo
del materiale, che nella biblioteca pubblica moderna si
rinnova, infatti, di continuo.
Se intitoliamo questo libro alla
biblioteca popolare è,
dunque, soltanto per intenderci; ma esso, in realtà, mira

[p. 7]
essenzialmente a trasformare, a rinnovare
ab imis l'idea
e la pratica di ciò che comunemente si chiama biblioteca
popolare, e a far conoscere in Italia che cosa è, come si
possa organizzare e come funzioni, nelle città e nelle cam-
pagne, un servizio della pubblica lettura, che da mezzo
secolo è, in tutti i paesi di lingua inglese, lo strumento
più potente e più idoneo - anche più della stessa scuola
pubblica - di progresso civile ed economico; che in altri
paesi, come il Belgio, la Francia, la Spagna (specialmente
in Catalogna), la Germania, la Svizzera, ecc., si va attuando
come il più civile dei nuovi servizï pubblici, e che in Italia
ebbe finora soltanto qualche esperimento isolato in grandi
città, come Milano.
È la prima volta - crediamo - che nel nostro paese
si pubblica un libro simile sulla
biblioteca moderna, la
quale ha ormai, in altre lingue, tutta un'estesa letteratura.
Raccomandiamo, perciò, quest'operetta segnatamente a
coloro cui è affidato l'incremento della scuola e della pub-
blica coltura; sebbene il libro voglia essere per tutti: per
gli insegnanti che attendono alla biblioteca degli alunni
in ogni ordine di scuole, per i funzionarï di ogni grado
che presiedono alla istruzione e all'educazione del popolo,
per gli addetti alle organizzazioni corporative, ai «dopo-
lavoro», alle biblioteche pubbliche - popolari e circolanti
di qualsiasi specie, - e infine per tutti coloro che hanno una
- sia pur modesta - raccolta di libri da ordinare per
loro uso. Vi troveranno esposti e praticamente illustrati
nei particolari i mezzi e i modi per istituire e far fun-
zionare, con modernità di criterï, i varï tipi di biblioteche,
comprese la
Biblioteca pubblica per Fanciulli, la Biblio-
teca Ambulante e l'Autobiblioteca, nuove per l'Italia,
ma già largamente diffuse altrove.
Trent'anni di esperienza nella più vasta organizzazione
italiana di biblioteche pubbliche popolari da lui fondata,
e lo studio anche diretto delle biblioteche all'estero hanno
consentito al compilatore una larga documentazione di

[p. 8]
fatto, che lo ha dispensato spesso dal teorizzare e dal
lungo argomentare.
A queste pagine, frutto di tutta una vita di lavoro,
umile, ma devoto, per la coltura del popolo italiano, affida
l'Autore la sua speranza incrollabile che un giorno non
lontano esse diano impulso e norma alla diffusione della
biblioteca moderna in Italia.
E. F.

Mi è grato rivolgere un pensiero riconoscente ad enti e persone
che mi favorirono materiale informativo e iconografico per la
compilazione e l'illustrazione del presente volume, e segnata-
mente all'American Library Association di Chicago, The Library
Association
di Londra, American Consular Service di Milano, e ai
signori Henri Lemaïtre ed Ernest Coyecque di Parigi, antesi-
gnani della biblioteca moderna in Francia; al dott. Luigi De Gre-
gori della Biblioteca Casanatense, al dott. Vittorio Camerani del-
l'Istituto Internazionale di Agricoltura, al dott. Gerardo Bruni, ecc.
e. f.

[p. 9]

I. Che cosa è la biblioteca popolare moderna

1.1: La biblioteca, scuola del popolo

La biblioteca popolare è la «biblioteca pubblica»
per eccellenza e per definizione, non solo perchè aperta
a tutti, anche ai fanciulli, ma perchè essa soddisfa ad
un bisogno pubblico e adempie a un pubblico servi-
zio d'importanza sempre crescente: la lettura.
Provvedere a questo servizio è, per la collettività
civile, come provvedere ai servizï essenziali della vita
in comune: all'acqua potabile, alla pulizia stradale,
all'igiene. Nessuno misconosce ormai il dovere della
società di impartire un minimo d'istruzione ai fan-
ciulli, a cui una volta provvedevano (o non provvede-
vano) le famiglie. Il dovere familiare divenne a poco
a poco un dovere sociale e l'adempimento di esso fu
successivamente assunto da associazioni d'interessati,
dal Comune e infine dallo Stato.
Se ora fosse dimostrato - come si può facilmente
dimostrare - che la biblioteca accessibile a tutti è ne-
cessario complemento della scuola elementare e che
essa sola può dare alla scuola dei primi elementi un
senso e un valore ai fini del sapere e della coltura, ne
risulterebbe che la biblioteca non è meno importante

[p. 11]
della scuola e, come la scuola, merita l'interessamento
vivo dei cittadini e dello Stato.
La scuola elementare è troppo breve e troppo scarsa
di effetti, per servire essa sola alla coltura del popolo.
Insegnando a leggere, scrivere e far di conto, la scuola
dà soltanto i mezzi, gli strumenti essenziali per ac-
quistar la coltura con lo studio libero e le letture spon-
tanee, quando l'obbligo della frequenza scolastica sia
finito ed il giovinetto entri nella vita del lavoro. Tutto
preso dai suoi nuovi doveri, egli non avrà più tempo
di frequentare le scuole pubbliche, e se la società non
gli offre un mezzo facile di continuare a istruirsi leg-
gendo libri capaci di arricchirgli l'animo di buoni sen-
timenti e la mente di nuove nozioni, gli anni e le fa-
tiche che egli avrà speso sui banchi della scuola pri-
maria non gli saranno di alcun profitto nella vita.
Egli saprà, sì, disegnare, forse a fatica, la propria
firma in una cambiale o a pie' di un atto di stato ci-
vile, ma quanto alla vita dello spirito, egli non ve-
drà più lontano di un analfabeta.

***

Se la elevazione intellettuale di se stesso deve essere,
per ogni individuo cosciente, obietto di tutta la vita,
viene il giorno in cui egli sente non esservi altra col-
tura efficace per lui, se non quella ch'egli sa darsi da
sè. Cessa, perciò, di andare ad ascoltar lezioni, e men-
tre si vergognerebbe di apparire nell'atteggiamento
di scolaro in ritardo, intuisce, invece, il grande inte-
resse ch'egli ha di rimanere, in certo modo, uno stu-
dente per tutta la vita.
Studiare è fare atto di uomo libero: chi studia non
si trova più nella situazione quasi passiva dell'uditore,
perchè si reagisce più facilmente e più fortemente su
ciò che si legge che su ciò che si ascolta.
La lettura libera e la biblioteca pubblica, che la
rende possibile a tutti, è dunque la vera scuola del
popolo, l'unica forma di scuola, anzi, che si concilï

[p. 12]
con la vita del lavoro. A questa precisa conclusione
si è giunti in quasi tutti i paesi di lingua inglese e
specialmente negli Stati Uniti d'America, dove tutti
concordano in questo concetto fondamentale, che la
free public library è l'istrumento per eccellenza di ciò
che gli Americani chiamanoself education, vale a dire
la coltura in ciò che essa ha di veramente vivo e de-
cisivo nella vita di un uomo.

2. I caratteri distintivi della biblioteca popolare moderna

In Italia, la biblioteca per tutti si chiamò e si chiama
popolare, per distinguerla dalla biblioteca di alta col-
tura del nostro tipo nazionale, con la quale non ha e
non vuole avere nulla di comune. I due tipi di biblio-
teche servono a un pubblico tutt'affatto diverso: delle
nazionali esistenti nei maggiori centri di coltura e di
studio il popolo non usa affatto e non può trarre gio-
vamento diretto.
Le nazionali, e con esse le universitarie e molte co-
munali
, richiamano esclusivamente un pubblico di stu-
diosi, e meglio che centri diffusori e propagatori del
libro, sono istituti di conservazione e, direi quasi,
musei, che accolgono, coordinano e custodiscono tutti
i prodotti del pensiero umano, per tramandarlo vivo
nelle sue fonti all'avvenire e segnarne la linea ideale
di sviluppo attraverso le età.
Certo, i grandi tesori di sapienza che ciascuna di
esse racchiude, non sono sottratti alla vista del pub-
blico; ma la diffusione del libro non è il loro scopo
principale: tant'è vero che il loro contatto col pub-
blico si esplica in gran parte nella consultazione delle
opere entro la loro stessa sede. Da ciò le cautele e le
formalità frapposte all'asportazione dei libri; da ciò
il funzionamento complicato e tardo del loro mecca-
nismo, incapace di un rapido scambio col pubblico;
da ciò gli orarï non sempre rispondenti ai bisogni della

[p. 13]
gente che lavora e che legge come diversivo dalla fa-
tica materiale; da ciò, infine la ragione per cui la loro
importanza è misurata più dal numero e dal valore
delle opere che adunano, che dal numero di quelle che
mettono in circolazione.
La biblioteca detta popolare in Italia, e in generale
nei paesi latini, vuol essere soprattutto uno strumento
di diffusione
, rapido ne' suoi contatti coi lettori, sem-
plice e agilissimo nella sua organizzazione funzionale.
Essa, lungi dal conservare, rinnova continuamente il
suo contenuto; sottrae alla circolazione tutto ciò che
nel vertiginoso progresso della vita e del pensiero è
materia sorpassata e come morta, e lo sostituisce con-
tinuamente con le manifestazioni ultime e più fresche
del pensiero attuale. I suoi libri circolano cento volte
più celermente che nella biblioteca di alta coltura, e
l'ideale sarebbe che non riposassero negli scaffali fino
al termine della loro esistenza fisica.
In Italia, poi, e negli altri paesi in cui l'abitudine
della lettura non è ancora molto diffusa, la biblioteca
per tutti mira anche ad un altro scopo: poichè il gran
pubblico non cerca il libro e non dimostra di sentirne
sufficientemente il bisogno, la biblioteca fa sì che il
libro cerchi il lettore e lo innamori a poco a poco di
sè, fino a imporglisi come un bisogno: in una parola,
mette il libro in valore, esigendo da esso il massimo
rendimento utile.

***

Nei paesi venuti recentemente alla civiltà e alla col-
tura, come gli Stati Uniti d'America, il Canadà, l'Au-
stralia, ecc., esiste un solo tipo di biblioteca detta pub-
blica
, che serve a tutti, ai fanciulli e al popolo mi-
nuto, come agli studiosi; alla diffusione delle amene
letture, come all'incremento della scienza e dell'alta
coltura; alla consultazione per le esigenze pratiche
della vita, come alle ricerche dotte.
Diremo altra volta che cosa è precisamente una

[p. 14]
biblioteca pubblica americana e che mirabile strumento
di civiltà ne abbiano fatto gli Anglosassoni d'Ame-
rica. Qui basti dire che il tipo della biblioteca pub-
blica americana tende a sostituire anche in Europa il
vecchio tipo di biblioteca popolare e che in Belgio
e in Francia è già all'opera un Comité de la bibliothè-
que moderne
, inteso a operare appunto questa trasfor-
mazione.
In Italia, studï ed esperimenti in questo senso si
fecero per anni presso l'Istituto delle Biblioteche Po-
polari di Milano, con quali risultati vedremo a suo
tempo.
Ad ogni modo, si voglia o no rimaner fedeli alle
tradizioni nostre, l'essenziale è che la biblioteca non
sia soltanto un dispensiere di libri, un distributorio
meccanico di carta stampata, ma anche e sopra tutto
una guida illuminata dei lettori. In un certo senso, il
bibliotecario della biblioteca popolare moderna ha cura
d'anime. Egli può edificare o scandalizzare l'animo di
un fanciullo; richiamare a letture sostanziose più di
uno de' suoi lettori, e specialmente lettrici, avviati a
letture futili; condurre un giovane a scoprire a se ste-
so la propria vocazione, determinare l'indirizzo di una
vita che cerca ispirazione nei libri, giovare al perfe-
zionamento tecnico di chi lavora, persino ritrarre da
una via di perdizione qualche spirito smarrito, ancora
capace di subire le suggestioni del buon esempio.
Chi scrive ha visto giovani operai affrontare lo stu-
dio di lingue straniere sulle pagine di modestissimi
metodi pratici ottenuti in prestito dalla biblioteca po-
polare e trionfare a poco a poco d'ogni difficoltà.
Naturalmente, questo può soltanto avvenire se fra
i lettori e i libri della biblioteca vi è un bibliotecario
animatore, guida e consigliere discreto.
Sì, la biblioteca per tutti deve essere l'ufficio di con-
sulenza intellettuale del centro di popolazione a cui
serve.


[p. 15]

***

Inutile aggiungere, dopo ciò, che la biblioteca po-
polare moderna è una cosa viva e vitale, non un am-
masso amorfo di materia morta, formato a poco a
poco, come le stratificazioni delle rocce, con i detriti
delle vecchie biblioteche private, accumulati negli an-
ni, senza ordine e senza scopo, preda della polvere,
dei tarli, dell'umidità, in locali inadatti e senza luce,
vera tomba dei libri. Il pubblico - e non potrebbe es-
sere altrimenti - in breve se ne stancherebbe, l'at-
mosfera di simpatia che deve circondare la biblioteca
verrebbe man mano a raffreddarsi, i mezzi a dimi-
nuire, gli espedienti per vivere a moltiplicarsi, ed in
breve l'istituzione cadrebbe tanto in giù nel silenzio
e nell'oblio, fino a morirne.

3: Le amene letture

La biblioteca popolare moderna, dà importanza pre-
ponderante alle pubblicazioni utili, così come nella
pratica è fatto al lavoro necessario una parte più larga
che non al diletto; ma, a differenza delle biblioteche
d'altro tipo, non esclude i lavori di pura immagina-
zione, cioè le letture amene, scegliendole però fra le
opere che hanno già acquistato o sono evidentemente
destinate ad acquistar fama duratura per qualche loro
pregio sostanziale o d'arte.
A proposito delle letture amene, è necessario sfa-
tare il pregiudizio corrente che esse riescano più dan-
nose che utili al popolo e alla gioventù. No: la loro
diffusione a mezzo delle biblioteche circolanti è ne-
cessaria. Ciò che più di tutto importa è che la gente
si abitui a leggere. Ora, se il romanzo, la novella, la
commedia non avessero altro ufficio che quello di at-
trarre il lettore coll'ésca dell'onesto diletto, la loro pre-
senza nella biblioteca sarebbe più che giustificata.

[p. 16]
Del resto, come si procede coi bambini, si procede
con le persone incolte, poichè, in fondo, sono dei pri-
mitivi gli uni e gli altri; e l'insegnamento infantile
cerca d'insinuarsi per le vie del diletto. Non sono
poche le persone di media coltura che appresero un'in-
farinatura di storia francese nei romanzi di Dumas
padre o che furono da essi invogliati allo studio della
storia autentica; così come non sono pochi i giovani
che s'innamorarono delle scienze fisiche e naturali sui
libri di Jules Verne.
Inoltre, il libro ricreativo non può essere ragionevol-
mente negato a tutto un contingente di lettori, che si
applicano troppo durante il giorno ad un lavoro lo-
gorante dei muscoli e dei centri nervosi, per non avere
il diritto, nei momenti di tregua, di ricorrere alla let-
tura come ad un onesto svago.
Ma, poi, chi dubita della mirabile azione suggestiva
con cui l'arte, più che la scienza, opera direttamente
sugli animi e li trasforma? Per coloro che reputano
l'arte una motrice potente dei sentimenti umani, una
forza morale la cui efficacia non è superata che dall'e-
sempio vivente, il diritto di cittadinanza delle letture
amene nelle biblioteche del popolo, e più in quelle dei
fanciulli, non ha bisogno di esser difeso.
L'infanzia dei popoli non ebbe altra letteratura che
d'immaginazione, e Gesù insegnava le sue ardue ve-
rità morali per via di parabole. L'arte nacque prima
del pensiero riflesso e la poesia precorse la scienza.
Come il museo di arti plastiche non è soltanto una
palestra dove gli studiosi imparano la tecnica del di-
pingere, dello scolpire, dell'incidere, ma è la mèta di
ogni persona in cerca di emozioni alte e disinteres-
sate; così nella biblioteca per tutti il lettore non deve
trovar soltanto un emporio di cognizioni utili ai fini
della sua attività pratica, ma anche un alimento alla
sua vita morale.
Chi volesse impartire, per mezzo dei libri, soltanto
cognizioni positive, riuscirebbe, in breve, a farli odia-
re. In un certo senso, i libri che non insegnano nulla,
insegnano più di tanti altri, scritti con meticolosa

[p. 17]
gravità ad ammaestramento del genere umano. E persino
la scienza ha bisogno di vestirsi di forme artistiche
per diventare accessibile ai non iniziati.
Il problema, piuttosto, è tutto nel criterio con cui le
amene letture si scelgono e si graduano alle varie età
e alle varie esigenze spirituali dei lettori. E qui, sì,
deve soccorrere l'estesa coltura umanistica del biblio-
tecario e la sua penetrazione psicologica.

***

L'amore che chiameremo profano, come occupa un
grande posto nella vita, così nei libri. Ma appunto
perchè ce n'è tanto nella vita, non è necessario par-
larne troppo ed eccitarlo con la letteratura. Questa era,
se non erriamo, anche l'opinione di Alessandro Man-
zoni. È vero che l'amore ha ispirato dei capolavori e
che l'arte, quando è veramente tale, purifica e trasfi-
gura tutto ciò che tocca; ma non sempre i libri si leg-
gono per i loro pregi artistici: i lettori incolti, anzi,
si attengono esclusivamente al senso letterale delle pa-
role. Occorre, quindi, esser molto cauti nella scelta di
questi libri, che sono quasi sempre romanzi, per non
eccitare malsane curiosità nei giovani e tendenze vi-
ziose negli adulti. Ma non è lecito neppur cadere nel-
l'eccesso opposto di coloro che vorrebbero allontanare
dai giovani ogni libro d'amore, anche castissimo, e
vietare loro il palpito che scosse i cuori di creature su-
blimi, come Paolo e Virginia, Mirella e Graziella.

4: Oltre i fini pratici del sapere

L'obiezione più seria - almeno in apparenza -
che si muove ancora da molti a questo nuovo mezzo
diffusivo della coltura, è la deficienza, per non dire la
mancanza quasi assoluta, di buoni libri accessibili al-
l'intelligenza del popolo.

[p. 18]
Questa obiezione è mossa alla biblioteca popolare
da coloro che la concepiscono come una raccolta di
libri, coi quali i lettori abbiano a trovarsi, per così
dire, come insieme ad amici della loro stessa levatura.
Secondo costoro, le opere elevate di letteratura e di
scienza dovrebbero essere escluse dal catalogo e la
biblioteca risultar composta di libri molto innocui, sì,
ma anche molto mediocri.
Ora, invece, è provato - come dice il Macé - che
il popolo non vuol essere messo a regime speciale e
legge di preferenza i libri scritti per tutti.
Chi dice che il popolo non ha bisogno di sapere e
di conoscere molte cose, che gli bastano le poche no-
zioni indispensabili a' suoi bisogni immediati e pochi
libri che lo distolgano dall'osteria, procurandogli qual-
che onesta distrazione, è ancora impigliato nei vec-
chi concetti di filantropismo e non sa elevarsi alla vi-
sione di una umanità e di una classe lavoratrice assai
diverse da quelle presenti.
Che l'educazione del popolo si preoccupi dei fini
pratici ed immediati, che essa dia uomini e Italiani
ben temprati per i cimenti della vita presente, è cer-
tamente utile e necessario; ma che l'opera educativa
d'oggi non debba apparecchiarci anche la materia
umana per l'avvenire della patria e della società, ciò
non è ammissibile se non da chi si figuri la società
e la patria eternamente immobili nelle loro categorie
economiche, intellettuali e morali. Ma ove si acceda
al principio della diffusione della coltura, è inutile e
stolto segnar limiti al suo espandersi indefinito, figu-
rarsi un grado d'istruzione utile ad una classe so-
ciale e nociva ad un'altra, una coltura elevata per si-
gnori, una media coltura per impiegati e una coltura
più umile per gli altri.
Insegnare alla gente il mezzo di rendere il suo la-
voro più facile e più produttivo, il suo passaggio
attraverso la vita meno ingrato e più fecondo, non
basta; bisogna anche elevarne tutte le facoltà, a costo
di acuirne e moltiplicarne i bisogni ed accrescerne la
potenza di soffrire: educare, insomma, nell'uomo le

[p. 19]
ragioni e le forze stesse del progresso nazionale e
sociale.
A questo fine, nessun mezzo più idoneo della biblio-
teca per tutti, composta di opere che sforzino gli spi-
riti ad elevarsi al di sopra di se stessi.

5: Il primato della biblioteca

Ma il primato che la biblioteca rivendica a se
stessa, in confronto alle altre istituzioni di coltura
popolare, è dovuto anche al fatto che essa sola, fra
tutte, può vivere e prosperare nei grandi centri come
nei piccoli e nei minimi.
E anche dove istituzioni che diffondono oralmente
la coltura trovano modo di vivere e di esplicare la
loro attività, esse non possono dare tutto l'utile di
cui sono intrinsecamente capaci, se non quando sieno
fiancheggiate dalla biblioteca. Così dicasi delle scuole
serali e professionali, dei musei e delle gallerie d'Arte,
che nella biblioteca trovano la loro necessaria inte-
grazione.
Qual traccia può lasciare una conferenza nella
mente degli uditori, se poi non hanno a loro dispo-
sizione dei libri in cui possano trovare un più largo
svolgimento e una più ampia illustrazione delle idee
fugacemente accennate dall'oratore nei ristretti limiti
di tempo consentiti alla sua lezione? La conferenza,
se vuol essere veramente proficua, non può che pro-
spettar l'argomento di cui si occupa e richiamar su
di esso l'attenzione e l'interesse degli uditori, per
modo che ciascuno di essi, poi, per conto proprio,
in perfetta calma e libero dalla suggestione dell'am-
biente, sia spinto a cercar nei libri consigliati dal con-
ferenziere la conferma e la spiegazione dei fatti e delle
idee da lui sommariamente enunciate.
I musei d'ogni specie e le gallerie d'Arte sono isti-
tuzioni utilissime, specialmente se i libri sulle arti
belle, le scienze fisiche, la storia, le antichità, che la

[p. 20]
biblioteca pubblica possiede, servono di testo e di com-
mento alle manifestazioni reali dell'arte e della na-
tura, che nei musei e nelle gallerie si ammirano.
Che cosa possono dire, ad esempio, le meravigliose
collezioni di antropoidi e di specie distrutte alla mente
del visitatore incolto che si aggira in un Museo di
Storia naturale? È evidente ch'egli vi fu attratto per
mera curiosità e con la stessa disposizione di spirito
con la quale sarebbe andato a vedere il vitello a due
teste nei baracconi delle fiere.
Le testimonianze più eloquenti della storia umana
e cosmica sono cose mute d'ogni significato, per chi
non impara a conoscere sui libri le vicende di cui esse
sono documento.
Questo importante compito di volgarizzare la col-
tura, in modo che le grandi spese commesse dalle pub-
bliche amministrazioni per fondar musei e gallerie tor-
nino in utilità generale e non a vantaggio di pochi,
questo compito non può essere risolto ai giorni nostri
che dalla biblioteca di tutti, dalla biblioteca per tutti.
Naturalmente, più sono vicine fra loro biblioteca
e scuola, museo e gallerie d'Arte, e meglio se ne pos-
sono coordinare le influenze e intensificare gli effetti.
È per questo che, fuori d'Italia, le diverse istituzioni
di coltura o sono spesso riunite sotto lo stesso tetto
e la stessa direzione, o sono strettamente coordinate
fra loro. Il frequentatore di una di esse si trova per
tal modo indotto a frequentarle tutte. Gioverà special-
mente l'unità di direzione, che permette, ad esempio,
d'indicare con appositi richiami, sul catalogo di bi-
blioteca, gli oggetti esposti nel museo e nella galleria
d'Arte, dei quali si sparge così nel pubblico la piena
conoscenza.

1.6: La biblioteca dappertutto

La biblioteca è valido sussidio anche alla scuola
primaria, e molto giova al progresso intellettuale
degli alunni che ogni scuola abbia la sua piccola

[p. 21]
biblioteca. La lettura di libri interessanti, suggeriti al
fanciullo dallo stesso maestro, che ne conosce il ca-
rattere e le tendenze, affeziona lo scolaro alla scuola
e agli studï e lo abitua ad essere il maestro di se stesso,
per quando dovrà lasciar la classe ed entrar nella vita.
Lasciate che i fanciulli leggano i bei libri avven-
turosi, in cui piccoli eroi loro coetanei corrono per la
terra e sui mari, attraverso perigli e fatiche, che nu-
trono di ardimento l'irrequieta fanciullezza dei let-
tori. Insieme col fascino dei casi avventurosi, passerà
di contrabbando nelle loro piccole teste la nozione di
geografia, di fisica, di storia naturale, di virtù civile,
le quali non allettano dalle pagine aride e schema-
tiche dei libri di testo.
La biblioteca infonde vita alla scuola, temperando
la naturale avversione dei fanciulli per essa con una
variante al regime uniforme dei programmi e della
disciplina: senza tener conto che il libro della biblio-
teca scolastica, portato dai fanciulli nelle famiglie,
eccita anche gli adulti all'abitudine della lettura.

***

Non meno che alla scuola primaria, la biblioteca
circolante è indispensabile agli istituti d'istruzione
media, dove la gioventù, destinata ad imprimere un
giorno impulso e direttiva alla vita sociale, deve ac-
quistare non solo il corredo di nozioni astratte pre-
scritte dai programmi d'insegnamento, ma anche
prender contatto con le vive forze che operano fuor
della scuola, nel vasto mondo, e determinano l'am-
biente in cui dovrà vivere ed agire.

***

Nelle sale di convegno dei caporali e soldati, nelle
infermerie, nelle stesse sale di punizione, nei corpi di
guardia, nei distaccamenti, nelle guarnigioni alpine,

[p. 22]
sulle navi da guerra, ovunque la vita militare aduna
e intrattiene, lontano dalle loro case e dalle occupa-
zioni consuete, la miglior parte della nostra gioventù,
il libro che occupi il pensiero del soldato non può,
non deve più a lungo mancare. Ne guadagneranno
la disciplina, l'ordine, l'istruzione militare della gio-
ventù, che tornando a' suoi paesi, almeno porterà
seco, con qualche vizio appreso in città, anche una
buona abitudine: quella della lettura.

***

Un nucleo di biblioteca circolante per gli operai
non dovrebbe neppur mancare nelle officine e nei
grandi laboratori, nelle associazioni sindacali, spor-
tive e di ricreazione (dopo-lavoro). Non sempre l'ope-
raio, dopo una giornata di lavoro, si sente di met-
tersi in cammino per recarsi - quando c'è - alla
biblioteca popolare pubblica, per averne un libro da
leggere, e il più delle volte preferisce farne a meno.
Se, invece, trovasse il libro nella fabbrica dove si
reca tutti i giorni e lo potesse avere in prestito, po-
niamo, all'ora dell'uscita, probabilmente egli passe-
rebbe in casa, con la moglie ed i figli, molte di quelle
sere, che altrimenti passerà dove e come tutti sap-
piamo.

***

La vicinanza della biblioteca ai gruppi di popola-
zione che se ne devono servire è un principio ormai
universalmente ammesso e praticato. Così i grandi
quartieri di case operaie e popolari, che si vanno eri-
gendo specialmente nelle grandi città per provvedere
alle classi meno agiate l'incalcolabile beneficio di una
casa igienica e a buon mercato, non possono fare a
meno di una biblioteca circolante e di una sala di let-
tura, che divengono in breve il centro intellettuale e
il luogo di convegno di tutto il quartiere.

[p. 23]

***

Il libro circolante è riconosciuto ormai indispensa-
bile anche nei luoghi di dolore e di pena: carceri,
case di correzione, ospizï, istituti di cura, ammini-
strati con larghezza ed umanità di vedute, non pos-
sono fare a meno di una biblioteca propria, ben te-
nuta e ben provvista di libri adatti alle esigenze sva-
riatissime del pubblico tanto diverso che li frequenta.
Vi sono malattie che non costringono in letto i pa-
zienti ed altre che richiedono lunghi periodi di conva-
lescenza. Come impiegar meglio il tempo necessario
a che la salute ritorni, se non leggendo? Nelle lunghe
corsìe bianche, tra gli aspetti e le voci del dolore, la
tristezza s'attenua, il tedio delle lunghe ore silenziose
scompare, il tempo passa e qualcosa s'impara sempre.
Ma la biblioteca che s'invoca non è già qualche
cosa di simile a ciò che ora esiste nelle nostre carceri.
In tal caso, sarebbe meglio non parlarne. Che cosa,
infatti, debba essere una raccolta di libri messa in-
sieme il più delle volte con doni tratti da fondi di
magazzino e scarti di biblioteche private, lascio im-
maginare ai lettori. Per i meno incolti, cioè per co-
loro che hanno maggior bisogno di leggere, la biblio-
teca del carcere, com'è ancora in molti stabilimenti
di pena, costituisce una nuova tortura morale.

***

Il libro va ormai conquistando il suo posto nei cir-
coli, negli alberghi e persino sulle navi adibite al ser-
vizio d'emigrazione. Ovunque, insomma, sia tempo-
raneamente o in permanenza un nucleo di gente de-
siderosa o semplicemente bisognosa di soddisfare no-
bili curiosità intellettuali, la biblioteca è come il fo-
colare acceso, il focolare dei sentimenti buoni e dei
pensieri elevati, in mezzo agli uomini fatti tristi nella
lotta, ottusi nel godimento, invidi nella sfortuna.

[p. 24]

***

Il libro circolante per le case e per le mani di tutti
può essere utile - sembra uno scherzo e non è -
anche a chi non sa leggere. Basta che in una comu-
nità di analfabeti una sola persona abbia confidenza
con le parole stampate, perchè tutti possano venire
a conoscenza del contenuto del libro, per mezzo della
lettura fatta da quell'uno ad alta voce.
La lettura ad alta voce! Bisogna aver vissuto a
lungo tra la umile gente illetterata dalla campagna
per sapere con quale avida appassionata attenzione
essa ascolti una voce che legge. D'inverno, sui grandi
focolari, presso il lume appeso alla trave fumosa; o
nelle stalle tepide dei fiati animali, con in giro le donne
che filano e gli uomini che attendono a gli ingegnosi
intrecci di vimini, una voce che legge è un oracolo che
parla. Nelle anime incolte v'è un rispetto quasi super-
stizioso del libro e di ciò ch'esso dice ed insegna.
E poi, non tutti coloro che sanno han tempo di leg-
gere. La donna proletaria delle grandi città, uscendo
a sera dalla fabbrica, ha in casa altro lavoro che l'at-
tende: bisogna preparare un po' di minestra per l'u-
nico pasto in comune e vegliar fino a tardi per ras-
settare i vestiti del marito e de' figli. Orbene, sarà
ancora il libro letto ad alta voce dal marito o da uno
dei figli che la solleverà e le farà parer breve la sera.
- Bisogna diffondere l'alfabeto prima del libro -
dicono alcuni, pochissimi invero. Orbene, questo non
è che un àlibi offerto alla nostra pigrizia. Bisogna
diffondere il libro e l'alfabeto insieme.

***

Abbiamo fatto l'apologia del libro avvicinato ai
gruppi che se ne devono servire; l'abbiamo visto pe-
netrare nelle scuole, nelle caserme, nelle fabbriche, nei
luoghi di cura e di pena, nei circoli, negli alberghi,

[p. 25]
sulle navi, ovunque si aduni gente desiderosa di ap-
prendere. Intendiamoci bene, però. Il servizio della
pubblica lettura deve essere organizzato in ogni Co-
mune unitariamente e far capo ad un centro unico,
d'onde i libri si diramino in nuclei alle diverse sta-
zioni di prestito, perchè provvedano a distribuirli ai
lettori, e poi a quel centro ritornino, quando sieno
stati letti, per esser cambiati con altri libri.
Questa organizzazione centrale del servizio, cuore
di tutto un sistema circolante, è condizione essenziale
a che esso funzioni efficacemente ed economicamente.
Essa costituisce la biblioteca moderna.

7: La biblioteca ha un'anima

La biblioteca per tutti non può essere concepita
come strumento di propaganda politica o religiosa,
nel senso che debba accogliere soltanto libri di un
solo credo e dare l'ostracismo a tutti gli altri.
A questa stregua, i nove decimi delle grandi lette-
rature d'ogni tempo e d'ogni paese ne dovrebbero
essere esclusi, e la biblioteca si ridurrebbe a una ben
povera cosa.
Conosco biblioteche da cui è rigorosamente bandita
tutta la buona letteratura del nostro Risorgimento, a
cominciare dagli aurei libri di G. C. Abba; altre che
non accolgono opere eccellenti, magari tecniche, solo
perchè ne è autore un avversario politico. È indicibile
a quali assurdi si può arrivare adottando criterï ten-
denziosi nella scelta dei libri. Un cattolico ortodosso
respingeva le fiabe di Andersen, perchè i ministri del
culto vi sono ricordati col nome di pastori; un mas-
sone sconsigliava l'acquisto di una vita di Gesù, per-
chè scritta da un prelato cattolico; un idealista asso-
luto escludeva dalla circolazione un profilo di Comte,
fondatore del positivismo filosofico.
Naturalmente, deprecando un indirizzo esclusivista
della biblioteca per tutti, non vogliamo già affermare

[p. 26]
che non si possa infonderle un'anima, ma si debba
considerarla come una specie di grande cestino dove
si getta tutto alla rinfusa, il buono e il cattivo, senza
discriminazione alcuna.
V'è un nucleo d'idee direttive, che stanno a fonda-
mento della nostra civiltà e sulle quali - con un po'
di tolleranza reciproca - si può andare d'accordo in
molti. Sono specialmente idee e direttive morali. L'a-
more della patria e del prossimo, il culto della fami-
glia, il rispetto alle leggi, la fedeltà a un ideale di vita
semplice e laboriosa, possono costituire un orienta-
mento sicuro per chiunque si accinge a formare una
biblioteca per tutti.
Queste norme fondamentali devono essere rigorosa-
mente presenti specialmente quando si tratta di biblio-
teche destinate a servire alla gioventù, per la quale
occorrono letture formative del carattere e della per-
sonalità.
D'altronde, le tendenze veramente prevalenti nella
vita prendono subito il primo posto anche nella bi-
blioteca e nella considerazione dei lettori, e una bi-
blioteca popolare che vuole servire il suo pubblico si
colora sempre del colore del tempo. Chi volesse farne
un focolaio d'idee scadute e superate, la condanne-
rebbe all'inerzia e all'abbandono.

1.8: La biblioteca servizio pubblico

Concluderemo, riassumendo questa parte generale
della nostra trattazione, col riferire quasi letteralmente
un brano di Eugène Morel, che in Francia ha stre-
nuamente combattuto e combatte per la massima dif-
fusione della biblioteca moderna di tipo anglosassone,
di cui noi siamo da parecchi anni convinti fautori in
Italia.
In un paese civile bisogna concepir la lettura come
un servizio pubblico necessario, di cui tutti devono
approfittare e per il quale tutti devono pagare, non

[p. 27]
soltanto coloro che ne approfittano, ma soprattutto co-
loro che non se ne servono, perchè la loro ignoranza
è un danno e un pericolo sociale, a causa dei passa-
tempi stupidi e funesti a cui si dànno e per lo sforzo
bruto d'automi col quale si applicano al lavoro pro-
duttivo. Danno e pericolo pubblico è l'ignoranza del
povero, nociva a lui stesso, alla prosperità della stirpe
e della patria; danno e pericolo pubblico è l'ignoranza
del ricco, per l'uso idiota ch'egli farà della sua for-
tuna; e il potere ch'egli ha di far lavorare gli altri
moltiplica il danno della sua incompetenza.
La lettura, in sè e per sè, deve essere concepita
come un sistema di auto-educazione e di auto-istru-
zione. Essa è libera ricerca, è scoperta, non semplice
acquisizione del sapere; e deve essere intesa così fin
dalla scuola elementare e per tutta la vita, prima come
un complemento necessario della scuola, poi come una
necessità costante e un regime normale di ogni esi-
stenza umana, come una vera e propria igiene dello
spirito.
Questa le direttive della biblioteca popolare mo-
derna
, che non è la semplice biblioteca, nè la biblio-
teca popolare
come è intesa generalmente.
Questo nuovo organo della vita civile è già in fun-
zione in tutti i centri degli Stati Uniti e dell'Inghil-
terra, dove sia una chiesa e una scuola. Manca fin ora
in Italia, dove pur si è fatto qualche tentativo per av-
vicinare la biblioteca popolare a questo tipo ideale.
Comincia a diffondersi in Francia e nel Belgio, per
opera specialmente di generosi Americani, che ne fon-
darono alcune nei paesi devastati dalla guerra e apri-
rono a Parigi una scuola dei bibliotecari, da cui usci-
ranno i missionarï del nuovo movimento.

[p. 28]

II: Le biblioteche all'estero

1: Stati Uniti

Beniamino Franklin creò per sottoscrizione la prima
biblioteca pubblica a Filadelfia nell'anno 1731. Da al-
lora la causa delle biblioteche fece sì rapidi passi
nell'opinione pubblica americana, che in breve si vide
sorgere un gran numero di questi focolari di coltura
in seno a collettività religiose e professionali, per uso
esclusivo dei loro adepti. Nel 1803 alcune biblioteche
ricevevano i primi sussidi dalle amministrazioni co-
munali e nel 1835 già una legge dello Stato di New
York autorizzava i Comuni a imporre una tassa spe-
ciale per fondare e mantenere delle biblioteche nei
distretti scolastici «non tanto - diceva la relazione
al disegno di legge - nell'interesse degli alunni,
quanto per gli adulti che hanno lasciato i banchi della
scuola». Tre anni più tardi il Governo centrale mise
una somma a disposizione dei diversi Stati per que-
sto scopo, e le biblioteche si moltiplicarono nei di-
stretti scolastici di gran parte dell'Unione, fino a pos-
sedere, nel 1853, più di un milione e mezzo di volumi
complessivamente.
Da questa data, però, comincia un periodo di deca-
denza. Si compiva così il ciclo iniziale della biblioteca

[p. 29]
popolare circolante, quale si è svolto fin ora in Italia,
caratterizzato dall'assenza d'idee precise intorno alla
funzione e ai fini specifici della biblioteca e dall'as-
senza di un organo centrale che segni le direttive e
coordini il movimento.
Evidentemente occorreva una trasformazione ab
imis
: ma ad ogni modo l'esperimento non era stato
inutile, avendo dato luogo ad una legge apposita, alla
 di Washington.

Figure 2. Biblioteca del Congresso di Washington.

sovvenzione di Stato e all'imposta municipale, tre
cardini su cui s'imperniò, nella sua nuova fase, il
movimento per la diffusione delle biblioteche in tutti
gli Stati dell'Unione.
Già fin dal 1847 Boston aveva avuto autorizzazione
ad imporre una tassa speciale per istituire la sua bi-
blioteca civica, autorizzazione che di lì a poco fu estesa
a tutte le altre città dello Stato del Massachusetts e in-
fine a tutti gli altri Stati dell'Unione.
La Public Library di Boston, inauguratasi nel 1832,
fu la prima biblioteca di tipo nuovo o moderno, come
noi la chiamiamo. Verso il 1900 essa spendeva già
più di un milione di lire all'anno; ora possiede più

[p. 30]
di un milione di volumi ed ha la sua sede in un me-
raviglioso edificio interamente decorato da Puvis de
Chavannes.
Nel 1890, sempre nel Massachusetts, l'ingerenza del
Governo si aggiunse, per legge, all'ingerenza diretta
dei Comuni, coll'istituzione di un Consiglio centrale,
a cui vennero affidati poteri direttivi e di vigilanza su
tutte le biblioteche ammesse a fruire del contributo
governativo. Ma la effettiva direzione generale del
movimento è nelle mani dei bibliotecari e della loro
organizzazione, l'A. L. A. (American Library Asso-
ciation
), Associazione dei Bibliotecari Americani, che
conta diecimila membri e si riunisce, a gruppi, almeno
una volta all'anno, nei più diversi punti del suo im-
menso campo d'azione. L'anno scorso ha celebrato,
con un grande Congresso, a cui erano invitati anche
i rappresentanti esteri, il cinquantennio della sua fon-
dazione. Essa pubblica una rivista ed ha fondato molte
scuole di Bibliotecari nei vari Stati dell'Unione.
Oltre le biblioteche civiche, ne esistono altre fon-
date e mantenute da filantropi, ma sempre aperte al
pubblico; altre ancora, istituite da essi e affidate alle
cure delle Città, che le ricevono in dono e provvedono
alla loro esistenza. La munificenza privata in favore
delle biblioteche è ormai tradizionale agli Stati Uniti;
si citano doni di due milioni di dollari, che - del
resto - sono poca cosa in confronto alle somme fa-
volose erogate pro biblioteche dal celebre miliardario
Andrew Carnegie, il quale nel 1900 aveva distribuito
alle biblioteche pubbliche degli Stati Uniti quasi otto
milioni e mezzo di dollari, nel biennio 1900-1901 quasi
13 milioni e negli anni successivi somme proporzio-
nalmente crescenti, che non possiamo precisare.
Il conto in cui è tenuta la biblioteca pubblica negli
Stati Uniti si può agevolmente rilevare considerando
che molto spesso l'edificio della biblioteca è il più
bello e maestoso di tutti gli altri della città, e che la
biblioteca è andata assumendo colà da qualche tempo
una importanza eguale, se non superiore, alle stesse
Università. Certo, supera di gran lunga le Università

[p. 31]
per la copia dei mezzi di cui dispone e per il numero
delle persone che impiega.
Intorno alla biblioteca pubblica si raggruppano
spesso svariatissimi servizï, come i musei, sale di fe-
ste, conferenze, concerti, esposizioni; per modo che
la biblioteca può dirsi la Casa del popolo, o più esat-
tamente la Casa di tutti. La biblioteca di Homestead,
fondata da Carnegie, ha persino sale da biliardo e
sale di conversazione per uomini e per donne.
Le biblioteche pubbliche degli Stati Uniti erano,
pochi anni fa, 9200, non comprese le minori esistenti
in centri di popolazione con meno di 1000 abitanti.
E poichè ognuna di queste minori biblioteche conta
da sei a otto impiegati (la Library di Chicago ne ha
680) ne risulta un vero popolo di lavoratori addetti
al servizio della pubblica lettura.
Alle 9200 biblioteche maggiori di cui sopra si de-
vono aggiungere le loro innumerevoli propaggini
(branches, stations) e piccole biblioteche servite da
una sola persona (one man's libraries). Da parecchi
anni si cerca di propagare il libro anche nelle cam-
pagne, per mezzo delle Travelling Libraries o biblio-
teche ambulanti.
Nei quartieri eccentrici delle grandi città, che non
possono esser serviti dalla biblioteca centrale, si co-
stituiscono, a titolo di saggio, moltissimi depositi di
libri presso famiglie che assumono la responsabilità
di custodirli e farli circolare (home libraries) o presso
negozï (stations). Se il pubblico vi affluisce per il pre-
stito, si fonda la branch o succursale, cioè una vera
biblioteca, con personale tecnico stipendiato e spesso
con edificio costruito appositamente.
Queste branches, dice uno scrittore, sono troppo nu-
merose per essere contate.
I risultati di questi mirabili sforzi non si fecero at-
tendere a lungo: le 10 biblioteche pubbliche esistenti
nel 1820, erano diventate 257 nel 1830, 5687 con quasi
28 milioni di libri nel 1875, e 15000 circa - comprese
anche quelle dei centri con meno di mille abitanti -
nel 1900, con 91 milioni di volumi. Alla fine del

[p. 32]
secolo scorso gli Stati Uniti avevano, dunque, una bi-
blioteca ogni 14118 abitanti e 59 volumi ogni 300
abitanti.
Sempre nell'anno 1900, 2405 biblioteche prestarono
più di 48 milioni di volumi a domicilio dei lettori, e
più di 9 milioni in sede. 1040 di queste 2405 biblio-
teche avevano un edificio proprio, appositamente
.

Figure 3. Biblioteca pubblica di Nuova York.

costruito, 2357 biblioteche erano mantenute coi proventi
dell'imposta speciale, 2870 con offerte di privati cit-
tadini. 2972 biblioteche avevano acquistato in quel solo
anno tanti libri per oltre 2 milioni di dollari.
Già fin da allora uno scrittore potè affermare:
«Come in passato si ebbe il secolo delle cattedrali,
così l'epoca nostra passerà alla storia col nome di se-
colo delle biblioteche».
Le biblioteche americane hanno quasi sempre le
loro magnifiche sedi in mezzo a giardini, perchè l'oc-
chio dei lettori, sollevandosi dalle pagine dei libri,

[p. 33]
possa riposarsi, attraverso grandi vetrate, su una vi-
sione di verde e di bellezza.
Cleveland, nell'Ohio, che per numero di abitanti
tiene il quinto posto fra le maggiori metropoli degli
Stati Uniti, s'è edificata recentemente la grande bi-
blioteca pubblica, che vorrebbe essere l'ultima parola
in fatto di simili costruzioni. Ha 16 sale di lettura,
con posti per 2000 lettori e una scaffalatura d'acciaio
con 48 chilometri di ripiani, cioè per due milioni di
volumi. Ogni sala di lettura è consacrata a una spe-
ciale materia o a un gruppo di materie; e oltre a con-
tenere un larghissimo corredo di opere di consulta-
zione in scaffali aperti al pubblico, ha adiacente la se-
zione dei magazzini che a quella materia corrisponde
e nella quale sono ammessi speciali studiosi in pic-
cole stanze, o alcove, come le chiamano colà, che of-
frono tutte le libertà e le comodità dello studio in
casa propria.
Ma ecco che Philadelphia ha costruito il nuovo
edificio di Parkway per accogliervi la sua biblioteca
pubblica, la più antica degli Stati Uniti, fondata nel
1731 da Beniamino Franklin, ed oscurare, con gli ulti-
missimi perfezionamenti, le novità e le meraviglie di
Cleveland.
Chicago, oltre ad avere una grande biblioteca pub-
blica, che s'avvia a contare un milione e mezzo di
volumi, con una quarantina di succursali ed altrettante
biblioteche speciali, alcune delle quali notevolissime
(come quelle dell'Università, la John Crerar per le
scienze, e la Newberry per le lettere e la storia), può
dirsi il maggior centro bibliografico del mondo, per
essere sede della American Library Association, l'ente
benemerito a cui è principalmente dovuto tutto il pro-
gresso fatto dalle biblioteche d'America nell'ultimo
cinquantennio.
La grande Biblioteca del Congresso a Washington,
la massima e più tipica biblioteca nazionale del mon-
do, non ha che 35 anni di vita nella sua sede attuale,
di fronte alla bianca mole del Campidoglio. Nella
perfetta organizzazione de' suoi servizi è compresa una

[p. 34]
.

Figure 4. Biblioteca Pubblica di Cleveland (Stati Uniti).

vasta azienda tipografica, che stampa le schede del
famoso Catalogo della biblioteca stessa, la quale, ri-
cevendo tutti i libri che escono negli Stati Uniti e
acquistando moltissimi che si pubblicano in altre lin-
gue, è in grado di provvedere le schede stampate per
i cataloghi di quasi tutte le altre biblioteche

[p. 35]
americane. Anche molte biblioteche d'Europa approfittano
già di questo utilissimo servizio, risparmiando il la-
voro della schedatura manoscritta.
I suoi tre milioni e mezzo di volumi (senza contare
i manoscritti, le stampe, le carte, le fotografie, la
musica, ecc.) sono affidati alle cure di 738 impiegati.
Numero certamente ragguardevole, ma pur sempre
esiguo in confronto ai 1200 della Biblioteca pubblica
di New York, che ha quasi tre milioni di volumi e
44 succursali, 9 sottosuccursali e 394 stazioni sparse
nei vari quartieri dell'immensa città; senza contare la
Biblioteca di Brooklyn, al di là dell'East River, con
un altro milione di volumi circa e 34 succursali.
Oltre alle pubbliche biblioteche, quasi tutte le suc-
cursali servono per adulti e per ragazzi, in due diffe-
renti sezioni; alcune, anzi, sono esclusivamente per
ragazzi.

***

Lo spirito che accende questa febbre americana per
la diffusione delle biblioteche è profondamente diffe-
rente da quello che creò le biblioteche del passato.
Per gli Americani, la lettura dev'essere un beneficio
e un diritto di tutti, perchè allo sviluppo della civiltà
collettiva giova più la lettura di tutti, che lo studio
di pochi.
Pur esistendo la vastissima rete di biblioteche, che
per suo merito precipuo s'estende negli Stati Uniti e
nel Canadà, l'American Library Association rileva
con rammarico che vi sono ancora 51 milioni di cit-
tadini americani privi oggi del beneficio della lettura.
Che questo numero diminuisca e che il servizio delle
biblioteche divenga universale, non solo, ma che i sei
milioni di ragazzi, i quali tra i 14 e 20 anni restano
fuori delle scuole, trovino nelle pubbliche biblioteche
la loro università, ecco la mèta agognata dalla potente
Associazione.
È soltanto la ricchezza che dà sostanza a questi

[p. 36]
ideali e spinge a realizzarli? No, è anche la grande
virtù dinamica del giovane popolo americano, che
cerca di esprimersi in ogni campo delle civili attività,
nè si attarda mai a compiacersi delle conquiste
.

Figure 5. Biblioteca Pubblica di Cleveland (Stati Uniti).

compiute e tende sempre a nuove mète. Questa delle bi-
blioteche ne è l'espressione più nobile.

***

Gli addetti alle biblioteche americane sono per tre
quarti donne, e ricevono un'istruzione tecnico-profes-
sionale in iscuole speciali molto numerose. Vi sono
sei grandi scuole per bibliotecarï soltanto a New York.
Per esservi ammessi occorre aver fatto studï secon-
darï completi. Il corso è di due anni e si estende a tre

[p. 37]
per i bibliotecari addetti alle speciali biblioteche dei
fanciulli.
Nelle scuole dei bibliotecarï si studia la cataloga-
zione, la schedatura, la classificazione non solo, ma
anche s'impara a redigere una breve analisi del con-
tenuto di ogni libro catalogato. Uno dei corsi è de-
dicato alla consulenza, servizio essenziale questo, che
consiste nel sapere in quali libri si può cercare e tro-
vare la tale o la tal altra informazione. Un altro corso
insegna la selezione, per mettere in grado i bibliote-
carï di sceglier bene i libri adatti ad una piuttosto che
ad un'altra categoria di lettori. Una delle più impor-
tanti prove d'esame è la compilazione di una biblio-
grafia
, quanto più completa è possibile, sui più diversi
soggetti.
Naturalmente, non è trascurata l'amministrazione
delle biblioteche, la loro extension, cioè il modo di
moltiplicarne il numero e i servizï, la loro storia nei
diversi paesi, la rilegatura e la riparazione dei libri.
Parallelamente alle materie professionali, procedono
corsi di psicologia, storia e cultura generale.

***

Il riparto dei fanciulli è la sezione più viva ed at-
tiva della biblioteca.
Ogni grande Library ha una sezione per fanciulli,
con sale separate. Le città maggiori hanno speciali bi-
blioteche interamente dedicate alla fanciullezza, nelle
quali, oltre il personale ordinario, v'è sempre una
signora incaricata di mantenere i contatti fra la bi-
blioteca e le scuole di qualsiasi specie, private, pub-
bliche, confessionali, laiche, ecc. Questi contatti sono
utilissimi. Non solo il maestro, la maestra, i profes-
sori si recano a consultare la bibliotecaria nel suo uffi-
cio per domandarle consiglio circa i libri da distri-
buire ai loro alunni, ma si fanno anche prestare col-
lezioni di figure per illustrare agli alunni le diverse
materie d'insegnamento. La Library Centrale di New

[p. 38]
York ne possiede migliaia e migliaia raccolte in car-
telle e in parte ritagliate da pubblicazioni illustrate e
divise ingegnosamente per affinità di soggetti, in parte
vecchie incisioni artistiche. Se chiedete, ad esempio,
delle figure sull'arte inglese del secolo XVIII, imme-
diatamente vi saranno messe sott'occhio una serie di
grosse cartelle colme di belle riproduzioni in nero e
a colori. Lo stesso per la storia, per la storia naturale,
per le scienze.
Nè mancano, inutile dirlo, collezioni di diapositive
e di films per le proiezioni fisse e animate.
Ma la biblioteca segue i ragazzi anche nei loro studï.
Il giorno anniversario di Washington, per esempio,
la maestra telefona alla biblioteca che la sua classe
andrà a ritirare libri in cui è narrata la vita del grande
uomo. All'ora stabilita, libri e figure, adatti all'età
dei fanciulli, son pronti; la classe arriva, e la libra-
rian
ne fa la consegna con tutte le spiegazioni del
caso.
Quando il ragazzo viene solo alla sua biblioteca, la
librarian s'informa a che punto egli è arrivato co' suoi
studï, e s'ingegna di prestargli libri divertenti, rela-
tivi in qualche modo ai soggetti ch'egli sta studiando.
La bibliotecaria entra così in relazione coi parenti dei
lettori abituali, li visita, li riceve, parla con essi, in-
trattenendoli sulla vocazione dei loro ragazzi. Insom-
ma, essa merita il nome che le viene spesso attribuito
di «missionaria sociale».
Il lavoro delle biblioteche per fanciulli è seguito con
grande interesse, si potrebbe dir con passione. Nei
congressi dei bibliotecari si discute sui libri più chiesti
e più apprezzati. È stato anche fondato un premio
annuale per il miglior libro destinato ai ragazzi. Le
biblioteche per i fanciulli hanno avuto una influenza
benefica sulla letteratura giovanile, persuadendo scrit-
tori di vaglia a scrivere per la fanciullezza.
Le biblioteche speciali dei fanciulli godono le mag-
giori simpatie del pubblico americano. I loro fautori
ne propugnano la sempre maggior diffusione anche a
mezzo di conferenze illustrate da proiezioni, in cui si

[p. 39]
può ammirare, ad esempio, la grande biblioteca di
New York; gruppi di fanciulli che ascoltano raccontar
novelle in giardino o nella terrazza della biblioteca;
l'interno della Library stessa, adorno di oggetti d'arte
destinati a educare il senso estetico dei frequentatori.
Poi, delle automobili biblioteche, una delle quali ar-
riva ad una fattoria lontana, dove una madre co' suoi
figli la ricevono, aprono i pacchi dei libri, li consul-
tano. Poi, in una campagna solitaria, la biblioteca
sotto una tenda; in un quartiere d'ebrei l'intermina-
bile coda dei lettori che attendono di entrare, ecc.
Poveri fanciulli, che spesso troverebbero, rien-
trando dopo la scuola, la casa deserta, sporca e ne-
gletta (il babbo e la mamma assenti e al lavoro), o peg-
gio, la brutalità di parenti stanchi e mal disposti, sono
invece accolti in queste belle case e vi trovano le grandi
gioie che la lettura libera dà all'infanzia; i bei rac-
conti di fate, i libri di Verne, di Mayne-Reid... e l'ac-
coglienza affettuosa di donne colte, i loro consigli sui
lavori di scuola, su l'avvenire...
Che rammarico per noi non potere offrire altrettanto
ai ragazzi d'Italia!
Noi, ahimè, permettiamo che a undici anni i ra-
gazzi del popolo ripiombino in ambienti d'incoltura,
dove a vent'anni avranno dimenticato tutto, o quasi.
La società è ben lontana dall'aver compiuto il pro-
prio dovere quando ha dato un po' d'istruzione al fan-
ciullo nei primi anni della sua vita.
«Il nostro compito - dicono i bibliotecari ameri-
cani - è più importante di quello di un ministero del-
l'istruzione pubblica; perchè esso istruisce i fanciulli
e i giovinetti durante alcuni anni della loro vita; ma
noi istruiamo tutti, uomini e donne, durante tutta la
loro esistenza!».
Quest'idea alta e degna che hanno i bibliotecari
americani del loro compito sociale, costituisce la loro
forza. Il danaro! Sì, il danaro occorre, naturalmente;
ma se non è messo in azione da spiriti operosi e de-
voti, il danaro è inutile.
Ammirevole è la psicologia del bibliotecario

[p. 40]
americano: il suo mestiere è, senza dubbio, onorevol-
mente compensato, ma non lo condurrà mai alla for-
tuna, nè ai grandi onori. E, tuttavia, egli ha il ri-
spetto e il culto del suo lavoro. «Noi siamo privile-
giati - dicono - di essere in condizione da poter
.

Figure 6. Biblioteca Pubblica di Cleveland (Stati Uniti).

rendere tanti servigi alla società! Non esiste un me-
stiere superiore al Librarianship!».

***

Poichè in America arrivano emigrati da ogni altra
parte del mondo, che non sono sempre i migliori ele-
menti dei loro paesi d'origine, si fanno sforzi enormi
per educare i loro figli. La biblioteca ha, quindi, libri
in tutte le lingue: italiana, serba, russa, svedese,
czeca, slovacca e persino ebraica. In certi quartieri di

[p. 41]
grandi città vi sono biblioteche quasi esclusivamente
frequentate da ebrei. Intenso è quivi il lavoro più che
in altri riparti, poichè tale è l'avidità di apprendere
della razza, che la biblioteca è incessantemente affol-
lata. Lunghe «code» di fanciulli attendono paziente-
mente nella strada, come in tempo di carestia alle porte
dei fornai. E la bibliotecaria, quasi sempre una pro-
testante e talora anche rigida, si mostra rispettosa delle
credenze israelitiche, osserva il sabato e accende, ma-
gari, in occasione di feste, il candelabro a sette braccia.
Lo spirito di tolleranza del personale addetto alle
biblioteche americane, la sua perfetta immunità da
ogni pregiudizio di razza, si rivelano specialmente nel-
l'opera ch'esso presta per l'educazione dei negri. I bi-
bliotecari avrebbero voluto non far distinzioni e rice-
vere i negri insieme agli altri e come gli altri, e in
questo senso ebbero a far voti in uno dei loro con-
gressi. Ma, disgraziatamente, le loro opinioni su que-
sto punto erano molto in anticipo su quelle prevalenti
nel pubblico americano, e dovettero acconciarsi all'idea
di biblioteche speciali per i negri, che del resto furono
subito molto frequentate e dànno risultati eccellenti.
Alcune intelligenti giovani di colore sono state pre-
parate all'ufficio di bibliotecarie, e parecchie di loro
sono impiegate come librarians presso biblioteche de-
stinate ai fanciulli della loro razza.

***

Il popolo italiano, poco abituato alla lettura in pa-
tria, legge scarsamente anche quando, per ragioni di
lavoro, emigra in paesi dove il servizio della pub-
blica lettura è offerto a tutti con larghezza e libera-
lità. L'American Library Association pubblicava, nel
1927, alcune statistiche 1)1, da cui risultava inconte-
stabile questa mortificante inferiorità dell'elemento

[p. 42]
.

Figure 7. Biblioteca Pubblica di Cleveland (Stati Uniti).


[p. 43]
italiano residente a Chicago, Cleveland, Detroit, Ga-
ry, New York, ecc., cioè nei maggiori centri della
nostra emigrazione. In relazione al numero dei vo-
lumi nelle rispettive lingue posseduti dalle biblioteche
pubbliche di quelle località, gl'Italiani leggevano meno
non solo dei Boemi, degli Scandinavi, dei Tedeschi,
dei Lituani, dei Polacchi, degli Ebrei, degli Unghe-
resi, degli Sloveni e dei Russi, ma persino dei Ro-
meni, degli Ucraini e degli Arabi, i quali ultimi les-
sero in un anno i libri della loro lingua esistenti nella
Biblioteca pubblica di Cleveland circa 7 volte in me-
dia ciascuno, mentre gli Italiani lessero i loro meno
di 3 volte in media.
Che vale, dopo ciò, dolersi della scarsa diffusione
del libro italiano all'estero, se non lo cercano e non
lo leggono neanche gl'Italiani che ci vivono?

***

Si nota, ed è generalmente ammesso, che il movi-
mento delle public libraries ha determinato negli Stati
Uniti un enorme aumento e un miglioramento note-
vole nella produzione del libro di ogni specie, e non
poteva essere altrimenti. Le biblioteche rappresentano
una clientela formidabile e gli editori le considerano
come le migliori loro alleate. Bisogna vedere come
affluiscono gli annunzi di pubblicità editoriali al Li-
brary Journal
, che è il loro organo.
La scelta dei libri che entrano nelle biblioteche è
fatta con criterï molto larghi. Escluse le vere e pro-
prie oscenità, ogni buon libro vi è ammesso. Natural-
mente, i ragazzi hanno - come si è visto - i loro libri
a parte e non sono ammessi alla grande biblioteca che
in età adulta.

***

In ogni biblioteca, sia essa piccola o grande, di cam-
pagna o di città, c'è sempre una sala per le riunioni,

[p. 44]
un auditorium, dove si fanno letture, conferenze, con-
certi, mostre dei più svariati argomenti. Per le mostre
si utilizzano le nuove raccolte d'incisioni che la bi-
blioteca ha sistemate, e le collezioni talvolta preziose
che vengono prestate dagli amatori, i quali raggiun-
gono così l'intento di metterle a disposizione del gran
pubblico.
Si dànno, per esempio, casi come questi: una so-
cietà di propaganda antitubercolare, dopo una cam-
pagna fatta alla Public Library, ha visto sorgere dei
sanatori nella regione e diminuire il numero dei de-
cessi; per la «Settimana del teatro americano» (Week
of national Drama
) la Library fa un'esposizione di
capolavori teatrali, con ritratti di attori noti, antichi
e moderni, e conversazioni intorno all'argomento. Lo
stesso per la «Settimana del Libro», e in prossimità
delle vacanze natalizie, la Library organizza spesso
un'esposizione di antichi giocattoli e di antichi alfa-
beti, che divertono piccoli e grandi.
Nè mancano biblioteche per i ciechi, in Braille; per
i sordo-muti, nelle quali gli impiegati conoscono il
linguaggio dei segni. Veicoli speciali portano libri
negli ospedali e nelle carceri. Oltre le biblioteche dove
si va per leggere, la circolazione esterna dei libri è
enorme: i libri si fanno penetrare ovunque si trovi
un'agglomerazione umana: nei centri minerarii, per
quando gli operai si riposano; nei grandi alberghi,
per il personale inserviente; persino nelle stazioni dei
pompieri.
Ma non bisogna immaginare che la Library sia sol-
tanto popolare o filantropica; essa corrisponde anche
ai bisogni intellettuali di ordine elevatissimo. Il solo
Stato di New York conta, oltre le 278 biblioteche per
i bisogni generali del pubblico, 20 biblioteche di col-
leges
, 103 biblioteche di High-Schools (scuole supe-
riori) preparatorie all'Università; 30 biblioteche uni-
versitarie e 336 biblioteche speciali, molte delle quali
soddisfano alle esigenze della coltura religiosa, scien-
tifica e artistica della popolazione.
Non mancano neppure speciali biblioteche di

[p. 45]
musica; ma le grandi biblioteche hanno sempre il loro
riparto musicale, che presta largamente.
Per meglio servire ai lettori, ecco in gran numero
le reference libraries, biblioteche di consulenza o di
consultazione, che rispondono oralmente, per telefono
o per iscritto, a tutte le richieste d'informazioni possi-
bili e immaginabili; ad esempio: il valore di un qua-
dro, l'autore di una frase celebre, bibliografie sui più
svariati argomenti. E poichè non c'è nessun Pico della
Mirandola che possa rispondere a domande tanto di-
sparate, si è provveduto in un modo semplicissimo:
ogni biblioteca di consulenza ha un elenco di com-
petenti su ciascuna materia, con i quali si tiene in
relazione. Si tratti di scienze, di finanze, d'arte o d'al-
tro, quando la biblioteca è interpellata, risponde col
nome e il numero di telefono della persona capace di
dare le informazioni desiderate.
E il libro a cui attingere la risposta ai quesiti posti
dai lettori si trova sempre, perchè le biblioteche non
prestano soltanto al pubblico, ma si prestano anche
fra loro. Se un lettore di una branch non trova il
libro desiderato, una telefonata alla centrale, ed ecco
che il libro arriva in breve, a mezzo di un'auto spe-
ciale. Il Library Journal constatava con sicurezza che
negli ultimi anni i prestiti fra biblioteche sono au-
mentati del 30 per cento.

***

Non devono esser dimenticate le biblioteche rurali,
che sono numerosissime nei piccoli centri agricoli e
si presentano come graziose casine di campagna, cir-
condate da giardini accuratamente tenuti. Per co-
struirle, i «Construction Committees» hanno studiato
un certo numero di tipi in base a norme pratiche ri-
spondenti alla massima comodità, in ragionevoli limiti
di spesa. I libri di queste biblioteche, non molto nu-
merosi, vengono rinnovati a volontà dalle biblioteche
dei grandi centri.


[p. 46]

Figure 8. Biblioteca Pubblica di Cleveland (Stati Uniti)


[p. 47]

Statistica delle Biblioteche pubbliche americane
in città con più di 200000 abitanti (anno 1931).


BIBLIOTECHE DI Anno finito col (censimento 1930) Popolazione Spese ordinarie . Spesa
. in dollari
per abit ....in dollari
New York City, e cioè: (6930446) (3770184,14) (0.57)
1. N.Y. Circ. Dept. 31-12-31 3290916 1870747,42 0.57
2. Brooklyn. 31-12-31 2560401 1116532,76 0.43
3. Queens. 31-12-31 1079129 782903,96 0.72
4. Chicago 31-12-31 3376438 1867907,53 0.55
5. Philadelphia. 31-12-31 1950961 825100,57 0.42
6. Detroit. 30-6-31 1568662 1341485,75 0.85
7. Los Angeles (City) 30-6-31 1236217 1396666,60 1.13
8. Cleveland. 31-12-31 900429 1962500,47 2.18
9. St. Louis. 30-4-31 821960 578030,16 0.70
10. Baltimore. 31-12-31 804874 457157,38 0.56
11. Boston 31-12-31 781188 1222070,00 1.56
12. Milwaukee 31-12-31 725263 485235,71 0.66
Pittsburgh, e cioè:. 31-12-31 (660720) (727168,71) (0.97)
13. Allegheny 31-12-31 139903 105169,09 0.75
14. Old City 31-12-31 520817 621999,62 1.20
15. San Francisco 30-6-31 634394 368544,72 0.58
16. Cincinnati. 31-12-31 589356 595024,63 1.01
17. Buffalo 31-12-31 579700 455103,47 0.76
18. Los Angeles (County) 30-6-31 546519 373681,91 0.68
19. Washington, D. C. 30-6-31 488000 391109,89 0.80
20. Minneapolis 31-12-31 464356 498500,00 1.07
21. New Orleans. 31-12-31 458762 93588,57 0.20
22. Newark. 31-12-31 442337 586866,60 1.32
23. Kansas City 30-6-31 399746 312521,04 0.78
24. Birmingham 31-8-31 399713 155443,74 0.39
25. Seattle 31-12-31 365583 448185,18 1.22
26. Indianapolis 31-12-31 364161 377418,93 1.03
27. Louisville. 31-8-31 355440 182303,03 0.51
28. Portland. 31-10-31 338241 333552,86 0.98
29. Rochester. 31-12-31 328132 350328,94 1.06
30. Jersey City 31-12-31 316715 283634,55 0.89
31. Memphis. 31-12-31 306412 141729,82 0.46
32. Houston. 31-12-31 292352 87890,09 0.30
33. Toledo 31-12-31 290718 202384,95 1.00
34. Denver 31-12-31 287861 267429,38 0.92
35. Oakland 30-6-31 284213 242734,31 0.85
36. St. Paul 31-12-31 271606 218707,75 0.80
37. Atlanta 31-12-31 270366 124257,00 0.45
38. Dallas. 30-4-31 260475 69840,00 0.26
39. Akron 31-12-31 255040 143761,95 0.56
40. Providence 31-12-31 252981 296845,00 1.17
41. San Antonio 31-5-31 231545 114389,58 0.49
42. Omaha 31-12-31 214006 114364,50 0.53
43. Syracuse. 31-12-31 209326 186068,70 0.89
44. Dayton. 31-12-31 200982 271686,62 1.35
Totale 30456193 23011404,73
Media 692186 522986,47 0.81


[p. 48]

N. dei volumi a fin d'anno Libri dati in lettura Prestiti per ogni abitante Filiali N. Filiali in edifici separati Iscritti al prestito
[N.Y.] . (2927325) (23883192) (3.36) (96) .(74) (1282328)
[1] . 1317582 12355102 3.75 49 44 579090
[2] . 1084998 8177637 3.23 29 23 518600
[3] 524745 3350453 3.10 18 7 184638
[4] . 1766412 15807902 4.68 44 11 694958
[5] . 813844 5701380 2.92 32 32 276388
[6] . 889476 7002542 4.46 23 18 333145
[7] . 1224557 11066652 8.95 49 40 347129
[8] . 1732366 10310620 11.45 32 24 323483
[9] . 794540 3584506 4.36 14 7 170125
[10] . 684919 2805004 3.48 27 26 133668
[11] . 1572802 4702932 6.02 34 13 173176
[12] . 924963 5948969 8.20 18 3 165479
[P.] . (1035056) (4391102) (5.68) (10) (10) (273959)
[13] . 211556 561473 4.01 1 1 40000
[14] . 823500 3829629 7.35 9 9 233959
[15] . 442646 3256465 5.13 16 9 127924
[16] . 975428 3917354 6.64 33 28 157212
[17] . 614248 3945207 6.80 14 9 209271
[18] . 380592 2973709 5.44 154 38 130590
[19] . 371880 1957697 4.01 3 3 77404
[20] . 575033 3622869 7.80 22 11 176899
[21] . 260882 1063713 2.31 6 6 59686
[22] . 506226 2436570 5.50 10 8 104610
[23] . 518330 2060867 5.15 15 2 144176
[24] . 185035 1553688 3.89 10 5 94548
[25] . 501704 3783209 10.34 10 8 134035
[26] . 578339 3097225 8.50 20 13 132576
[27] . 306804 1973019 5.55 22 9 70617
[28] . 539279 3167360 9.36 17 15 148409
[29] . 310523 2732590 8.32 12 8 92836
[30] . 321282 1834416 5.79 11 7 127631
[31] . 211208 1367334 4.46 23 5 52976
[32] . 141446 807942 2.76 3 3 68214
[33] . 311643 2241848 7.71 13 8 104300
[34] . 355757 2194749 7.62 14 9 89831
[35] . 188888 1697079 5.90 18 11 71739
[36] . 363619 1647468 6.06 5 5 74208
[37] . 174403 1062148 3.92 9 4 71164
[38] . 92899 636449 2.44 2 2 100747
[39] . 126787 1095955 4.25 7 7 62665
[40] . 421062 1580893 6.24 15 5 101019
[41] . 106417 497542 2.14 5 4 39704
[42] . 193351 805425 3.76 4 2 50735
[43] . 175780 1386831 6.62 8 8 63675
[44] . 300396 1715411 8.53 13 4 63975


[p. 49]

In ogni Contea, inoltre, esiste un deposito centrale,
con due o tre succursali, secondo la necessità. I libri
circolano in casse-scaffali, che s'inviano anche ai mi-
nimi centri di popolazione. Dove le abitazioni sono
troppo lontane, la circolazione avviene a mezzo di bi-
bliobus
(autobiblioteche), i cui sportelli si aprono per
mostrare i libri ben allineati negli scaffali fissi alle
pareti interne della vettura. Il bibliobus visita le mas-
serie una volta ogni 15 giorni.
Per ora, soltanto 200 contee su 2974 godono i be-
nefici di questa organizzazione, ma in alcuni Stati,
per esempio in California, il servizio può dirsi per-
fetto. Una Contea di questo Stato, quella di Santa
Barbara, con una superfice di 534000 ettari e una po-
polazione molto sparsa di 41000 abitanti, che vive in
fattorie lontane da 8 a 9 chilometri una dall'altra, di-
sponeva, nel 1922, di 74000 volumi, concentrati in tre
depositi e prestati in un anno 330000 volte.

***

Che cose rappresentino le biblioteche pubbliche in
America nella considerazione dei cittadini, dello Stato
e degli enti che le mantengono o le sovvenzionano, e
quale altissimo ufficio esse compiano nella vita intel-
lettuale del paese, fu dimostrato più volte anche agli
Italiani con diffuse e sbalorditive descrizioni di questi
nuovissimi templi dei sapere, eretti da un popolo ricco
e fidente nelle proprie forze e nel proprio avvenire,
entro il cuore pulsante delle sue grandi metropoli.
Edifici superbi, organizzazione perfetta, collezioni
innumerevoli e sempre al corrente, servizï affidati a
foltissime schiere di personale tecnico, preparato al suo
lavoro in iscuole speciali, netta separazione del ser-
vizio per i fanciulli, cataloghi perennemente aggior-
nati, facilità di accesso, rapido servizio dei prestito,
ufficio di consulenza bibliografica, cataloghi a schede
stampate e diffuse dalla Library of Congress di Wa-
shington, donazioni e lasciti favolosi di cittadini

[p. 50]
benemeriti, azione viva e vigile degli Stati, tutta una
atmosfera di simpatia e di fervore intorno alle biblio-
teche americane, tutta una letteratura intorno ai loro
perfezionamenti e sviluppi.

***

«Basta attraversare la porta d'una biblioteca ame-
ricana per accorgersi subito che ci si trova nella casa
di tutti, nella più bella casa che una comunità, come
tale, abbia mai potuto erigersi. Tutto il particolare
esteriore della biblioteca americana generalmente con-
siste nella grandiosità dell'edificio, nelle comodità che
largamente offre ad ogni specie di lettori, nella li-
bertà con la quale la gente vi può circolare, nell'alto
senso di civile ed umana eguaglianza che ognuno vi
respira. In poche parole, il visitatore si accorge che la
biblioteca in America è qualche cosa di diverso dalla
biblioteca in Europa, e che esiste, intorno alla natura
e ai fini ch'essa è chiamata a raggiungere, una diffe-
rente valutazione fra gli Americani e gli Europei in
genere» 1)2.
Viaggiando per i grandi centri dell'Unione, non vi
è possibile esimervi da una visita alla Public Library,
che è sempre una delle sette meraviglie, se non la
prima, della città. Se volete misurare la potenza eco-
nomica e la fede del popolo americano nel valore della
coltura diffusa, prendete a considerare le sue biblio-
teche e le sue università. A questi due strumenti,
ch'essa considera come due grandi forze realizzatrici,
la Repubblica stellata affida essenzialmente la sua or-
gogliosa speranza, in gran parte realizzata, di una
supremazia internazionale.
La sua industria vittoriosa e invadente non è che il
risultato della eccezionale potenza di lavoro derivata
dall'alta coltura tecnica dei dirigenti e dalla diffusa

[p. 51]
coltura generale delle maestranze, cioè, dall'università
e dalla biblioteca pubblica.
Ecco perchè gli Americani considerano università
e biblioteche come strumenti perfetti di potenza eco-
nomica e fattori quasi immediati di ricchezza. Essi
sanno che il danaro profuso a crearle e a renderle
.

Figure 9. Biblioteca Pubblica di Cleveland (Stati Uniti).

efficenti è messo ad altissimo interesse. Nessuna mera-
viglia, quindi, che le più generose e laute sovvenzioni
a quegli istituti vengano specialmente dai grandi ma-
gnati dell'industria, come Carnegie, e che in tutto il
mondo si guardi con ammirazione, non scevra d'in-
vidia, al progressi conseguiti in questo campo da quel
popolo intraprendente.
Si potrà non esser d'accordo sul valore materiale
e utilitario che esso attribuisce alla coltura, la quale

[p. 52]
è da noi concepita più come vita dello spirito; ma
intanto l'America ci manda il suo grano, le sue carni
in conserva, le sue macchine, i suoi dollari; mette
ipoteca sulle risorse avvenire della vecchia Europa,
ormai sua tributaria, e a poco a poco, con la sua
economia, c'imporrà forse anche il suo tipo di civiltà.

***

Ciò premesso, i lettori non avranno da stupirsi
scorrendo i dati che esponiamo sulle dotazioni delle
grandi biblioteche americane, sul numero dei loro ad-
detti e l'ammontare dei loro stipendi. Li togliamo dal
«Bollettino dell'Associazione Americana delle Biblio-
teche», la grande organizzazione che ha la rappre-
sentanza di tutte le biblioteche dell'Unione e propag-
gini anche in Europa.
Sei biblioteche, e cioè quelle di Boston, Chicago,
Cleveland, Los Angeles, New York e Detroit avevano
ciascuna, nel 1926, - e nel frattempo si è visto di
quanto queste cifre sieno cresciute -, più di un mi-
lione di dollari da spendere, e precisamente:


Boston, con una popol. di 779620 ab. doll. 1000981
Chicago » . . . » 3023379 . » » 1429314
Cleveland » . . . » 960468 . » » 1698517
Los Angeles » . . . » 1148121 . » » 1243558
New York » . . . » 2955474 . » » 1488951
Detroit » . . . » 1290000 . » » 1334557

Considerato il corso attuale del dollaro, si tratta
approssimativamente di somme che vanno da 19 mi-
lioni (Boston) a 32 milioni (Cleveland) di lire italiane.
Interessante il caso di Cleveland, una città che ha
meno abitanti di Milano e che spendeva circa 35 lire
ogni abitante per assicurare alla cittadinanza un ser-
vizio modello di pubblica lettura (ora ne spende cir-
ca 40).
Un secondo gruppo di tre biblioteche - Brooklin
(ab. 2203235), Philadelphia (ab. 1951076) e St. Louis
(ab. 842614) - disponevano rispettivamente di una

[p. 53]
dotazione annua di dollari 845283, 651003 e 513485,
equivalenti a lire italiane 16 milioni, 12369000 e
10260000 circa, cifre ora di molto aumentate.
Altre diciassette biblioteche avevano una disponi-
bilità di mezzi variabile da 200000 dollari (Denver)
William Warner Bishop

Figure 10. William Warner Bishop

a 477000 (Pittsburg), cioè da L. 3750000 ai 9 milioni
circa. (Vedasi a pag. 48 i dati del 1931).
Rimangono sei biblioteche a completare il numero
di 32, che l'American Library Association classificava
«grandi». Orbene, la minore di quest'ultimo gruppo,
quella di Birmingham (237000 ab.) aveva un'entrata
annua di 85000 dollari (L. 1600000); mentre la mag-
giore, quella di Oakland (300000 ab.) poteva

[p. 54]
spendere 188702 dollari, cioè più di 3 milioni e mezzo di
lire, e assai più negli ultimi anni.
Sia ben chiaro, però, che si tratta delle 32 più
grandi biblioteche pubbliche americane, le quali spen-
devano complessivamente più di 300 milioni di lire al-
l'anno, e che, riferendo queste cifre, per noi
Carl H. Milan

Figure 11. Carl H. Milan

sbalorditive, non ci passa neppur per la mente l'idea di
confrontare le loro dotazioni con quelle assegnate alle
maggiori biblioteche italiane, troppo diverse essendo
le condizioni e le risorse economiche dei due paesi.

***

Alla stessa fonte ufficiale attingiamo i seguenti dati
relativi a un gruppo di biblioteche classificate

[p. 55]
«medie» (medium sized) aventi sede in città con popola-
zione variante da 250000 a 56000 abitanti.
Su 31 biblioteche appartenenti a questo gruppo, 4
avevano rispettivamente più di 100000 dollari (circa 2
milioni di lire) d'entrata; 10 più di 70000 dollari (circa
1350000 lire); 9 più di 40000 dollari (L. 750000); 6
più di 30000 dollari (565000 lire circa) e soltanto
due rimanevano al di sotto di 25000 dollari (circa
L. 470000).
Queste 31 biblioteche di media importanza spen-
devano annualmente più di 38 milioni di lire.
La statistica non reca i dati relativi alle piccole bi-
blioteche, le quali sono innumerevoli ed elevano certo
l'onere finanziario che gli Stati Uniti sostengono per
le biblioteche pubbliche ad un miliardo all'anno ap-
prossimativamente.

***

Come si spendeva nel 1926 questa enorme somma?
C'è una sola biblioteca, nel gruppo delle maggiori,
che eroghi meno del 50 per cento delle sue entrate in
stipendï al personale, quella di Rochester 44%; tutte
le altre superano di non poco questa proporzione e
spendono allo stesso scopo il 55, il 60 e fin oltre il
70% delle loro risorse; per esempio, la biblioteca di
Pittsburgh, che su 477000 dollari di attivo ne eroga
348819 in stipendi, la biblioteca di New York, che
paga ai suoi 471 funzionarï (un vero ministero!) una
somma equivalente alla stessa percentuale delle sue
entrate.
I direttori delle grandi biblioteche hanno compensi
annui che variano da 3000 (Atlanta) a 10000 dollari
- quasi 190000 lire - (Brooklin, Chicago, Newark,
St. Louis), con una media di 6480 dollari, pari a
L. 123000 circa.
Gli stipendi dei direttori di biblioteche di media im-
portanza oscillano fra un minimo di L. 40000 (Victo-
ria) e un massimo di L. 104000 (Youngstown), con
una media di L. 65740.

[p. 56]
I vice direttori hanno in media i due terzi dello sti-
pendio dei loro direttori. Nell'ordine gerarchico ven-
gono poi i capi riparto, i bibliotecarï delle filiali (bran-
ches
), i capi assistenti, i bibliotecarï delle sezioni spe-
ciali per i fanciulli, i catalogatori, gli aiuti bibliote-
carï, e infine gli allievi assistenti, che fanno il loro
.

Figure 12. Biblioteca del Collegio di Stato ad Ames (Jowa).

tirocinio guadagnando, nelle grandi biblioteche, 1000
dollari in media (circa 19000 lire) e nelle biblioteche
di media importanza quasi altrettanto.

***

Il personale - come si è detto - è sempre nu-
meroso. Una diligente tenuta della biblioteca e il fun-
zionamento scrupoloso dei servizi, di fronte a un pub-
blico esigente, consigliano di non lesinare su questo
punto. Si è visto che il trattamento economico del

[p. 57]
personale assorbe in qualche caso fin oltre il 70% delle
risorse complessive, e in media il 64%, essendo le
rimanenti somme destinate alle altre spese, compreso
naturalmente l'acquisto dei libri. Una biblioteca può
possedere collezioni ricchissime, avere i suoi depositi
colmi fino ai soffitti; ma se non dispone di personale
numeroso e tecnicamente preparato per ordinarlo, ca-
talogarlo e metterlo fresco a disposizione del pubblico,
tutto quel ben di Dio rimarrà in gran parte inutiliz-
zato, come avviene in molte biblioteche di nostra co-
noscenza.
Si è detto che la grande Biblioteca Pubblica di New
York è servita da 471 impiegati, senza contare gli uo-
mini di fatica, e precisamente da un direttore e un
vice direttore, 12 capi riparto, 40 bibliotecarï delle fi-
liali, 57 capi assistenti, 25 bibliotecarie delle sezioni
speciali per fanciulli, 6 catalogatori, 191 aiuti biblio-
tecarï e 138 allievi assistenti.
Nè la biblioteca di New York è - come si potrebbe
credere - un'eccezione, chè, anzi, quella di Chicago
ne conta 507, pur avendo due sole bibliotecarie di fan-
ciulli; 417 ne ha la biblioteca di Cleveland, 291 De-
troit, 288 Boston, ecc. Worcester, una città di 190
mila abitanti, ha una biblioteca pubblica assistita da
66 impiegati; Berkeley, cittadina di 67800 anime, ha
26 persone al servizio della propria.
Cleveland conta il maggior numero di bibliotecarie
per fanciulli (51), tutte uscite da scuole speciali.
Soltanto tre grandi biblioteche su 32 appariscono
prive di sezioni distinte per i fanciulli, e sono quelle
di Atlanta, Denver e Oakland.
Delle 31 biblioteche classificate come medie, ben 19
hanno sezioni speciali per fanciulli: Lang Beach in
California (125000 ab.) ne ha 6; una (Somerville,
108000 ab.) ne ha 5; due (Gary, 90000 ab. e Ha-
milton, 122000 ab.) ne hanno 4 ciascuna; una (Dal-
las, 250000 ab.) ne ha due, e le altre ne hanno una
rispettivamente.
E basti qui di dotazioni, personale e stipendi, di
cui abbiamo voluto occuparci per documentare una

[p. 58]
volta tanto, con dati di fatto, espressi in cifre, su cui
non può cader contestazione, che quanto si è scritto
in varie occasioni anche in Italia sulle biblioteche pub-
bliche americane non solo non è esagerazione, ma re-
sta, se mai, al di sotto della realtà.

***

E in questo paese, dove la biblioteca è veramente
aperta a tutti e presta libri con estrema facilità, non
solo, ma va in cerca essa stessa del lettore, pene-
trando nei quartieri eccentrici delle città e percorrendo
i sobborghi e le campagne con i suoi servizï am-
bulanti, allettando alla lettura i fanciulli con le sue
biblioteche speciali; in questo paese, insomma, dove
è così facile aver libri in prestito senza comperarli, la
produzione editoriale del 1925 raggiunse un valore to-
tale di 806887471 dollari, esclusi i giornali, le riviste
e le pubblicazioni musicali (come chi dicesse più di
15 miliardi di lire).
Il numero dei libri stampati in quell'anno negli
Stati Uniti fu di 423893344, compresi 79 milioni e
mezzo circa di libri scolastici, 30 milioni e mezzo di
romanzi, più di 15 milioni di libri per ragazzi, 2690000
biografie, 8800000 libri di poesia e di teatro.
L'aumento della produzione e del consumo è co-
stante: dal 1923 al 1925 fu del 12,3 per cento.
Se gli Italiani leggessero quanto si legge negli Stati
Uniti, la nostra editoria avrebbe dovuto produrre e i
nostri librai smerciare, in proporzione, 170 milioni di
libri in un anno, cioè 34 mila opere, con una tira-
tura media di 5000 esemplari ciascuna.

***

Concludendo questi cenni sparsi sul paese classico
delle biblioteche, diremo che uno dei bibliotecarï ame-
ricani più reputati, Henry Legler, auspicava nel 1918

[p. 59]
un tale incremento del servizio della pubblica lettura
nel suo paese, che a molti lettori parrà persino utopi-
stico.
«Per un servizio di biblioteche scolastiche bene or-
ganizzato - scriveva egli - occorrerebbero, soltanto
a New York, almeno 4300000 dollari (più di 80 mi-
lioni di lire), e almeno 537000 dollari (10 milioni di
.

Figure 13. Auto-biblioteca, distaccata dalla Biblioteca Pubblica di Saint-Louis (Stati Uniti).

lire) per il mantenimento annuo; a Chicago 45 mi-
lioni di lire iniziali e 4 e mezzo annuali, ecc. Ogni
scuola dovrebbe avere la propria sezione di biblioteca
non solo, mi anche un insegnante-bibliotecario, ca-
pace di conciliarsi la fiducia e la confidenza degli al-
lievi, che a lui si rivolgerebbero per consigli. La li-
bera lettura avrebbe allora una grande influenza sullo
spirito e sulla formazione dei giovani.
«Vanno a scuola - più o meno volontieri - 20
milioni di fanciulli e di fanciulle: le statistiche di-
cono che, di essi, meno di un milione si servono delle

[p. 60]
biblioteche pubbliche, le quali richiamano, dunque,
soltanto il 5 per cento della popolazione giovanile.
«Negli Stati Uniti sono aperte 8300 scuole supe-
riori, con quattro corsi annuali, e 3250 con tre corsi.
Ognuna di queste 11550 scuole superiori dovrebbe
avere una biblioteca ben provvista e ben diretta, ema-
nazione della biblioteca pubblica».
Nel 1918 esistevano negli Stati Uniti 72 bibliote-
che pubbliche con più di 100000 vol. ciascuna, 2258
con più di 5000 volumi, 12000 con più di 1000 vo-
lumi e 15000 con più di 300 vol. Le 72 biblioteche sud-
dette, con più di 100000 vol., ne possedevano com-
plessivamente 19295000. 1222 città con più di 5000
abitanti (38758584 in complesso) avevano nelle loro
biblioteche 90 milioni di libri, a cui se ne aggiun-
gevano normalmente 4 milioni all'anno, e spendevano
20 milioni di dollari (380 milioni di lire).
Le 100 più grandi città degli Stati Uniti, con una
popolazione rispettiva oscillante tra 53684 e 4766883
abitanti, possedevano più libri di tutto il resto del
grande paese. Il 50 per cento dei libri circolanti erano
prestati agli abitanti di queste 100 città, e in 11 di
esse fu raggiunto, nel 1917, lo stupendo record di
30000834 prestiti a domicilio, il 75 per cento dei quali
erano di amene letture. Un terzo dei libri delle biblio-
teche pubbliche erano sempre in circolazione.
Ogni libro era prestato in media 12 volte all'anno.

***

Notizie più recenti, attinte a «The World Almanac
1932
», ci permettono di completare i dati statistici già
enunciati con le cifre relative all'anno 1929.
Le biblioteche degli Stati Uniti, con più di 1000
volumi ciascuna, erano in quell'anno 10937, con un
totale di 161975385 volumi, cioè, in media, una bi-
blioteca ogni 11226 abitanti e 132 libri per ogni 100
persone, compresi i bambini che non leggono ancora.
Delle suddette 10937 biblioteche, 6429 avevano più

[p. 61]
di 3000 volumi ciascuna e in totale 154316858 vo-
lumi. Gli Stati aventi maggior numero di biblioteche
erano:


Biblioteche Volumi Volumi per ogni 100 ab.
New York 651 19902858 158
Massachusetts 436 13527613 318
California 401 1954603 211
Illinois 357 10181250 133
Pennsylvania 355 8182181 85
Connecticut 180 5251867 327
District of Columbia 84 8505038 1747

34 biblioteche avevano più di 50000 volumi; 236
da 100000 a 500000; 272 da 50000 a 100000; 518 da
a 25000 a 50000; 1468 da 10000 a 25000; 3901 da 3000
a 10000, e 4508 da 1000 a 3000.
Ma questo non è tutto: le 6429 biblioteche di più
di 3000 volumi ciascuna avevano 4387 filiali (bran-
ches)
. Durante l'anno 1929 si arricchirono di 10453672
fra libri e opuscoli, e i loro 19635906 lettori ebbero
i libri in prestito 336758203 volte. Gli addetti a que-
ste biblioteche erano 31234.
Delle suddette biblioteche, ben 3673 erano assolu-
tamente gratuite e aperte a tutti; 1042 pure gratuite,
ma riserbate ai soli studenti. La maggior parte delle
biblioteche degli Stati Uniti appartengono a enti e
associazioni private. Soltanto 56 grandi biblioteche
sono di proprietà del Governo Federale; 153 appar-
tengono ai varï Stati dell'Unione, 141 alle diverse
Province, 1442 alle città e 895 alle comunità minori.
Che cosa rappresenti questa enorme circolazione di
libri come diffusione di coltura è difficilmente calcola-
bile; che cosa rappresenti, invece, per l'industria e il
commercio librario può risultare da un semplice cal-
colo. Ammettendo che un libro sopporti in media 50
letture, con relativi passaggi di mano, la sola rinno-
vazione del materiale esistente importa l'acquisto an-
nuo di più che 6 milioni e 700 mila volumi, senza con-
tare gli acquisti dei nuovi libri.

[p. 62]

2.2: Inghilterra

L'Inghilterra è il paese in cui l'istruzione del po-
polo ha una più lunga e tenace tradizione. Pure le
biblioteche fondate in Inghilterra prima del secolo
18° si possono contare sulle dita. Soltanto a quest'e-
poca l'intento di servire alla propaganda evangelica
suscita iniziative ecclesiastiche per l'istituzione di mol-
te biblioteche parrocchiali.
La fondazione del British Museum (1753) dà nuovo
impulso al movimento, ed altre biblioteche sorgono,
sull'esempio di quella, a Edimburgo, a Londra, a Li-
verpool. Ma tranne le biblioteche religiose, le altre non
sono fatte per il popolo, a cui si cominciò a pensare
soltanto nei primordi del secolo scorso. Nel 1849, ben
1400 scuole operaie, dette «Mechanic's Institutes»,
fondate per il fervido apostolato di George Birkbeck,
avevano una biblioteca, e fu merito di queste prime
raccolte di libri se nacque e si diffuse nella classe ope-
raia inglese il bisogno di leggere e se, in processo di
tempo, la fondazione e l'organizzazione delle bibliote-
che divenne un vero e proprio servizio pubblico.
Le prime biblioteche gratuite municipali si forma-
rono a complemento dei musei di scienza e d'arte, isti-
tuiti in virtù di una legge 1845, proposta e fatta trion-
fare da William Ewart, il quale due anni di poi ot-
tenne dal Parlamento la nomina di una Commissione
incaricata di studiare il problema delle biblioteche pub-
bliche in generale, e nel 1850 l'approvazione di una
nuova legge, il bill Ewart, per la quale l'istituzione
e il mantenimento delle biblioteche gratuite divenne
compito dei Comuni. I fondi occorrenti dovevano at-
tingersi, come negli Stati Uniti, ad una sovrimposta
speciale, detta penny-rate e corrispondente a 5 o 10
centesimi di addizionale su ogni lira sterlina d'im-
posta.
La prima biblioteca inaugurata in virtù della nuova
legge fu quella di Manchester (1852), alla presenza di

[p. 63]
Thackeray, Dickens, Bulwer-Lytton, e fu in quell'oc-
casione che uno di questi illustri personaggi pronun-
ziò la famosa frase, su cui gli scettici risero a lungo:
per ogni scuola o biblioteca che si apre, si chiude una
prigione. Tuttavia, se nel 1861 le condanne criminali
furono in Inghilterra 68 su ogni 100 mila abitanti,
questa cifra era discesa 46 nel 1881 e a 33 nel 1892.
Le utopie si realizzano più spesso che non si creda.
La biblioteca di Manchester non ebbe un gran nu-
mero d'imitazioni fino al 1870. Il penny-rate della
legge Ewart doveva essere imposto in ogni Comune
per referendum, e il popolo inglese resistè a lungo al-
l'introduzione del nuovo tributo. Dal 1850 al '55 sor-
sero soltanto 19 biblioteche in 11 città, ma nel 1866
erano diventate 35 e tutte con servizio di prestito. La
resistenza fu più tenace in Iscozia: a Edimburgo, in
febbraio 1881, il referendum popolare respinse l'im-
posta. In quell'occasione, si videro pubblici manifesti
esortare i contribuenti al voto negativo con parole,
che ora si ricordano con mortificazione: «Resistete a
questa farsa della biblioteca pubblica e sottraetevi
al colpo di 6 mila sterline di nuove tasse! Resti-
tuite le schede con NO! Siate tranquilli e firmate coi
vostri nomi». Su 41000 votanti vi furono 15500 aste-
nuti: Edimburgo rimase con la sua sola biblioteca
erudita, già vecchia di un secolo e più, e inadatta alla
diffusione del libro nelle classi più numerose della
popolazione.
Alcune città rifiutarono l'imposta per ben quattro
volte consecutive, ma poi fecero più e meglio delle
altre. La spinta era data, e l'opinione pubblica, illumi-
nata da uomini come Gladstone, Chamberlain, Ruskin,
Lubbock, Rosebery, aderì al principio della biblioteca
pubblica municipale, che è ormai un'istituzione radi-
cata nei costumi del paese. Nel 1896, l'Act Ewart era
adottato in 332 località e a Londra in 37 distretti o
parrocchie. In quell'anno, non si contava una sola
città di 100000 abitanti che non avesse la propria bi-
blioteca pubblica e soltanto dieci con più di 50000
abitanti ne erano ancora prive. Ma oggi l'hanno tutte.

[p. 64]
Edimburgo e Glasgow, che furono le ultime a consen-
tire il penny-rate, furono poi fra le meglio dotate.
Nel 1910, le biblioteche pubbliche (free public libra-
ries
: public vuol dire rate supported, cioè mantenute
dai Comuni con la sovrimposta speciale) erano 670,
senza contare le biblioteche universitarie, quelle che
ricevono il deposito legale e centinaia di altre biblio-
teche, più o meno pubbliche, ma straordinariamente
ricche, delle società, accademie, scuole e clubs di Lon-
dra. Inoltre, questa cifra di 670 non comprendeva le
branches o succursali, che erano 80 a Londra, 14 a
Glasgow, 9 a Birmingham, 9 a Liverpool, 8 a Bri-
stol, 8 a Edimburgo, ecc.; e queste succursali erano
sempre aperte da mane a sera.
Per facilitare l'uso della biblioteca nei grandi cen-
tri, oltre le branches, si aprirono nei quartieri eccen-
trici stazioni di distribuzione (delivery stations) e si
crearono biblioteche viaggianti (travelling libraries).
La rete delle biblioteche urbane è ora completa e si
può dire che ogni piccola città ha il suo secondo tem-
pio: la casa di lettura, co' suoi tre servizï pubblici:
1° giornali e riviste, 2° prestito dei libri per la lettura
a domicilio, 3° sala di reference o di consultazione,
dove si leggono i libri che non possono essere aspor-
tati, gli annuarï più recenti, gli atlanti, le enciclope-
die, le guide, ecc. Non solo, ma ogni biblioteca ha
quasi sempre la sezione fanciulli (juvenile room) e
qualche volta anche la sala riservata alle donne. L'o-
rario al pubblico, esclusa la domenica, va dalle 9 del
mattino alle 22, senza interruzione.
Il movimento ha conquistato anche le campagne,
dove le biblioteche sono dovute specialmente all'ini-
ziativa privata. Fin dal 1854, nella Contea di York,
una potente associazione, la Yorkshire Union of In-
stitutes
, organizzò per i villaggi un sistema di nuclei
librarï viaggianti, con cassette di 50 volumi, e associa-
zioni consimili curarono la diffusione delle bibliote-
chine rurali nelle Contee del Lancashire, Cambridge,
Hereford.
Biblioteche d'iniziativa privata sono aperte nelle

[p. 65]
parrocchie, nelle scuole domenicali, nelle caserme,
negli ospedali, nelle associazioni operaie, ecc. Ad
esse offre un valido aiuto la «Società delle sane let-
ture» (Pure Literature Society), fondata anch'essa nel
1854, che ottiene sconti dai librai e pubblica periodi-
camente un vasto catalogo dei libri consigliati. Nei
suoi primi 55 anni di vita aveva fondato e aiutato
9873 biblioteche.
Inoltre, l'Unione Nazionale per le letture (National
Reading Union
), fondata nel 1889, intende guidare i
lettori nella scelta dei libri, compilando cataloghi spe-
ciali su determinati argomenti, pubblicando periodici
di coltura generale, incoraggiando la formazione di
circoli di lettura per la discussione dei libri letti a
casa, dando chiarimenti e consigli ai lettori che de-
siderano avere qualche dubbio risolto o spiegata qual-
che difficoltà. Una parte cospicua dell'attività dell'as-
sociazione è riserbata alle biblioteche delle scuole ele-
mentari e serali.
Oltre il penny-rate, contribuirono allo sviluppo delle
biblioteche pubbliche i lasciti e le donazioni private
in danaro, che dal 1854 al 1889 avevano reso 25 mi-
lioni di lire nostre; somma non eccessiva, invero, di
fronte ai 150 milioni destinati, nello stesso periodo di
tempo, alle biblioteche americane dalla privata muni-
ficenza. Passmore, Edward, Carnegie consacrarono alle
biblioteche inglesi somme ingenti. Ma Carnegie, ad
esempio, che ha donato tante biblioteche, non volle
mai elargire un soldo ad una città, che a sua volta
non consentisse ad erogare una somma per la sua bi-
blioteca pubblica, e a Glasgow, pur essendo egli Scoz-
zese di origine, non die' nulla, finchè l'amministra-
zione pubblica non votò i fondi per la istituzione di
otto biblioteche: allora egli aggiunse del suo quanto
occorreva a farne quattordici, invece che otto, e tutte
più belle.
L'Associazione dei Bibliotecari (Library Associa-
tion
), fondata nel 1877, oltre a curare lo sviluppo delle
biblioteche, assiste i bibliotecari nell'esercizio della loro
professione, e ne promuove l'elevazione economica e

[p. 66]
morale. Essa organizza anche corsi ed esami di abi-
litazione alla professione di bibliotecario, rilasciando
relativi diplomi, che ora sono richiesti agli addetti da
quasi tutte le biblioteche.
Nel 1928, commemorandosi il cinquantenario della
British Library Association in una Conferenza delle
Biblioteche a Edimburgo, alcune relazioni si occupa-
rono specialmente delle biblioteche pubbliche rurali,
che sono di creazione recente. Le Coates Libraries in
Iscozia, i Cheshire Institutes e la Yorkshire Village
Library
avevano già fondato biblioteche circolanti per
le popolazioni rurali: ma un'organizzazione sistema-
tica di esse data soltanto dal 1915, anno in cui la fon-
dazione Carnegie offrì 2000 sterline a tutti i consigli
di Contea che volessero fondare e mantenere una bi-
blioteca. In realtà, i sussidï variarono poi da 300 a
6000 sterline, secondo l'importanza delle biblioteche
fondate. Quattro anni dopo (1919), una nuova legge
(Public Library Act) sistemò le biblioteche rurali, affi-
dandone l'amministrazione ai Comitati d'educazione
delle Contee.
Queste biblioteche rurali hanno fiorito rigogliosa-
mente da per tutto. Si può dire che, oggi, non esista
in Inghilterra una sola Contea che non disponga del
suo deposito centrale di libri, circolanti in un gran nu-
mero di villaggi. Ogni deposito ha un proprio biblio-
tecario incaricato della scelta dei libri da acquistare,
di catalogarli e di spedirli ai villaggi della Contea.
Egli provvede a che i nuclei librari circolino più rapi-
damente possibile di località in località, fa ispezioni
personali e chiede alle grandi biblioteche il prestito
delle opere speciali che mancano al suo deposito.
Ecco i dati statistici relativi ad alcune Contee, per
l'anno 1928:


CONTEE ABITANTI VOLUMI PRESTITI
Kent 628000 101000 965000
Lancashire 680000 94000 1013000
Cumberland 121000 35600 107000
Cambridgeshire 68000 30000 140500


[p. 67]
A complemento delle biblioteche rurali è sorta a
Londra la Central Library for Students (la parola stu-
dent
qui significa soltanto colui che desidera studiare),
dovuta all'iniziativa del dottor Albert Mausbridge. Con
fondi provenienti da regolari sovvenzioni dello Stato
e da private elargizioni, ma specialmente dalla Fon-
dazione Carnegie 1)3, questa istituzione ha fondato un
grande deposito di libri, che aumenta ogni giorno.
Ognuno di questi libri è stato acquistato per un let-
tore che ne ha fatto domanda. Infatti, lo scopo della
istituzione è di provvedere gratuitamente i libri alle
persone che dimorano in località prive di biblioteca,
e di acquistare opere che non sono richieste frequen-
temente, per prestarle alle biblioteche che ne hanno
bisogno e che non dispongono di sufficenti mezzi pro-
prï. Naturalmente, questi libri devono costare più di
6 scellini, per esser considerati inaccessibili alla borsa
dei singoli lettori che ne hanno bisogno. Ma i lettori
devono prima chiederli alla biblioteca più vicina, e se
il bibliotecario risponde loro che essa non li ha, que-
sta sua risposta serve di presentazione alla Central
Library
. Il prestito dura generalmente un mese e i
lettori rimborsano soltanto la spesa d'invio.
Successivamente, altri consimili depositi librarï fu-
rono stabiliti, per la Scozia, a Dunfermline, dove ri-
siede l'amministrazione del fondo Carnegie, e a Du-
blino per l'Irlanda.

***

Per dare un'idea dell'organizzazione del servizio
della pubblica lettura in una Contea inglese, presen-
tiamo ai lettori le County Libraries del Kent.
Esse consistono in un sistema di biblioteche, for-
mato da un deposito librario centrale, da cui si di-
stribuiscono - come si è detto - nuclei di libri scelti

[p. 68]
ai «centri» sparsi nella Contea, nuclei che si rinno-
vano periodicamente. Il prestito dei libri ai singoli let-
tori avviene per il tramite dei bibliotecarï locali.
Beneficiano di questa organizzazione le provincie
che non hanno biblioteche proprie o non ne hanno
abbastanza per i bisogni della popolazione. Lo scopo
principale di questo servizio è di stimolare il gusto
e crear l'abitudine della lettura, fino a che non sorga
una biblioteca locale stabile, che risponda ai bisogni
di tutti.
Nel Kent, tutta la Contea è servita dalla County
Library
, meno venti località che hanno una loro biblio-
teca permanente e autonoma. Sei di queste bibliote-
che hanno accettato di collaborare con la County Li-
brary
e questa presta loro le opere che non posseg-
gono e di cui ricevono richiesta.
Il quartiere generale della County Library è a Maid-
stone. S'immagini un vasto laboratorio con schedarï,
incarti, registri, cataloghi per l'organizzazione e il
funzionamento del deposito centrale, dai quali in ogni
momento si deve poter rilevare quali sono le opere re-
stituite su questo o quell'argomento, di questo o quel-
l'autore.
Un'altra serie di schedari e di cataloghi informa da
una parte circa la composizione e il funzionamento
delle succursali, dall'altra sulla circolazione dei libri e
le relazioni che passano tra il quartier generale e le
filiali o succursali.
Il direttore generale si chiama County Librarian e
risponde al Comitato del buon andamento del servizio
da ogni punto di vista. Il valore personale del County
Librarian
è il principale fattore della riuscita. Il diret-
tore generale della County Library del Kent è... una
donna.
Il compito più difficile del direttore è la scelta dei
libri che devono costituire prima e alimentare poi il
deposito centrale. È più difficile formare e tenere al
corrente le collezioni nel senso educativo che nel senso
ricreativo. La proporzione generalmente osservata nel-
l'acquisto dei libri è 70 volumi per gli adulti e 30 per

[p. 69]
i fanciulli, su ogni 100 volumi acquistati. Per i libri
degli adulti, 50 romanzi e 50 libri di studio.
Il Librarian presenta al suo Comitato le proposte di
acquisto, consistenti in elenchi di opere, compilati con
l'aiuto di specialisti e secondo un criterio che subor-
dina lo scopo ricreativo allo scopo educativo. Fra i
libri di studio, si dà importanza speciale alle opere re-
lative alle attività locali (industria e agricoltura), alle
opere di storia e di topografia locale, alle opere peda-
gogiche, in omaggio a criterï educativi e di utilità im-
mediata.
I libri acquistati si registrano, si tagliano, si tim-
brano, si classificano e si catalogano. I volumi dete-
riorati dall'uso si riparano accuratamente, prima di
rimetterli in circolazione.
Ma il lavoro più importante si fa nelle succursali,
che sono di due specie: i «centri» e le branches, se-
condo l'importanza delle località in cui agiscono.
Un «centro» può essere istituito in ogni villaggio
che ne faccia domandi alla direzione del servizio sco-
lastico. A deposito dei libri si destina un locale di fa-
cile accesso, che è spesso un'aula scolastica. Un biblio-
tecario ha la responsabilità della custodia e del fun-
zionamento, aiutato nel maggior numero dei casi da
un comitato locale, i cui membri si occupano special-
mente del prestito. Bibliotecario è spesso il maestro.
La County Library provvede all'acquisto dei libri e
alla loro conservazione in buono stato, ma non al lo-
cale, all'illuminazione, al riscaldamento e alla pulizia
delle filiali, a cui sopperiscono le offerte volontarie dei
lettori. Ma il prestito è gratuito.
Ogni filiale dispone di un nucleo librario, che com-
prende romanzi, libri di studio e libri per fanciulli, e
di un catalogo a schede. La biblioteca è aperta almeno
una volta la settimana, nelle ore più comode per i let-
tori. Ai fanciulli si dedica spesso un orario speciale,
avendo essi bisogno di particolare attenzione da parte
del bibliotecario.
In centri di qualche importanza (5000 abitanti e più)
la filiale (branch) è sistemata in un edificio apposito

[p. 70]
.

Figure 14. Come la biblioteca della Contea giunge al popolo.


[p. 71]
o in una parte indipendente di un edificio pubblico,
e diretta da un bibliotecario stipendiato.
La registrazione dei prestiti e dei lettori si fa anno-
tando sulla scheda del libro il nome del lettore e sulla
scheda del lettore il titolo del libro, non che le indi-
cazioni accessorie. In base a queste registrazioni si
tiene al corrente la statistica.
Ogni filiale istruisce i lettori, con manifesti affissi
in sede, circa le precauzioni da prendere per la disin-
fezione dei libri. La Centrale provvede alle filiali i mo-
duli necessari a richiedere i libri ai ritardatarï, e quan-
do sia il caso, le ammende per le dispersioni e i guasti.
Nel 1929 si avevano: 362 filiali, 61713 lettori iscritti
al prestito, 133746 volumi, 1223030 prestiti.
I progressi sono continui sia nel movimento dei
libri, sia nei servizi di trasporto - che si fanno con
automobili - e di avvicendamento. Due vetture sono
continuamente in servizio: una, di 25 cavalli, contiene
2500 volumi, e l'altra, di 20 cavalli, ne contiene circa
2000. La contea del Kent ha une superficie di 71990
acri (29132 ettari) e una popolazione di 600000 abi-
tanti.
Per l'avvicendamento occorre che, prima della data
stabilita per il cambio, i bibliotecari locali inviino al
quartier generale un elenco dei libri desiderati, ba-
dando a chiederne molti, per averne un minimo che
riesca gradito ai lettori. Questo elenco è naturalmente
compilato in base ai cataloghi a stampa di tutti i libri
esistenti al deposito centrale, e questo tiene presenti i
singoli elenchi ricevuti, per inviare i libri richiesti man
mano che si rendono disponibili. Naturalmente, il ser-
vizio delle filiali non s'interrompe mai, perchè l'auto-
vettura che ritira il vecchio nucleo librario porta il
nuovo.
I nuclei librari si spostano da filiale a filiale, senza
tornare, se è possibile, al quartiere generale, meno i
libri deteriorati, che ogni sera le autovetture portano
alla centrale per essere riparati o definitivamente
esclusi, non che le opere specificatamente richieste alla
centrale da un «centro» o da un lettore.

[p. 72]
Ogni nucleo essendo rappresentato da un pacchetto
di schede, è sempre possibile sapere dove si trovi cia-
scuna opera in ogni momento. Alla partenza dell'au-
tovettura, queste schede permettono al bibliotecario di
servizio di far la verifica ad alta voce dei libri, e la
sera, al ritorno dell'autovettura che ha fatto la con-
segna, ogni pacchetto di schede è collocato in uno
schedario speciale, sotto il nome della località in cui
è stato lasciato il nucleo librario corrispondente.
Al quartier generale esiste, inoltre, una speciale
«sezione dei lavoratori», che ha lo scopo di miglio-
rare le condizioni di lavoro in tutti i gradi di specia-
lizzazione. Gli operai iscritti a questa sezione indiriz-
zano le loro domande di prestito al quartier generale,
il quale o acquista l'opera richiesta, se già non la pos-
siede, o se la fa prestare a sua volta dalla National
Central Library
. L'operaio richiedente non ha altra
spesa che quella del rinvio del libro. Nel 1929, i pre-
stiti di questa sezione salirono da 7500 - cifra rela-
tiva all'anno precedente - a 13126, e il numero dei
lettori che chiesero il prestito da 1500 a 2316.
Stretta e continua è la collaborazione della County
Library
con tutte le altre istituzioni educative e ricrea-
tive della Contea, e attivissima la pubblicità fatta al
servizio con la diffusione dello speciale distintivo della
County Library, con la stampa e la distribuzione di
cataloghi e bibliografie, con riunioni locali, informa-
zioni sul servizio a mezzo della radio e del cinemato-
grafo, con articoli di giornali e frequenti mostre di
libri e auto-biblioteche.
È da tener presente sopra tutto l'interdipendenza
della scuola e della biblioteca: l'una s'appoggia al-
l'altra, i dirigenti dell'una sono in intime relazioni con
i dirigenti dell'altra e spesso il governo della biblio-
teca e della scuola è nelle stesse mani. Nel Kent, tutto
si è fatto e si fa con l'approvazione, l'appoggio e la
partecipazione del Comitato scolastico, da cui il Co-
mitato della County Library dipende.
Ci siamo indugiati a descrivere nei particolari l'or-
ganizzazione del servizio nei centri minori della

[p. 73]
Contea del Kent, sulla scorta di una relazione presentata
al Congresso Internazionale della Lettura pubblica di
Algeri (1931), nella speranza che possa servir di mo-
dello a qualche iniziativa italiana.

***

Vediamo più da vicino che cosa sono le Free pu-
blic libraries
inglesi, soffermandoci a considerare par-
ticolarmente qualcuna di esse.
Londra cominciò ad applicare il bill Ewart nel 1856,
fondando la biblioteca del distretto di St. Margaret
e St. John. Dal 1886 data l'inizio di un'azione me-
todica: 18 anni dopo, nel 1904, 52 distretti avevano
adottato la legge Ewart e pagavano la sovrimposta
speciale per la biblioteca dipendente dai 26 metropo-
litan boroughs
: 2 per Holborn, 4 per Stepwey, 5 per
Chapham, ecc. Ogni borough ha la propria biblioteca
centrale con filiali, o più biblioteche riunite.
Le quattro biblioteche del quartiere londinese della
City avevano già, nel 1910, ben 11706 lettori iscritti
al prestito, di cui 773 ragazzi; in tutto, circa un quin-
dicesimo della popolazione totale di 185 mila abi-
tanti.
Ecco i dati principali relativi a queste quattro bi-
blioteche:


BIBLIOTECHE VOLUMI PER consultazione. LETTURE prestito
1. Buckingham Palace Road 37646 116472 680376
2. South Andley street 11689 39989 451666
3. Great Smith street 32338 78572 482784
4. St. Martin's lane 105992 70226 987705
TOTALI 187665 305259 2602531

La costruzione dei quattro edifici costò L. 365000
e 150000 rispettivamente per le due prime, esclusa
l'area; la terza L. 185000 e l'ultima L. 394850, tutto

[p. 74]
compreso. (Si ricordi il valore del danaro ante-guerra).
La spesa annua delle quattro biblioteche ammontava
a L. 288066, di cui 41880 per l'acquisto dei libri,
L. 11120 per abbonamenti a giornali e periodici, e
L. 109112 per il personale, ecc.
Nel 1910 Londra aveva già più di 80 biblioteche
pubbliche di questo genere, 13 delle quali dispone-
vano di 50 mila a 150 mila volumi ciascuna. Quelle
dei quartieri eccentrici e più poveri, come Shoredich,
non ne avevano meno di 35 mila (10 mila per la let-
tura in sede e 25 mila per il prestito).
E, si noti, Londra è ricca di gabinetti di lettura a
pagamento. Il più grande, Mudie, possiede 7 milioni
di volumi circa, cioè più di qualsiasi biblioteca pub-
blica dell'universo. Nel 1910, anno a cui queste cifre
si riferiscono, esso acquistava 5000 copie di un ro-
manzo di Maria Corelli, 2000 di Kipling, 200 di Ohnet
e di Maeterlinck. Il 61 per cento del suo materiale erano
romanzi, il 35 per cento viaggi, storie, religione, il
4 per cento libri stranieri, in maggioranza francesi.

***

A Liverpool, la Public Library, fondata nel 1852,
prestò nel suo primo anno 13456 volumi; nel 1875 ne
possedeva già 60808 e li prestò 517393 volte. Dieci
anni dopo (1885) queste cifre erano salite a 86429 e
650152 rispettivamente; nel 1902, dopo 50 anni dalla
fondazione, la biblioteca, con le sue 9 succursali, pre-
stò 1717607 volumi, e nel 1909 le letture furono più
di 6 milioni, e cioè:

Biblioteca centrale:

  • Letture in sede nelle sale di consultazione vol. 665072
  • Prestiti per la lettura a domicilio » 2367753

Filiali:

  • Prestiti vol. 1488649
  • Letture nel riparto donne » 103228
  • Letture nel riparto fanciulli vol. 164664
  • Letture in sede » . 732128
  • Stampe » 4934
  • Conferenze-letture: 186, di cui 20 per la gioventù.
  • Uditori n. 99995

Sui 2367753 libri prestati dalla Centrale, 1327919
erano romanzi, 176884 opere di belle arti e arte in-
dustriale, 123996 di viaggi, 49959 di fisica e mate-
matica, 45098 di commercio, 1788 per ciechi, ecc.
I romanzi sono molti, ma, insieme ad essi, furono
letti anche più di 500000 libri di pura istruzione, in
una città di 700000 abitanti: quasi uno in media per
ciascun abitante, se si pensa ai bambini che non sanno
ancora leggere.
Per dare un'idea della rapidità con la quale i libri
si consumano e si rinnovano, osserveremo che dal
1903 al 1909 il numero dei volumi di consultazione
passa da 125206 a 154846. Dei 5105 volumi distrutti
nel 1909 se ne sostituirono, con esemplari nuovi, 4104;
più si acquistarono 3054 nuovi libri. Questo ricambio
fa sì che i lettori scelgano su tutto il materiale librario
esistente e nessuna parte di esso resta a ingombrare,
inutile peso morto, gli scaffali e i cataloghi.
I lettori iscritti erano, nel 1909, più di 45800, ri-
partiti in 46 professioni, più 11917 senza professione
(quasi tutte donne). Si contavano 12135 studenti, 5358
impiegati, 1596 insegnanti, 817 meccanici e ingegneri,
94 giardinieri e affittuarï, 106 pompieri, 140 bambi-
naie, 117 musicisti (a cui furono prestati circa 34000
pezzi di musica), 122 marinai, 504 braccianti, 29 sa-
cerdoti e medici, 77 calzolai, 241 domestici.
È o non è, questa, la biblioteca di tutto il popolo?

***

Tutte le grandi città inglesi hanno organizzato si-
milmente il servizio delle pubbliche letture.
Manchester aprì la sua Public Library, nel 1851.

[p. 76]
Nel 1909 possedeva 162000 volumi per la consulta-
zione e 226000 per il prestito. I prestiti a domicilio
e le letture in sede (esclusi i giornali) furono in quel-
l'anno 2402968. La sezione musicale contava 32000
volumi e ne acquistava circa 2000 ogni anno. Su
1332949 di volumi prestati per la lettura a domicilio,
1095461 erano romanzi, e soltanto 237488 libri d'al-
tro genere.
13 biblioteche (branches) avevano la sala speciale
per i ragazzi. Le frequenze nelle 19 sale dei giornali
furono più di 5 milioni, e le frequenze complessive per
tutti i servizï della Public Library 7 milioni e mezzo
circa, con una spesa di L. 700000. Ogni lettura co-
stò, quindi, 9 centesimi circa.
La biblioteca pubblica di Brighton, città di 130000
abitanti - per citare una delle minori - spendeva,
prima della guerra, L. 18000 per libri e periodici e
possedeva quasi 40 mila volumi per la consultazione
e più che altrettanti per il prestito, di cui circa 9000
romanzi. I prestiti erano più di 250 mila (1910).
Leed ritraeva, nel 1908, L. 363075 per la sua bi-
blioteca dalla sovrimposta speciale, ma ne spendeva
383526 (L. 0,85 per abitante). Ogni giorno vi afflui-
vano in media 13903 persone. Proporzione enorme.
Naturalmente, la centrale si diramava in 14 filiali, con
orario ininterrotto dalle 8 alle 21,30, e in 10 uffici di
prestito, aperti la sera dalle 18 alle 21. Nel 1909 i
194876 volumi posseduti furono prestati 1310071 vol-
te (736393 i romanzi, 319664 i libri per fanciulli,
52046 le scienze e le arti applicate, 35014 la storia e
biografia, ecc.). I libri consunti ed eliminati furono
in quel solo anno 11828, gli acquistati 14647 e 96
soltanto i perduti. Dei 34247 ammessi al prestito,
20525 erano maschi, 13722 femmine, 6544 ragazzi in-
feriori a 15 anni. Tutte le professioni e tutti i ceti vi
erano rappresentati. Il riparto di consultazione, ricco
di 85360 volumi, fra cui neppure un romanzo, era
assediato dalle domande più varie, concernenti, per
es., il caolino, lo svernamento delle bestie, le tariffe
australiane, le bevande alcooliche, la città natale di

[p. 77]
un uomo illustre, ecc. Gli accessi alle sale di lettura
dei giornali si avvicinavano ai 3 milioni.
Istituzioni simili hanno certamente un'influenza sul
popolo.

***

Una delle più perfette biblioteche «libere e pubbli-
che» della Gran Bretagna è quella Carnegie di Edim-
burgo, la città che nel 1881 respinse per referendum
la sovrimposta Ewart. Essa ha 7000 lettori al giorno
in media, 400 riviste e giornali, di cui parecchi in più
copie, a loro disposizione; una quindicina di orarï fer-
roviarï, una trentina di guide di viaggio, il catalogo
a stampa (500 pagine, con più di 52000 volumi elen-
cati), 1000 volumi al giorno in media prestati per
la lettura a domicilio, orario dalle 9 alle 22, cata-
loghi indicatori che registrano ad ogni istante quali
sono i libri non disponibili, schedarï misti per autori
e per materie, albi speciali per annunziare i nuovi ac-
quisti di ogni quindicina ed altri in cui i lettori scri-
vono liberamente i titoli delle opere di cui desiderano
l'acquisto. Con le 5 filiali, la biblioteca disponeva
già, nel 1909, di più che 100000 volumi. Si aprì nel
1890, e dopo 15 anni aveva prestato i suoi libri quasi
12 milioni di volte, senza contare la consultazione e
la lettura in sede di giornali, riviste, enciclopedie,
dizionarï, ecc., che eleverebbe questa cifra a più di
50 milioni.

***

Glasgow, ultima venuta, ha organizzato superba-
mente il servizio della pubblica lettura. La Mitchell
Reference Library
si aprì nel 1877 con 15000 volumi:
in giugno del 1910 ne contava 180000, fra i quali non
era compreso un solo romanzo, dovendo la biblioteca
servire come centro di consultazione. Ne' suoi primi

[p. 78]
32 anni di esistenza aveva dato in lettura più di 13 mi-
lioni di volumi, e la sua sala dei periodici ne metteva
a disposizione del pubblico 538.
La biblioteca ha 14 filiali, tutte in edificï nuovi,
appositamente costruiti nei varï sestieri della città, coi
proventi della sovrimposta speciale e una elargizione
di A. Carnegie di 2 milioni e mezzo di lire. La prima
si aprì nel 1901 e tutte occupano da 500 a 1000 mq.
di area. Le loro sale di lettura contengono ciascuna
da 120 a 200 lettori; hanno inoltre, sala di prestito,
sala per le lettrici con relativo riparto di consultazione,
e due sale separate per i fanciulli (maschi e fem-
mine).
Le 14 biblioteche di sestiere ebbero, nel 1909, circa
650000 consultazioni, 700000 letture in sede nelle sale
dei fanciulli e 1250000 prestiti a domicilio, di cui
649000 romanzi e il resto libri di scienza, d'arti e me-
stieri, di filosofia, sociologia, religione, poesia, ecc.
L'arredamento costò 212100 lire per ciascuna delle
più grandi, 175000 per le medie e 125000 per le più
piccole. Il primo acquisto di libri importò una spesa
complessiva di L. 353000.
L'insieme di questa imponente organizzazione for-
ma le Biblioteche del Comune di Glasgow.

2.3: Colonie inglesi

Il movimento per la diffusione delle Free public li-
braries
si è esteso dall'Inghilterra alle colonie di lin-
gua inglese, con alla testa il Canadà. Per avere un'i-
dea di che cosa si è fatto in questo paese, basti l'e-
sempio di una sola provincia, Ontario. I dati che ab-
biamo si riferiscono all'anno 1913. La provincia aveva
allora una popolazione di poco più di 2 milioni e
mezzo di abitanti, sparsi su un'estensione di 568870
chilometri quadrati. Le sue città principali contavano:
Toronto, capitale, 450000 ab., Ottawa 95570, Hamil-
ton 88900, London 48100. Gli altri centri di maggiore

[p. 79]
importanza raggiungevano raramente i 20000 ab. Or-
bene, la provincia aveva 408 biblioteche pubbliche,
organizzate secondo le disposizioni di una legge pro-
mulgata nel 1909, delle quali 140 gratuite, mantenute
da enti pubblici e il resto da associazioni. Delle 140
biblioteche gratuite, soltanto 24 non avevano sala di
lettura e le altre 116 mettevano a disposizione dei let-
tori in sede 6006 fra riviste e giornali, cioè, in me-
dia, più di 50 ciascuna. Le biblioteche a base di soci
avevano assai minore importanza, come risulta da que-
ste cifre comparative:


DATI RELATIVI A
140 Free Libraries 217 Association Libraries
Entrate Dollari 441125,29 45024,52
Spese » 385849,50 35098,24
Valore d'inventario » 2872282,20 370321,04
Lettori inscritti Numero 157984 20976
Volumi posseduti » 966269 421120
Prestiti » 3321393 567153

Ma queste notevoli differenze dipendono principal-
mente dal fatto che le Free Libraries sono diffuse nei
centri maggiori con una popolazione complessiva di
1236490 abitanti, e le Association Libraries nelle
piccole località, con una popolazione complessiva di
210000 abitanti.
Queste 357 biblioteche, di cui si hanno dati precisi
relativi - come si è detto - all'anno 1913, dispone-
vano, dunque, di 486150 dollari provenienti da

  • contributi dello Stato doll. 27666,40
  • » dei Comuni e delle Contee » 261437,27
  • introiti per tessere, residui attivi » 171590,34
  • quote sociali alle Assoc. Libraries » 25455,80
  • Totale . . . . . doll. 486149,81

Più di 9 milioni di lire si spendevano, dunque,
per il servizio della pubblica lettura, in un paese di

[p. 80]
circa 2 milioni e mezzo di abitanti, e cioè L. 3,60 in
media per abitante. Come a dire che per le bibliote-
che si dovrebbero spendere in Italia più di 150 mi-
lioni di lire.
Ma non è tutto qui. L'ufficio centrale delle bibliote-
che, presso il Dipartimento dell'Educazione, ha
 (10 mila ab.).

Figure 15. Biblioteca pubblica di Niagara Falls Ontario (10 mila ab.).

inoltre organizzato numerosi nuclei librarï, che esso pre-
sta temporaneamente alle associazioni e alle scuole
prive di biblioteca propria o dotate di biblioteche in-
sufficenti. Dal 1° novembre 1912 al 31 dicembre 1913
vennero prestati 208 di questi nuclei, circolanti sotto
il nome di Travelling Libraries (biblioteche viaggianti
o, meglio, ambulanti).
Questi nuclei comprendevano complessivamente
15000 volumi, si inviavano franco di porto e ritor-
nano pure senza spesa.
A Toronto esiste, dal 1906, anche una Biblioteca

[p. 81]
gratuita canadese per i ciechi, la quale nel 1913 pos-
sedeva 5130 volumi, distribuiti 6716 volte.
Nello stesso anno si spesero 1200 dollari allo scopo
di tenere il consueto corso estivo per i bibliotecarï,
che durò dal 2 al 30 giugno, con 6 ore di lezioni al
giorno. L'iscrizione, i libri, la cancelleria, tutto era
gratuito e gli iscritti che venivano da lontano avevano
anche il viaggio pagato.
Al principio del 1914, Carnegie s'era impegnato a
largire a 106 biblioteche dell'Ontario, sia per nuovi
edificï, sia per l'ampliamento dei vecchi, sussidï per
1866800 dollari, e alle biblioteche delle altre province
del Canadà 1016415 dollari.
La biblioteca pubblica di Toronto, nel 1913, aveva
già 13 sezioni, di cui 11 aperte negli ultimi cinque anni.
Il suo bilancio ammontava a dollari 117835, il suo
fondo librario a 218939 volumi, distribuiti nell'annata
784117 volte, e metteva a disposizione dei frequen-
tatori delle sue sale di lettura i 1196 giornali e perio-
dici. Il 73 per cento delle sue entrate provenivano dal
contributo comunale.
Oltre a grandi biblioteche, come quella di Toronto,
l'Ontario ha - come si è detto - una fittissima rete
di biblioteche anche nei piccoli e minimi centri di
popolazione. Per citare qualche esempio fra cento,
ricorderemo il minuscolo borgo di Stretswille, che
metteva a disposizione dei suoi 551 abitanti una bi-
blioteca di 2593 volumi, prestati durante l'anno 5764
volte a 310 lettori iscritti; per modo che ogni lettore
ebbe in media più di 18 libri in lettura. Garden Island,
con una popolazione di 125 abitanti, per più di tre
quinti iscritti alla biblioteca, metteva a disposizione
di essi 6145 volumi, letti nell'ultimo anno 1173 volte,
e spendeva per questo servizio L. 3792,50 l'anno,
cioè più di 30 lire per abitante. E i casi simili sono
centinaia.
Da alcuni anni lo sforzo maggiore del Governo,
degli enti locali e dei privati benefattori è diretto a
dare una casa nuova, comoda e bella ad ogni biblio-
teca, anche piccola. Tutte le voluminose relazioni

[p. 82]
dell'Ispettore centrale di Ontario sono adorne di ma-
gnifiche zincografie, riproducenti una moltitudine di
questi edifici recenti, che portano tutti una chiara im-
pronta di arte serena e dignitosa. Sono, in generale,
piccole costruzioni, quasi tutte ad un piano, per bi-
blioteche dei centri minori.
È quasi impossibile, vivendo nei nostri paesi, farsi
.

Figure 16. Biblioteca pubblica di Peterborough (Ontario).

un'idea dell'importanza che gli Americani del Nord
attribuiscono alla biblioteca pubblica. La scuola, nel
loro concetto, non ne ha una maggiore. Il caso di
Garden Island e moltissimi altri consimili ci sem-
brano stravaganze, forse perchè pensiamo alle no-
stre
biblioteche, e ci è difficile immaginare che isti-
tuti dello stesso genere possano essere altrove tanta
parte della vita, delle abitudini, dell'attività e della
fortuna di un popolo.
«L'Europa è in arretrato di 40 o 50 anni, in con-
fronto degli Stati Uniti e del Canadà, in fatto di bi-
blioteche» scrive fieramente l'eminente Ispettore

[p. 83]
centrale della provincia di Ontario. E dicendo l'Europa,
intende riferirsi specialmente all'Inghilterra!
Nel Palazzo del Parlamento a Toronto v'è un gran-
de ambulatorio, che conduce all'Ispettorato centrale
delle Biblioteche. Chi vi passa legge sul frontale del-
l'arco d'ingresso queste parole: «Qui l'intelligenza e
l'anima imparano le vie della libertà
».

***

Anche nella lontanissima Nuova Zelanda esiste e
progredisce rapidamente un movimento per la diffu-
sione della coltura a mezzo delle biblioteche pub-
bliche.
Con una superficie di poco superiore a quella dell'I-
talia, a cui somiglia alquanto anche per la forma, la
Nuova Zelanda contava, nel 1913, soltanto 1087848
abitanti, concentrati in gran parte in poche città, come
Auckland, (102500), Christchurch (80000), Welling-
ton (70700), Dunedin (64500). Soltanto altre sette
città contavano allora da 8 a 16 mila abitanti. La so-
vrimposta speciale per la istituzione e il mantenimento
delle biblioteche pubbliche fu introdotta con una legge
del 1869; nel 1877 una nuova legge assicurò un con-
tributo governativo alle biblioteche, proporzionalmen-
te alla popolazione a cui servivano, ma soltanto 7 anni
più tardi si cominciarono ad erogare 150000 lire di
contributi. Nel 1912 si erogarono 4000 sterline, da
spendersi esclusivamente in libri, a favore di 405 bi-
blioteche.
La prima pietra della biblioteca pubblica di Wel-
lington fu posta il 5 dicembre 1891 e in aprile del
1893 la biblioteca si apriva per la sola lettura in sede,
mentre il servizio di prestito a domicilio (15000 vo-
lumi, di cui 2000 per ragazzi) incominciava a funzio-
nare nell'aprile dell'anno seguente e il riparto consu-
lenza (16000 volumi) nel maggio successivo. La bi-
blioteca dispone anche di un buon numero di libri

[p. 84]
per i ciechi. Alla centrale si aggiunsero presto due
succursali, in edifici proprï e con servizï di lettura dei
giornali, di consulenza, di prestito, con riparto per
fanciulli e sala per conferenze.
Le altre città già ricordate hanno biblioteche pub-
bliche non meno cospicue: Auckland una centrale e
tre succursali, con 50000 volumi in complesso; Christ-
church, con 52000 vol.; Dunedin con più di 20000.
E non si dimentichi che questi dati sono relativi al-
l'anno 1913.

***

Per l'Australia ci limitiamo a riferire schematica-
mente alcuni dati relativi all'anno 1921. Biblioteche
pubbliche esistenti, che ricevono contributi dallo Sta-
to o dai Comuni, 1376, di cui 460 nello Stato di Vit-
toria, 206 nel Queensland, 225 nel Sud-Australia, 263
nell'Australia Occidentale, 22 nella Tasmania, con un
totale di 2750000 volumi.

***

Le biblioteche pubbliche, nei maggiori centri del-
l'Africa del Sud, precedettero quelle della madre pa-
tria. Swellendam ebbe la propria nel 1838, George nel
'40, Graaf-Reinet nel '47, Port-Elisabeth l'anno di
poi, Città del Capo inaugurò la nuova sede della sua
vecchia biblioteca nel 1860. Nel 1913 si contavano una
trentina di biblioteche pubbliche nel Natal, 13 nell'O-
range, altre in numero indeterminato nel Transval e
nella Rodesia. La biblioteca di Port Elisabeth costò
800 mila lire e in quell'anno possedeva più di 50000
volumi; quella di Kimberley ne contava 30000, di
Grahamstown 20000, di Pretoria 24000, di Buluwayo
7000, di East London 20000. V'erano biblioteche

[p. 85]
pubbliche anche a Durban, Pietermaritzburg, Bloem-
fontein, Johannesburg. Gli abitanti sottoscrivevano
offerte in danaro per essere ammessi al prestito dei
libri, il Governo garantiva una somma eguale al to-
tale di quelle sottoscritte e la città erogava altri fondi.

***

Nelle Indie inglesi, lo Stato indigeno di Baroda ha
un'organizzazione di biblioteche che serve a due terzi
della popolazione.

2.4: Francia

La prima idea di nuclei di libri a disposizione del
popolo fu chiaramente espressa da Philipon de la Ma-
deleine in un libro uscito a Lione nel 1783. Otto anni
più tardi Mirabeau, in una sua opera postuma, pro-
poneva che si costituissero pubbliche raccolte di li-
bri con gli avanzi delle biblioteche già appartenenti
alle soppresse corporazioni religiose. La Rivoluzione
sentì e proclamò, in vasti disegni di riforma scola-
stica, l'importanza della biblioteca come strumento
di coltura generale e si adoperò a diffonderla in base
a concetti veramente democratici.
Se non che i tempi non permisero che l'opera con-
cepita avesse larga applicazione, e i Governi che suc-
cessero alla prima Repubblica neglessero il già fatto,
non solo, ma la restaurazione, dimenticate del tutto
le biblioteche già esistenti, fu causa della loro quasi
completa dispersione, per modo che nel 1830 lo stato
di esse non era certo migliore di quello che fosse
avanti il 1789.
Ma nell'inerzia dei Governi l'iniziativa privata si
svegliò. Una società per l'istruzione elementare, sorta

[p. 86]
nel 1815, incluse nel suo programma l'incoraggia-
mento alla creazione di biblioteche popolari e poi di
biblioteche scolastiche ad uso degli alunni e delle
loro famiglie.
Nel 1830 il Governo, rimorchiato dall'opinione pub-
blica, in mezzo a cui aveva potuto la costante propa-
ganda della «Società per l'istruzione popolare», si diè
a riorganizzare le vecchie biblioteche abbandonate e
poi a crearne di nuove nei centri urbani, al tempo stesso
in cui l'iniziativa privata si volgeva alle campagne.
La «Società per l'emancipazione intellettuale», di cui
era anima Émile de Girardin, si propose di fondare
ben tre mila biblioteche cantonali, valendosi dell'aiuto
di migliaia di aderenti, sparsi in tutto il territorio
della Francia. Dal 1836 al 1846 le proposte ed i piani
per un vasto sistema di biblioteche popolari si mol-
tiplicarono nella stampa e in Parlamento, ma senza
mai potersi tradurre in pratica realtà, neanche quan-
do, venuta al potere la democrazia dopo la rivolu-
zione del '48, il ministro dell'istruzione Freslon rac-
comandò l'istituzione di una biblioteca popolare in
tutti i comuni rurali.
Il secondo Impero, disinteressandosi nei primi anni
di ogni opera di progresso, s'indusse a studiare ed
attuare nel 1862 l'idea delle biblioteche scolastiche,
in seguito alle vive eccitazioni della stampa più auto-
revole; ma gli uomini dell'opposizione liberale e re-
pubblicana, non completamente soddisfatti di un'i-
stituzione in troppo diretta dipendenza dal potere,
fecero di nuovo appello all'iniziativa privata per la
creazione di biblioteche popolari indipendenti; e que-
sta volta non invano.
Nel 1865 Parigi apre la prima biblioteca, pro-
mossa dalla «Società fra gli amici dell'Istruzione»,
che aveva avuto per suo fondatore un operaio tipo-
grafo, M. Girard. Da Parigi il movimento si pro-
paga alle adiacenze: altre associazioni si organiz-
zano, o intese al solo scopo di fondar biblioteche
popolari, come la Società Franklin (1862), o allo
scopo generico di propagar la cultura con mezzi

[p. 87]
diversi, le biblioteche popolari comprese, come la Lega
dell'Insegnamento, organizzata da J. Macé nel 1866.
Associazioni, contributi comunali, atti di privata fi-
lantropia, conferenze di uomini illustri, tutto fu messo
in azione per divulgare l'idea e la pratica delle bi-
blioteche popolari in tutta la Francia, fin che il Go-
verno imperiale, adombratosi dello spirito di libertà
e di progresso emanante da questi piccoli centri ir-
radiatori di coltura, li sottomise a un regolamento di
vigilanza, con quale intento si può facilmente imma-
ginare.
Se non che l'intervento ostile del Governo fu breve,
come fu breve la vita superstite dell'Impero. Il 24 set-
tembre 1870 J. Claretie, avutone incarico dal Governo
della difesa nazionale, propone una biblioteca popolare
pubblica e gratuita per ogni quartiere di Parigi asse-
diata. La Repubblica risorta imprime novello impulso
all'opera salutare: nel 1873 un'inchiesta governativa
chiarisce lo stato delle biblioteche esistenti e nel 1874
se ne disciplina il funzionamento per mezzo di un or-
gano tecnico centrale, alla cui direzione sono sog-
gette tutte le biblioteche popolari ammesse a fruire
della sovvenzione di Stato.
Esistono così presentemente: 1° biblioteche popo-
lari municipali e biblioteche popolari libere sovven-
zionate e, quindi, soggette al controllo dello Stato;
2° biblioteche popolari non sovvenzionate e, quindi,
assolutamente libere.
Questo regime si è dimostrato favorevole allo svi-
luppo della istituzione, come può desumersi dal fatto
che le 773 biblioteche popolari, con 838000 volumi,
esistenti in Francia nell'anno 1874, alla fine dell'an-
no 1902 erano diventate 2911 (1884 municipali e 1027
libere) con 4166500 volumi, e tutte avevano accettato
i regolamenti e la vigilanza dello Stato. Nel 1906 esse
prestarono più di 5 milioni di libri.

[p. 88]

***

Al servizio della lettura pubblica vorrebbero prov-
vedere a Parigi - come si è detto - le biblioteche
municipali, la prima delle quali sorse nel 1865 nella
mairie dell'XI arrondissement. Nel 1878 le biblioteche
erano diventate 6, grazie all'iniziativa privata, e nel
1883 e 1884 il Consiglio comunale della grande città
decise che ogni quartiere avesse la propria biblioteca.
Infatti, l'anno di poi se ne istituirono 41; nel 1898 que-
sta cifra saliva a 74 e nel 1931 a 83, tutte dipendenti
dalla Direzione delle Belle Arti (Ufficio biblioteche)
della Prefettura della Senna.
20 di queste biblioteche (centrales d'arrondissement)
hanno sede nei locali delle mairies o di un edificio at-
tinente, 60 sono biblioteche di quartiere, allogate nelle
scuole; una biblioteca dei mestieri, una biblioteca di
tipo moderno, attrezzata e funzionante all'americana, e
una biblioteca speciale per fanciulli (L'Heure Joyeuse),
di cui parliamo in altra parte di questo libro. Delle 80
biblioteche di mairie e di quartiere, 70 sono aperte al
pubblico due o quattro ore ogni sera (orario insuffi-
cente), 9 hanno anche orario pomeridiano e una, la
centrale dell'XI arrondissement, un orario più esteso.
Le ultime 3 biblioteche (professionale, biblioteca mo-
derna e biblioteca per fanciulli) hanno personale tec-
nico, le altre no. Quelle con sede nelle scuole sono
affidate a maestri e le biblioteche delle mairies a fun-
zionari amministrativi, redattori di giornali, commessi
d'ufficio, la maggior parte impreparati al loro compito.
Dal 1930 il Consiglio comunale istituì un Corso
professionale per i bibliotecarï, che ebbe 42 iscritti il
primo anno (di cui 30 conseguirono l'abilitazione pro-
fessionale), e 33 del 1931 (su 48 domande di ammis-
sione), 29 dei quali risultati idonei. Disgraziatamente,
il personale delle biblioteche comunali di Parigi si
continua a reclutare come nel passato, senza esigere,
cioè, dai candidati, il titolo di abilitazione della scuola
appositamente istituita!

[p. 89]
Tutte le biblioteche prestano gratuitamente libri a
domicilio e un certo numero hanno sala di lettura in
sede. Posseggono in complesso circa 500000 volumi e
sono abbonate a periodici.
Ad ogni iscritto al prestito si consegna un libretto
intestato al suo nome e nel quale si prende nota via
via dei libri prestati, con relativa data di uscita e di
reingresso e annotazione dello stato materiale dei libri
prestati e resi. Il libro prestato si registra, inoltre, nel-
l'apposito registro e può essere trattenuto dal lettore
20 giorni.
Il servizio centrale delle biblioteche riceve i nuovi
libri in saggio. Essi vengono esaminati e del risultato
di questo esame si tien conto quando, in base alla Bi-
bliographie de France
, si compila l'elenco da inviarsi
ogni mese ai bibliotecari, che su di esso fanno la loro
scelta. Prevalgono naturalmente i romanzi, ma si dà
una grande importanza alla divulgazione scientifica,
alle arti e alla tecnologia. Affinchè i nuovi libri arri-
vino senza indugio nelle mani dei lettori, sono messi
in circolazione per qualche settimana senza rilegatura,
con la salvaguardia di una semplice sopracoperta.
Il contenuto delle biblioteche è fatto conoscere al
pubblico per mezzo del catalogo a stampa, per ordine
di materia e d'autore.
Parigi spende per questo servizio 60 centesimi di
franco per abitante, 20 centesimi meno della spesa me-
dia di tutte le città di Francia. Più di tutte spendono
Sélestab (10 franchi per abitante) e Colmar (5 franchi),
meno di tutte Marsiglia (6 centesimi) e Roubaix (3 cen-
tesimi).
La Biblioteca moderna (Rue Fessart, 6) fu fondata
dal Comitato americano per le regioni devastate della
Francia
in un baraccamento provvisorio, con orario
pomeridiano e serale, e poichè fin dal primo anno di-
stribuì circa 100000 volumi, il Consiglio comunale de-
liberò di costruire un edificio in muratura, con un
piano sotterraneo, una sala di lettura per gli adulti al
mezzanino, una per i fanciulli al primo piano, l'arre-
damento secondo le norme che regolano le biblioteche

[p. 90]
pubbliche d'America e il personale diplomato dalla
Scuola franco-americana dei bibliotecarï, di cui si parla
in altra parte di questo libro.
Un'altra delle biblioteche municipali ha subìto re-
centemente una trasformazione in biblioteca moderna
di tipo americano, ed è la centrale dell'XI arron-
dissement
, che rimane aperta ininterrottamente dalle
10 alle 21. Se l'esperienza sarà concludente, Parigi
procederà alla trasformazione del maggior numero
delle sue biblioteche in moderne dello stesso tipo, se-
condo i voti della popolazione.

***

La Francia ha, inoltre, una estesa organizzazione
di biblioteche scolastiche, le quali prestano libri agli
alunni e alle loro famiglie. Nel 1902 eran più di 43
mila, con quasi sette milioni di volumi, prestati nel
corso dell'anno più di 8 milioni di volte.
Secondo le disposizioni ora vigenti, «ogni scuola
elementare primaria deve possedere una biblioteca...
possibilmente installata in un'aula speciale». Ogni
biblioteca è amministrata da un Comitato, compren-
dente, oltre il sindaco, il delegato cantonale e il mae-
stro-bibliotecario, tre persone scelte «fra i benefat-
tori della scuola» e «i lettori più assidui». Più scuole
possono «associarsi per il mantenimento di una bi-
blioteca comune».
Nell'anno 1928-29 il numero delle biblioteche sco-
lastiche, aperte anche agli ex-alunni e alle loro fami-
glie, era di 47269 su 73149 scuole. Ma quanto alla
loro importanza e forza di penetrazione nel pubblico,
lasciavano molto a desiderare. Uno dei casi che ve-
diamo citati fra i più sodisfacenti è quello del Can-
tone della Charente Inferiore, dove un Comune (Pons)
di 4427 abitanti ha nella scuola maschile 335 vo-
lumi, prestati, in un anno 2600 volte, e nella scuola
femminile 100 volumi, prestati 387 volte. Le due bi-
blioteche ricevono 500 franchi all'anno dal Comune

[p. 91]
e dispongono di un altra sommetta di varia prove-
nienza. Gli altri 18 Comuni del Cantone, con 7612
ab. complessivamente, dispongono di 4656 volumi,
prestati 2978 volte in un anno.
Un esempio scelto fra i meno sodisfacenti è quello
del Cantone di Saint-Georges-an Couzan (Loira) con
7335 ab., 9 Comuni e 23 scuole. Soltanto 10 scuole
hanno biblioteca, con un numero di libri che va da 13
a 154, prestati da zero a 226 volte. Nessun Comune
dà un centesimo per queste biblioteche.

***

Interessante il caso riferito da un ispettore scola-
stico di una regione rurale, anzi di un arrondissement
delle Alpi, comprendente 47 Comuni, con 134 scuole
pubbliche.
Nel 1928, soltanto 56 di queste scuole avevano la
biblioteca, ma tre quarti di queste biblioteche erano
costituite di libri buoni soltanto a far numero, vecchi
di mezzo secolo e più, noiosi e dimenticati. Quanto ai
pochi possibili, erano ridotti in uno stato pietoso. In-
somma, conclude l'Ispettore, «fui obbligato a consta-
tare che le biblioteche capaci di un rendimento utile
erano eccezioni». Come si vede, noncuranza e abban-
dono.
Orbene, bastò che l'egregio funzionario si gettasse
anima e corpo al lavoro, perchè gl'insegnanti, fa-
cendo miracoli, riuscissero in due anni a mutar faccia
alle cose. I Comuni furono eccitati a contribuire, si
ricorse ai villeggianti, alle feste benefiche; si fecero
collette in occasione di matrimoni, economie sulle spe-
se per forniture scolastiche, si interessarono gli alunni
a raccogliere piante medicinali, chiocciole ed altro, per
vendere e far danari pro biblioteche, e in qualche
caso si riuscì a mettere insieme 1500 e fin 2000 franchi
all'anno. I vecchi fondi librarï furono venduti come
carta da macero e le nuove collezioni bene scelte tro-
varono subito un gran numero di lettori. Alla fine del

[p. 92]
1930, su 134 scuole già 75 avevano la nuova biblioteca,
con un complesso di 11590 volumi, prestati nell'anno
14393 volte.
Le 47269 biblioteche delle scuole francesi esistono
in parte soltanto sulla carta e consistono non rara-
mente nello scaffale vuoto o in pochi libri di scarto.
Una biblioteca sola, su tante diecine di migliaia, ha
una sala di lettura speciale, a Pons, nell'Ain. Il Co-
mitato che dovrebbe amministrare la biblioteca spesso
non esiste affatto o non si riunisce mai. In grande
maggioranza, le biblioteche funzionanti sono frequen-
tate anche dai non alunni. Tuttavia, è opinione dif-
fusa in Francia che esse non bastano ai bisogni e che
«tutto è ancora da fare, affinchè la biblioteca della
scuola adempia al compito che le spetta nell'organiz-
zazione della lettura pubblica».

***

La Chiesa cattolica non trascura la diffusione del
libro a mezzo di biblioteche delle parrocchie, dei pa-
tronati confessionali e di nuclei librarï circolanti, do-
vuti alla Société Bibliographique, la quale, con un
fondo di 35000 volumi, comprendenti circa 1200 opere
in copie multiple, costituisce gruppi di 25 volumi cia-
scuno per gli adulti e di 10 per i fanciulli e li presta
vicino e lontano a pagamento.

***

Numerose e attive sono le biblioteche di guarnigione
nell'Africa francese del Nord. Il Ministero della Guer-
ra cominciò nel 1842 a fondarne 16 nei principali posti
militari d'Algeria, le quali divennero ben presto cen-
tri di riunione e di studio per gli ufficiali. Seguirono
la Tunisia e il Marocco. Nel luglio del 1914, al mo-
mento dello scoppio della guerra, le truppe di guar-
nigione nell'Africa del Nord disponevano di 53

[p. 93]
biblioteche, di cui 35 in Algeria, 9 in Tunisia e 9 al Ma-
rocco. Nel 1919 il lavoro di fondazione di nuove biblio-
teche, interrotto durante la guerra, fu ripreso, e al
1° gennaio del 1930 le biblioteche erano 83, di cui 60
contavano da 1000 a 5000 volumi ciascuna. In com-
plesso, le 83 biblioteche possedevano 285352 libri, pre-
stati 240346 volte nell'anno 1929. In tre anni, dal 1927
. - Sala di lettura.

Figure 17. Nuova Biblioteca di Soissons. - Sala di lettura.

al 1929, il loro patrimonio librario si arricchì di 36786
volumi nuovi, mentre ne furono eliminati, perchè resi
inservibili dall'uso, 7130.

***

Esistono inoltre, in Francia circa 300 biblioteche
municipali, costituite coi vecchi fondi librarï confi-
scati alle congregazioni religiose disciolte e agli emi-
grati durante la Rivoluzione. Soltanto 50 di queste
biblioteche sono «classificate», cioè soggette alla vi-
gilanza dello Stato; le altre 250 sono «come polvere

[p. 94]
di biblioteche», messe insieme senza un disegno pre-
stabilito e senza scopo. «Depositi di libri, piuttosto
che biblioteche». Si citano casi in cui la municipa-
lità erogava, nel 1930, 200 franchi per l'acquisto dei
libri, e dove le funzioni di bibliotecario erano affidate
all'usciere della mairie, con un'indennità annua di 50
.

Figure 18. Auto-biblioteca circolante nell'Aisne (Francia).

franchi. In una città di 30000 abitanti, dei 76000 vo-
lumi della biblioteca municipale, 70000 non erano
stati mai consultati, e nell'anno di grazia 1930 non vi
si trovava un atlante geografico al corrente con la
nuova carta dell'Europa dopo la guerra.
Un disegno di legge presentato al Parlamento il 26
marzo 1929 si propone di metter fine a questa situa-
zione, istituendo una biblioteca pubblica in ogni Co-
mune, un deposito centrale in ogni Dipartimento e un
Comitato che lo amministri; un servizio centrale pres-
so il Ministero dell'Istruzione, una Cassa nazionale

[p. 95]
delle biblioteche, eretta in ente pubblico, ma finan-
ziariamente autonomo e avente personalità giuridica.
Il Comitato dipartimentale disporrà, secondo il dise-
gno di legge, del contributo dello Stato, del Diparti-
mento e dei Comuni, dei proventi di doni e di legati.
Questo disegno di legge era ancora tale nel 1931,
quando il proponente di esso, prof. Mario Roustan,
era Ministro della Pubblica Istruzione.

***

«Tutte le vecchie città di Francia anche le più pic-
cole, hanno una biblioteca... Ma tutti questi libri non
servono a nulla».
Questo il severo giudizio di E. Morel, cioè di un
Francese molto addentro nella materia, sulle biblio-
teche del suo paese, confrontate con le biblioteche
pubbliche americane e inglesi.
Nel 1910, quando questo giudizio fu pubblicato in
un libro importantissimo su La Librairie Publique
(editore A. Colin), la Francia ignorava, in pratica,
che cosa fosse la «Free public Library», il più mo-
derno e possente strumento di coltura e di civiltà che
gli Anglo-sassoni hanno creato e che gli altri popoli
stentano ad assimilare, appunto perchè essi hanno le
loro vecchie e gloriose biblioteche di erudizione e ten-
gono a queste, scambiandole con le biblioteche per
tutti
.
Poi venne la guerra, e di riforme alle biblioteche
non si parlò più. Finita la guerra, un Comitato ame-
ricano
(notate bene) pro regioni devastate fondò nei
paesi liberati (a Soissons, a Coucy-le-Château, ad
Anizy, a Vic-sur-Aisne, a Blérancourt) cinque pic-
coli esemplari di biblioteca moderna.
Visitiamone idealmente una, con la scorta di M.
Louis Cruppi, che ne ha parlato con tanto fervore in
una conferenza alla Sorbona, e vediamo come essa
funzioni e quali servigi renda alla popolazione.
La casa luminosa e gaia è aperta a tutti dalle 9

[p. 96]
della mattina alle 8 di sera. Chiunque può entrarvi
liberamente, uomini e donne, fanciulli e adulti. Ecco
la sala a terreno, che si apre ai passanti direttamente
sulla pubblica via. Le sue pareti son colme di libri,
collocati intorno a conveniente altezza, per esser rag-
giunti senza aiuto di predelle o di scale. Chiunque
. - Baracca del Comitato Americano.

Figure 19. Biblioteca di Vic-sur-Aisne (Francia). - Baracca del Comitato Americano.

può prenderli da sè e sfogliarli senza formalità, sol
che abbia dato il suo nome entrando.
Questa libertà di accesso agli scaffali, che non esi-
ste affatto nelle nostre biblioteche, non deve meravi-
gliare, quando si sappia che l'esperienza l'ha dimo-
strata immune dagli inconvenienti che si potrebbero
temere. Naturalmente, una delle bibliotecarie va e
viene, e la sua presenza quasi continua renderebbe
difficile i furti ai mali intenzionati. Ma furti non av-
vengono, o sono in numero insignificante. D'altron-
de, si dovesse anche perdere qualche volume nel corso

[p. 97]
di un anno, l'amministrazione provvederà, ma il prin-
cipio del «libero accesso» non soffrirà limitazioni.
Esso è fondamentale.
Nei locali di questa casa si può rimanere, per leg-
gere, anche tutto il giorno, seduti su comode pol-
trone, davanti a tavoli di legno chiaro, a basse libre-
rie sormontate da vasi di fiori.
Metà della sala è destinata ai fanciulli ed ha sedili
e tavoli adatti alla loro statura, librerie e pareti or-
nate di bellissime figure, che essi ammirano prima di
sedersi. Bisogna vedere questo riparto dei fanciulli
riempirsi, all'ora di uscita della scuola, di tutto un
pubblico minuscolo e gaio, ma rispettosissimo del
luogo e delle buone signore che ve lo accolgono fe-
stosamente. Se è un giovedì mattina, si vedrà una
delle signore «bibliotecarie dei fanciulli», che ha im-
parato la sua professione in una scuola normale spe-
ciale e che sa raccontare meglio delle vecchie nutrici
d'un tempo, si vedrà, dico, rapire in estasi, con belle
storie raccontate, un gruppo di ragazzi tutti intorno
a lei, con la bocca aperta e gli occhi lucenti.
È la story-hour, l'ora del racconto.
Più tardi funzionerà il servizio di prestito a domi-
cilio.
Una biblioteca speciale per fanciulli, di tipo ame-
ricano, L'Heure Joyeuse, fu aperta - come abbiamo
detto - nel 1924 a Parigi, in via Boutebrie, 3. Tutto
vi è disposto in modo che i ragazzi vi si sentano a
loro agio. Non vi si trovano le lunghe tavole mo-
notone che si vedono in tutte le nostre biblioteche,
ma piccoli tavoli rotondi, di altezza diversa, per la
diversa età dei giovani lettori. Sedie, sgabelli e pol-
trone, tutto corrisponde alle esigenze dei fanciulli
che se ne servono. Le librerie sono basse, perchè i
libri sieno a portata delle loro mani; i legni sono
chiari, i muri decorati di figure. Qua e là fiori fre-
schi.
Parigi è debitrice di questa biblioteca modello agli
amici americani.
La Francia è, dunque, psicologicamente preparata

[p. 98]
ad una radicale trasformazione del suo antiquato ser-
vizio di pubblica lettura in una nuova organizzazione
moderna di tipo americano. Fin dal 1923, con l'aiuto
dell'American Libraries Association, ha fondato a Pa-
rigi (Rue de l'Elisée, 10) una Scuola dei Bibliotecari,
allo scopo di preparare il personale ai nuovi compiti.
Ma i poteri pubblici sono ancora restii a tradurre in
disposizioni precise e obbligatorie i postulati dei co-
raggiosi fautori della riforma, ai quali auguriamo la
vittoria che meritano, anche nella certezza che essa
gioverebbe a chiarire lo stesso problema e ad affret-
tarne la soluzione in Italia.

2.5: Germania

Nel 1524, Lutero raccomandava ai magistrati delle
città l'istituzione di biblioteche popolari, dicendole
utili al pari delle scuole. Nel secolo XVII, col periodo
detto «della diffusione dei lumi» comincia a espan-
dersi il gusto delle letture e con esso l'idea e la pra-
tica delle biblioteche pubbliche, le quali, in sul na-
scere, si appoggiarono quasi generalmente alla chiesa
e alla scuola.
La creazione delle prime biblioteche veramente po-
polari rimonta alla fine del secolo XVIII, e se le
guerre che funestarono quell'epoca impedirono alla
nuova istituzione di affermarsi largamente, verso il
1830 essa richiamò di nuovo intorno a sè l'attenzione
di uomini cospicui, che riuscirono a diffonderla in pa-
recchi centri, specialmente della Sassonia. La reazione
politica del 1848 non potè arrestare del tutto i pro-
gressi di essa, la quale, durante i 25 anni successivi,
continuò a fare il suo cammino silenziosamente, quasi
nascostamente, fino al giorno in cui (10 febbraio 1874)
il deputato Pfeiffer riuscì a far iscrivere sul bilancio
dello Stato un fondo di sussidio alle biblioteche del
popolo.
Un tale provvedimento ebbe per effetto la

[p. 99]
moltiplicazione rapida delle biblioteche popolari in tutta
la Sassonia, la quale venti anni dopo ne contava più di
un migliaio.
Il Würtemberg non tardò a seguire l'esempio sas-
sone, come lo provavano le 884 biblioteche popolari,
con circa 140000 volumi, esistenti nel suo territorio
verso il 1880.
Mentre la Sassonia e il Würtemberg miravano più
specialmente a propagare il libro nelle campagne, an-
che i grandi centri, come Francoforte sul Meno, Bre-
slavia, Brema, Monaco, Stettino, Lipsia e Berlino, or-
ganizzavano le loro biblioteche popolari. Berlino ne
inaugurava quattro il 1° agosto 1850 e una quinta sei
anni dopo, con mezzi concessi in parte dalla Muni-
cipalità, la quale andò via via aumentando i suoi con-
tributi, per modo che le biblioteche divennero sempre
più un'istituzione civica.
Dal 1840 al 1880 le biblioteche popolari sorsero nu-
merosissime in tutta l'estensione del paese, per ini-
ziativa di associazioni operaie e di coltura, ad esem-
pio, la Società pro coltura popolare di Berlino, ideata
nel 1871 da uomini eminenti come Schulze-Delitzsch
e Virchow, la quale, ponendo fra i suoi scopi la crea-
zione di biblioteche popolari, dal 1892 al 1899 rice-
vette in dono 67521 volumi, spese 54479 marchi per
fondare 760 biblioteche con 46257 volumi e ne inviò
10724 ad altre 343 biblioteche esistenti.
Il progresso di questa potente associazione, che
provvedeva alla diffusione della coltura con svariati
mezzi, è espresso dal raffronto dei dati relativi alla sua
attività pro biblioteche negli anni


1902 1912
Biblioteche sussidiate 1198 8835
» ambulanti istituite ex novo 308 2267
Volumi inviati alle biblioteche 26236 206181
» . » alle biblioteche ambulanti 15306 100014

La famosa società intitolata a S. Carlo Borromeo,
pur limitando la sua azione nel campo cattolico, du-
rante 50 anni consacrò alle biblioteche popolari più

[p. 100]
di 1700000 marchi, distribuendo, nel solo anno 1907,
circa 150 mila marchi a 2877 biblioteche.
Un'altra società confessionale, l'Unione Evange-
lica
per la creazione di biblioteche popolari, ha lar-
gito 100712 volumi.
La «Società della Marca orientale» fondò, dal 1898
al 1903, 500 biblioteche con 110000 volumi.
Notevole è stata pure l'opera della «Federazione
per la creazione di biblioteche popolari
» e della «So-
cietà per la diffusione di sane letture popolari
» con
sede a Berlino. Nel 1901 venne, inoltre, fondata, per
opera dello Schultze, la Deutsche-Dichter-Gedächt-
nis-Stiftung
di Amburgo, che si propone la diffusione
dei classici tedeschi, e che nel 1907 distribuì 44806 li-
bri, a modicissimo prezzo o gratuitamente, a piccole
biblioteche, in gran parte rurali, spendendo circa
34000 marchi. Dal 1903 al 1907 la Società distribuì
199552 libri a 2714 biblioteche.
Ma il disinteressamento assoluto del Governo cen-
trale alla sorte delle biblioteche popolari (la Sassonia
e il Würtemberg stanziavano fondi irrisori in con-
fronto al gran numero di biblioteche fra le quali do-
vevano distribuirli), l'assenza di un ufficio direttivo e
di vigilanza regolarmente organizzato, l'insufficienza
tecnica del personale e lo scarso interesse degli Enti
locali fecero sì che l'istituzione non desse i frutti co-
piosi che se ne erano sperati, ed anzichè progredire,
decadesse sensibilmente, come, per citare un caso solo,
si rileva dai risultati ottenuti nel 1891 a Berlino, dove
le biblioteche popolari distribuirono meno libri che
nel 1881.
A quest'epoca, però, s'inizia un vero movimento
per la riforma della istituzione, in base a un program-
ma modernissimo e ad opera di eminenti personalità.
Le vecchie biblioteche ne rivivono, l'opinione pub-
blica si desta e le circonda del suo favore, alcuni Stati
mettono un fondo a loro disposizione (la Prussia 70
mila marchi), altri, che lo avevano già, trovano ne-
cessario aumentarlo, la stampa d'ogni colore bandisce
la crociata in loro favore, privati sovventori destinano

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somme cospicue al loro incremento (a Berlino il pro-
fessore Leo lascia in testamento un milione di marchi,
l'editore Ugo Heimann ne dona 600 mila, Mommsen
destina alla Biblioteca Popolare di Charlottenburg
una parte del premio Nobel da lui conseguito). Risul-
tato: molti Comuni assumono in esercizio pubblico
la gestione delle biblioteche, come Berlino, Charlot-
tenburg, Breslavia, i quali nel solo anno 1902-1903 vi
spesero attorno 260000 marchi; moltissimi altri ne
fondano di nuove, e la Germania intera s'avvia ad
emulare anche in questo campo l'Inghilterra e gli
Stati Uniti.
Per mostrare con un esempio solo quali furono i
progressi di un decennio, diamo qui uno stato com-
parativo delle biblioteche popolari berlinesi:


nel 1892 e nel 1902
Biblioteche popolari 26 28
Sale di lettura -- 11
Ore d'apertura settimanali 156 350
Volumi 100000 134000
Prestiti 363000 973000
Spese in marchi 31900 178690

Al lato delle biblioteche popolari sorge ora un ben
organizzato sistema di biblioteche scolastiche.
In Germania esistevano complessivamente, nel 1902,
179 biblioteche popolari sparse in 42 città, di cui 70
istituite e mantenute dai Comuni; 109 private o man-
tenute da associazioni; 27 città sussidiavano, inoltre,
114 biblioteche popolari con 259388 marchi. Le bi-
blioteche di 40 grandi città avevano nel 1905, 807000
volumi. In questi ultimi anni le biblioteche popolari
delle grandi città hanno provveduto ad una residenza
propria.
Delle biblioteche più importanti, quella di Berlino
aveva un bilancio di 198200 marchi; quella di Bre-
slavia di 82000 marchi; quella di Charlottenburg di
46400 inarchi; quella di Francoforte di 29317 marchi,
ecc. Nel 1906, le biblioteche di Berlino prestarono
1344000 volumi; quella di Breslavia 674982; quella
di Amburgo più di un milione; quella di Krupp a

[p. 102]
Essen 388000; quelle di Charlottenburg ed Elber-
feld più di 230000 volumi 1)4.
Ecco qualche dato più recente:
Biblioteche civiche di Augsburg, volumi prestati nel
1921, 35000; nel 1923, 47000; Biblioteche civiche
popolari di Breslavia, in novembre 1921 letture 42574,
in novembre 1923, 60837; Biblioteche civiche di
Charlottenburg, nel 1922, prestiti 238176; nel 1923,
279084; Biblioteca Civica di Berlino, da ottobre a di-
cembre 1922, prestiti 49854; negli stessi 3 mesi del
1923, prestiti 79998; Biblioteca Civica e sala di let-
tura di Dresda nel 1921-22 (12 mesi) volumi prestati
268156; nel 1922-23 (12 mesi) volumi 366513; nel
1923 (6 mesi) volumi 298913; Biblioteca Pubblica di
Amburgo nei primi 6 mesi del 1922, prestiti 538000,
negli stessi mesi del 1923, prestiti 555000, ecc.

Ecco maggiori particolari sulla storia dei progressi
fatti dalle Biblioteche pubbliche (popolari) di Lipsia:


Anno 1914 vol. prestati 19944 Anno 1919 vol. prestati 127935
» 1915 » 53004 » . 1920 » . . . . 139860
» 1916 » 76795 » . 1921 » . . . . 147028
» 1917 » 73307 » . 1922 » . . . . 157201
» 1918 » 84957 » . 1923 » . . . . 170000

I libri prestati nel 1923 erano così divisi:

A giovani dai 14 ai 18 anni:

  • Operai manuali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . vol. 24277
  • Alunni di scuole elem. super. e apprendisti » 13215
  • . . » . . di ginnasio e liceo . . . . . . . . . . . . . » . . 7270
  • Operaie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » . 5167
  • Giovinette dei ceti medi . . . . . . . . . . . . . . . » . 6427

Ad adulti maschi:

  • Operai . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . vol. 25506
  • Impiegati e commessi . . . . . . . . . . . » . 27712
  • Insegnanti elementari . . . . . . . . . . . » . . 3385
  • Medici, avvocati e professori . . . . . » . 10133

[p. 103]

A donne (adulte).

  • Operaie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . vol. 11129
  • Casalinghe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 10875
  • Impiegate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » . 7248
  • Studentesse e insegnanti . . . . . . . . » . 4857