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LEOPOLDO DELLA SANTA

DELLA COSTRUZIONE E DEL REGOLAMENTO DI UNA PUBBLICA UNIVERSALE BIBLIOTECA


Indice

Dei difetti delle Pubbliche Biblioteche, e dei danni che ne derivano ai Libri.


[p. 1]

§. I.
LE Pubbliche Universali Biblioteche, essendo
quelle che conservano con i Libri ogni umano sa-
pere, e porgono i mezzi di apprenderlo, devono
fra gli Stabilimenti alla Civile Società necessari,
tenere uno dei primi posti. Quindi è che tanta loro
importanza richiede molto ponderata la costruzione
di esse.
L'avere in molte delle esistenti rilevati infiniti in-
convenienti a danno dei Libri, a pregiudizio del
Pubblico, e a incomodo ed ostacolo all'esattezza
dell'ufizio degli Impiegati al servizio delle medesime:
e l'aver conosciuto che tali danni, e inconvenienti,
nascono dalla imperfezione dell'Edifizio, non meno
che dal male inteso sistema amministrativo: mi ha
indotto a meditarne, e descriverne il Piano di una,
e delinearne per maggior chiarezza la Pianta, onde
resti totalmente evitato, quanto ho osservato essere
pregiudicievole ad un tale Stabilimento, e sia prov-
veduto di quanto ho creduto essergli necessario.
Il materiale, o la costruzione di quasi tutte le

[p. 3]
esistenti Pubbliche Biblioteche, consiste in una gran
Sala, ed altre più piccole, con qualche varietà nella
forma (varietà figlia del capriccio e non della ra-
gione) senza essere stato pensato, o almeno ragio-
natamente pensato, al locale degli Studenti, a quel-
lo dei Ministri, nè a quello che si conviene ai Li-
bri: come pure non è stato pensato ad alcune al-
tre necessarissime Appartenenze, di cui le Pubbli-
che Universali Biblioteche abbisognano. La gran Sa-
la viene inconvenientemente destinata ai Libri, ed
al Pubblico: le altre Stanze servono pure anch'es-
se con eguale inconvenienza ai Libri, e di residen-
za ai Ministri della Biblioteca.
Il genio degli Uomini ha in ogni tempo facil-
mente inclinato ad anteporre il bello all'utile; e si
sono molte volte sofferti, e si soffrono incomodi in
grazia di quello. Quanto ciò sia vero, e quanto sia
condannabile, ce lo insegna la riflessione; e molto
più condannabile ancora, quando questi incomodi
si soffrono in grazia di un bello che realmente non
è tale; come è quello appunto della supposta ma-
gnificenza delle attuali Pubbliche Biblioteche; che
si crede consistere nella vastità di una gran Sala,
e di ampie Stanze; sì essa che queste, non idonee
per la loro struttura, e ad onta della loro grandez-
za; nè alla capacità di molti Volumi, nè alla loro
sicurtà, nè al loro buon custodimento, come verrò
a dimostrare.

[p. 4]
Tale opinione della maestà delle Pubbliche Biblio-
teche, consistente nell'ampiezza del Salone e gran-
dezza delle Stanze, è talmente radicata; che si è cre-
duto, e credesi erroneamente tuttora, che quella so-
pra le altre, quanto al materiale, fosse da ammirar-
si, che tutti i suoi Volumi in un vastissimo Salo-
ne potesse contenere: a guisa appunto di quelle
delle Comunità Religiose, Collegi, ec. dalle quali
sembra certamente essere stato preso il modello:
senza considerare con quanto pregiudizio e perico-
lo dei Libri, a norma di quelle, si tengono esposti
nell'istesso Salone ove il Pubblico studia, e nelle
Stanze ove risiedono i Ministri.
Se si fosse fatta riflessione alla diversità che pas-
sar deve da una Biblioteca privata, ad una Pubbli-
ca Universale, certamente ad imitazione di quelle,
queste non sarebbero state costruite: sì per essere
il numero, e l'aumento dei loro Libri immenso, sì
per non essere il contegno di un Pubblico di gran
lunga paragonabile a quello di pochi, che in pro-
pria casa fanno uso del loro.
Col progresso del tempo, per la cresciuta quan-
tità dei Volumi, essendosi venuti alla necessità di
ingrandire qualche Pubblica Biblioteca, o ad eri-
gerne alcuna nuova; sembrava, o almeno era desi-
derabile, che conosciuti dall'esperienza quei mali
e inconvenienti, che dalla pubblica esposizione dei
Libri, dalla grandezza e struttura del Salone e

[p. 5]
Stanze, non meno che dalla mancanza di molte
obliate, o non conosciute Appartenenze ad esse Bi-
blioteche necessarie, ne nascono; dovesse essere
stato in simili opportune occasioni seriamente pen-
sato a dare all'Edifizio di tali Biblioteche il loro
proprio carattere, mediante il quale restasse evitata
quella lunga serie di non indifferenti disordini, che
dimostrerò; prodotti dalla difettosa costruzione di
esse, non meno che dal male inteso servizio, o am-
ministrazione delle medesime.
Ma o per mancanza d'idee, o per quella forza
di assuefazione e di esempio, che tiene gli uomini
nell'errore e negli incomodi, ad onta dei lumi; o
per lo spirito che sempre ferve di anteporre il lus-
so all'utile, e l'apparenza alla sostanza; si è sem-
pre avuto soltanto in mira la vastità di una gran
Sala, e di ampie Stanze; tutta intesa e non di al-
tro occupata la fantasia, o per meglio dire solo ri-
stretta nel credere che così debbano essere costrui-
te le Pubbliche Universali Biblioteche; e nel cre-
dere che in ciò consista la magnificenza di esse; di
questa, a scapito di ogni altra necessarissima cosa,
vanamente solleciti: senza conoscere o senza cura-
re tutti quei notabili danni e disordini, che in gra-
zia di una tale pregiudicievole, incomoda, e meschi-
na magnificenza, viene la Biblioteca a soffrire.
E dove per difficoltà trovate non si è potuto tal
Salone aumentare, o si è supplito con dei nuovi

[p. 6]
Saloni, dalla bizzarria e capriccio chiamati ora Ga-
binetti, talvolta Gallerie, e con altri vaghi oziosi
nomi ancora: o si è supplito con altre grandi
Stanze niente dissimili da quelle di abitazione, sì
per la forma, sì per la luce, che per l'ingresso;
e per conseguenza affatto anch'esse come le gran
Sale, inette a custodir Libri, e molti contenerne ad
onta della loro grandezza; grandezza ripeto, procu-
rata da una male intesa magnificenza, che molto
luogo richiede, poco ne lascia ai Volumi, e si op-
pone alla buona custodia di essi, come verrò suc-
cessivamente a provare.
Se il bello, ed il magnifico, consiste nella riunio-
ne del solido, del comodo, e dell'utile; tutte le
cose che di tali requisiti mancano, non possono dirsi
nè magnifiche, nè belle.
Servendo dette Stanze egualmente ai Libri, che
ai Ministri; servono ancora di comunicazione a tut-
ta la Biblioteca, e suoi Annessi. Onde avviene, che
per portarsi alle diverse parti di quella, sono con-
tinuamente percorse, non solo dai detti Ministri per
i diversi loro bisogni, e da chi con essi ha neces-
sità di trattare; ma da tutti quelli ancora, che per
curiosità si portano ad osservarla.
Lascio considerare se i Libri collocati in Stanze
di pubblico e frequente passo, sono decentemente
e sicuramente collocati. Il più piccolo danno che
ciò può ad essi apportare, è la polvere, che in

[p. 7]
tanta frequenza di passeggio quasi senza interruzio-
ne sollevandosi, va continuamente a posarsi, e in-
ternarsi nei medesimi con molto loro nocumento, e
incomodo di chi maneggiar gli deve: aumentandosi
questa ancora dalla necessità che da ciò ne deriva,
di dovere esse Stanze più frequentemente essere
spazzate. In oltre sono i Libri sottoposti, mediante
questa loro pubblica esposizione, alle orine dei ca-
ni che inosservati si introducono; agli sputi inav-
veduti; e talvolta all'istessa perdita. Niun occhio
può esser bastante a invigilare alla loro sicurezza,
allora quando si introduce in tali Stanze quantità di
Persone, in tempo che possono esservi in esse Li-
bri posati sulle Tavole, e in tempo che gli Scaffali
delle medesime possono essere aperti, o per guasto
di serrame, o per negligenza, e ancora per como-
dità; come accade particolarmente in quelle ove ri-
siedono i Ministri: e mentre che il Custode vigila
attentamente in una parte, può facilmente seguire
qualche irreparabile danno per la mancanza di alcuno
di essi Libri nell'altra. Nè qui finiscono tutti i lo-
ro pericoli; essendo cosa agevole ad ognuno di ser-
virsi del pretesto di parlare ai Bibliotecari, e pro-
curarsi ancora la loro amicizia, per così introdursi
tante volte nelle Stanze quante bastino, onde coglier
l'occasione di alcuno involarne, come suole di quan-
do in quando accadere.
Per infinite altre cagioni, si possono mediante

[p. 8]
una così poco ragionata costruzione di Biblioteca,
perdere, e guastare i più preziosi oggetti che l'ar-
ricchiscono. Asserir posso che l'esperienza mi ha
fatto conoscere, che i Libri in tali Stanze colloca-
ti, divengono pascolo della polvere, bersaglio degli
insulti, e facil preda dei loro insidiatori: oltre l'oc-
cupare infruttuosamente i Custodi, più per guar-
darli da queste, e da tante altre incongruenze, che
pel buon ordine, e servizio del Pubblico che studia.
E se in tali, e sì mal costruite Stanze, sono i
Libri tanto mal custoditi; non meno mal custoditi,
e anche più danneggiati lo sono nell'istesso Salone
del Pubblico: poichè oltre i suddetti pericoli, vi è
il danno che proviene dalla luce.
Un gran Salone nel quale deesi studiare su' Libri
spesse volte di minuta stampa; è d'uopo che abbia
molte, grandi, ed alte finestre; per le quali s'intro-
ducono sempre, anche ad onta di qualunque caute-
la, quei spruzzi, e stillicidi, che dalla pioggia pro-
vengono; e che colando per le pareti, si insinuano
nei Libri a dette finestre sottoposti, o per lo meno
comunicano ad essi notabile umidità; la quale ol-
tre il macchiarli, produce col tempo il loro impor-
ramento.
E meno impedire puossi il danno che resulta dal-
le intemperie; le quali aprendo, o rompendo le fi-
nestre, introducono quelle acque precipitose, che
spinte dal vento arrivano a bagnare ancora quei

[p. 9]
Libri che sono da esse finestre lontani; alle quali in-
temperie più è sottoposto quel luogo, nel quale
più grandi, e più spesse aperture vi sono: appor-
tando ai Libri non lieve danno ancora il Sole; al
quale con prontezza si ripara soltanto allora, che
infastidisce o i Ministri, o gli Studenti; avanti di
arrivare ai quali, buona pezza percuote sovr'essi
Libri; il di cui quotidiano raggio, in breve tempo
scolorando e contorcendo le loro coperte, gli defor-
ma come ognuno sa, o può figurarsi; e gli riduce
alla necessità di dover esser rilegati; le quali rile-
gature producono quella spesa che potrebbe essere
impiegata nell'acquisto di nuovi; e per le quali
vengono essi Libri sempre danneggiati particolar-
mente nella piega dei fogli, per le replicate batti-
ture, e cuciture; oltre il disappunto che può agli
Studiosi apportare, il non potersene in tal tempo
servire. E se lo scopo della grandezza di questo
Salone è di fargli contenere molti Volumi; tale sco-
po viene in parte deluso dai molti vacui che occu-
pano le grandi, e spesse finestre; e quel che è peg-
gio, deluso a danno degli stessi Volumi: come pu-
re in gran parte deluso nelle annesse Stanze, alle
quali per la loro grandezza e forma, essendo ne-
cessarie più finestre, sono ancora per la scambie-
vole comunicazione tra loro, necessarie più porte:
i vacui delle quali vengono a togliere ai Libri quel
posto che essi dovrebbero occupare con tanto

[p. 10]
maggior loro buon custodimento; e che tanto prezioso
si rende in una Pubblica Universale Biblioteca, ove
ad ogni momento cresce il numero dei Volumi.
Oltre di ciò, i Libri collocati nel Salone dello
Studio, non meno degli altri collocati nelle annes-
se Stanze, porgono occasione all'ozioso, stante la
loro comoda pubblica esposizione, di farsi dar quelli
su'i quali può posar l'occhio, e così usurpargli
con inutile loro attrito, e vana occupazione del Cu-
stode, al vero Studente. Di più la quiete necessa-
ria in tal Salone, giacchè a tal'uopo deve essere
interno, viene continuamente interrotta dal doversi
ad ogni momento portare ciascun Ministro della Bi-
blioteca agli Scaffali; non meno che dal continuo
rumore dell'aprirli, e serrarli.
Sono male, e forse peggio collocati i Volumi,
nelle Stanze ove risiedono i Ministri. In tali Stanze
non solo sono sottoposti ai dimostrati danni, e pe-
ricoli di perdita; ma arrecano ancora non indiffe-
renti incomodi. Essi privano della necessaria liber-
tà i detti Ministri; poichè divenendo allora invece
di residenza dei medesimi, Librerie; non può im-
pedirsi al Pubblico che desidera vedere la Bibliote-
ca, di entrare in quelle, e trattenersi a suo piace-
re a leggere sul dorso dei Libri, e per passatem-
po chieder quelli, con interrompimento e ritardo di
loro ufizio, e studi, oltre l'inconveniente di non
poterle essi Ministri chiudere neppure in loro

[p. 11]
assenza, per non privare il Pubblico dei Volumi che
in esse Stanze sono collocati. Per la qual cosa con
grandissimo incomodo, ogni volta che loro conven-
ga fare un passo fuori della propria Stanza, gli è
d'uopo il raccorre, e riporre, quanto sulle Tavo-
le, e altrove, in dette Stanze si trova di ciò che
veduto esser da tutti non deve; come carteggi lette-
rari, studi, affari d'ufizio ec.
Tralascio per ora il novero di altri diversi picco-
li mali, il di cui complesso accelera ai Libri l'at-
trito, quale essi soffrono in conseguenza di questa
loro mal ponderata collocazione: riserbandomi in
seguito di continuare a provare, che una Pubblica
Biblioteca in tal guisa costruita, apporta seco infi-
niti disordini; opponendosi alla capacità di molti
Volumi; al loro buon custodimento; alla comodità,
e quiete degli Studenti; a quella dei Ministri; alla
sua vera magnificenza; ed al riparo della sua totale
distruzione in caso d'incendio.
Se una tra le bellezze delle Città, nè certamente
la minore, è quella della varietà sì esterna, che in-
terna degli Edifizi; perchè mascherarne molti sotto
un medesimo aspetto; ed asconderne uno sotto la
forma di un altro; o per lo più dare quasi a tutti
l'aspetto di Palazzi, come continuamente si vede;
a coartazione, incomodo, e danno della cosa per la
quale sono stati fatti?
Ogni Edifizio deve desumere la sua costruzione

[p. 12]
dall'oggetto a cui è destinato; e superbo deve pa-
lesare con la propria forma tanto esterna che in-
terna, a qual'uso egli serva, per quanto questo pos-
sa essere abietto; come lo è di quelli che servir
devono a certe manifatture, o ad altre meno nobili
Appartenenze di una Città, relativamente agli Edi-
fizi destinati per Accademie, Licei, Teatri, ec.
Tutti devono palesare per la loro struttura il loro
particolar carattere. Ma per lo più di ogni necessa-
ria cosa negligenti, si procura dare agli Edifizi il
loro carattere, solo per mezzo di Emblemi, Simbo-
li, ed Iscrizioni, rapportate sopra magnifiche Ar-
chitetture; le quali erudite, e belle cose, per quan-
to pregevoli, niente influiscono sull'utile, comodo,
ed esatta conduzione della cosa che essi Edifizi sono
stati destinati a contenere.
Una Pubblica Biblioteca costruita a Stanze che
comunicano l'una con l'altra, non presenta che un
Quartiere comune di abitazione annesso alla sua
Sala, ceduto dagli Uomini ai Libri; e per conse-
guenza mancando essa della sua propria forma, e
carattere, riesce affatto incapace a contenere molti
Volumi e ben conservarli; non meno che incomo-
da al buon servizio del Pubblico, e al buon ufizio
degli Impiegati nella medesima; come l'esperienza
mi ha fatto conoscere, e come mi lusingo di chia-
ramente dimostrare.
I Libri sono quell'unico ricco tesoro cui niuno

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altro può stare a paragone. Se un fenomeno distrug-
gitore non lasciasse vestigio di umana industria, si
potrebbe reputare un sì enorme ed incalcolabile dan
no, riparabile, se i soli Libri ci avesse salvati. Per
mezzo di questi, le cose tutte si rifanno; contenen-
do essi tutto lo scibile, tutto il seguìto: onde niu-
na spesa, niuna diligenza, niuna cura va risparmia-
ta, per conservarli in un comodo e magnifico Edi-
fizio. Per rendere più utile tal prezioso Stabilimen-
to, non si dee avere per iscopo la scelta dei Libri,
ma la quantità, e la totalità per quanto è possibi-
le: dimodochè tutti i Volumi che dalle scelte Bi-
blioteche, o Pubbliche, o Private, vengono per il
loro poco o niuno merito espulsi, e talvolta espulsi
con pericolo di loro annientamento: devono nelle
Pubbliche Universali trovare un sicuro asilo che gli
conservi. Queste niuno ne devono escludere; non
tanto per dirsi Universali, come per non esservi
Libro per quanto sia inetto, che non ci sommini-
stri, e conservi Epoche Istoriche, Aneddoti, Nomi,
Costumi, Abiti, ec. E non solo di questi conviene
ad una Universale Biblioteca l'aver cura; ma anco-
ra di tutti quei frammenti di Libri, i quali servo-
no spesse volte a migliorare, e a completare quel-
le rare Edizioni, ed Opere, che o per macchie, o
per mutilazioni, hanno perduto e il loro uso, e il
loro pregio.
In conseguenza richiedesi vasto Locale,

[p. 14]
economicamente, e giudiziosamente diviso; dalla qual divi-
sione resulti la capacità di molti Volumi; colloca-
ti in Quartieri che denotino essere per la loro co-
struzione in difesa dei medesimi, non Stanze co-
muni, ma Abitazioni di Libri; procurando che la
di loro sicurezza sia combinata con la loro più fa-
cile particolare reperibilità, e comodità per pren-
derli; e che ai Ministri della Biblioteca non venga
incagliata l'esattezza del loro ufizio dalla difettosa
costruzione della medesima, e dalla mancanza di
qualche sua Appartenenza.

Descrizione del Salone e di tutta la Biblioteca, e Sistemi da adottarsi per il di lei regolamento.


§. II.
Non essendo mio scopo di interessarmi in que-
sto Piano di Biblioteca, che della superficiale in-
terna costruzione del di lei Edifizio, e del particola-
re ufizio dei Ministri di essa: lascio ad un abile
Architetto il pensiero della sua solidità, analoga Fac-
ciata, magnifica Scala, e Vestibulo, e qualunque
altra architettonica eleganza, che nell'esterno, ed
interno, un tale Stabilimento richiede: rammentan-
dogli solo, che se imponente e maestosa cosa ne-
gli Edifizi Pubblici è quella di essere distaccati da

[p. 15]
ogni altra fabbrica; a quello di una Pubblica Uni-
versale Biblioteca diventa necessità: per allontanarla
non solo dagli incendi, umidità, furti, ec. ma an-
cora dai topi, e da qualunque altro danno, e ser-
vitù, che l'appoggio di Abitazioni, o altro fabbri-
cato può ad essa apportare: non dovendo per altro
essere esclusa l'Abitazione del Bibliotecario Superio-
re, la quale è necessario che sia contigua alla Bi-
blioteca, o almeno molto prossima; non solo perchè
egli possa più facilmente invigilare alla di lei sicu-
rezza (come quegli al quale è stata data in custo-
dia) ma ancora per molte altre cagioni che dimo-
strerò, parendomi ora tempo di venire alla descri-
zione del Piano, che più intelligibile si renderà con
l'osservazione sull'annessa Pianta.
Salita la Scala si prende riposo in un Vestibulo, (3)
alle pareti del quale per non tenerle oziose, si po-
tranno collocare quante marmoree antiche Iscrizio-
ni possono capirvi; e nel quale saranno appese ai
lati della Porta due Tabelle. In una saranno de-
scritte le ore nelle quali sta aperta la Biblioteca,
e le ferie di tutto l'Anno: nell'altra il modo di
contenersi nella medesima dal Pubblico.
Dal detto Vestibulo si passa nel Salone dello Stu-
dio. (4) Niun Libro deve esservi in tal Salone; il qua-
le in vece si può dipingere e ornare di Statue, Bu-
sti di Uomini Illustri, ed altre cose spettanti a Bel-
le-Arti, e Scienze: ed ivi saranno collocate, e

[p. 16]
disposte in buon ordine le Tavole, con ogni altra ne-
cessaria mobilia.
In ciascun angolo del medesimo vi sarà un Ban-
co, ove devono stare repartiti i Custodi ad osserva-
re gli Studenti, e ad attendere la domanda dei Li-
bri, che verrà loro fatta. Questi Banchi saranno un
poco elevati, sì per sicurtà dei Libri o altro, che
provvisoriamente possa essere su i medesimi posa-
to; sì per potere essi Custodi dominare le Tavole
degli Studenti; e così invigilare con più facilità su
quei danni che possono esser fatti, anzi che si fan-
no ai Volumi, dalla indiscretezza o poca onestà dei
medesimi Studenti, come di levar carte, far mac-
chie, baratti, e cose simili.
Questi non lievi danni, che nelle attuali Pubbli-
che Biblioteche, sono quanto frequenti, altrettanto
inevitabili; vengono in tal modo tolti, o in gran
parte diminuiti, non solo dalla elevazione di detti
Banchi, ma dalla repartizione ancora dei Custodi,
che in essi Banchi, ai quattro angoli della Sala de-
vono risedere: non potendo mai i Custodi riuniti
in un sol punto, e all'istesso livello delle Tavole,
(come si pratica) essere abbastanza atti alla non mai
troppa osservanza su gli Studenti, la quale tanto più
si rende difficultosa, quanto più grande è il Salone.
Togliendo i Libri da detto Salone, non resta di-
minuita, anzi viene accresciuta la magnificenza di
tale Stabilimento: poichè laddove si fa consistere

[p. 17]
nel Salone quasi il totale della Biblioteca; in questo
mio Piano, per quanto grande possa esser fatto il
Salone, viene sempre ad essere parte della Biblio-
teca, e parte ad essa secondaria, e serva. Riguar-
do poi all'occhio, a me pare che le suddette ana-
loghe decorazioni di Statue, Busti, ec. sieno assai
più imponenti e vaghe, della schiena di una quantità
di Libri; i quali, oltre all'esser sottoposti per la lo-
ro esposizione ad ogni danneggiamento, e produrre
tutti quelli inconvenienti da me sopra rilevati, altro
non ci presentano che una vasta bottega di Libraio.

Della posizione dell'Indice, del Ministro di esso e sue incumbenze, e dei vantaggi che derivano da tal Ministro.


§. III.
L'Indice dei Volumi, è assolutamente necessa-
rio che sia prossimo alla Sala dello Studio: sì per
essere il di lui maggior uso in servizio di quella;
come per la comodità dei Custodi, che in essa Sa-
la sono obbligati a risedere. Un Ministro, che a
detto Indice presieda (Ministro fino ad ora giam-
mai praticato quantunque della primaria massima
importanza come dimostrerò) risederà in una Stan-
za contigua a detta Sala, (5) la quale Stanza

[p. 18]
comunica ad essa Sala per mezzo di un Finestrone
traverso, sollevato discretamente da terra; al quale
i Custodi si indirizzeranno per intendere dal Mini-
stro dell'Indice che ivi deve risedere, la locazione
dei Libri che vengono loro domandati dagli Stu-
denti, e poscia prenderli nelle Librerie ove sono
custoditi.
Per maggior chiarezza del Lettore, col nome di
Librerie, intendo chiamare tutte quelle Stanze della
Biblioteca nelle quali ci sono i Libri, e le quali ho
fatte solo per essi. Tutte le altre portano o il no-
me comune di Stanza, o quello dedotto dalla loro
forma, ed uso.
Il detto Finestrone della Stanza del Ministro dell'
Indice, resta collocato in faccia alla Porta d'ingres-
so della Sala; e per il di lui buon disegno, e sim-
metrica posizione, può accrescere decorazione alla
medesima. Sopra di esso si potrà collocare l'Oro-
logio. Questa medesima Stanza che comunica alla
Sala per mezzo di detto Finestrone, comunica nell'
interno con un'altra Stanza nella quale sarà collo-
cato l'Indice, e alla quale do il nome di Gabi-
netto dell'Indice. (6) Mediante tal comunicazione, re-
sta facile e comodo al detto Ministro il passare in
esso Gabinetto, per così sodisfare con prontezza al-
le richieste degli Studenti.
Chiuso adunque l'ingresso all'Indice dalla parte
della Sala, e distinta l'incumbenza dei Custodi da

[p. 19]
quella di chi a detto Indice deve presedere; resta-
no dissipati alquanti disordini, e si viene all'acqui-
sto di non pochi vantaggi come dimostrerò in se-
guito.
Le Pubbliche Universali Biblioteche, nel sistema
nel quale sono presentemente montate, richiedereb-
bero Custodi sufficientemente culti; la qual cultura
è affatto incompatibile con le indispensabili basse
faccende delle quali devono essi continuamente oc-
cuparsi. Il Custode culto sdegna le opere servili, e
trascura la Biblioteca in tutto quello ove egli crede
male impiegate le sue cognizioni, e talento: per la
qual cosa riuscendo imperfetto il di lui servizio, ne
nascono moltissimi sconcerti. All'opposto il Custo-
de inculto occupandosi di buona volontà nelle fac-
cende servili, trascura, ed evita tutte quelle nelle
quali richiedonsi bibliografiche cognizioni. Onde av-
viene talora, che alla domanda dei Libri che gli
vien fatta, ritrovandosi spesso imbarazzato, per non
saperli nell'Indice cercare, o si disimpegna coll'ad-
durre di essi la mancanza, o ne somministra altri
in vece dei richiesti, ovvero conduce all'Indice
(cosa inconvenientissima) gli Studenti a cercarli
da se stessi. Da ciò ne deriva, che alcuni per non
saper l'uso di esso, non trovandoli; si partono con
incaglio di loro studi, e talvolta con pregiudizio di
loro interesse, dalla Biblioteca sdegnati; mormoran-
do, o dell'incapacità dei Custodi, o della scarsità

[p. 20]
dei Volumi, e della trascuratezza dei Bibliotecari,
che non gli provvedono. Alcuni altri piccati dalla
poca sodisfazione che vien loro data da così poco
abili Ministri, si portano con indebita libertà all'
Indice ogni volta che loro piace, e abusando di
quello, vengono senza alcun riguardo, e quasi in-
sultando, a domandare capricciosamente quei curio-
si, o rari Libri, che in esso Indice vedono descrit-
ti; e non per altro che per mero passatempo scar-
tabellandoli, spesso privano dei medesimi chi vera-
mente di essi abbisogna. Altri ancora per vendetta,
perdendo il dovuto rispettoso contegno, si prendono
piacere di schernire essi Custodi, occupandoli con
ritardo dell'altrui servizio nella ricerca di Autori,
e Opere ideali; ridendo così con poco onore della
Biblioteca, a spese della loro compatibile ignoran-
za; la quale è indispensabile in Ministri quali sono
i Custodi, che essendo destinati alle faccende più
servili della Biblioteca, vengono incaricati erronea-
mente del maneggio dell'Indice; e ingiustamente si
rimprovera loro il difettare in un ufizio che richie-
de ciò che da essi non si può esigere; cioè qual-
che conoscenza di alcune Lingue, ed estesissime
cognizioni Bibliografiche.
Per evitare adunque questi, ed altri inconvenienti,
che dimostrerò; e per dar luogo a quei tanti van-
taggi che non tralascerò di fare osservare; si rende
necessarissimo, anzi indispensabile, un perito

[p. 21]
Ministro che a detto Indice presieda, la di cui resi-
denza sia tale, quale io l'ho in questo Piano pro-
curata, cioè esposta alla Sala per comodo degli Stu-
denti; i quali per la di lui cultura restando piena-
mente soddisfatti, restano ancora dissipati tutti quei
disordini, che la mancanza di sì importante Mini-
stro continuamente cagiona.
La necessità di questo Ministro è talmente ma-
nifesta, che mi reca maraviglia come in ogni Pub-
blica Universale Biblioteca fino dalla sua prima ere-
zione non sia stato stabilito. La qual cosa non ad
altro parmi potere attribuire, che, o all'essere tutte
le cose nel suo incominciamento imperfette; o alla
scarsità dei Volumi, e ai pochi Studenti che fre-
quentavano allora le Biblioteche; per attendere ai
quali, pochi Impiegati erano allora tanto sufficien-
ti, da non far venire in mente sì fatta necessità.
Ma al presente la immensa quantità dei Volumi, e
il numeroso concorso degli Studenti, non solo ci
fanno conoscere la necessità di tal Ministro dell'
Indice, ma quella ancora di una nuova costruzione
di Biblioteca, mediante la quale i Volumi, il di cui
esorbitante numero va di giorno in giorno crescen-
do, non occupi molto luogo; il di loro collocamen-
to sia comodo; e da tutti quei danni che dal Pub-
blico, e da tante altre cagioni ad essi Libri deri-
vano, restino difesi. Le quali cose quantunque sie-
no della primaria importanza, sono non ostante

[p. 22]
quanto trascurate, altrettanto inesigibili nell'attuale
stato delle Pubbliche Biblioteche; sì per difetto della
costruzione dell'Edifizio, come per difetto della mon-
tatura amministrativa.
Col Ministro dell'Indice viene il Pubblico ad es-
sere bene, e speditamente servito: sì per la gran
pratica che egli deve avere nell'additare con pron-
tezza la locazione dei Libri che vengono richiesti;
sì per la di lui cultura; mediante la quale può sug-
gerire agli Studenti quelle notizie bibliografiche, e
quelli Autori, ed Opere, che ad essi possono abbi-
sognare, e di cui bene non si ricordano; e così può
risparmiarsi talvolta il trasporto del Volume, con
maggior soddisfazione dello Studente: non richie-
dendosi dai Custodi con l'adozione di tal Ministro
altra abilità, che la pura conoscenza dei Nume-
ri, come dimostrerò a suo luogo, allora che par-
lerò dell'Indice.
E mediante tal Ministro, non solo si viene a to-
gliere agli Studenti l'occasione e la necessità di
scartabellar l'Indice, ma si viene ancora a rispar-
miare ad essi la perdita di tempo, e l'incomodo di
internarsi nella Biblioteca a ricercare i Biblioteca-
ri, per essere dai medesimi notiziati di ciò che do-
mandato nella Sala ai Custodi, hanno mal saputo,
o non hanno saputo, e che averebbero dovuto sa-
pere: come pure ai Bibliotecari resta tolto l'imba-
razzo di supplire, come segue continuamente, alla

[p. 23]
incapacità dei medesimi Custodi; alla quale con po-
ca sodisfazione degli Studenti, e talvolta con loro
disappunto, saranno sempre le Pubbliche Bibliote-
che sottoposte, diversamente da questo Piano rego-
late: non potendosi esigere dai Custodi, come avanti
ho detto, quella cultura che si può esigere, e che
necessariamente deve avere il Ministro dell'Indice;
al quale potrà il Pubblico comodamente ricorrere
nei suoi bisogni studiosi, che peritissimo del pro-
prio ufizio, resta quasichè nella Sala, sempre espo-
sto e reperibile, ai ricorrenti della Biblioteca.
Non dovendo pertanto i Custodi occuparsi dell'
Indice, hanno miglior modo di vigilare su i Libri
dati agli Studenti, la qual vigilanza sarà loro pri-
maria incumbenza; non rimanendo ad essi per l'a-
dempimento di loro ufizio, che l'andare a prenderli,
rimetterli, chiuderli, tener corredate del necessario
le Tavole degli Studenti, e tener pulita la Biblio-
teca.
La chiusura dell'Indice dalla parte della Sala, non
è meno importante del Ministro del medesimo; la
qual chiusura in un con esso, oltre ad allontanare
e dissipare molte altre incongruenze, che tralascio
per non rendermi troppo minuto; viene ancora a
togliere agli Studenti la facilità, e la necessità, di
ricercare da se stessi i Volumi: la qual cosa per
quanto indebitamente da essi si faccia, altrettanto
ella è frequente; e per la qual cosa venendosi a

[p. 24]
togliere dal Pubblico agli Impiegati della Biblioteca
parte del loro ufizio, si viene in conseguenza a dar
luogo al disordine; ritrovandosi spesse volte gli Im-
piegati, costretti ad astenersi dalla ricerca dei Volu-
mi, e così a ritardare, e talvolta ancora a non poter
somministrare i medesimi, a quelle Persone che
glieli hanno domandati.
Essendo mio principale scopo la buona conser-
vazione dei Volumi, e il buon servizio ed utile
del Pubblico, e sapendo benissimo che talvolta è
necessario il vedere, e consultare tutti quelli Auto-
ri che hanno trattato di quella tal materia che ci
abbisogna; e che non sempre il nome di essi, o il
titolo delle Opere, e le diverse Edizioni, si presen-
tano alla memoria; a tale effetto sarà fatto un Di-
zionario Bibliografico, comprensivo di tuttociò che
esiste nella Biblioteca; e che a distinzione dell'In-
dice, e per la sua natura, io chiamo con tal nome.
Questo Dizionario sarà diviso in più Tomi, e
comprenderà sotto un solo Alfabeto i Nomi degli
Autori, i Titoli dei Volumi, e le diverse loro Edi-
zioni; come ancora saranno in esso comprese tutte
quelle Materie ed Articoli, che servir possono alla
Letteratura, all'Istoria, alle Scienze, ed all'Arti,
con la citazione delle Opere nelle quali si trovano
incorporati.
Tal Dizionario avrà luogo presso il Ministro dell'
Indice, e sarà da esso somministrato agli Studenti

[p. 25]
quando il di loro bisogno lo esiga; i quali potran-
no in esso ritrovare a colpo d'occhio, tutto ciò,
che con assai perdita di tempo, incomodo di per-
sona, e imbarazzo degli Impiegati della Biblioteca,
ritrovar non possono nell'Indice dei Volumi della
medesima; il di cui principale oggetto non deve es-
sere, che di indicarne la loro situazione.
Allora che in ultimo parlerò dell'Indice, parle-
rò ancora più estesamente di questo Dizionario.
E per viepiù sempre togliere la strada ai disor-
dini, gli Impiegati della Biblioteca denunzieranno
al Ministro dell'Indice tutti quei Libri che per loro
uso vengono trasportati nelle proprie Stanze, il qual
Ministro ne prenderà appunto per sua notizia in una
Nota; sì per evitarne lo smarrimento, come per
non trattenere gli Studenti con l'inutile ricerca e
sull'Indice, e nelle Librerie, allora che sono tali
Volumi domandati.
Il Ministro dell'Indice noterà ancora volta per
volta tutti quei Libri, che venendo richiesti non
possono essere somministrati attesa la loro effettiva
mancanza; e sarà poscia pensiero del Bibliotecario
il provvederli: riuscendo più facile il completare o
corredare una Universal Biblioteca, giusta la varie-
tà degli studi di un Pubblico, per le diverse rì-
chieste di esso, che per la sola cura di un Biblio-
tecario; a cui per quanto perito sia, non potranno
mai esser note, nè tutte le Opere che esistono, né

[p. 26]
tutte le nuove Impressioni, e Traduzioni di esse:
o che talvolta dimenticandosi di presedere ad una
Universale Biblioteca, non curerà che i soli Clas-
sici, o magnifiche e rare Edizioni; o non crederà
necessari altri Libri che quelli della branca o clas-
se alla quale egli è più dedicato.
Di tutti quei Libri che non si ritroveranno presso
i mercanti, e dei quali sarà mancante la Bibliote-
ca, ne sarà fatta una Nota; in testa della quale si
renderà avvisato il Pubblico dell'acquisto che è per
fare di essi la Biblioteca, invitando quelli presso
dei quali essi Libri si ritroveranno, e che disfar se
ne volessero, a venderli alla medesima; la qual No-
ta verrà esposta in un sito il più conveniente o dell'
Atrio, o della Sala.
Al Ministro dell'Indice si consegneranno tutti i
nuovi acquisti di Libri, e nella sua Stanza gli cu-
stodirà, fino a tanto che non saranno stati notati nell'
Indice, e nel Dizionario Bibliografico, bollati, e fat-
ta sovr'essi l'indicazione. Lo stesso Ministro terrà
il registro delle Associazioni, e Opere, che si pub-
blicano periodicamente; non meno che dei Giorna-
li Scientifici, Letterari, Politici, Bandi, Leggi, Av-
visi di ogni genere, e di qualunque altro benchè
piccolo Componimento, sia in versi, sia in pro-
sa: quali terrà ben custoditi in Armadi, fin che
se ne formino alla fine dell'Anno, e alla fine dell'
Opere i Volumi. Tali incumbenze analoghe al di

[p. 27]
lui ufizio, e ad esso solo commesse, vengono me-
glio adempite, che repartite senza metodo a tutti
gli Impiegati della Biblioteca; imperocchè un or-
dine dato a molti, o non è eseguito, o viene assai
peggio eseguito di più ordini dati ad un solo.
La poca o niuna cura, ed anzi il disprezzo
di molti Opuscoletti, ci ha involato, e ci invola
tuttavia infinite recondite notizie, che di tempo in
tempo vengono con tanto dispiacere inutilmente ri-
cercate. Onde avviene talora, che si pagherebbero
a peso di oro quei fogli, i quali per averli una
volta troppo disprezzati si sono distrutti. E per
quanto sia scusabile della non curanza di essi il
Particolare, altrettanto non lo è una Universale Bi-
blioteca, nella quale il Pubblico deve esser sicuro
di ritrovarli: potendo ancora tali Libercoli, per
quanto inetti sieno, somministrare dei Temi alle
più interessanti, ed utili Opere.
Presso al Ministro dell'Indice, e nell'istessa Stan-
za, risederà ancora un altro Impiegato, necessario
in quelle grandi affluenze di Studenti, e più neces-
sario ancora nelle accidentali assenze di detto Mi-
nistro dell'Indice; il quale Impiegato dipenderà da
esso Ministro, ed avrà il titolo di suo Aiuto. Sì l'uno,
che l'altro, devono essere della classe dei Letterati;
o essendo giovinetti dovranno essere nella Letteratura
incamminati, onde potere essi pervenire ai primi
Impieghi della Biblioteca: non mancando in tali

[p. 28]
Stabilimenti il mezzo di perfezionarsi, non tanto pel
comodo dei Libri, che per l'aiuto, o direzione dei
Superiori; facendo così servire la Biblioteca alla
pubblica non meno che, dirò così, alla privata istru-
zione, con maggior esattezza del servizio di essa Bi-
blioteca, con maggior soddisfazione degli Studenti,
e con maggior lustro ed utile di quella Città, nella
quale la di lei Biblioteca sarà così costruita, e così
regolata.

Delle Stanze dei Bibliotecari, del Saloncino privato e suo uso, e di ogni altra Appartenenza della Biblioteca.


§. IV.
Se è necessario che l'Indice sia vicino al Salone,
come ho dimostrato poco avanti; non è meno neces-
sario che lo sia ai Bibliotecari. Onde è d'uopo che
le Stanze di loro residenza restino ad esso Indice vi-
cine, col libero ingresso al medesimo, e vicine tra
loro, per la comoda scambievole comunicazione di
essi: come pure è necessario, che questa vicinanza
non venga a toglier fra di loro la libertà. Su tali
riflessi le ho situate prossime a detto Indice, e co-
struite in modo, che ognuno possa chiudere la pro-
pria, senza impedire l'accesso a quella dell'altro. (8)

[p. 29]
Queste pure per le dimostrate cagioni esser devo-
no senza Libri; in vece dei quali oltre la consue-
ta Mobilia, vi saranno degli Armadi, per tenere, e
riporre le loro Carte, Studi, ec.
Quivi contigua alle Stanze dei Ministri, e al Ga-
binetto dell'Indice, con sommo studio ho procura-
ta un'altra necessarissima Stanza di assai maggior
grandezza di quelle; e a bella posta quivi colloca-
ta; non potendo in alcuna altra parte della Biblio-
teca rendere quelli importantissimi servigi per i quali
l'ho costruita, e che passo a descrivere; e alla
quale do il nome di Saloncino privato. (7)
In tale Stanza vi saranno e Banchi, ed Armadi,
nei quali sarà collocato l'Archivio della Biblioteca.
Sarà pure custodita in tale Stanza una copia dell'
Indice, per mallevadorìa di ogni disgrazia o acci-
dentale, o procurata, che a quello di uso pubblico
potesse accadere. Si conserveranno nella medesima
Stanza tutti quei Frammenti di rari Volumi, che
servono per migliorare, e reintegrare qualche mac-
chiato, o mutilato Esemplare. Dovrà ancora in tale
Stanza aver luogo il Libro nel quale vien registra-
to a eterna gratitudine il nome di quelli, che a fa-
vor del Pubblico regalano alla Biblioteca dei Volu-
mi. Come pure averanno luogo in tale Stanza Map-
pe Geografiche, Topografiche, Alberi Genealogici, ec.
unitamente a tutti quei Fogli, o dirò così Monu-
menti Letterari, la di cui conservazione spetta a una

[p. 30]
Biblioteca; e che non conviene tener promiscuati
nè con i Volumi, nè con le Stampe, collocandoli
nelle loro Stanze, come irregolarmente vien fatto
per la mancanza di sì necessario Locale. Tutto ciò
si terrà dal Bibliotecario Direttore diligentemente
chiuso nei detti Banchi ed Armadi.
Comunicando a detta Stanza, e l'Indice, e tutti
i Ministri della Biblioteca; si rende opportunissima
a ricevere quelle illustri Persone, che talvolta si
portano alla Biblioteca; e ad adagiare quei distinti
Letterati, che ai Bibliotecari si indirizzano, e così
a servire in tal guisa come di Saloncino privato.
La mancanza di tal Saloncino cagiona frequente-
mente la privazione della necessaria libertà ai Mi-
nistri della Biblioteca, con pericolo di quei Libri,
che sulle Tavole delle proprie Stanze per uso loro
si trovano: molto più allora quando da qualche bi-
sogno essendo altrove chiamati; o sono costretti a
lasciar sole in esse Stanze le Persone, che per una
certa conoscenza vi si sono introdotte a studiare;
o sono costretti a ivi rimanere con loro pregiudizio.
In oltre può servire tal Saloncino a Impiegati prov-
visori, per quei lavori estraordinari, che o per
commissione del Governo, o per necessità della Bi-
blioteca, ogni tanto tempo occorre di fare Può an-
cora servire a ricevere, riscontrare, e dar buon
ordine a quelle quantità di Volumi, che o per com-
pra, o per regalo, o per legato, sogliono alle

[p. 31]
Pubbliche Biblioteche pervenire; come pure servire, e
far comodo in diverse altre occasioni a quelle tan-
te operazioni, che nelle Pubbliche Universali Bi-
blioteche, ove questo Saloncino manca, si fanno
con tanto poco riguardo dei Volumi, in quelle me-
desime Stanze ove essi sono collocati.
Ma in questo nuovo Piano di Biblioteca, avendo
io separati, e distinti i Quartieri dei Volumi da ogni
altra Appartenenza della medesima; e costruiti solo
per essi; e data loro quella forma che ad essi è ne-
cessaria; e per conseguenza non essendo idonei nè ad
abitarvi, nè a farvi alcuna altra operazione; ho per-
ciò procurato tal Saloncino, ed ho cercato di collo-
carlo prossimo a tutti i Ministri della Biblioteca;
restando così combinato nel centro della medesima
tutto l'abitabile, per maggior comodo della di lei
amministrazione.
Nè qui terminano gli Annessi di una Pubblica
Universale Biblioteca; la vera magnificenza della
quale, come quella di qualunque altro Stabilimento,
consiste non già in un vano lusso di oziose archi-
tetture, e dorati ornamenti; ma nel corredo delle
sue necessarie Appartenenze; nella ragionata forma,
e comoda posizione di esse; e nella solidità, e ab-
bondanza delle sue Mobilie.
A tal uopo non ho trascurata un'Officina Libra-
ria, senza la quale sarebbe continuamente costretta
la Biblioteca a mandar fuori a legare, e risarcire i

[p. 32]
Libri: la qual cosa è del tutto sconvenevole, par-
ticolarmente trattandosi di Manoscritti, o altri rari
Volumi: come pure sconviene che il Libraio lavo-
ri in Stanze ove essi sono collocati, non tanto per
la di loro sicurezza, come per non convertire esse
Stanze in botteghe.
Ho procurato ancora un Magazzino per tutto ciò
che a tener pulita la Biblioteca è necessario; e per
quant'altro di consimile può abbisognare nel decor-
so dell'Anno ad un tale Stabilimento.
Un altro pure per Carta, Penne, Inchiostro,
Polvere, Calamai, e quanto altro serve allo scrive-
re, e ai Libri. Come pure altri Locali per Pozzo,
Acquaio, Cammino, Luoghi comuni, ec. le quali
necessarie cose ho riunite tutte in parte comoda
della Biblioteca; e dalle Librerie, o Quartieri dei
Libri, non meno che da ogni altra Appartenenza
della medesima, ho separate. (11)

Delle Librerie, o Stanze dei Libri.


§. V.
Ad ogni parte, e angolo della Biblioteca, si
perviene con facilità partendosi da ognuna delle due
porte interne del Salone; ciascheduna delle quali

[p. 33]
mette in un Andito che comunica con tutta la Bi-
blioteca, e la divide nelle sue diverse Parti. (12)
Per mezzo di quest'Andito adunque, dà ancora
la Biblioteca facile ingresso ai suoi Volumi: e co-
modi, sicuri, e ben custoditi, chiaramente gli mo-
stra in tante uniformi strette e lunghe Librerie, che
si succedono l'una all'altra in tutta l'estensione
dell'Andito, senza che ad esse frapposta sia cosa
per la quale debbano servir di passo, o che la di lo-
ro situazione regolare interrompa; derivandone da
questo, non meno che da tal loro posizione, e strut-
tura, il buon custodimento dei Volumi, la como-
dità di pervenire ad essi, e il render atta la Biblio-
teca a contenere la più estesa quantità dei mede-
simi. (10)
Prossime alle Stanze dei Bibliotecari ho collocate
quattro grandi Librerie, che io chiamo Librerie
scelte, per dover queste servire a più preziosi, e
rari Volumi: cioè alle Edizioni del primo secolo, a
quelle di Lusso, ai Manoscritti, ed alle Stampe.
Dette Librerie le ho situate prossime ai Biblioteca-
ri per maggior loro comodità, e facilità alla vigi-
lanza che sopra di esse devono avere; dovendosi a
loro soltanto indirizzare quelli ai quali bisogni, o
che sieno curiosi di vedere quanto di più prezioso
la Biblioteca possiede: delle quali Librerie terranno
solo essi le chiavi, e ne saranno i loro particolari
Custodi. (9)

[p. 34]
Ogni Libreria sarà chiusa non già da Imposte di
legno, il quale comunica ai Libri le tarme, e in ca-
so d'incendio lo aumenta, ma da un Cancelletto di
ferro, che ne impedisca il pubblico ingresso senza
togliere la veduta dei Libri, che ciascuna di esse
contiene. Essendo così chiuse, e non avendo comu-
nicazione tra loro, nè dandola ad alcun altro An-
nesso della Biblioteca, può ogni estero, senza scor-
ta, non solamente portarsi alle Stanze di ciascun
Ministro, ma ancora tutta percorrerla; godendo così
della veduta dei Volumi senza poter loro arrecare
alcun nocumento. Di più mediante il Cancello che
ognuna di dette Librerie chiude, si rendono inuti-
li gli Sportelli agli Scaffali, i quali occultano, o per
lo meno adombrano con i loro regoli, traverse, e
rete, i titoli, e talvolta gli stessi Libri, con imba-
razzo e ritardo nel prenderli; e bene spesso per la
necessaria piccolezza dei loro serrami, e incardina-
ture, ora l'uno, ora l'altro dal frequente uso gua-
standosi, sono i Libri sottoposti ad avere di quan-
do in quando il manifattore a ridosso, con pericolo
di loro danneggiamento e perdita: accadendo an-
cora talvolta non potersi taluno di essi aprire, in
tempo di maggior bisogno.
In ciascuna Libreria vi sarà un Banco nel quale
si collocheranno i Volumi Atlantici: il di cui piano
o superficie può nell'istesso tempo servire per po-
sare, e riordinare i Libri da rimettersi, come

[p. 35]
ancora per farvi dai Bibliotecari in essi Libri quelle os-
servazioni, per la brevità delle quali non convenga
il trasporto del Volume. Nelle Librerie comuni que-
sti Banchi (essendo elleno strette) saranno essi pu-
re alquanto stretti, per lasciar luogo al necessario
sdraio delle Scale a mano, che devono appoggiarsi
agli Scaffali per prendere i Volumi. Per lo che in
tali Banchi, i Volumi Atlantici si collocheranno in
ambedue i loro lati corti.
Ciascuna Libreria averà dalla parte esterna al di
sopra dell'ingresso, una Tavoletta, ove sia descrit-
to il proprio nome, che sarà numerale, principian-
do dall'uno, due, ec. In oltre averà il numero,
cioè la somma dei Volumi che ciascheduna di esse
contiene. Ed averà ancora il nome delle diverse
Collezioni dei Volumi che in esse Librerie saranno
collocati.
Tali segnali che devono corrispondere nell'Indice
per la reperibilità dei Volumi, notiziano nel mede-
simo tempo l'Estero, sì della loro quantità, come
delle varie Collezioni dei medesimi, senza aver d'uo-
po di domandarne: potendo ancora privo di scorta
come avanti ho detto, percorrere tutta la Bibliote-
ca; sicura la medesima di non potere esser danneg-
giata in alcun suo Volume. Per la qual cosa resta
così tolto e ai Custodi, e agli altri Ministri, l'in-
comodo di quella continua, e talvolta inutile vigi-
lanza che gli conviene avere su quelle persone, che,

[p. 36]
o ad essi Ministri, o nell'interno della Biblioteca
per qualche occorrenza si portano.
I Ballatoi che convengono soltanto alle Bibliote-
che private, ove tutto il limitato numero dei loro
Volumi in poche stanze vien compreso, non averan-
no luogo nelle Librerie di questa mia Biblioteca. Io
sostituisco a tali Ballatoi un altro piano, trovan-
dolo assai più comodo, e di un risparmio notabile
di luogo, e di polvere, che tanto pregiudica ai
Libri. Per salire a questo piano, e ad altri ancora,
ho fatte quattro Scale, alle quali si perviene me-
diante il medesimo suddetto Andito, e che ho col-
locate per comodità ai quattro angoli della Biblio-
teca. (13)
Al secondo Piano delle quattro Librerie Scelte,
si perverrà mediante un'altra Scaletta fatta a cia-
scuna nel proprio interno; non essendo cosa nè
comoda, nè convenevole, che i Volumi delle Col-
lezioni per le quali tali Librerie sono state fatte,
vengano separati, come lo sarebbero allora che la
detta Scaletta fosse fuori di esse, o lontana da
esse.
Contenendo queste più preziosi Volumi, non solo
ho creduto necessario di maggiormente difenderle,
collocandole prossime ai Bibliotecari, e ad essi so-
lo affidando le di loro chiavi, e custodia, ma mi
è piaciuto ancora il distinguerle dalle altre, coll'
aver loro procurato una diversa forma, e maggior

[p. 37]
grandezza. Esse verranno ancora distinte nei loro
Scaffali; il color dei quali sarà diverso da quello
delle Librerie Comuni; come pure saranno diversi
i Cancelli che le chiudono, i quali dovranno essere
più alti degli altri, e di un disegno più ricco.
Il secondo Piano sostituito in tutte le Librerie al
Ballatoio, sarà egualmente costruito come il primo;
e solo necessariamente variato sopra le Stanze dei
Ministri, Gabinetto dell'Indice, Salone, ec. sopra
il qual Salone non potranno aver luogo i Volumi,
attesa la di lui altezza, la quale verrà a livellare
con quella dei due Piani delle Librerie; ciascuno
dei quali sarà alto braccia nove.
L'altezza delle Librerie di una Pubblica, e di
qualunque altra voluminosa Biblioteca, deve esser
dedotta dall'altezza degli Scaffali, onde non essere
obbligati a coartare questi, nel numero, e misura
dei loro Palchetti, per adattarli all'arbitraria altez-
za di esse: come pure l'altezza degli Scaffali deve
esser dedotta dai diversi necessari ben calcolati va-
cui dei Palchetti, che richiedono gli Scaffali di ogni
voluminosa Biblioteca. La qual cosa avendo io dili-
gentemente fatta; ho perciò stabilita l'altezza delle
mie Librerie di braccia nove, per dovere esse con-
tenere gli Scaffali, che dalle diverse, e necessarie
dimensioni dei loro Palchetti, ho architettati di brac-
cia nove scarse: la quale altezza ho calcolata, e bi-
lanciata in guisa, che ognuna di esse Librerie

[p. 38]
venga a contenere un buon numero di Volumi; e in
guisa, che il trasporto delle Scale, e il salire e scen-
dere sopra di esse, non sia nè di troppo incomodo,
nè pericoloso, nè di troppo ritardo, come lo sareb-
be, e lo è dove le Librerie sono di un'altezza so-
verchia.
A scanso di ogni sbaglio che seguir potesse, sa-
rà cosa ottima avanti di impostare il Cielo o Palco
di queste Librerie, di delinear prima lo Scaffale so-
pra un regolo di legno, onde possa servir di misu-
ra alla di loro altezza, non omettendo nè l'Imbasa-
mento, nè lo spazio o distacco che correr deve dal-
la fine di esso Scaffale, al Cielo delle Librerie; nè
la dovuta grossezza delle assi dei Palchetti, il va-
cuo, e numero dei quali, dopo molte diligenti os-
servazioni da me fatte sulle quantità delle diverse
grandezze dei Volumi, ho stabilito di una inaltera-
bile misura, la quale descriverò in seguito allora
quando parlerò della costruzione degli Scaffali.

Degli Impiegati della Biblioteca.


§. VI.
Essendomi prefisso di parlare di ogni interes-
sante articolo che riguardar possa questa mia Biblio-
teca; devo adunque parlare ancora degli Impiegati

[p. 39]
della medesima: la quale essendo costruita e rego-
lata nel modo da me descritto, quantunque ricca
della più gran quantità di Volumi, si conduce o
amministra pianamente col piccol numero di soli
dieci Individui, senza che possa giammai insorgere
il minimo disordine.
In questo numero non intendo di comprender
quelli cui piacesse deputare ad alcune Collezioni,
come sarebbe di Volumi Orientali, Stampe, ec.
poiché non dovendo questi ingerirsi della conduzio-
ne della Biblioteca, non fanno parte del numero da
me sopra indicato, che comprende soltanto i Mini-
stri necessari al servizio, e buon regolamento della
medesima; e che io divido in tre classi.
Alla prima Classe apparterrà il Bibliotecario Di-
rettore, il di lui Aiuto, il Ministro dell'Indice, e il
di lui Aiuto. Questi ultimi tre succederanno nell'
Impiego del Bibliotecario promovendosi ordinata-
mente.
Formeranno la seconda Classe due Copisti.
Alla terza Classe apparterrà un Custode, e tre
suoi Aiuti, i quali succederanno nell'Impiego di Cu-
stode, promovendosi anch'essi ordinatamente.
Dal Bibliotecario Direttore dipenderà il suo Aiu-
to, con tutti gli Impiegati della Biblioteca. Dal Mi-
nistro dell'Indice dipenderà il suo Aiuto. Dal Cu-
stode dipenderanno i suoi tre Aiuti.
Al Custode saranno consegnate tutte quelle

[p. 40]
Masserizie, e Generi della Biblioteca, che al di lui ufizio,
e a quello dei suoi Aiuti possono appartenere. Il
Custode avrà cura che la Biblioteca sia tenuta pu-
lita. Che la Sala dello Studio sia ben servita, e sem-
pre corredata del necessario. Che i Libri vengano
prontamente somministrati, diligentemente sorveglia-
ti, e prontamente rimessi. Che le Librerie venga-
no sempre chiuse allora che da quelle si è usciti.
In oltre avrà cura di suggerire al Bibliotecario la
necessità di rilegare, e risarcire quei Volumi che
di ciò abbisognano: rappresentando ancora di ma-
no in mano la mancanza di tutte quelle cose che si
sono consumate, o rotte: dovendo essere altresì sua
cura, che la Biblioteca si trovi sempre fornita di
tutto ciò che può occorrerle, e risarcita di tutti
quei danni che possono sopraggiungerle.
Questo è quanto ho creduto necessario per un
tale Stabilimento, sì per la parte amministrativa,
come per la parte dell'Edifizio. Per la parte am-
ministrativa io non ho inteso di limitare precisa-
mente il numero degli Impiegati, ma di dimostrare
quali sono i necessari, e quali devono essere le loro
incumbenze; dalla buona repartizione delle quali na-
sce il buon ordine, e dal buon ordine la buona con-
dotta dei Dipartimenti. Se la Biblioteca sarà in una
Città ove il concorso degli Studenti sia alquanto nu-
meroso; l'aumento di un Aiuto del Custode, e l'au-
mento di un Aiuto del Ministro dell'Indice, non

[p. 41]
possono che contribuire al miglior servizio del Pubbli-
co, e alla maggior sicurezza dei Volumi.
Per la parte dell'Edifizio io non ho parimente
inteso di limitare la di lui forma, e misura, in que-
sta superficiale dimostrativa Pianta, ma solo di met-
tere in vista come esser deve costruita una Pub-
blica Universale Biblioteca; quali Appartenenze deb-
ba ella avere; dove situate; ed in qual degno mo-
do si possa farle contenere un immenso numero di
Volumi; non potendo niuno altro eguale spazio di-
versamente economizzato di altrettanti esser capace,
senza pericolo della loro sicurezza, e buon custo-
dimento; senza lesione della comodità del Pubbli-
co, e dei Ministri; senza omissione di alcuna sua
parte, e sua necessaria posizione; e senza detrimen-
to della di lei magnificenza.
Tutte queste cose da me avute in considerazio-
ne, sono state fino ad ora con incalcolabile pregiu-
dizio, e alquanto incomodo molto trascurate, ed anzi
del tutto sconosciute ad onta della loro importanza.
E se fino ad ora si sono veduti tali Stabilimenti
assai diversamente dal mio Piano costrutti, e per
conseguenza poco atti a ben soddisfare il Pubblico,
a ben conservare i Volumi, e a molti contenerne:
e se si vedono ancora altri Stabilimenti di diversa
natura mancanti della loro propria forma; mancanti
del corredo e opportuna comoda posizione dell'Ap-
partenenze ad essi necessarie; e se queste

[p. 42]
Appartenenze non sono tali quali ad essi convengono; la
cagione si è che raramente avanti di edificarli si
consultano le persone che in essi servono e ad essi
presiedono: poichè per quanto abili possano essere
gli Architetti, non possono giammai conoscerne in-
teramente nè tutti i loro bisogni, nè la precisa for-
ma, nè la precisa posizione delle loro Officine, ed
altri Annessi; nè antivedere le variazioni, e i casi
che in tali Stabilimenti possono succedere, onde
prepararne i comodi per evitarne i disordini; e per
conseguenza non possono sempre dare ad essi un
carattere conveniente alla loro natura nella divisio-
ne interna; cioè nella quantità, struttura, e situa-
zione delle loro parti; allo studio delle quali im-
portanti cose, è stato spesso anteposto particolar-
mente nel Secolo delirante, quello della decorazione.
L'assurda sontuosità, e ornativa, della quale co-
tanto si sono occupati in quel Secolo, ci fa vivere
negli incomodi, ha fatto profondere vanamente e
luogo, e tesori in tanti inutili ridicoli sragionati cor-
niciami, mensole, modiglioni, scartocci, e in tan-
ti altri consimili folli arabeschi, i quali acceleran-
do la vecchiaia degli Edifizi, minacciano continua-
mente le nostre teste, e per i quali è stato sacri-
ficato ogni importante oggetto, cioè la comodità,
la solidità e l'utile; prerogative primarie di ogni
Edifizio, e di tutte le cose.
Non intendo con ciò di voler nudi di

[p. 43]
architettonico ornato gli Edifizi, che amando anzi la bella ar-
chitettura, mi compiaccio alquanto di vederla ora
risorta dal gusto aggrottescato, e puerile nel qua-
le era caduta, a quello della sua nobile, ragiona-
ta, ed imponente semplicità.
Se nel Paese dove ho avuto l'essere, avessi la
sorte di vedere erigere da alcuno dei tanti abili Ar-
chitetti che vi fioriscono, prima che altrove, que-
sta nuova Biblioteca che sottopongo con piacere al
giudizio e correzione di tutte quelle culte persone
alle quali può interessare; mi chiamerei felice, e
della non poca fatica che mi è costata, largamen-
te ricompensato: tanto è l'affetto che porto a tali
Stabilimenti.

Degli Scaffali della Biblioteca.


§. VII.
Dalla costruzione degli Scaffali dipende anco-
ra il ripiego di un maggiore o minor numero di
Volumi: e in questi pure ho osservato che la par-
te ornativa è stata quasi sempre la primaria cura
dei loro Architetti: molti dei quali ornati per la lo-
ro poca eleganza offendono spesso la vista; recano
qualche volta incomodo; e tolgono sempre ai Libri
alquanto posto. Ed ho parimente osservato, che i

[p. 44]
diversi Ordini dei loro Palchetti, non sono stati cal-
colati giusta le diverse grandezze dei Volumi: dal
che ne è nato un enormissimo strazio di luogo. Per
la qual cosa ho giudicato necessario misurare i Vo-
lumi; e fra le tante varie loro grandezze, osserva-
re quali di esse sono le più numerose, quali le me-
no, onde stabilire le diverse altezze dei Palchetti,
acciò non resti in ogni Scaffale del vacuo ozioso,
del quale fino ad ora nessun conto si è fatto: ed
ho parimente calcolato la necessaria profondità, o
larghezza dei medesimi Scaffali; la quale non ho
giammai trovata uniforme in nessuna Stanza o Li-
breria delle esistenti Pubbliche Biblioteche, come
esser dovrebbe: in ciascuna delle quali ricorrer pos-
sono, e devono, tutte le grandezze dei Volumi. Io
non mi dilungherò nella narrazione di alcuni altri
difetti da me osservati in molti Scaffali, non essendo
questo il mio scopo, bastandomi averli conosciuti,
onde evitarli nella costruzione dei miei: i quali ho
procurato di fare della maggior comodità combinata
col solido, e con l'eleganza.
In questa Biblioteca, essendo le di lei Librerie
di quella forma che devono essere (cioè lunghe
e strette) le sole pareti laterali, vale a dire le due
lunghe pareti di ognuna, saranno interamente oc-
cupate dagli Scaffali. Le altre due pareti, cioè quel-
la di fronte, e quella di rene, saranno occupate,
la prima dalla luce o Finestra; l'altra dall'ingresso

[p. 45]
o Porta. Sì la Porta che la Finestra saranno fatte
nel mezzo delle loro pareti, come nella Pianta si
osserva.
Alla parete che avanza da ambedue i lati della
Finestra, e da ambedue i lati della Porta, termi-
neranno gli Scaffali; ai quali esse pareti serviran-
no di fiancate, tenendoli come a stretta.
Gli Scaffali riposeranno in tutta la loro estensio-
ne, sopra un Imbasamento di pietra, fatto a guisa
di Zoccolo, o Muricciuolo; alto un terzo di brac-
cio, e largo tre quarti di braccio; che estendendosi
da cima a fondo delle due lunghe pareti, verrà
ad attestare o congiungersi alla parete della Porta,
e a quella della Finestra.
Lo spazio di parete adunque, che avanzar deve
da ambedue i lati della Porta, e Finestra, sarà un
poco maggiore della larghezza di detto Imbasamen-
to; cioè un poco maggiore di tre quarti di brac-
cio. Sopra tale Imbasamento saranno edificati gli
Scaffali nel modo che segue.
Alle distanze debite saranno eretti i Tramezzi, o
Divisioni, che servono, e si fanno per sostenere
i Palchetti; l'ossatura dei quali Tramezzi sarà di
un'Asse rozza di Abete, della grossezza di circa
un soldo di braccio, e di tutta l'altezza degli Scaf-
fali; i quali arriveranno quasi fino al Cielo o Pal-
co delle loro Librerie.
Tali Tramezzi saranno impostati un buon soldo di

[p. 46]
braccio più indentro dell'Imbasamento: e fermati
tanto lungo l'altezza del muro, che sull'Imbasa-
mento, con staffe di ferro. Questi Tramezzi non
dovendo servire agli Sportelli si faranno alquanto
distanti tra loro; acciò la frequente ripetizione di
essi, non venga a togliere ai Libri gran luogo. La
di loro molta distanza richiede le Assi dei Palchet-
ti alquanto grosse; la spesa delle quali viene dop-
piamente compensata, e dal risparmio di un maggior
numero di essi Tramezzi; e dal risparmio di un mag-
gior numero di quei sostegni che hanno d'uopo i
Palchetti fatti di Assi sottili; per i quali sostegni
si impiega con la molta fattura molto legno; e i
quali, quanti più sono, tanto più luogo tolgono ai
Volumi, e tanto più accrescono bruttura.
Le Assi dei Palchetti saranno sostenute non già
da regoli chiamati dai Legnaiuoli col nome di Seg-
giole; ma da tanti pezzi di Asse rapportati, e fer-
mati alle pareti dei Tramezzi; i quali pezzi di As-
se saranno di tutta la profondità degli Scaffali, e di
tutta la varia altezza dei Palchetti; e i quali nell'
istesso tempo che formeranno i Canali per intro-
durvi e sostenere i Palchetti, ricuopriranno ancora
l'ossatura dei Tramezzi, unitamente a tutte quelle
staffe di ferro che gli fermano, e sostengono: ai
quali Tramezzi daranno con la maggior grossezza,
una maggior solidità. Detti canali si averà l'avver-
tenza di lasciarli tanto comodi quanto basti per

[p. 47]
poter facilmente levare i Palchetti quando il bisogno
lo richieda.
Per coprire sulla faccia dei Tramezzi la bruttura
dell'appoggio dei Palchetti e canali, ci sarà rap-
portato col mezzo di poche viti, un Pilastro di le-
gno di pochissimo aggetto, acciò non faccia molta
ombra; la di cui larghezza non oltrepasserà quella
di detto Tramezzo, onde non venga a nascondere
quei Libri, che alle pareti di essi Tramezzi sono
appoggiati; come gli nascondono con qualche inco-
modo molti Scaffali, o per mancanza di avvedu-
tezza, o in grazia degli ornamenti che si sono a lo-
ro procurati a scapito dell'utile.
Questi Pilastri riposeranno sopra l'Imbasamento;
ed arriveranno sino alla fine o sommità dello Scaf-
fale. Il Tetto dello Scaffale riposerà sopra tali Pila-
stri, come se da essi fosse sostenuto; aggettando
in fuori quanto l'Imbasamento.
La superficie orizzontale dell'Imbasamento, sarà
ricoperta da un'Asse della grossezza di quattro
quattrini di braccio: la larghezza della quale sarà
come i Tramezzi, cioè un poco minore dell'Imba-
samento; dimodochè livellando con essi, venga a
formare sull'Imbasamento un listello. Con quest'As-
se, la totale altezza dell'Imbasamento viene ad es-
sere di otto soldi di braccio. Dell'istessa grossezza
di tal Asse, saranno le Assi di tutti gli altri Pal-
chetti; e sarebbe cosa ottima il farle di cipresso

[p. 48]
unitamente ai loro sostegni, e Pilastro; perchè un
tal legno non tarla, ed allontana dai Libri le tignuo-
le, e i topi.
In ambedue i Piani della Biblioteca, il detto Im-
basamento sarà di eguale altezza, profondità, e
lunghezza; come pure di eguale altezza ec. saran-
no gli Scaffali: ma diversa la quantità dei loro Pal-
chetti, e diverse le altezze o vacui dei medesimi:
i quali saranno del seguente calcolato numero, e
misura.
Nel primo Piano il vuoto del primo Palchetto sa-
rà di un braccio. Il secondo vuoto sarà di cinque
sesti. Il terzo sarà di tre quarti. Il quarto, e quin-
to, saranno di due terzi. Il sesto, e settimo, sa-
ranno di soldi dodici. L'ottavo, e nono, saranno di
mezzo braccio. Il decimo, undecimo, e duodecimo,
saranno di soldi otto. Il tredicesimo sarà di un
terzo.
Nel secondo Piano, il numero e le altezze dei Pal-
chetti, saranno come segue.
Il vuoto del primo Palchetto sarà di cinque sesti.
Il secondo vuoto sarà di tre quarti. Il terzo, e quar-
to, saranno di due terzi. Il quinto, e il sesto, sa-
ranno di soldi dodici. Il settimo, ottavo, e nono,
saranno di mezzo braccio. Il decimo, undecimo,
duodecimo, e tredicesimo, saranno di soldi otto. Il
quattordicesimo sarà di un terzo.
Quest'ultimo vuoto sarà ricoperto in tutti gli

[p. 49]
Scaffali come avanti ho detto, da un'Asse che gli
farà da tetto, e farà per conseguenza da tetto
a tutto lo Scaffale; la quale riposerà sopra i det-
ti Pilastri, aggettando in fuori quanto l'Imbasa-
mento.
L'istessa grossezza di tal Asse, che sarà eguale
alla grossezza delle Assi di tutti i Palchetti, servi-
rà e allo Scaffale, e a se stessa di finimento, fa-
cendo le veci di cornice.
Compreso l'Imbasamento, compresa la grossezza
di tutte le Assi, e compreso il vacuo dei Palchet-
ti: si vengono a formare gli Scaffali dell'altezza di
braccia nove scarse; cioè a dire poco minori di
tutta l'altezza delle Librerie: le quali ho fissate
come ho detto a suo luogo, di braccia nove; na-
scendo così tra gli Scaffali, e il Cielo delle mede-
sime un piccolo necessario distacco, il quale non
viene a togliere posto ai Volumi, come lo toglie-
rebbe se fosse egli maggiore; cioè a dire se fosse
tale, quale è stato lasciato in alcune Librerie di
qualche esistente Pubblica Biblioteca, e come è sta-
to lasciato in molte delle medesime ai lati degli
Scaffali, come se fossero questi, Quadri dipinti, o
altre galanterie, destinate ad ornare simmetricamen-
te una Galleria.
La parete che avanza sopra la Porta, sarà inte-
ramente occupata da uno Scaffale, che verrà ad
unirsi con gli altri, senza che tra essi, e questo,

[p. 50]
nasca alcuno spazio. Questo Scafale verrà sorretto
da proporzionati, e semplici modiglioni.
L'istesso muro delle pareti delle Librerie, servi-
rà di fondo agli Scaffali, e molto lodevol cosa sa-
rebbe, il tingerlo a olio di color cenerino.
Tali Scaffali mediante la semplicità dei loro or-
nati, e la natura del loro legno, non annidano nè
polvere, nè tignuole, nè topi. Di più non hanno
attriti; sì per non essere tempestati dai colpi degli
Sportelli, che come avanti ho dimostrato, si ren-
dono inutili, atteso il Cancello di ferro, che cia-
scheduna Libreria chiude; come per la loro solida
e semplice costruzione. Quei Palchetti che dal pe-
so dei Libri venissero a piegarsi, o a ricevere qual-
che altro danno, si possono mediante il modo col
quale son messi, facilmente levare per accomodarli,
o mutarli: la qual comodità in quelli fino ad ora
praticati, è molto trascurata. Sotto tali Scaffali, le
spazzature non si possono rannicchiare, atteso l'Im-
basamento di pietra sul quale sono edificati. L'istes-
so Imbasamento salva lo Scaffale, e i Libri, da
quella polvere, sudiciume, e danni, che il passeg-
giare, e lo spazzare, facilmente cagiona a quelli
Scaffali che arrivano fino in terra, e a quei Libri
che in essi sono: o diversamente essendo essi Scaf-
fali sorretti da mensole, come talvolta si pratica,
non solo vengono allora queste a soffrir tali dan-
ni, ricuoprendosi di sporca indelebile patina, ma

[p. 51]
servono ancora di asilo al sudiciume, e agli in-
setti.
Riguardo alla tintura di detti Scaffali, essendo
essi pulitamente eseguiti, si potrebbero lasciare del
loro natural colore: e volendoli tingere, essi ande-
rebbero tinti di un colore, che gli distaccasse dai
Libri. Ma essendo i Libri di una Pubblica Universale
Biblioteca legati in coperte di diversi colori, questo co-
lore che gli distacchi da essi non si trova; qualora non
si volessero tingere di un colore o troppo delicato,
o troppo sfacciato; il primo dei quali è sottoposto
a insudiciarsi, non meno dalle escrezioni delle mo-
sche, che dall'appoggio delle mani, scale, ec. il
secondo riuscirebbe ridicolo, ed offenderebbe la vi-
sta. Evitati questi, ogni altro colore che possa ad
essi esser dato, sarà sempre a olio; per essere la
tinta a olio di una indicibile conservazione del le-
gname, e la più durevole di ogni altra. Se ne ve-
dono alcuni, per la poca esperienza, e poco gusto,
tinti a gesso e colla: una tal tinta pregiudica al legno,
ha pochissima durata, ed è sempre per la sua ru-
sticità di attrito alle coperte dei Libri: le vernici
che talvolta vengono date sopra tal tinta, oltre l'es-
ser costose, ritrovando un letto morbido quale è
il gesso, cedono per quanto dure ad ogni lieve ur-
to, e sgraffiandosi e scrostandosi, ci fanno presto
pentire di averne fatto uso. Molti se ne tingono a
guazzo, cioè a tinta penetrata; e si tingono

[p. 52]
spesse volte di quel medesimo colore, che il legno la-
vorato acquista da se stesso nello stagionarsi; onde
una tal tintura è quasi inutile. Qualunque colore,
come ogni altra cosa, piace, e dispiace secondo la
moda, o decadenza di quella. In oggi si costuma
molto il color di bucchero, o magogano. Tali spe-
cie di Mobilie, che negli Stabilimenti Pubblici de-
vono essere perpetue, vanno tinte di un colore,
che regga in tutti i tempi, come ho cercato che
regger possa in tutti i tempi il semplice ornato che
ho procurato a tali Scaffali. Per la qual cosa, un
color di granato pieno, e sopra a tutti un color
di noce scuro, (sempre a olio) gli antepongo ad
ogni altro colore: quest'ultimo è il più ordinario,
ma è il più durevole; e durevoli devono essere
tutte le cose degli Stabilimenti Pubblici; delle
quali non si usa mai ne dal Pubblico, né dagli
Inservienti, con quel riguardo, e diligenza, con
la quale si fa uso dal Particolare, delle cose
proprie.

[p. 53]

Della collocazione dei Volumi.


§. VIII.
La collocazione dei Libri negli Scaffali richie-
de una diligenza, la quale per quanto sia necessa-
ria, facile, e comoda, non l'ho veduta giammai
praticare.
Non sempre lo spazio di luogo che si vede rima-
nere in alcuni Palchetti al di sopra dei Libri, na-
sce per difetto degli Scaffali. Esso nasce ancora dal
non collocarsi i Volumi in quel preciso Palchetto,
che ad essi conviene. La qual cosa facendo usur-
pare ai Libri piccoli quel posto che dovrebbero oc-
cupare i Libri di maggior grandezza, produce nel
totale della Biblioteca un notabile minor ripiego di
essi, ed offre all'occhio una spiacevole veduta. Per
ovviare a tale inconveniente, si terrà un Regoletto
di legno, lungo quanto il maggior vuoto di tutti i
Palchetti, il qual vuoto ne' miei Scaffali è di un
braccio. Sopra tal Regoletto entrano in conseguen-
za, per essere di esso minori, tutte le altre al-
tezze dei Palchetti, le quali verranno segnate una
sotto l'altra gradatamente, per mezzo di lineette
orizzontali; ognuna delle quali lineette averà il

[p. 54]
numero corrispondente a quello del Palchetto, al qua-
le essa serve di misura.
Quei nuovi Libri che di mano in mano si do-
vranno collocare negli Scaffali, si applicheranno al-
le varie dimensioni segnate su detto Regoletto: me-
diante il quale può ognuno figurarsi con qual facili-
tà si trovi subito il Palchetto, che conviene alla
grandezza di quei tali Volumi che devono collocarsi
nello Scaffale.
Ed essendo in ogni Piano della Biblioteca, diver-
so il numero, e la distribuzione dei Palchetti; la
misura di questi, sarà segnata o sopra un altro
Regoletto, o sopra un'altra faccia del medesimo
Regoletto. Verrà distinto l'uno dall'altro di questi
Regoli, o Faccie, col numero dei Piani ai quali
servono di misura. Quei Volumi che oltrepasseran-
no l'altezza di tutto il Regoletto, saranno quelli
da collocarsi nei Banchi.
Questo Regoletto ci risparmia il tempo, e l'in-
comodo di stare a meditare, cercare, e misurare
col Libro alla mano quel Palchetto che più ad esso
Libro conviene: dalle quali incomode cose non si ot-
tiene giammai tanto prontamente ed esattamente quel
resultato, che si ottiene da un così semplice, e fa-
cil metodo: il qual metodo riesce nel medesimo tem-
po di una indicibile comodità al Ministro dell'In-
dice; poichè dovendo egli registrare i Volumi in
esso Indice, e indicarli coll'assegnazione del

[p. 55]
Palchetto; ritrova senza muoversi dalla sua Stanza,
nella breve dimensione di un braccio, tutte le va-
rie altezze dei Palchetti della Biblioteca, sicuro di
non fare avanzare negli Scaffali alcuno inutile
spazio.

Dei vantaggi che dalla Abitazione del Bibliotecario unita alla Biblioteca, ne derivano.


§. IX.
L'abitazione del Bibliotecario contigua alla Bi-
blioteca, fa che essa Biblioteca sia più sicura; non
solo per potere essa facilmente e comodamente es-
ser guardata da esso Bibliotecario al quale è sta-
ta data in custodia; ma ancora per potersi ella chiu-
dere internamente: per la qual cosa non dovendosi
rimuovere dalla Biblioteca le di lei chiavi, non ven-
gono esse sottoposte ad esser perdute, nè lascia-
te talvolta per dimenticanza in parte lontana dal-
la Biblioteca; la prima delle quali cose produrreb-
be un pericoloso sconcerto; l'altra ritardar potreb-
be con pregiudizio degli Studenti, l'ora stabilita
all'apertura della medesima; alla precisione della
qual'ora, può facilmente il Bibliotecario abitando
ivi, vigilare senza suo incomodo.
Di più allora quando conviene aprire la

[p. 56]
Biblioteca, o a qualche estero insigne Personaggio, o per
qualunque altro estraordinario bisogno che dar si
possa; o in tempi feriati, o in ore nelle quali essa
Biblioteca deve restar chiusa; si ritrovano contigue
ad essa, e quasi in essa e le di lei chiavi, e il Bibliote-
cario, che è quella Persona che in tali occasioni è
sempre necessaria, e che sempre vien ricercata. La
variabile, o lontana abitazione del Bibliotecario dal-
la Biblioteca, obbliga in tali occorrenze a scorrer
per la Città, a cercare e di esso, e delle chiavi;
potendo accadere talvolta di non ritrovare nè esso,
nè queste; la qual cosa oltre il potere alcuna vol-
ta apportare qualche notabile pregiudizio, viene an-
cora ad essere poco decorosa: dovendo le chiavi
degli Stabilimenti, o altri Edifizi Pubblici, esser
sempre reperibili, e pronte, ad ogni suprema ri-
cerca che ne possa esser fatta.
Per viepiù evitare questo inconveniente, sarà ben
fatto che il Bibliotecario nella sua Casa, all'ingres-
so privato della Biblioteca, tenga in luogo sicuro,
unitamente alle chiavi, una Tavoletta nella quale
sia descritto il nome, e impiego di tutti gli altri
Ministri della Biblioteca, con la Strada, e Numero
delle loro Abitazioni; acciò nella di lui assenza, o
impotenza, si possa ad alcuno di essi prontamente
ricorrere nei suddetti ed altri bisogni. Ed essendo
così in luogo tanto notorio stabilita a perpetuità la
di lui abitazione, viene egli sempre facilmente

[p. 57]
ritrovato in ogni occorrenza di qualunque altro im-
portante affare, che ogni Pubblica Persona appar-
tenente al Governo, è sottoposta ad avere con esso.
Abitando il Bibliotecario presso alla Bibliote-
ca, può comodamente profittare dei tempi, e del-
le ore nelle quali essa dee restar chiusa, per fare
con tutta sua libertà, e quiete, quelli studi che ri-
dondar possono in maggior utile, e lustro di tale
importante Stabilimento, non meno che a vantag-
gio della Letteratura, e pubblica istruzione; ai quali
studi non si può egli interamente dedicare in quel-
le ore nelle quali essa Biblioteca sta aperta al Pub-
blico; dovendo egli in tal tempo necessariamente
occuparsi della presidenza al buon ordine, e della
amministrazione della medesima.

Dell'Indice dei Volumi, e del Dizionario Bibliografico.


§. X.
Parendomi avere a suo luogo abbastanza dimo-
strato, e la necessità del Ministro dell'Indice, e i
tanti vantaggi, che in tutti gli aspetti de esso deri-
vano: credo essere ancora necessario di parlare del
modo col quale sono disposti e indicati in alcune
Biblioteche i Volumi, e del sistema col quale

[p. 58]
sono fatti i loro Indici, onde dimostrare esser quello
da me ideato il meno incomodo degli altri, e per
conseguenza il più adottabile.
Il sistema di disporre i Volumi per Materie, va-
le a dire i Filosofi, gli Istorici, i Poeti, ec. tenuti
separati gli uni dagli altri in tante diverse Stanze,
o Scaffali, quante sono le Materie; ha in apparen-
za un certo aspetto di buon ordine: e a questo si-
stema, dall'Arte Bibliografica quasi per impulso ci
sentiamo inclinati: compiacendoci di vedere, e ri-
trovare riunita in un solo luogo quella quantità di
Volumi, che appartiene ad una sola Materia. L'In-
dice che a questo metodo conviene, se non è dei
più complicati, non è neppure di quella semplici-
tà che in tutte le cose è tanto utile: avendo tal
Indice, come indispensabili, tutti quei difetti che
derivano dal distinguere e disporre i Volumi per
Materie. Questo sistema oltre all'offender l'occhio
per i tanti vacui che in ogni Stanza, o Scaffale,
conviene lasciare a ciascheduna Materia per la col-
locazione dei nuovi Volumi; cagiona ancora molta
profusione, e strazio di luogo, che necessariamente
devesi tenere ozioso, per quei Volumi che talvolta
non giungono mai; o i quali giungendo, e restan-
do questi vacui dai nuovi Libri di quando in quan-
do riempiti; ne accade, che per quei Volumi che
in seguito pervengono alla Biblioteca, non essendo-
vi posto nelle Stanze alle quali appartengono; è

[p. 59]
d'uopo collocarli in altro luogo disgiunti da quella
Materia della quale essi sono: per la qual cosa re-
stando il Sistema pervertito, obbliga a delle tedio-
se operazioni che facilmente incagliano l'uso dei
Libri al Pubblico; rimanendo esso Pubblico più pre-
giudicato da questo incaglio, che dal sapere che
accanto alle Opere del Galileo ci sia il Malmantile
del Lippi, o altro.
L'indicazione dei Volumi, l'ho veduta praticata
spesso quantunque poco plausibilmente, per mez-
zo delle Lettere dell'Alfabeto, e per mezzo di una
numerazione progressiva che tutti gli comprende.
Sì l'una che l'altra di tali Indicazioni, per quanto
possano esser tollerabili nelle limitate Biblioteche,
altrettanto non sono da adottarsi in quelle, ove la
quantità, e l'incremento dei loro Volumi non ha
limite.
Indicando i Volumi con le Lettere dell'Alfabeto,
non essendo esse che in numero di ventiquattro, si
giunge prestissimo in una voluminosa Biblioteca ad
esaurirne la loro quantità, per il che conviene il
duplicarle; nè ciò bastando, si viene in breve a
quadruplicarle ec. e così ridurle col progresso del
tempo a tal quantità, che oltre al non poterle far
capire in tutte le schiene dei Volumi, si rende dif-
ficoltosa la lettura di esse, per la contazione che
siamo necessitati di farne; la qual contazione oltre
al produrre ritardo, può ancora facilmente indurci

[p. 60]
a cadere nello sbaglio, e prender così l'un per
l'altro Volume, e ricollocare i medesimi fuori del
proprio posto.
La Numerazione sopra mentovata, produce que-
sti, ed altri consimili inconvenienti; come potran-
no rilevarsi con breve riflessione, da chiunque è
pratico di tal Materia.
In qualche altra Biblioteca, sono i Volumi di-
stinti, e divisi in moltissime Classi; il nome di cia-
scuna delle quali è numerale; vale a dire Classe
prima, seconda, terza, ec. appartenendo ad ogni
numero una Materia; come Grammatica, Istoria,
Fisica, ec. Tali Classi si succedono in ogni Pal-
chetto l'una all'altra, per ordine di numero; e i
Volumi di ciascheduna Classe si succedono l'uno
all'altro con l'osservanza di un rigoroso Alfabeto.
In questa guisa sono collocati i Volumi in ciascun
Palchetto degli Scaffali della Biblioteca: restando a
contatto l'una Classe all'altra, senza intervallo di
spazio. Di maniera tale che, per ogni Volume che
alla Biblioteca pervenga, conviene continuamente
scorrere in ogni Palchetto tutti gli altri che ad esso
nuovo Libro succedono, onde fargli luogo tanto
nella Classe alla quale il nuovo Volume appartie-
ne, tanto nella Lettera dell'Alfabeto alla quale il
suo Titolo, o Autore, lo richiama.
Da questo metodo così complicato, ne resulta
l'Indice, quanto complicato altrettanto inceppante;

[p. 61]
il quale è diviso in tanti Alfabeti quante sono le
Classi: le quali sono in qualche Biblioteca in nu-
mero di quaranta. Ciascun Volume vien registrato
in esso Indice alla Classe della di lui Materia.
Avanti di ricercare i Volumi in tal Indice, è ne-
cessario prima, il richiamarsi alla memoria la na-
tura del Volume del quale si abbisogna, per po-
terlo trovare nella Classe ove è registrato. Per la
qual cosa è stato necessario fare una Tabella, nel-
la quale sono descritte tutte le quaranta Classi, con
i loro numeri; e alla quale conviene ricorrere per
sapere qual numero porta la Classe del Volume che
si ricerca. Dopo ciò conviene trovare nell'Indice
quella tal Classe; e ricercare in essa il Volume del
quale si abbisogna: la qual ricerca spesse volte suc-
cede riuscire inutile, per le seguenti cagioni.
Quei Libri che a più Classi appartengono, e quelli
che per la loro ambigua materia, recano dubbio a
quali Classi possono o debbono appartenere, vengono
facilmente a non essere registrati nella loro propria
Classe; in conseguenza di che, la ricerca di essi
nell'Indice riesce lunga, difficoltosa, e qualche vol-
ta inutile. Per la qual cosa è d'uopo ricorrere ad
un altro compendioso Indice, stato fatto per aiuto
del primo; e nel quale ritrovato che sia l'Opera,
o l'Autore, conviene nuovamente ricercarlo nel det-
to Indice.
Se lunga, e tediosa è la ricerca dei Volumi in

[p. 62]
tal Indice, non è meno lunga e tediosa la ricerca
di essi nelle Stanze ove sono collocati: per prende-
re i quali, bisogna avere a memoria la Stanza, il
Palchetto, la Classe, l'Alfabeto, il Titolo, e il
nome dell'Autore di essi. La dimenticanza di al-
cuna delle quali cose, costringe a ritornare all'In-
dice, con incomodo, e perdita di tempo; e la let-
tura delle quali tante cose, ritarda, e si rende dif-
ficoltosa; particolarmente sopra la schiena di quei
sottili Libri, i quali siamo costretti prendere in ma-
no, o per il piccolo e abbreviato carattere, che è
stato necessario fare: o per leggere sul piano delle
loro coperte queste tante indicazioni, che non so-
no potute entrare sopra la schiena di essi, atttesa
la di loro sottigliezza.
La ricollocazione dei Volumi è egualmente te-
diosa; richiedendo somma attenzione, oltre l'osser-
vanza della Stanza, e Palchetto, l'osservanza an-
cora delle Classi, e dell'Alfabeto: per le quali tan-
te cose succede facilmente, che i Volumi nel ri-
metterli vengano collocati fuori del proprio posto.
La slogazione di essi, non meno che la di loro man-
canza, si manifesta difficilmente. Gli Alfabeti che
si ripetono più e più volte nell'istesso Palchetto; e
le Classi che si ripetono in ciascun Palchetto, in-
vitano facilmente alla slogazione del Volume. Un
Volume slogato nella massa immensa di tante mi-
gliaia, si reputa come perduto: esso non si ritrova

[p. 63]
che per casualità. Alcuni Libri collocati fuori del
proprio posto, sono stati creduti perduti, e sono
stati trovati dopo molti anni che furono ricomprati.
Da tal complicato sistema ne nasce ancora, esse-
re i Ministri, come avanti ho dimostrato, continua-
mente necessitati a rimuovere i Libri dal proprio po-
sto, per inserire i nuovi nelle loro Classi; per il
che non se ne impara giammai da essi la loro si-
tuazione, per essere necessariamente di continuo
mutati, e rimutati dal loro luogo, fino a passare
da una Stanza ad un'altra. In conseguenza di che,
siam costretti a dovere di quando in quando tanto nell'
Indice, che sulla schiena dei Volumi, cancellare la
loro prima, seconda, e anche millesima indicazio-
ne, per sostituirvi la nuova; con detrimento, e in-
sudiciamento di esso Indice, e Libri: la quale ope-
razione può esser facilmente dimenticata come tal-
volta segue, e così viepiù accrescere tedio a confu-
sione, e confusione a tedio: apportando ancora l'in-
comodo di dover sempre ricorrere all'Indice ad ogni
bisogno di ciascuno di quei Libri, dei quali se ne
sapeva per l'avanti la posizione; e restare così ogni
Impiegato sempre novizio, nella memoria locale dei
Volumi, per il continuo mutar di posto dei mede-
simi. Per la qual cosa un antico Custode da me
ben conosciuto, avendo a mente per la lunga dimo-
ra fatta in una tal Biblioteca, la posizione di quasi
tutti i Volumi; essendo un buon numero di questi,

[p. 64]
stati rimossi dal loro posto, per dar luogo nelle
diverse Classi a dei nuovi che ivi pervennero; rin-
crescendogli di esser ritornato novizio; perchè co-
stretto da questa, e da tante altre mutazioni, di
dovere ad ogni domanda di Libro ritornare all'In-
dice, che da alquanti anni quasi più non adoprava,
servendo anzi molte volte egli stesso di Indice agli
altri Impiegati; si risolvette di chiedere il riposo;
per così togliersi da quella noia, alla quale un nuo-
vo inutile noviziato lo costringeva.
L'oggetto del Sistema di questo, e di altri con-
simili Indici, non è certamente quello che doveva
essere: cioè la facile reperibilità dei Volumi, tanto
nell'Indice, che nelle Stanze, e la facile ricolloca-
zione dei medesimi; per le quali importanti cose
non si è avuto alcun pensiero: ma è stato quello,
o di mantenere di Volume in Volume una certa suc-
cessiva analogia di Materie, la quale non è stata
ottenuta come dimostrerò: o di disporre i medesi-
mi con un certo progredimento ragionato di tutto
lo scibile; principiando dalla Grammatica; il quale
parimente non si è ottenuto: non curando per que-
ste vane, ed inutili vedute, tutti gli inconvenienti
che ne risultavano, da me stati rilevati. Non ostan-
te ciò; tale scopo che niun vantaggio, anzi che
tanti incomodi apporta, e per il quale si è sacrifi-
cato il vero utile, resta deluso dalle seguenti ovvie
combinazioni.

[p. 65]
In primo luogo restano in alquanti Palchetti ne-
cessariamente saltate delle Classi; sì per la man-
canza di esse, sì per quei Volumi, che o per la
loro troppa piccolezza, o per la loro troppa gran-
dezza non convengono a quel tal Palchetto a cui la
Classe gli richiama. Per la qual cosa venendosi a
ritrovare a contatto due Classi, che per il loro or-
dinato Sistema avrebbero dovuto rimanere alquanto
disgiunte tra loro; vengono per conseguenza a ri-
trovarsi a contatto, e Autori, e Materie, di natura
totalmente opposta; restando così nell'istesso tempo
egualmente annientato e l'oggetto dell'ordinata clas-
sazione dei Volumi, e l'oggetto di mantenere una
certa successiva analogia tra i medesimi: potendosi
facilmente ritrovare la Vita di qualche Santo, il
Kempis, o qualche altro ascetico Componimento,
accanto alle Novelle del Lasca, e a qualunque al-
tra Opera immorale.
La discrepanza di Materie, e di Autori, si com-
bina egualmente ancora nelle istesse Classi. Per
esempio nella Classe della Poesia può tornare ac-
canto ad Anacreonte, o alle Poesie licenziose del
Marino, una Raccolta di Sacri Inni, e qualunque
altro Poema Ascetico. Nella Classe della Fisica può
tornare accanto ad un Trattato delle Meteore, una
Descrizione Anatomica, o un Analisi delle Orine.
Nella Classe dell'Antiquaria può combinarsi accan-
to all'Illustrazione di un Idolo, quella di una

[p. 66]
sacra Reliquia; e possono tornare reciprocamente a
contatto per la divisione, e suddivisione che di ogni
Classe può farsi, mille altre diversità di Materie,
come ho osservato, e come può ognuno riflettendo
capacitarsi; per il che resta pure egualmente an-
nientato l'oggetto di un tanto inutilmente studiato
Sistema; non meno che annientato dai nuovi pro-
dotti di quegli Studi, che le nuove scoperte, la mo-
da, e il bisogno de' tempi introducono, e possono
introdurre; per i quali non essendo stata prepara-
ta, come non si poteva preparare, la Classe; è
d'uopo collocarli, e descriverli nelle Classi già sta-
bilite, e così restare viepiù annientato l'ordine, e
l'oggetto di un tal metodo; e dirò così, rovinato
l'Edifizio dalla cosa medesima per la quale è stato
fatto; la di cui rovina per altro non è da compian-
gersi, per non apportare nè maggiori, nè diversi
mali, da quelli che ne apporta la di lui integrità.
Ad evitazione adunque di tanti incomodi, difficol-
tà, perdite di tempo, ed altri inconvenienti: tra-
lasciando tante belle e dotte inopportune eleganze,
ed al solo utile attenendomi; saranno collocati i
Volumi in ciascuna Libreria della Biblioteca, sen-
za alcun ordine di Classe, Materia e Alfabeto.
Durante l'estensione di ogni Palchetto, ciascun
Volume averà chiaramente descritto sulla schiena
il suo proprio Numero; principiando dal N.° uno,
fino al N.° della quantità dei Volumi che ciascun
Palchetto potrà contenere.

[p. 67]
Questa numerazione sarà rinnovata Palchetto per
Palchetto, sopra ogni Volume in tutte le Librerie
della Biblioteca, principiando sempre dal N.° uno,
e proseguendo due, tre, ec. Averà inoltre ogni Vo-
lume il numero del Palchetto ove è collocato; ed
averà ancora il numero della Libreria nella quale
egli sarà. Cioè a dire; averà per esempio il N.° 8.
se sarà collocato nell'ottava Libreria della Biblio-
teca. Averà inoltre il N.° 4. se il Palchetto nel
quale è collocato sarà il quarto Palchetto dello Scaf-
fale. Ed averà il N.° 30. se sarà il trentesimo Vo-
lume del Palchetto.
Tali Numeri che ciascun Volume porterà chia-
ramente descritti uno sotto all'altro sopra la propria
schiena, corrisponderanno nell'Indice alla descrizio-
ne e registro di ciascuno di essi.
Avanti di descrivere tal Indice, è necessario il
dare un'idea del Dizionario Bibliografico, del quale
ho dimostrata la necessità alla pag. 25., e di cui
servir si devono gli Studenti, come ivi ho detto,
per ricercare quanto può loro occorrere.
Questo Dizionario, che supplir deve alla mancan-
za della memoria, e all'ignoranza della cosa, e che
deve avere una certa correlazione coll'Indice, com-
prenderà in un solo Alfabeto la denominazione del-
le Materie, i Titoli delle Opere, e il Nome degli
Autori di esse.
Ad ogni Titolo o Tema di Opera, egualmente

[p. 68]
che ad ogni Materia, ci sara un (vedi) che man-
derà al nome di tutti quelli Autori che averanno
scritte Opere sopra la medesima, e col medesimo
titolo.
Sotto al nome di ogni Autore vi sarà l'Elenco
delle sue Opere; ed ogni Opera verrà come sopra
ho detto registrata nell'Alfabeto alla sua Lettera.
Le Opere di più Titoli; gli Autori che hanno il
nome mentito; anagrammatico; accademico; o in
qualunque altro modo celato; egualmente che gli
Anonimi; saranno registrati in diversi aspetti, on-
de si manifestino facilmente.
A tutte le Opere Collettizie, come sarebbe il
Rerum Italicarum del Muratori: il Tesoro del
Burmanno
: i Grammatici Latini del Putschio:
Gli Atti d'Accademie: ec. sarà fatto lo spoglio dei
loro Autori, e Articoli. Sì gli uni, che gli altri,
verranno registrati nell'Alfabeto alle loro respettive
lettere, con la citazione dell'Opera, e Tomo, ove
essi si trovano inseriti.
I piccoli Opuscoletti verranno riuniti, e legati in-
sieme a seconda delle loro grandezze, e ne saran-
no fatti tanti Volumi di mediocre grossezza: di tut-
ti gli Opuscoli riuniti in tali Volumi ne sarà fatto un
Elenco a penna, e sarà posto nel principio di essi;
ognuno dei quali Opuscoli, egualmente che i loro Au-
tori, verranno come sopra, registrati nell'Alfabe-
to, con la citazione del Volume nel quale sono stati
incorporati.

[p. 69]
Questo è quanto spetta al Dizionario Bibliografi-
co; il quale supplir dovendo come sopra ho det-
to, alla mancanza della memoria, e all'ignoranza
della cosa; si devono nel di lui Alfabeto ritrovare
le Materie, le Opere, e gli Autori.
L'Indice, che non ad altro deve servire che ad
indicarci in qual luogo della Biblioteca si ritrovino
i Volumi, sarà fatto nel modo che segue.
In esso saranno registrati in un solo Alfabeto sol-
tanto i Nomi degli Autori, ad eccezione degli Ano-
nimi, il Titolo delle Opere dei quali starà in vece
del nome di essi.
Quelle Opere Anonime delle quali è noto l'Auto-
re, ma che è taciuto nel Frontespizio, saranno
anch'esse registrate per il Titolo dell'Opera, ine-
rente alla quale verrà posto in parentesi il Nome
dell'Autore; e questo verrà riportato nell'Alfabeto
alla sua lettera, con un (vedi) che mandi al Ti-
tolo dell'Opera; che come anonima verrà registra-
ta nell'Alfabeto in vece del nome dell'Autore di
essa.
Gli Autori che hanno il nome mentito, anagram-
matico, accademico, ec. dei quali è noto il vero
nome; avranno questo, registrato nell'Alfabeto egual-
mente che gli altri qui detti, ciascheduno alle loro
respettive lettere.
Sotto al Nome di ogni Autore vi sarà l'Elenco
delle di lui Opere, e ad ogni Opera vi saranno

[p. 70]
registrate per ordine di tempo le diverse Edizioni di
essa; alle quali sarà notata la forma o sesto del
Volume. Ogni Volume verrà indicato con i tre nu-
meri che porterà sulla propria schiena, come è sta-
to detto a suo luogo; cioè col Numero della Stan-
za, con quello del Palchetto, e col proprio.
Le Edizioni che comprendono tutte le Opere di
un Autore, precederanno le Edizioni particolari di
ciascuna di esse.
Tutti gli Opuscoletti riuniti in Volumi, egual-
mente che gli Articoli compresi nelle Opere Collet-
tizie ec. i quali saranno stati registrati nel Diziona-
rio Bibliografico come si è avvertito, verranno ri-
portati nell'Indice per mezzo del nome dei loro Au-
tori; con la citazione dell'Opera, e Tomo, nel
quale si ritrovano.
I Libri di Lusso; i I.ibri di Collezione; quelli
Rari; non meno che i Proibiti, averanno sull'In-
dice un segno che gli distingua dagli altri, e che
gli contraddistingua tra di loro. Questi contrassegni
serviranno di regola al Ministro dell'Indice, secon-
do le Persone che richiedono tali Volumi.
Il Ministro dell'Indice, ritrovato che averà il Vo-
lume statogli richiesto, scriverà sopra una Scheda
di carta, anche col lapis, i tre numeri con i quali
esso Volume è indicato: e con questa Scheda alla
mano anderà il Custode a prenderlo; sicuro di non
dimenticarlo come potrebbe facilmente accadere

[p. 71]
senza di questa: non richiedendosi con tal metodo dai
Custodi altra abilità come avanti ho detto, che la
pura conoscenza dei numeri; i quali in qualunque
benchè piccola e stretta schiena di Libro, entrano
l'uno sotto all'altro tanto comodamente, e si leggo-
no tanto facilmente; quanto all'opposto in tutti i Vo-
lumi non entra comodamente nè si legge facilmente
tutta quella descrizione che nell'anzidetto sistema so-
pra la schiena dei medesimi, è necessario di fare.
E dovendo così ogni Volume restare a perpetuità in
quel medesimo posto nel quale la prima volta è stato
situato, ne deriva che imparatane una volta la di lui
collocazione si viene a risparmiare quel tempo ed in-
comodo che richiederebbe la ricerca di esso nell'Indice.
Le pagine di detto Indice, che sarà in carta grande,
averanno quattro colonne o divisioni lineari; e in esse
verrà disposta la descrizione del Volume nel modo che
segue, onde a prima vista comparisca e si manifesti
il Nome dell'Autore; il Titolo dell'Opera; lo Stam-
patore, Città, Anno, ec. e i tre detti Numeri indi-
canti il posto del Volume nella Biblioteca, cioè

Nome dell'Autore.
BORGHINI
Vincenzio

Titolo dell'Opera
Discorsi di Monsignore D.
Vincenzio Borghini, al Se-
renissimo Francesco Medici
Gran-Duca di Toscana. Re-
cati a luce da Deputati per
suo Testamento. Con la Ta-
vola delle cose più notabili.

Forma del Volume,
Stampatore, Anno, ec.
Vol. 2. in 4.°
Filippo e Jacopo
Giunti.
Firenze

1584.

Posto
del Volume
VIII.
4.
30.


[p. 72]

Questo è un sistema d'Indice il più piano e chia-
ro che immaginar si possa; mediante il quale i Vo-
lumi si trovano tanto in esso, che nella Biblioteca,
con la massima facilità; facilmente si rimettono; e
a colpo d'occhio se ne conosce nello Scaffale la lo-
ro slogazione, e mancanza.
Il Dizionario Bibliografico, che è il mobile prin-
cipale e l'anima di ogni Biblioteca, ci palesa con
l'istessa facilità non solo le Materie, le Opere, e
gli Autori; ma essendo fatto come esser deve, cioè
alquanto minuto; ci può mettere alla cognizione di
quei tanti Articoli che esistono non solo nelle Ope-
re Collettizie, ma in infinite altre ancora; nelle quali
essendo stati accessoriamente inseriti, ed estranei
essendo alle medesime, difficilmente vengono in
quelle ricercati: talchè restando in esse sepolti, se
ne ignora l'esistenza con tanto pregiudizio della
Letteratura: potendoci essi talvolta togliere alquanti
dubbi, e farci conoscere infiniti errori e menzogne,
che in qualunque Branca possono essere occorse;
non meno che manifestarci il nome, il tempo, e le
azioni di molti Autori, ed altri Soggetti; e render
così palesi, e chiari, alcuni punti d'Istoria taciuti,
e incerti.
La fatica che può costare il farlo, vien ricompen-
sata dagli immensi vantaggi che la Letteratura, la
Bibliografia, la Storia, le Scienze, e le Arti, ritrarre
ne possono, nel ritrovare con facilità tutto ciò che

[p. 73]
è stato scritto sopra ogni Materia, senza che rima-
ner possa ignoto o negletto il più minimo dei tanti
e diversi prodotti della umana fantasia: molti dei
quali o si ignorano, o essendoci noti, non sempre
la memoria ci suggerisce in quali Autori, Opere,
e Volumi si ritrovano.
Questa fatica, che io credo indispensabile, e do-
verosa, e per la quale si può giungere alla perfet-
ta cognizione della Bibliografia, che è la scienza
necessaria a quelli che sono addetti alle Pubbliche
Biblioteche; ad essi sopra ad ogni altro lavoro, e
come primaria loro occupazione raccomando.
Un Dizionario comprensivo di tutto ciò che può
esservi in una Pubblica Biblioteca, il di cui piano
sia tale da somministrare con facilità al Pubblico,
agli Studenti, qualunque notizia che possa loro ab-
bisognare in ogni Materia, è un tesoro da gran
tempo desiderato; e una Pubblica Universale Biblio-
teca si deve fare un dovere di possederlo.
I soliti Indici, e Cataloghi, compendiosi e ine-
satti, sono da mercanti di Libri, degradano una Bi-
blioteca, e ne diminuiscono i vantaggi.

SPIEGAZIONE DEI NUMERI DELLA PIANTA.


[p. 74]
  • 1. Atrio che si presenta nell'ingresso.
  • 2. Scala a due branche che conduce alla Biblioteca.
  • 3. Vestibulo che si trova dopo salita la Scala.
  • 4. Sala dello Studio pubblico.
  • 5. Stanza del Ministro dell'Indice.
  • 6. Gabinetto dell'Indice.
  • 7. Saloncino privato.
  • 8. Stanze del Bibliotecario, suo Aiuto, ec.
  • 9. Librerie scelte.
  • 10. Librerie comuni.
  • 11. Magazzini, Officina Libraria, Luoghi Comuni, ec.
  • 12. Andito che comunica con tutta la Biblioteca.
  • 13. Scale per salire nel Piano superiore.
  • 14. Cortili che illuminano la Biblioteca.

[Pianta della biblioteca]


[p. 78]


[p. 79]



LEOPOLDO DELLA SANTA.

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Università di Pisa