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Desiderio Chilovi

Le librerie ambulanti





LE LIBRERIE AMBULANTI




Sono passati più di due anni dal giorno in cui pubblicava nella
Nuova Antologia (16 luglio 1901) un mio scritto sulla Scuola rurale e la
sua Biblioteca
, per lamentare che quella scuola assomigliasse troppo alle
elementari della città, e per esprimere il desiderio che in essa l'inse-
gnamento fosse rivolto ad un fine più pratico e più rispondente ai
bisogni di chi non può continuare gli studi in altre scuole. Notava
inoltre che lo scarso insegnamento rurale perdeva, in seguito, misera-
mente ogni efficacia; poichè, appena svegliate nel giovane le forze
intellettuali, non trovavano per il suo completo svolgimento un aiuto
immediato e continuo nei buoni libri.
Nasceva in me come conseguenza naturale la proposta di istituire,
anche in Italia, nelle scuole campagnuole, una piccola biblioteca; e
siccome, da sola, sarebbe stata insufficiente a provvedere di libri gli
alunni, e quelli ancora che avevano già abbandonata la scuola, sugge-
riva che le nostre Biblioteche provinciali dassero esse in prestito via
via i libri nuovi, col mezzo delle librerie ambulanti, come si pratica
nell'America settentrionale. Di questa istituzione delle librerie ambulanti
parlava poi, alquanto più diffusamente, nel ristampare il medesimo
scritto (1)1 encomiando meritatamente il sig. Tarugi, l'egregio e solerte
bibliotecario di Pistoia; il quale aveva pensato, aderendo a quel sistema,
di inviare libri di lettura in prestito alle scuole rurali del Comune
sparse su per l'Appennino toscano.
Ma nello scritto citato, l'argomento principale, e su cui più insi-
stevo, era la biblioteca della scuola rurale; e perciò delle librerie am-
bulanti parlavo solo per incidenza, e mi limitavo a dire quel tanto che,
a mio avviso, più giovava a completare quell'insegnamento elementare.
Scrivendo allora non mi confortava la fiducia che in Italia si volesse
introdurre subito, specialmente in materia che spetta alle biblioteche,
un sistema nuovo per noi, quantunque sperimentato felicemente fuori.
Le mie parole erano come un primo seme gettato nello spazio, in
balìa del vento, sperando che, cadendo sulla terra in stagione propizia,
esso avrebbe attecchito e col tempo sarebbe cresciuto tanto, da dare,
anche in Italia, frutti ottimi ed abbondanti.
Invece l'illustre prof. Guido Baccelli, ministro di agricoltura, in-
dustria e commercio, con lettera-circolare del 12 luglio dello stesso anno,

[p. 463]
manifestava il proposito di istituire, secondo un desiderio già da lui
manifestato, queste librerie ambulanti, «per integrare e perfezionare
l'opera delle scuole dipendenti dal suo Ministero, e per diffondere tra
il popolo le cognizioni più importanti, derivate dalle osservazioni e
dagli esperimenti della scienza, o dalla pratica degli uomini più sagaci
ed esperti nella tecnica del lavoro, e nell'esercizio dell'industria».
Con decreto del 2 agosto 1902, preceduto da una relazione a S. M. il
Re, istituiva poi, a benefizio degli agricoltori, degli operai e dei piccoli
commercianti, queste modeste librerie, meglio confacenti di altre biblio-
teche popolari alle occupazioni, ai bisogni e alle molteplici necessità
dei tempi nostri.
La necessità delle librerie ambulanti, riconosciuta così per i bisogni
dell'insegnamento agricolo, industriale e commerciale, risulterà prestis-
simo più evidente nel vasto campo della cultura nazionale.
Ma perchè questa istituzione nascente possa propagarsi e dare buoni
frutti, occorre il concorso benevolo e attivo delle amministrazioni locali
e di tutti i cittadini operosi.
E per questo mi sembra, che non debba riuscire discaro ai promo-
tori della cultura generale, se torno ad insistere più distesamente su
queste librerie, per dire come possano essere per mille vie utili ed
esercitabili.

. *
.* *

Il libro è l'espressione della nostra cultura.
Chi volge, per prendere le mosse da lontano, lo sguardo all'epoca
anteriore alla nostra rinascente civiltà, dovrà notare che, col dileguarsi
del paganesimo e l'irruzione dei barbari, cessava in Roma quasi del
tutto la copia e il commercio dei codici che prima, di lì, si diffondevano
fino ai più lontani confini dell'Impero; vedrà anche che il cristiane-
simo, prima perseguitato, resistè eroicamente, e poi, con passo lento
ma sicuro, sgombrò le vie del mondo e giunse a dominare lo spirito
di quasi tutto il genere umano.
Dopo secoli di barbarie si tornò ad affidare il pensiero allo scritto.
Fra i fedeli delle piccole chiese cristiane era naturale che nascessero
dispute intorno alla retta interpretazione dei dogmi; era necessario
fissare con lo scritto i termini precisi delle controversie. Di più vi era
ragione di sostenere polemiche con gli israeliti e con i pagani; ed il
dovere di propagare la nuova dottrina.
Cessate le invasioni dei barbari, non era più l'Impero che gover-
nava il mondo, ma la Chiesa: essa dominava la cultura intellettuale,
e nei chiostri apparivano i primi segni di attività letteraria. Là si
conservavano, si copiavano e si mutava l'aspetto dei codici.
I monaci, nel trascriverli, ornavano i volumi con iniziali, con vi-
gnette e con miniature di colori risplendenti, per sollevare, con un
raggio d'arte angelicata, gli occhi e l'anima del lettore. Ma essi non
intendevano di farne commercio, nè di regalarli. Nè era sempre cosa
facile chiederli in lettura.
In qualche convento religioso per esprimere il desiderio di avere
un volume manoscritto, senza turbare il rituale silenzio, lo si chiedeva
al bibliotecario, stendendo il braccio, e muovendo rapidamente la mano,
come si fa per sfogliare un libro; e poi, per indicare quello desiderato,
il monaco, a bocca chiusa, come fosse muto, adoperava gesti bizzarri e

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particolari. Faceva il segno della croce per avere un Messale; per gli
Evangeli, la croce era fatta in mezzo alla fronte; per un'Antifonario,
batteva, come se dovesse cantando battere il tempo, il dito pollice di
una mano sul mignolo dell'altra; per un Graduale, dopo il segno della
croce si baciava le punte delle dita; per un Trattato di Liturgia, met-
teva una mano sul ventre e l'altra sulla bocca; per un Capitolare, al-
zava le mani al cielo; e per un Salterio si metteva la mano sul capo
a guisa di corona, quia et author psalmorum, David, Rex erat.
Maggiore difficoltà era per lui quella di chiedere e indicare un
libro scritto da autore pagano. Per far questo, dopo avere con il braccio
steso e con la mano dimostrato il desiderio di avere un manoscritto, si
grattava dietro l'orecchio, come fa il cane con la zampa, quando si sente
prudere; perchè ben a ragione, secondo loro, gli infedeli erano parago-
nati a quell'animale: quia nec immerito infideles tali animanti com-
parantur
. E poi sottovoce, e all'orecchio, - submissa voce et in aure -
pronunziava il nome di Aristotele o di Virgilio, o di qualche altro
scrittore (1)2.
Alla copia dei codici destinati al commercio supplivano da prima,
scarsamente, altre persone. Nei tempi successivi, in quelli del Rinasci-
mento, gli amanuensi e gli stazionari fornivano di codici, in gran
parte pagani, le biblioteche private e le università.
Ma tutto, fortunatamente, fa il suo tempo!
La scoperta meravigliosa della stampa spezzò addirittura la catena
che teneva, ancora in tempi a noi più vicini, ribadito al pluteo il ma-
noscritto, non più destinato ai soli monaci, ma anche ad altri studiosi.
Il letterato, il dotto, lo scienziato, accedevano allora meditabondi, e
con passo grave e lento, nelle poche biblioteche a loro aperte, cercandovi
il così detto «nutrimento dello spirito»: e là chiedevano al bibliote-
cario il libro ambito, magari rivolgendogli la parola in latino.
Molto maggiori, e talvolta difficilmente superabili, erano in pas-
sato le difficoltà che incontrava chi avesse voluto ottenere un libro
in prestito fuori della biblioteca. Occorrevano malleverie, pegni ingenti,
e promesse formali.
A Luigi XI, con tutta la sua prepotenza e la sua ostinazione a
voler dominare anche la morte, non riuscì di ottenere in prestito,
nel 1471, dalla Facoltà di medicina di Parigi, un volume manoscritto
del celebre medico arabo Rhazi, che dando in pegno gran parte del suo
vasellame d'argento; e per di più la cauzione di uno dei suoi genti-
luomini, costituitosi mallevadore per altri cento scudi d'oro. Perchè
in passato era regola generale che il libro non dovesse mai varcare la
soglia della biblioteca. In molte biblioteche i fulmini del Vaticano, e
le minaccie dell'ira celeste, colpivano chi osava togliere, anche mo-
mentaneamente, un'opera dal santuario in cui doveva essere custodita.
Nel Collegio dei Bernardini, a Parigi, il regolamento non proi-
biva soltanto il far uscire dal convento un libro; ma minacciava di
punizioni i consegnatari, eccettuato il caso di restauro. «Nous inter-
disons le vin au proviseur, et au sous-prieur, aussi longtemps qu'un
livre demeurera absent de la bibliothèque pour un autre motif» (2)3.

[p. 465]
Ma il libero esame che tutti riscosse alla ricerca del vero; le migliaia
e migliaia di copie di uno scritto, che, come torrente, potevano balzar
fuori dalle macchine tipografiche, e toglievano il pericolo che lo
scritto originale di un autore andasse perduto per sempre; l'istruzione
e lo studio diffusi per ogni dove; la necessità che persino il lavoro
manuale si giovasse degli studi e delle miracolose scoperte della
scienza, popolarono ben presto le sale di lettura delle biblioteche, e
ne turbarono la quiete infeconda e il silenzio profondo.
Oramai si avvicinava a grandi passi il momento nel quale si
doveva riconoscere che la biblioteca, nel suo concetto moderno, era
e doveva essere una istituzione eminentemente democratica; e i suoi
libri accessibili a tutti.
Presentemente, alla biblioteca accorrono persone di ogni classe;
e l'età stessa del lettore non ne impedisce l'accesso, perchè in essa
sono state anche aperte sale di lettura riservate unicamente ai ragazzetti
ed ai monelli di strada a patto che questi ultimi, prima di entrarvi,
mostrino le mani pulite. Senza bisogno di distributori o di inservienti
questi prendono da sè stessi, a piacere, dagli scaffali i libri là rac-
colti. È però severamente vietato ad essi di rimettere i libri negli scaf-
fali, perchè diversamente nascerebbe una diabolica confusione! Così
senza tanti permessi, nè formalità, possono vedere ed ammirare le
belle figurine; leggere i racconti ameni o le raccapriccianti avventure
d'un viaggiatore fortunoso; e, se non altro, acquistare l'amore per il
libro, la curiosità di leggere e di sapere... ed è qualche cosa!
Anche in questo modo in altri paesi si soccorre l'infanzia abban-
donata.

. *
.* *

Ma la libertà, concessa al libro, di muoversi dentro le mura della
biblioteca non bastava ancora. Non tutti i lettori hanno il tempo o la
possibilità di frequentare la biblioteca, e di star là delle ore a leggere
o a studiare; non da per tutto vi sono biblioteche!
Il prestito dei libri a domicilio doveva, per inevitabile forza delle
cose, prendere coll'andar del tempo estensione larghissima; e la prese
nei paesi più progrediti. Il volerlo difficoltare o fermare, sarebbe lo
stesso che voler privare il paese del mezzo più sicuro e potente per
mandarlo innanzi.
So, e l'ho già fatto notare altrove (pag. 55), che in Italia il pre-
stito dei libri desta in taluni una grande apprensione; ma non è
questo il luogo di combattere una così strana e ingiustificabile paura.
In un tale momento di errore, il cuore si allarga nel vedere un
Ministro, che per le nostre popolazioni rurali istituisce le librerie am-
bulanti
; le quali altro non sono, che il più recente e più notevole espe-
diente per far giungere il libro dove non vi è biblioteca, e dove prima
il libro non arrivava mai!
Finalmente d'ora in poi anche in Italia il libro potrà divenire per
davvero il consigliere di tutti e l'amico inseparabile dell'uomo nella
sua vita operosa, anche al di là delle mura cittadine, anche nei luoghi
più lontani, nei luoghi più remoti e meno abitati.
I tempi sono cambiati; non è più il lettore che deve andare alla
biblioteca; è la biblioteca che va al lettore!

[p. 466]
La storia di queste piccole librerie è breve e semplice, ma il loro
valore educativo è grande, e già seriamente provato.
La loro prima idea deve essere vecchia tanto quanto il primo pre-
stito di un libro fattosi da due persone civili, e poi da queste ad altre.
La difficoltà, per moltiplicare gli scambi, consisteva nel trovare un
metodo semplice ed economico che permettesse, non già di spedir qua
e là il libro, ma di comunicare il prestito specialmente a quel mag-
gior numero di lettori che mai avrebbero potuto chiedere un libro, o
frequentare una biblioteca.
Ora, la prima menzione certa, che io abbia trovato di un simile ordi-
namento, sta nella Relazione della Commissione, nominata nel marzo
del 1849, dalla Camera dei Comuni, per studiare i mezzi più atti a
propagare l'istituzione delle Biblioteche pubbliche nella Gran Bre-
tagna e nell'Irlanda.
In quella Relazione si parla ripetutamente delle piccole librerie
viaggianti (Itinerating Libraries) istituite in Scozia, nel 1830, da Sa-
muele Brown. Ognuna di esse racchiudeva, in una cassa, 50 volumi,
che si davano gratuitamente in prestito. La cassa spedita, rimaneva
allogata, per due anni circa, in una bottega o officina, che serviva da
biblioteca. Scaduto quel tempo era traslocata altrove. E qui sincera-
mente mi compiaccio di ricordare, che già nel 1867 (1)4, esprimevo il
desiderio che anche in Italia si completasse l'insegnamento dato nelle
nostre scuole rurali con librerie viaggianti, simili a quelle scozzesi;
suggerimento che ora, dopo più di trenta anni, trovo pienamente ri-
conosciuto nella sua utilità dai considerabili e benefici risultati con-
seguiti specialmente in America, dove una vasta e intelligente appli-
cazione giustifica il mio desiderio di allora.
Fra altri miei ricordi, trovo anche, che nel novembre del 1857, il
Consiglio direttivo della Public Library of South Australia decretava
l'istituzione delle librerie ambulanti, ed affidava a John Howard Clark
l'incarico di redigere il regolamento, di scegliere le opere, e, tanto per
incominciare, di spedire le prime otto librerie.
Il Clark, nipote di sir Rowland Hill, l'inventore dei francobolli
postali, era nato a Birmingham nel 1830, e morì nel 1878. Fautore ar-
dente del prestito dei libri, e convinto della grande influenza che esso
poteva avere sulla cultura e sulla moralità delle crescenti genera-
zioni, spedì, nel settembre 1859, dall'Inghilterra in Australia le prime
librerie richiestegli.
Quasi contemporaneamente (1860) anche in Vittoria le librerie am-
bulanti vennero introdotte. Il loro numero si accrebbe poi molto, ed
ora in Australia si considera il servizio delle librerie ambulanti come
una delle funzioni più notevoli delle biblioteche pubbliche (2)5.
Ritornando a parlare dell'Inghilterra, esse furono accolte con fa-
vore grandissimo; ma nella efficacia andarono, come osservava l'Edin-
burgh Review
(gennaio 1859), scemando per insufficiente custodia dei
libri, e, alla morte del loro istitutore, anche per mancanza di zelo
intelligente nella direzione. Questi difetti palesi riuscirono, come no-
tava l'egregio scrittore della Rivista, fatali alle Itinerating Libraries,
che, come egli affermava, sono le più promettenti fra tutte le biblio-
teche immaginate a vantaggio dell'istruzione popolare.

[p. 467]
Ma lo scrittore, nel notar questo decadimento, aggiungeva subito
che l'idea di queste librerie è virtualmente così buona che, senza alcun
dubbio, un giorno verrebbe dato ad esse necessariamente un'ordina-
mento più perfetto, più pratico e più saldo.
Nè lo scrittore s'ingannava.
L'ordinamento condegno e pratico lo ebbero ai giorni nostri da
Melvil Dewey, già favorevolmente conosciuto in Italia per il sistema de-
cimale
da lui applicato alla classificazione dei libri. Egli è non solo
uno dei più geniali ed abili bibliotecari, ma, per titoli diversi, gran-
demente benemerito della cultura americana. Con singolare avvedu-
tezza pratica, con poche norme direttive precise e chiare, con una
amministrazione ingegnosissima per la somma semplicità, egli seppe
ridare non solo vita alla istituzione, ma dotarla di molte e utili ap-
plicazioni.
Per tanto si può dire essere egli il vero fondatore delle piccole
librerie ambulanti. Ed è dovere constatarlo.
Dall'opera sua risulta, con luminosa evidenza, che non intendeva
limitar l'ufficio di queste librerie alle sole necessità della prima istru-
zione nelle campagne; ma di volere che il benefico loro esercizio si
distendesse alle associazioni scientifiche e letterarie, agli studiosi man-
canti della possibilità di acquistare i libri di studio desiderati.
Fu nel 1892 che lo Stato di Nuova York concesse, con legge spe-
ciale, ai Reggenti della Università dello Stato (specie di Consiglio
superiore che governa anche gli interessi delle biblioteche e del quale
il Melvil Dewey è tuttora Segretario), la facoltà d'inviare una pic-
cola collezione di buoni libri ai comuni mancanti di biblioteca.
Pochi dati statistici basteranno, per dimostrare come fu gradita
ed accolta questa necessaria innovazione, e tutto il bene che ne può
derivare.
Nel primo anno, quello di prova, i volumi inviati in prestito con
le librerie ambulanti furono 417 soltanto; ma, nel 1900, cioè sei anni
dopo, i volumi prestati furono 35,634, così ripartiti:

  • a biblioteche popolari, volumi 3321;
  • a richiesta di 25 contribuenti, 6679;
  • a scuole pubbliche, 8361;
  • a circoli di lettura, 238;
  • alle scuole aperte durante la sola estate, 855;
  • a Società scientifiche, 12,303;
  • e contro malleveria, 3597.

Un così rapido incremento nel prestito fatto da una sola pubblica
biblioteca fuori della città, dove essa ha la propria sede, spiega come
le librerie ambulanti fossero chieste ed adottate in altri Stati della
grande Unione americana.
Nel 1895 esse furono istituite nel Michigan e Montana; nel 1896
nel Jowa e nell'Ohio; nel 1897 nel Wisconsin: nel 1898 nella Nuova
Yersey; nel 1899 nel Delaware, nell'Indiana, nel Kansas, nel Maine,
nel Minnesota, nel North Dakota, nella Pennsilvania, nell'Illinois;
nel 1900 nel Vermont; nel 1901 nel Nebraska, nell'Idaho, nella Caro-
lina settentrionale, a Washington.
Nel 1900, otto anni dopo l'ordine dato per la loro prima istitu-
zione, le diverse librerie ambulanti che circolavano in questi Stati
erano già 2500, e in quel solo anno avevano dato in prestito 115 mila
volumi.

[p. 468]
In Europa le librerie ambulanti ci sono in diversi Stati, fra gli
altri in Danimarca; ma non come una istituzione governativa e inte-
grale dell'ordinamento dell'istruzione pubblica. Sono le Associazioni
private, desiderose di promuovere la cultura popolare, che le hanno
istituite, oppure Società promotrici di studi speciali che, meravigliate
dei risultati conseguiti nell'America Settentrionale con questo mezzo,
così semplice, hanno voluto esse pure diffondere anche fra loro questo
nuovo modo di propagare il libro.
In Germania, Carlo Preusker ricorda le Wanderbibliotheken, isti-
tuite, nella prima metà del secolo passato, con fine più che altro re-
ligioso, dalla granduchessa di Weimar. Ora, per opera di Associazioni
educatrici popolari, esse vanno aumentando di numero, e meritano
particolare menzione le così dette Kreisvolksbibliotheken, che da noi
potrebbero dirsi biblioteche ambulanti mandamentali, con un'ordina-
mento simile a quello che io proponeva avessero le biblioteche pro-
vinciali per la nostra scuola rurale.
Ma, naturalmente, in Europa il maggior numero di queste piccole
librerie trovasi in Inghilterra, dove esistevano già, come dissi, fin
dal 1830 le Itinerating Libraries. In un discorso letto nell'ottobre 1897
dal signor Frank Curzon, alla Library Association, sulle Yorkshire
Village Libraries
, vedo ricordati, con animo grato, il Principe Al-
berto, il quale donò 211 volumi, e Sua Maestà la Regina Vittoria, la
quale, non solo le sussidiava, ma anche, in non pochi casi, indicava
lei stessa i libri che desiderava fossero acquistati, e dati in lettura,
con i denari da lei elargiti.

. *
.* *

Lo Schultze, parlando delle biblioteche pubbliche destinate al po-
polo, fa giustamente osservare che la biblioteca circolante degli ita-
liani non è la Travelling Library degli anglosassoni, nè quella che i
tedeschi chiamano Wanderbibliothek.
La libreria ambulante non è neppure da confondersi con le bi-
blioteche popolari associate (Bibliothèques roulantes) per scambiarsi
temporaneamente i loro libri. Non è una biblioteca che viaggia col
lettore, come sarebbero quelle che stanno sui piroscafi, o sui treni
ferroviari.
In ultima analisi essa non è altro, che una piccola collezione di
libri, scelti e riuniti con cura grandissima e con un fine prestabilito,
distaccati dal corpo d'altri libri d'una biblioteca, o d'un deposito cen-
trale, per essere traslocata per breve tempo altrove, come apporta-
trice di civiltà. Essa viaggia per conto proprio; giunge alla destina-
zione assegnatale, fa sosta, e rappresenta una biblioteca circolante,
perchè, parimente, presta intorno a sè i suoi libri. Ma poi, se ne va
altrove; e a lei succede un'altra libreria, un'altra piccola collezione
di libri.
Come si vede, la piccola libreria compie, per le campagne, un ufficio
simile a quello che nell'ordinamento delle biblioteche d'una grande
città, nell'ordinamento metropolitano, e in un ambito più ristretto, è
affidato alla stazione di distribuzione o di consegna (Delivery Station).
Per dare un'idea, un po' più precisa, di queste piccole librerie, dirò
prima di tutto che sono dette ambulanti, perchè, come la cattedra am-
bulante serve a porgere, qua e là, la parola viva del maestro, così esse,

[p. 469]
traslocandosi continuamente, servono a porgere il libro, che è la parola
scritta.
La libreria ambulante può essere ospitata da una biblioteca; ma
nei piccoli villaggi, dove la biblioteca manca, si ferma, trova posto
ed è accetta in altri luoghi: nella scuola elementare, nella segreteria
comunale, in una farmacia, nella sede di qualche associazione, ecc.;
nel Wisconsin, anche negli uffici postali; oppure, se anche una simile
posata le manca, può posarsi, per esempio, in una gran fabbrica indu-
striale, in una fattoria, o anche presso le persone che ne hanno fatta
domanda, prestando la prescritta malleveria, e, benevoli, intendono
favorirne la istituzione in qualsiasi modo.
L'Istituto o la Associazione che riceve i libri se ne rende garante,
e deve accurare il nome della persona che disimpegnerà l'ufficio di
consegnatario. Nella scuola il consegnatario, o bibliotecario, è il mae-
stro; nelle fattorie il più delle volte è un agente rurale, o anche la fatto-
ressa, perchè essa pure ne sa abbastanza per disimpegnare quell'ufficio;
nelle grandi fabbriche o officine industriali, è per solito il magazzi-
niere, perchè basta che egli consideri, e tratti, il libro come un oggetto
qualunque del suo magazzino.
È poi naturale che l'ente, che istituisce e mette in circolazione le
librerie ambulanti, dica a chi egli vuol darle, e indichi anche a quali
condizioni presta i libri.
Ecco un esempio, tolto fra quelli che, con perspicua chiarezza, sono
ricordati dalla signorina Myrtilla Avery. La Biblioteca di Stato di Nuova
York, che per questo servizio speciale può esser citata a modello, con-
cede il prestito alle biblioteche già aperte al pubblico; ai comuni che
ne mancano, previa domanda per istanza di 25 contribuenti; alle scuole
pubbliche; agli enti morali; e finalmente alle stanze di lettura e alle
associazioni operaie, ecc.; però, se queste non sono riconosciute per
legge, si esige il deposito di 100 dollari.
I richiedenti si obbligano a tenere la piccola libreria in luogo con-
veniente e aperta, almeno tre giorni della settimana per un'ora, e di
dare i libri in prestito per quindici giorni gratuitamente. Alla sca-
denza trimestrale, i volumi in giro devono essere effettivamente resti-
tuiti, per essere incassati e rimandati in buono stato al Deposito
centrale; dal quale, verificata l'esattezza della restituzione, sono poi
mandati in altro paese, ad altra stazione.
Per sopperire alle spese di trasporto e di affrancazione, si paga un
tenue compenso: due soli dollari al semestre per 25 volumi; e un dol-
laro di più per ogni 25 volumi aggiunti alla stessa spedizione.
Per inviare i libri dal Deposito centrale alla loro stazione provvi-
soria, e viceversa, senza danneggiarli, si usano sistemi diversi.
In Inghilterra si usano cassette capaci di 50 volumi o di 100, a
palchetti interni, aperte, le quali servono da scaffali.
Di queste cassette ho già parlato e dato un disegno (pag. 54 e 62).
Ma molto più economico, e più pratico, è il sistema seguito dalla
Biblioteca di Stato di Nuova York.
A chi ottiene per la prima volta una libreria ambulante, il Depo-
sito centrale spedisce un armadino di piccole dimensioni e tale da
occupar poco posto. L'armadino si chiude a chiave, ed è accompagnato
da una piccola cassettina volante e maneggiabile.
L'armadino è semplice. Nell'interno vi sono o uno o due palchetti
per collocarvi 50 o al più 100 volumi. Sullo sportello, e internamente,

[p. 470]
sono affisse le norme stampate del servizio e le pene severe, come il
carcere, o le gravi multe, in cui può incorrere chi sottraesse o delibe-
ratamente danneggiasse i libri dello Stato.
L'obbligo di avere questo armadino che, come si capisce, serve di
scansia per custodire bene i libri, pare di una spesa inutile. Invece
nella pratica ha importanza grande, perchè impedisce la dispersione, lo
smarrimento e il deterioramento dei libri, e li salva dai maneschi e dai
tocconi, che hanno pure cinque dita. Altrove (pag. 52) ho ricordato che
la Francia sperperava, specialmente nel 1848, per questa semplice ra-
gione, non lievi somme nei libri, destinati alle biblioteche scolastiche,
fino al momento in cui, il ministro Rouland, con la circolare del 30 mag-
gio 1860, prescrisse che ogni scuola elementare dovesse avere un ar-
madio a chiave per la sua piccola biblioteca, e dichiarava che non
avrebbe più concesso sussidi per la costruzione o l'acquisto di edifizi
scolastici se, fra le spese diverse, non fosse stata compresa quella di
questo armadio.
La cassettina volante è di legno; si chiude a chiave ed è sempli-
cissima. Ha un cassetto, a tiratoio, diviso in due parti: l'una ha due
o tre suddivisioni trasversali, fatte con assicelle mobili, che s'inca-
strano dove fa comodo, e della larghezza precisa delle schede usate
per le ricevute. Nell'altra parte si serbano gli stampati, i piccoli cata-
loghi e tutte le carte necessarie al consegnatario. La cassettina è ma-
neggevole, affinchè il consegnatario possa portarsela, volendo, anche
a casa sua.
L'armadino e la cassettina, arrivati alla stazione di distribuzione,
vi restano, secondo questo sistema americano, giacenti; non viaggiano,
come le casse inglesi; e così si evita il loro deterioramento e serbano la
loro pulitezza. Nel sistema americano, il gruppo di libri di cui si
compone realmente la libreria ambulante viaggia, dal Deposito cen-
trale alla stazione di consegna e viceversa, in una cassa di legno rozzo,
piallata internamente e chiusa a viti, per non guastare il coperchio nel
chiuderla e aprirla coi chiodi e col martello.
Coi libri si mandano molte copie del cataloghetto, elegantemente
stampato in-64°, con note opportune. Uno di questi serve al consegna-
tario; gli altri si distribuiscono per dare subito la notizia dei nuovi
libri arrivati.
In Inghilterra, invece del cataloghetto stampato, c'è nella cassa un
foglio contenente la nota dei libri, pure stampato a guisa di manifesto
da affliggersi alle pareti esterne delle chiese, delle scuole, dell'ufficio
postale, e in altri luoghi comunemente frequentati.
Il cataloghetto, col nome dell'editore ed i prezzi necessari, anche
per il caso di guasti nel libro o di perdita, è certamente preferibile
al manifesto; perchè rimane in casa, come un invito permanente a
rileggere e anche ad acquistare i libri che più piacciono.

. *
.* *

Sarebbe una vera stortura il credere che le librerie ambulanti,
per il piccolo numero dei loro libri, siano esclusivamente destinate a
dotare la biblioteca di una scuola rurale, come io chiedeva; a soccor-
rere una biblioteca popolare; oppure a propagare unicamente tra i gio-
vanetti ed il popolo le nozioni pratiche più importanti della agricol-
tura, dell'industria e del commercio, come ora, con un primo suo
decreto, intende fare S. E. il ministro Baccelli.

[p. 471]
No. La libreria ambulante incoraggia ed agevola anche studi più
elevati; perchè essa offre i libri a tal fine necessari, rifornendosi mo-
dernamente. L'esperienza ha già dimostrato di quanto valore e rinfranco
esse possano essere per l'universale.
Nella stessa agricoltura è certo cosa santa diffondere fra i giova-
netti e i contadini una maggiore istruzione, precetti e norme agricole
più razionali; ma non si può pretendere che ogni miglioramento, ogni
avanzamento agrario, per essere attuato, passi attraverso una mente
non preparata prima a capire certi studi. Sarebbe una sbagliata esage-
razione, simile a quella di chi pretendesse che il contadino zappasse
la terra tenendo in mano il libro, o in un leggìo raccomandato al-
l'aratro, come propone il marito di Babette, nell'applaudita pochade.
Ma anche nei più piccoli villaggi, oltre i fanciulli e i lavoratori
della terra, vi sono dei piccoli proprietari, il sindaco, i consiglieri e
il segretario comunale; vi è il medico, il farmacista, il curato, il mae-
stro; vi sono gli agenti di campagna, i quali hanno già una certa istru-
zione. E per loro la libreria ambulante può e deve essere in particolar
modo preparata.
Per conseguire fini così diversi, nell'avviamento dato da Melvil
Dewey alle librerie ambulanti, abbiamo tre diverse qualità di librerie:
Le Educative, che si occupano di istruzione e di educazione gene-
rale, che diffondono utili notizie e preparano a certi studi necessari.
Quelle Speciali (Extension Collection), destinate a studi più larghi.
Esse riuniscono libri scritti intorno ad un determinato argomento, o ad
argomenti affini, e questo, per coloro che possono non solo leggerli,
ma studiarli seriamente ed applicarli. Anche queste hanno il loro cata-
loghetto; il quale, invece di un numero progressivo, riceve il nome
dalle materie trattate.
Per ultimo, vi sono le librerie ambulanti Combinate, vale a dire
quelle formate per il momento, e a richiesta, con i libri desiderati intorno
ad un dato soggetto, per il quale il Deposito centrale non ha ancora
preparato, o non preparerà mai, delle librerie Speciali.
È per tutti evidente che il potere di queste librerie ambulanti è,
e deve essere, diverso.
Le prime, le educative, destinate ad istruire ed educare chi è quasi
digiuno di ogni studio, sono troppo legate alla scuola elementare, alle
sue vicende e alle sue sorti; sorti che in Italia, sarebbe dannoso il
nasconderlo, sono tutt'altro che liete. Esse devono soccorrere l'insegna-
mento elementare; cercare, con scarsa speranza di ritrovarli subito, i
lavoratori della terra e gli operai vogliosi di leggere, e che chiedano
il libro almeno per cavarne diletto, benchè non siano stati dalla nostra
scuola rurale preparati e non abbia destato nell'animo loro questo desi-
derio. I risultati delle librerie educative saranno certi, immancabili; ma
si faranno molto aspettare: la via che esse hanno da percorrere è
lunga, faticosa, piena di ostacoli.
Le librerie speciali invece, giovano alle persone colte che vivono
lontane dalle biblioteche, che non hanno libri, e che sarebbero in grado
di trarne profitto; di persone verso le quali converge, oppure si accen-
tra, la vita amministrativa ed economica di un paese. La ricchezza ed
il progresso nelle nostre campagne stanno nelle loro mani.
Sono queste le librerie ambulanti che meglio d'altre potrebbero
essere utilmente offerte in dono dai patrocinatori.

[p. 472]
I vantaggi che con esse si possono conseguire sono grandi, incal-
colabili. Se, per esempio, in ogni villaggio un po' importante, anche
una sola persona potesse leggere e studiare i libri migliori sulla costru-
zione delle case coloniche, sulle migliori disposizioni da darsi ai granai,
alle cantine, ai fienili, alle stalle, al pollaio e a qualsiasi altro edifizio
necessario all'azienda agricola, si potrebbe esser contenti. Quanti mi-
glioramenti, non insegnati dalla scuola, potrebbero esser introdotti, con
l'esempio e con la parola, a vantaggio dell'igiene, e a benefizio della
economia rurale del paese?
Una libreria speciale dei migliori libri sulla viticultura, sulla ven-
demmia, sulla fabbricazione del vino, sulla sua conservazione e com-
mercio, diffusa largamente in tutta Italia, e a tutti caldamente racco-
mandata dalle cattedre ambulanti, trasformerebbe in poco tempo,
secondo i dettami della scienza, la produzione e il commercio del vino
italiano. E così dicasi per tutto il resto!
Altro che lettere circolari mandate dal Ministero, e diligentemente
registrate al loro arrivo dai Segretari dei Comizi agrari o dei comuni,
e poi bellamente da loro rinchiuse, e tumulate, in un cartone d'archivio!
Le librerie combinate servono invece a promuovere un determi-
nato studio, a dare ad una persona la possibilità di accrescere man
mano la propria cultura, poichè in più casi essa indica i libri dei quali
ha bisogno.
Esse servono inoltre all'espansione dell'insegnamento universitario,
che è ben altra cosa della nostra università popolare. Quando il con-
ferenziere manda, a coloro che desiderano udirlo, il Syllabus, cioè la
traccia delle diverse sue conferenze, indica sempre quali libri dovreb-
bero essere studiati, come preparazione ad ogni conferenza; in quali
libri si trovano più ampiamente svolte le sue idee, o le contrarie a
quelle che egli professa.
Se questi libri non si trovano nella biblioteca popolare o muni-
cipale più vicina, non dovrebbe mancare il modo di chiedere una
libreria ambulante, formata coi libri voluti dal conferenziere. Allora
le conferenze sarebbero molto più gustate e digerite!
Un tale soccorso dovrebbero riceverlo anche le nostre cattedre
ambulanti di agricoltura. L'insegnante sarebbe ascoltato da persone,
non del tutto digiune di nozioni intorno all'argomento trattato; da per-
sone che, prima o dopo la conferenza, potrebbero studiare e meditare
quello che a viva voce esporrà, o ha esposto, l'insegnante. E per questa
grave ragione sarebbe molto utile che la cattedra ambulante avesse le
proprie cassette, provvedute dai Comizi agrari.
Il servizio delle librerie speciali e di quelle combinate può, secondo
i casi, essere affidato alle Biblioteche pubbliche; oppure ad un Deposito
centrale, istituito a questo fine dal Governo o da Associazioni private.
Ma la buona formazione di queste librerie non è facile cosa. In
essa si mostra il sapere e la bravura del bibliotecario. È così che si
spiega come il Melvil Dewey, abilissimo in questo, riescì a promuo-
vere con esse grandemente la cultura generale del suo paese.
E per convincersene basta sapere che nella Biblioteca di Stato di
Nuova York, da lui diretta, i volumi già assegnati alle librerie ambu-
lanti ascendevano, il 1° maggio 1901, a 53,432. Di questi, oltre quindi-
cimila erano suddivisi in gruppi di venticinque, di cinquanta, ovvero di
cento volumi, destinati alle librerie educative; mentre gli altri 37,948
servivano alle librerie speciali, e a quelle combinate.

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Ma a proposito di queste librerie è naturale la domanda: Perchè
fare una cosa nuova? Non vi sono già le biblioteche popolari circo-
lanti? Non sarebbe meglio studiare una buona volta come si possano
perfezionare e moltiplicare per tutto il Regno?... Esse sono già cono-
sciute ed esperimentate. Non si è cercato, fino ad ora, di rendere al
popolo, col loro mezzo, accessibile il libro? Perchè non si continua?...
Tutto questo è vero; ma, senza considerare che fra quelle aperte
in Italia e in epoca lontana venne in alcune man mano scemando
l'impulso a loro dato dagli istitutori, e l'entusiasmo nei frequentatori;
e che anche per queste cause le imperfezioni inerenti al loro stesso
organismo si resero sempre più manifeste; bisogna qui notare che
l'ufficio, al quale esse sono commesse, è molto diverso.
La libreria ambulante è destinata a offrire il libro là dove non
vi sono biblioteche; oppure, dove la biblioteca non ha, nè può avere,
i libri desiderati.
Stabilita questa differenza fondamentale, è evidente che le biblio-
teche popolari, possono essere, dentro i loro limiti, tenute in gran
pregio soltanto nei luoghi dove la popolazione è agglomerata, e si ha
sufficienza di mezzi.
In un villaggio piccolo, la biblioteca popolare ha troppi bisogni
eccedenti i mezzi dei quali può disporre. Essa ha necessità, come
dell'aria che si respira, di libri buoni, continuamente rinnovati. Ora,
l'acquisto di libri buoni e necessari costa molto, e il denaro è poco.
Dei libri donati non parlo; sono troppo spesso inefficaci, e le biblio-
teche popolari non hanno bisogno di libri rifiutati o raccogliticci; hanno
bisogno di denaro per comperare libri necessari e confacenti.
Ma anche se ci fosse il denaro, la scelta dei libri migliori è molto
difficile a farsi nei paesi lontani dai grandi centri intellettuali. In Italia
manca, ed è gran danno, una associazione o una istituzione qualunque
che indichi i libri migliori alle piccole biblioteche (pag. 46).
La biblioteca popolare, oltre i libri, deve avere una sala di let-
tura; locali e scaffali, per conservare e custodire le sue opere, molte
delle quali, lette forse una volta, non sono mai più cercate; ha bi-
sogno di un personale amministrativo e sorvegliante retribuito. Ci
sono poi le spese per l'illuminazione, per il riscaldamento, per le rile-
gature, per la pulizia, ecc.
Di tutto questo, le stazioni di consegna non hanno bisogno. Con
le librerie ambulanti, i libri, che la stazione riceve in prestito, sono
scelti con attenzione; appagano ampiamente i giusti desiderî dei let-
tori; e per di più si cambiano con altri, ogni sei o ogni quattro
mesi. Non è necessario avere una sala di lettura e degli scaffali; non
occorre un bibliotecario; basta, come ho notato, un semplice conse-
gnatario che se ne occupi, poche ore della settimana; non occorrono
spese per le rilegature, per il riscaldamento e per l'illuminazione.
Tutte le spese sono ristrette al tenue compenso per le spese d'invio
da pagarsi semestralmente al Deposito centrale; compenso che ripar-
tito fra molti si riduce a pochi centesimi. Una economia maggiore
sembra impossibile!
In una sola cosa la biblioteca popolare prepondera sulle librerie am-
bulanti. A queste mancano, ed è gran difetto, i libri di consultazione;
tanto necessari a chi legge e studia in campagna. Una piccola rac-
colta di dizionari, è, se così posso esprimermi, il serbatoio letterario,
storico, scientifico, al quale la notevolissima maggioranza degli

[p. 474]
Italiani, più di 20 milioni, potrebbe e dovrebbe ricorrere per attingervi
continuamente schiarimenti e notizie. Ma a questa mancanza, a mio
avviso, provvederebbe la biblioteca della scuola rurale, come ho già
proposto (pag. 6 e 37), perchè in essa vi sarebbe una piccola sezione
composta esclusivamente di dizionari, atlanti, ecc.

. *
.* *

L'anno passato, scrivendo sui provvedimenti da prendersi per legge
in Inghilterra, per maggiormente diffondere le librerie popolari nei
distretti rurali, anche il sig. James Duff Brown osservava che, con le li-
brerie ambulanti, si avrebbe una suppellettile letteraria meglio scelta,
più variata e che periodicamente si rinnoverebbe; maggiore facilità di
raggiungere la meta desiderata; e un andamento amministrativo molto
più semplice, perchè direttamente dipendente dai correspettivi Depositi
distrettuali.
Ora se a noi, con meraviglia generale, saltasse in capo l'idea, e
si pretendesse attuarla, di introdurre le biblioteche popolari ovunque,
anche in quei luoghi dove la luce del libro non giunge o giunge ora
incerta e scarsa, si anderebbe incontro ad una spesa talmente rile-
vante, da non poter sperare di ottenerla.
Giorni sono, leggevo uno studio del dott. Antonio Schübert, scritto
col proposito d'introdurre in Austria (l'Ungheria è esclusa) su vasta
scala, e a spese dello Stato, le biblioteche popolari, che egli, come
tanti altri, giudicava indispensabili (1)6.
Dimostrata la importanza di esse, ed esaminata la questione sotto
molti e vari aspetti; stabilita la varia grandezza delle biblioteche po-
polari da istituirsi, secondo la entità diversa dei comuni; riconosciuto
necessario che queste biblioteche popolari siano soccorse da librerie
ambulanti, differenti secondo la lingua parlata, pose in evidenza che
occorrerebbero Depositi speciali: a Vienna per i tedeschi, a Praga per
gli czechi, a Lemberg per i polacchi e i ruteni, a Trieste per gli ita-
liani, a Czernowitz per i rumeni, a Lubiana per gli sloveni, e a Zara
per i serbi e i croati.
Trovata poi la via, attraverso una selva di calcoli e di dati sta-
tistici, egli conchiude che il Governo austriaco, dovrebbe contrarre un
prestito speciale di 24,224,334 corone (in cifra tonda, e in moneta ita-
liana, 30 milioni e 280 mila lire) per istituire le biblioteche popolari
e le librerie ambulanti.
A nessun italiano, che sa e vede quello che succede in casa nostra,
passerebbe mai per la mente di proporre al nostro Governo una spesa
simile! Una somma eguale, e anche molto superiore, si potrebbe, è
vero, chiedere e far votare per trasportare più facilmente da un luogo
all'altro le persone e le merci, per una ferrovia; ma non perchè col
lavoro intelligente si accresca e migliori la produzione nazionale, e
si ricavi più largo e più sicuro profitto dalla rapidità e facilità del
commercio delle idee.
Del resto, è bene sapere fin d'ora che la spesa delle biblioteche
popolari è una spesa alla quale lo Stato male saprà sottrarsi. Cinquanta
anni or sono il Carlyle chiedeva, perchè in Inghilterra lo Stato non
aveva ancora aperta, a sue spese, in ogni capoluogo, una pubblica

[p. 475]
biblioteca. - «Non ha forse, diceva egli, provveduto ogni capoluogo di
una prigione?»
È certo che le librerie ambulanti potrebbero, in moltissimi casi,
ottimamente supplire alla mancanza di biblioteche popolari; e questa,
economicamente parlando, sarebbe per noi una vera fortuna!
Dico fortuna, perchè noi dobbiamo risolvere contemporaneamente
anche un altro più difficile, e più costoso, problema di quello che mi
occupa; il problema delle grandi biblioteche municipali, al quale, in
tanti anni di libertà, non si è mai consacrato un pensiero. Da noi si
figura sempre di non sapere che, ai tempi nostri, è la biblioteca che
deve rendere utili e fecondi gli insegnamenti dati in qualunque scuola.
Ma, lasciando ad altra occasione migliore di parlare delle biblioteche
municipali, continuando a dire della spesa necessaria per le piccole
biblioteche popolari, posta a confronto con quelle delle librerie am-
bulanti, mi giova ripetere la domanda già fatta dal signor Franck
A. Hitchins (1)7, presidente della Commissione delle biblioteche pubbliche
nel Wisconsin: - «Si può, diceva egli, dato il nostro sistema di istru-
zione popolare, trovare per la scuola un complemento più appropriato a
diffondere in remote contrade, con spesa insignificante, tanti utili co-
gnizioni? Un complemento tale, che possa uguagliare, o meglio an-
cora superare, quello che si ottiene con la istituzione delle librerie
ambulanti?...»
Per parte mia io credo di no!... Ma a questa domanda potrebbe
taluno rispondere che vi sono altri mezzi migliori, ma sono molto più
dispendiosi, e fra questi citare per esempio quello che si fa proprio
agli Stati Uniti per diffondere con i libri l'istruzione agricola.
Il signor Carlo H. Greathouse, in una pregevole memoria sull'in-
cremento delle biblioteche agricole, nella Grande Unione Americana,
dove il progresso nell'agricoltura è tale da inviare a noi, qui in Italia, il
grano e le frutta, narra che il Department of Agriculture di Washington,
negli ultimi cinque anni (1894-1899), aveva fatto stampare, e poi di-
stribuire gratuitamente, in media, per ogni anno, 6,000,000 (dico sei
milioni) di esemplari delle sue pubblicazioni. «Quasi tutte, egli dice,
furono spedite direttamente ad agricoltori».
Regalare i libri è certo qualche cosa più che prestarli!
La nostra luna non mi ha mai ispirato un desiderio così poetico!
A noi italiani, nello spasimo dei milioni, non è concesso fantasticare
una volata simile di sei milioni di libri all'anno!

. *
.* *

Innumerevoli sono le applicazioni delle librerie ambulanti. Ma qui
non mi è permesso che indicarne alcune fra le più necessarie per noi.
Nelle grandi città italiane, potrebbero riuscire utilissime quelle
destinate ai fanciulli. Noi non abbiamo ancora biblioteche municipali,
nel senso moderno di questa istituzione; sono municipali solo perchè
ne fa le spese il municipio! Così non abbiamo Sale pubbliche di let-
tura per i fanciulli, delle quali ho già parlato.
Ora sarebbe cosa bella che almeno i grandi municipi inviassero
alle diverse scuole elementari, con librerie ambulanti, libri buoni,
che continuamente si rinnoverebbero; libri che l'insegnante conce-
derebbe in prestito agli alunni. Sarebbe un'onda di civiltà che

[p. 476]
lentamente penetrerebbe e fluirebbe per tutti gli strati sociali della citta-
dinanza.
Parlando sempre del giovamento che i fanciulli poveri potrebbero
ritrarre da queste librerie, ricorderò le così dette librerie domestiche
(Home Libraries), istituite nel 1887, per i fanciulli poveri delle grandi
città, dal signor Carlo W. Bittwell, segretario della Boston Children's
aids Society
. Nelle case dove abitano molti fanciulli, si manda una
cassetta contenente 15 libri e 5 volumi di riviste e di giornali scritti
per i ragazzi. Sotto la direzione di una signora caritatevole, che disim-
pegna l'ufficio di maestra e di bibliotecaria, si riuniscono, in ore deter-
minate, circa dieci ragazzi alla volta, i quali, incoraggiati a leggere,
ricevono le spiegazioni necessarie. Ogni tre mesi la cassetta si cambia.
Altre Società seguono per queste librerie domestiche altri sistemi e
procedimenti, dei quali non occorre preoccuparsi in questo momento.
Così pure la libreria ambulante potrebbe essere adoperata per in-
viare buoni libri di lettura, oltre quelli che dovrebbe dispensare la
biblioteca della scuola rurale, ai fanciulli di famiglie agiate, che dimo-
rano nelle piccole città o paesi di campagna, e che hanno già un certo
grado di istruzione, superiore a quello degli altri fanciulli del paese.
Le famiglie ricche pagherebbero ben volentieri un tenue compenso,
se avessero la certezza di avere in questo modo in prestito libri ottimi.
Perchè non si provvedono di una speciale libreria ambulante i
bastimenti che trasportano in lontane contrade i nostri poveri emi-
granti? Nelle lunghe traversate non troverebbero forse una buona
persona che leggesse ad essi un libro sulle nuove terre, dove vanno a
cercare lavoro; che mantenesse vivo in loro l'amore, e il caro ricordo,
della madre patria? Non sarebbe opera umana e sociale?
Ciò non toglie che si dovrebbero per essi compilare anche i Libretti
per l'emigrante
, che io proposi al terzo Congresso Geografico Italiano,
tenuto a Firenze nel 1898 (1)8.
Non potrebbe il nostro benemerito Presidente della «Dante Ali-
ghieri», Pasquale Villari, valersi delle librerie ambulanti, sia con farle
spedire direttamente, sia promovendone l'istituzione, nei paesi stranieri
dove dimorano molti italiani; dove vi sono scuole italiane, o meglio an-
cora dove esiste una piccola biblioteca italiana, come a Nuova York? (2)9.
E ai ciechi non dobbiamo pensare? Essi difficilmente trovano i
libri stampati o copiati in rilievo. Sono poche le biblioteche pubbliche
che ne possiedono: Vienna, Lipsia, Ginevra e Parigi. E, proprio solo
perchè la notizia si diffonda, dirò che, pochi anni or sono, acquistai per
la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze un centinaio di opere clas-
siche francesi, stampate in rilievo, per unirle alle poche che si avevano
in italiano. A questi poveri infelici non è dato, come a noi, di

[p. 477]
chiedere libri all'uscio del vicino; sebbene Voltaire abbia lasciato scritto
che al vicino si può sempre, impunemente, chiedere e facilmente avere,
il fuoco, e un libro a prestito.
Se le scuole per i ciechi fossero costituite in federazione; se un
sodalizio caritatevole, come quello di Roma, mandasse delle librerie
ambulanti, composte solo di libri stampati in rilievo, nelle diverse
città d'Italia, si renderebbe certo meno dolorosa una esistenza priva
di ogni conforto di luce. Gli sventurati che dimorano nelle piccole città
e nei piccoli paesi chiederebbero questi libri alla stazione di consegna
più vicina.
A Vienna, sotto l'alto patrocinio del principe Giovanni di Lichten-
stein, si è formato, proprio di recente, un Comitato promotore (1)10
per istituire una gran biblioteca di libri stampati o copiati in rilievo,
col determinato proposito di darli poi in prestito, franchi di qualsiasi
spesa, ai ciechi sparsi per la Monarchia austro-ungarica. Al di là del-
l'Oceano, a Washington, fu ultimamente presentato al Congresso un
progetto di legge per ottenere che agli istituti per i ciechi, e alle
biblioteche, sia permesso spedire in prestito, e ricevere di ritorno, in
franchigia, da tutti gli uffici postali degli Stati Uniti, i libri, gli opu-
scoli, i giornali stampati, oppure preparati a mano a rilievo; purchè
ogni spedizione, in pacco non suggellato, pesi meno di quattro libbre.
La franchigia postale sarà certo accordata; ma si ha fondata speranza,
così dice il Library Journal, di ottenere ancora maggiori facilitazioni
rispetto al peso.
Passando ad altro, chi non vede come le biblioteche delle nostre
scuole secondarie siano incredibilmente misere? Le opere rappresen-
tano, talvolta con qualche larghezza, il pensiero religioso del chiostro;
quasi mai il pensiero civile moderno!
I lamenti, contro questa imperdonabile inclemenza, sono continui
e giustificati, e anche di recente il chiarissimo Luigi Riccioni, pro-
fessore del R. Liceo di Cesena, faceva in proposito delle assennate e
utili considerazioni. Perchè una buona volta non si pensa a dare mi-
gliore ordinamento almeno a queste biblioteche? Come è possibile l'in-
segnamento secondario senza biblioteca?
Stabilito che in ognuna vi dovesse essere una piccola sezione di
opere, da potersi consultare negli eventuali bisogni della scuola, la
piccola biblioteca dovrebbe essere trasformata addirittura in biblioteca
circolante per gli alunni, convenientemente sussidiata da librerie am-
bulanti. In quanto ai professori delle scuole secondarie, è vero che i
nostri regolamenti permettono loro di chiedere ed ottenere libri in pre-
stito dalle grandi biblioteche; ma questo provvedimento, ottimo per
avere qualche libro, si dimostra, ed è insufficiente. È per questa ra-
gione che, mantenendo sempre questa savia disposizione, si dovrebbe,
al tempo stesso, soccorrere seriamente i professori, non con qualche
libro, richiesto qua e là per la nostra bella Italia; ma con vere e
proprie librerie ambulanti combinate, sia secondo le richieste presen-
tate da ognuno di essi, sia coll'offrir loro spontaneamente i libri più
recenti e migliori, che si credono utili al loro insegnamento. Anche
per queste librerie occorrerebbe uno speciale Deposito, come è la Bi-
blioteca Pedagogica Centrale (Comenius-Stiftung) di Lipsia, destinata
unicamente ai professori delle scuole secondarie tedesche.

[p. 478]
La Revue scientifique, più conosciuta sotto il nome di Revue Rose,
fa cenno (2 febbraio 1895) di un'altra utile applicazione di queste
librerie. Ai medici condotti di campagna è impossibile, nel loro iso-
lamento, di conoscere e procurarsi, con la necessaria prontezza, i libri
indispensabili per seguire, passo a passo, i progressi che continuamente
fanno le scienze mediche. A Parigi, il sig. Marcel Baudouin, segretario
generale dell'Association de la Presse médicale française, fondò una
libreria circolante di medicina, per spedire ad essi libri in prestito, contro
un modico prezzo di abbuonamento. Non potrebbero fare altrettanto
anche le nostre principali Associazioni mediche? È forse ardua impresa
inviare nei paesi più centrali delle nostre vallate delle librerie ambu-
lanti, destinate ai medici condotti? Non sarebbero essi disposti a pa-
gare una piccola retribuzione, se avessero la morale certezza che i
libri offerti in prestito sono i migliori?...
In altro campo, ugualmente vasto, le librerie ambulanti potrebbero
contribuire moltissimo. Intendo parlare della educazione e cultura della
donna.
In Italia, la grande, anzi l'unica preoccupazione del Governo, ri-
spetto alla donna, che ha imparato a leggere e scrivere, è quella di
trasformarla in maestra. Se si eccettua qualche educandato o collegio,
lasciatoci dai Governi cessati, il resto della istruzione secondaria o su-
periore femminile è lasciato alle cure dei genitori, oppure abbando-
nato ai conventi, dove, lontane dalla famiglia, della quale un giorno
dovranno regolare le sorti, e segregate dal mondo, in mezzo al quale
dovranno pur vivere, si rinchiudono, per mancanza di scuole, anche
giovinette che hanno la loro madre, nella speranza che così l'affetto e
la devozione alla famiglia là si alimentino e si accrescano, e là si pre-
parino a resistere coraggiosamente ai contrasti, alle passioni e ai disin-
ganni della vita!
Il provvedere ad un maggiore insegnamento di migliaia e migliaia
di giovanette, desiderose di apprendere, e che non possono frequen-
tare le scuole maschili, o star rinchiuse, e pagare la retta, in un col-
legio o in un convento, è indubbiamente una grande necessità, ed un
obbligo che non sappiamo adempiere. Pertanto, di grandissimo sus-
sidio per loro potrebbero essere le librerie ambulanti riccamente for-
nite di libri ottimi e adatti alla loro intelligenza.
La geniale scrittrice Ida Baccini, nel suo pregiato giornale Cor-
delia
, ha già compreso di quale e di quanta utilità le librerie ambu-
lanti sarebbero per le sue gentili lettrici, e per tutte le altre giovinette
italiane. Essa si proponeva di stabilire, e per questo merita gran lode,
le fondamenta di una Associazione di Signore, le quali si proporreb-
bero il santo fine di mandare in prestito, specialmente alle giovanette
delle piccole città e della campagna, contro tenue compenso, delle li-
brerie ambulanti, scelte con grande ponderazione. Se altre Associa-
zioni simili sorgessero altrove, sarebbero poi facili gli accordi per isti-
tuire, a questo fine, un'altra grande Federazione per scambiare fra di
loro le librerie ambulanti.
Un'altra Associazione, con intendimenti eguali, potrebbe paralle-
lamente sorgere, e avere vita prospera e feconda di gran bene.
Molte signore che, nella loro prima gioventù ebbero in famiglia,
nelle prime scuole urbane, o in qualche collegio, una buona istru-
zione, si vedono obbligate, nell'interesse delle loro famiglie, a passare
gran parte, o tutto l'anno, in campagne, lontane dal movimento

[p. 479]
intellettuale, e prive della possibilità di conoscere e di procurarsi da loro
i libri migliori. Il desiderio, in esse vivissimo, di leggere per meglio
istruirsi ed educare la loro mente e il loro cuore alla bontà ed alla
gentilezza, può essere raramente appagato; e sono solo per questo co-
strette ad abbandonarsi alla lettura del primo romanzo che ad esse
capita in mano in un momento di tedio.
Nei diversi punti della grande Unione Americana (nel Delaware,
nel Maryland, nella Georgia, nell'Albania, nel Texas, nel Tennessee,
nel Kentucky, ecc.) vi sono Associazioni femminili (State Federation
of Women's clubs
) le quali si occupano con grande impegno, non solo
ad agevolare in tutti i modi possibili la diffusione delle librerie am-
bulanti, istituite dallo Stato o da altre benemerite Associazioni per la
gente di campagna; ma anche a scegliere con amore, ed acquistare, i
libri migliori per le librerie ambulanti destinate alle signore ascritte
alla Federazione.
Ho già ricordato altrove (pag. 53) che a Boston la Women's Edu-
cation Association
, possedeva ultimamente 25 librerie ambulanti, e fra
queste due destinate esclusivamente agli scritti migliori su Firenze e
su Venezia, accompagnati da una ricca ed elegante raccolta di foto-
grafie, le quali riproducevano gli edifici più insigni, e le più splendide
opere d'arte, di quelle città.
È ben facile farsi un'idea di quanto profitto intellettuale e mo-
rale riescano queste librerie ambulanti alle gentili lettrici, e all'edu-
cazione della donna in generale.
Ma è tempo di terminare questa enumerazione, che non avrebbe
mai fine!

. *
.* *

A chi pensa ad un non lontano avvenire, e pensa a tutto il bene
che le librerie ambulanti, in tante e così diverse loro applicazioni,
potrebbero arrecare alla patria nostra, dovrà anche risaltare tutta l'im-
portanza del Decreto proposto alla firma reale da S. E. l'on. Guido
Baccelli.
L'istituzione delle librerie ambulanti non è più per noi una cara
visione, di chi scrive o legge nel silenzio del suo gabinetto!
La loro via è oramai aperta anche in Italia!...
Lasciamo che il libro varchi la soglia della biblioteca; se ne al-
lontani, e voli liberamente; lasciamo che con sentimento di dignità,
di pace e di amore riveli alle genti italiane le scoperte dello scien-
ziato, il pensiero dello scrittore, le creazioni dell'artista, e le ispira-
zioni del poeta!


D. Chilovi.



[p. 480]

1. Chilovi D., La Scuola rurale, la sua Biblioteca e le Biblioteche provin-
ciali
, seconda edizione con aggiunte e con una Notizia sulle piccole Librerie am-
bulanti nel Pistoiese
. Firenze, R. Bemporad e figlio, 1902, in-8°, pag. 77. - Per
non citare ripetutamente, in nota, il titolo di questo mio scritto, indicherò, al
bisogno, nel testo stesso, e fra parentesi, la pagina alla quale mi riferisco.

2. De antiquis Ecclesiae ritibus, libri tres collecti atque exornati a rev. patre
Edmundo Martene
. Editio novissima, Antuerpiae (Mediolani), 1763, tomo IV, pag. 289, 339.

3. D. Felibien, Hist. de Paris, tom. III, pag. 177.

4. Politecnico. Milano, gennaio e febbraio, 1867.

5. The Library Record of Australasia. Melbourne, December, 1901, pag. 117.

6. Zur Frage der Errichtung von staatlichen Volksbildungsbüchereien in Oe-
sterreich
. Brünn, 1901.

7. American Library Journal.Aprile, 1896.

8. Ecco la proposta approvata: «Il terzo Congresso Geografico Italiano
esprime il desiderio che, per iniziativa, e sotto la direzione della Società Geo-
grafica Italiana, già tanto benemerita degli studi geografici, e col concorso del
Ministero degli affari esteri e di quello della istruzione pubblica, sia stampata
una serie di Libretti per l'emigrante, destinati a far conoscere, in modo succinto,
il paese dove vuole recarsi; come può spiegare vantaggiosamente la sua ope-
rosità; i pericoli cui va incontro; in che modo deve regolarsi dal momento del
suo arrivo; la tutela che in ogni caso può trovare nel Governo italiano, ed i
mezzi di cui può valersi per mantenere sempre vive le relazioni colla madre
patria, ecc.

9. Italian Reading Room and Library - 149, Mulbery Street..

10. Vedi: Zentralblatt für Volksbildungswesen (Wien, April, 1902)..



Desiderio Chilovi.

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