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Desiderio Chilovi

IL GOVERNO E LE BIBLIOTECHE.


Indice




IL GOVERNO E LE BIBLIOTECHE.




[Prima parte]

Ai nostri giorni, in un ben ordinato sistema di istruzione pub-
blica, le biblioteche non possono più essere considerate solo
come mezzo ausiliare per l'incremento dei buoni studii, ma hanno
per sè stesse grande iniziativa civile, e un ufficio ben determinato
e importante di azione intellettuale.
La biblioteca popolare diffonde l'istruzione presso coloro che
per posizione sociale, non potrebbero frequentare tutte le scuole
necessarie, e reca e spande l'istruzione e l'educazione là dove
queste scuole non si potrebbero fondare. Tale verità era in parte
riconosciuta dal governo francese (1)1sin da quando esso cercava,
colla fondazione di biblioteche, rimediare al difetto di scuole
per l'istruzione secondaria, e supplire almeno così all'assoluta
impossibilità d'istituirle ovunque vi fosse chi ne potesse avere
bisogno.
Le biblioteche annesse agli stabilimenti in cui si dà un inse-
gnamento superiore, sono per essi un indispensabile e necessario
complemento. Le dottrine insegnate a viva voce non possono
imprimersi come dovrebbero, nell'animo degli uditori, nè saranno
mai utili, se a questi manca poscia il mezzo di chiarirle o raf-
fermarle, ponendole a riscontro con gli studii e colle opere di
chi ha guidato la scienza per nuove ed inesplorate vie. Una
buona biblioteca soltanto può rendere possibile quel fecondo
lavoro intellettuale, per mezzo del quale il giovane studioso,
secondo gli individuali bisogni e le proprie facoltà, perfeziona
e rende a sè stesso proficua la lezione orale.
Quelle poi indipendenti ed universali, che in sè racchiudono
i documenti storici dei progressi dell'umano ingegno nelle vie
del pensiero, e della esperienza, giovano ancor più a chi coltiva

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una data scienza per sè medesima, a proprio diletto e conforto,
o per estenderne i limiti e l'efficacia a utilità comune; perchè
è solo coll'aiuto di buone biblioteche che si può far acquisto
di molta e varia dottrina. Colla istituzione di tali biblioteche lo
Stato avrà offerto il mezzo più potente per ajutare e promuovere,
senza favori e distinzioni, quegli studii dai quali il paese aspetta
prosperità, onore e gloria. Queste sono le ragioni per cui quanto
più una nazione è salita in civiltà, tanto maggiori e più assidue
furono e sono le cure che rivolge e prodiga all'impianto, al
buon andamento e alla floridezza di questi stabilimenti.
Per ciò che riguarda le condizioni delle biblioteche italiane,
è inutile il richiamare alla mente del lettore, quanto ed in che
modo di queste istituzioni, e di tutto quello che atteneva agli
interessi intellettuali del nostro paese, si occupassero i governi
recentemente rovesciati. Lasciamo le ricordanze di un triste pas-
sato e rivolgiamo la nostra attenzione al presente. Nei sei anni
che la patria nostra è retta a libertà, si è egli avuta in giusta
considerazione l'importanza e l'efficacia delle biblioteche; si è
almeno fatto tutto quello che unicamente dipendeva dall'inizia-
tiva del governo; quello che, senza esigere alcuna spesa mag-
giore, era pure così indispensabile da non potersi senza di esso
immaginare un servizio regolare, ben ordinato e vantaggioso al
pubblico che studia? In una parola l'azione del governo si è
essa spiegata su questi stabilimenti come veramente doveva? e si
esercita ora nel modo più conveniente?
La soluzione di questo quesito, che, per la sua influenza
sull'avvenire della coltura italiana, merita attenta considerazione
è degna di serio esame, e si fa adesso più che mai urgente,
perchè ora appunto il governo si occupa del riordinamento delle
amministrazioni centrali. Ed è perciò che, mentre il governo stesso
sente ed afferma il bisogno in cui si trova di rendere migliore
e più efficace l'opera sua, mentre pubblicamente confessa che
in certe cose esso dovrà seguire altro metodo amministrativo, ci
è parso di adempiere al nostro dovere, accennando nella sua
semplice e nuda verità quello che si è fatto o tralasciato di fare
in un periodo di tempo che vuolsi considerare come già chiuso.
Mossi unicamente dal desiderio di giovare come che sia agli
interessi delle biblioteche nostrali, abbiamo tentato di indicare
e tracciare il programma che potrebbe seguire chi è preposto
alle biblioteche del regno, attenendosi ai principii suggeriti
dalla scienza, e alla pratica conoscenza dei nostri particolari
bisogni.

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Ora il vizio più manifesto dell'attuale ordinamento del servizio
delle biblioteche sta certo in questo: che la direzione suprema è
spezzata e suddivisa fra tre diverse divisioni del Ministero della
istruzione pubblica. Quasicchè fossero una cosa del tutto secon-
daria, e che ogni capo di divisione potesse a suo modo trattare,
dopo di essersi occupato di altri affari non meno gravi ed importanti;
invece di affidarne la responsabilità ad un solo, formandone unica
e seria occupazione di persona già molto versata in questa ma-
teria, le biblioteche furono distribuite tra varie e diverse divi-
sioni.
A questa causa principale si deve attribuire, in non piccola
parte, lo stato poco soddisfacente in cui sempre versano le no-
stre biblioteche. Quasi del tutto abbandonate all'iniziativa e al
buon volere dei singoli bibliotecarii, corrono alla meglio la loro
via, senza unità di indirizzo e armonia d'azione. Il bibliotecario,
se vuole adempiere al suo dovere, ha già dinanzi a sè la grave
fatica di riparare e provvedere ai molti inconvenienti e bisogni
del proprio stabilimento, affinchè serva agli usi ai quali è, o al-
meno dovrebbe essere, destinato. Da lui non si può ragionevol-
mente pretendere altro se non che, ricevuto un mandato, a questo
consacri tutte le sue forze, e, tenendolo costantemente di mira,
dia opera a procurare tutto quello che può convenire alla mi-
gliore conservazione, incremento e registrazione della suppellet-
tile libraria, al buon servizio del pubblico ed alla esatta ammini-
strazione. È al Governo che spetta il dare questo mandato, il
sorvegliarne attentamente l'esecuzione, il sollevarsi a vedute più
generali, il dominare l'insieme, il recidere l'inutile, il provve-
dere all'indispensabile e a quello che i bibliotecari isolatamente
non potrebbero fare; il disporre insomma, affinchè l'opera e le
forze individuali concorrano tutte ed ubbidiscano al fine che, colla
fondazione e col mantenimento di queste istituzioni, si vuol con-
seguire; perchè esso solo fu dalla nazione investito dei necessari
poteri, e quindi colla possibilità ne ha l'obbligo e la respon-
sabilità.
Se dunque si vuole che a queste istituzioni, che nelle presenti
condizioni della civiltà, e più ancora in quelle particolari del nostro
paese, hanno sì grande importanza, non manchi unità di indirizzo
e armonia d'azione, il primo provvedimento a prendersi consi-
sterà nel togliere questo vizio d'origine, procurando che questa
unità e armonia non manchi là dove appunto ne è maggiore il
bisogno.
A tal fine le recenti disposizioni intorno all'ordinamento delle

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amministrazioni centrali offrirebbero un modo molto pratico e
facile. Basterebbe creare una Sopraintendenza generale per le bi-
blioteche del regno, estendendola fors'anche agli archivi, i quali
presentemente dipendono da due Ministeri diversi (1)2. Per en-
trambi questi servizii, fra loro molto affini, non vediamo incon-
veniente alcuno nel creare una direzione speciale; anzi a chi
consideri attentamente la cosa, si presentano da sè e subito i
molti vantaggi che se ne ritrarrebbero. I principii secondo i quali
deve essere regolato il servizio delle biblioteche e degli archivi
sono già indicati e determinati dalla scienza che gli espone; non
si tratta quindi che di metterli in opera. Il fine che si vuol rag-
giungere, una volta stabilito, resta immutabile. Si riservi pure il
ministro l'approvazione delle decisioni che hanno speciale ca-
rattere di gravità. Ma per essere in grado di agir sempre di propria
iniziativa, di addentrarsi nei particolari, e di giudicarne conve-
nientemente, sarebbe necessario che avesse il tempo opportuno, e
conoscesse più che superficialmente lo stato attuale delle nostre
biblioteche, e i loro varii bisogni, che avesse molti studii e molta
pratica in questo ramo di servizio, il che nella maggior parte dei
casi è una vera assurdità il pretendere. Si affidi dunque la tratta-
zione e definitiva risoluzione di tutti questi affari (esclusi, come fu
detto, quelli che il ministro crede dover riservare a sè stesso) ad
un solo ufficio ed a persona che, aiutata da uomini competenti, abbia
per gli studii speciali e per lunga pratica ed esperienza le co-
gnizioni necessarie, e tale autorità da potere assumere, in faccia
al Governo ed al paese, la responsabilità di un migliore anda-
mento delle nostre biblioteche. Scompariranno così molte scon-
cezze, e incomincierà per le nostre biblioteche un'era novella,
perchè si sarà trovato il modo d'introdurre in esse quel pensiero
fecondatore dell'ordine, nel quale consiste e da cui deriva la
loro vera vita ed utilità.
Per dare maggiore evidenza alla necessità di adottare questo
provvedimento (abbandonate molte altre considerazioni, e tacendo,
almeno per ora, delle condizioni interne di questi stabilimenti)

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indicherò per sommi capi quali sarebbero le incombenze prin-
cipali che dovrebbe disimpegnare questa Sopraintendenza, per ciò
che riguarda le biblioteche; lasciando ad altri la cura di indi-
care il più che potrebbe forse occorrere per gli archivi Così
facendo, avremo da una parte occasione di veder meglio quanto
male ideato, e nei suoi effetti dannoso, sia il sistema che fino
ad ora prevalse; come pure quanto poco, per questa ragione, si
sia potuto fare in questi sei anni dal Governo, in cose che uni-
camente dipendevano dalla sua iniziativa. Dall'altra parte, esami-
nato nei suoi particolari questo ramo di servizio della Istruzione
pubblica, e tracciato il programma del da farsi, ne risulterà, vo-
gliamo sperare, il convincimento, che, quando al Governo stia
veramente a cuore di riparare alle condizioni ancor troppo de-
plorevoli delle nostre biblioteche, quando su di esse intenda eser-
citare in modo efficace l'alta sua sorveglianza, quando sia suo
volere di renderle un giorno sussidio possente agli studii e fonte
perenne di civiltà, torni indispensabile il creare un apposito e
stabile ufficio, che di questa importantissima bisogna esclusi-
vamente si occupi.
A questa Sopraintendenza si dovrebbero fin da principio af-
fidare gli studii per una classazione e un riordinamento delle no-
stre biblioteche.
Noi abbiamo biblioteche che si chiamano Nazionali, e certa-
mente (se la parola in questo caso deve avere un significato) esse
sono per numero sovrabbondanti; giacchè lo Stato non è in grado
di sopportarne la spesa occorrente; abbiamo biblioteche Uni-
versitarie, e manchiamo, quasi del tutto, di biblioteche speciali.
Nel lodevole scopo di fondare 36 biblioteche liceali vi abbiamo
consacrata la somma aunua di 3,600 lire, cioè sole lire 100 per
ciascuna. Non esistono biblioteche per le arti, le industrie ed il
commercio; soltanto qualche Istituto tecnico ne ha una desti-
nata quasi esclusivamente ai professori. Nelle librerie delle nostre
città di mare non si trovano le opere relative alla teoria, alla pra-
tica, ed all'istoria della navigazione, quantunque sia sottinteso
che noi vogliamo essere grande potenza marittima e commer-
ciale. Ci sono ministeri, e c'è il consiglio di Stato che, per loro
uso privato, hanno biblioteche, quantunque, a motivo del tras-
porto della capitale, esse non abbiano potuto in due anni dar
segno della loro esistenza, e quindi non figurino nella statistica
officiale recentemente pubblicata; come non vi figurano (non si
sa il perchè) quelle di alcune Accademie e Istituti letterari e
scientifici. Abbiamo qualche biblioteca municipale, che vive vita

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propria, senza che le sia indicato il posto che nell'insieme po-
trebbe occupare. Non esistono ancora fra noi biblioteche comu-
nali, che pure dobbiamo considerare come uno dei mezzi più va-
lidi per combattere i pregiudizii e l'ignoranza, come una delle
leve più potenti per migliorare le condizioni materiali e rialzare
il morale delle basse classi della nostra società.
Ma affinchè lo spirito d'ordine entri e regni in questi stabili-
menti, affinchè essi riescano praticamente utili, non basta che le
biblioteche abbiano un nome qualunque. È urgente affermare che
cosa s'intenda sotto queste varie denominazioni, che cosa si pre-
tenda da esse; dire in modo chiaro e preciso quale è lo scopo
a cui ciascuna deve servire; tracciare il limite della sua azione,
e determinare ciò che le fa di bisogno perchè essa si trovi in
condizioni tali da poter raggiungere la meta prefissa. Quando si
hanno ben chiare queste idee, allora soltanto, e non prima, il
Governo potrà vegliare su di esse, allora potrà decidere quali sono
veramente necessarie, potrà cambiar l'indirizzo a quelle che pre-
sentemente servono a poco, o fanno alle esistenti una inutile
concorrenza, e saprà quali e dove dovrà crearne di nuove, quando
ne avrà i mezzi. Tracciata che sia al personale delle biblioteche
la via che deve seguire, anche il pubblico cesserà dal preten-
dere che si trovi in una biblioteca quello che deve stare in un'al-
tra. L'uno sarà in grado di adempiere meglio al suo ufficio,
l'altro rimarrà più soddisfatto, perchè comincierà ad accorgersi
che vi è una mente che vede e provvede a questa bisogna. Ma
senza coordinare fra loro le biblioteche, senza rendersi conto di
quello che ciascuna è destinata a fare, è impossibile una eco-
nomia veramente saggia, è inconcepibile una sorveglianza da parte
del Governo, al quale mancano i criteri necessari per farla, ed
è assurdo il pretendere che esse funzionino regolarmente.
Dopo questa classazione la Sopraintendenza dovrebbe fare il
regolamento generale del servizio delle biblioteche (regolamento
che ancora ci manca, e che vi è perfino in Austria) precisando
quali sono i lavori di prima necessità che tutte le biblioteche
devono avere già fatti, o altrimenti dovrebbero immediata-
mente fare, indicando quali sono i secondari ai quali non sia le-
cito por mano fintanto che gli altri non sono al corrente; stabi-
lire come dovranno essere continuati; dettare norme uniformi
per certi dati lavori, sul genere di quelle proposte dal Jewett
per il catalogo alfabetico delle biblioteche degli Stati Uniti di
America, affinchè gli impiegati tutti e ora e poi lavorino con unità
di sistema; indicare le regole generali per una esatta

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amministrazione; prescrivere come debba essere, secondo i più sani prin-
cipii della biblioteconomia, custodita e conservata la suppellet-
tile letteraria, e regolato il servizio di fronte al pubblico, tanto
per la lettura in biblioteca, come a domicilio.
Non può essere nostra intenzione di esaminare nei loro par-
ticolari le troppo scarse disposizioni prese dal Governo su queste
materie. Di una però vogliamo tenere parola. Svegliatosi l'amore,
se non dello studio, almeno della lettura, si insiste molto viva-
mente nelle grandi città italiane, affinchè una delle diverse bi-
blioteche stia aperta la sera. La domanda è giustissima, ed il
Governo in qualche città ha appagato questo desiderio. Se poi
ciò si sia fatto nel modo più conveniente abbiamo motivi per du-
bitarne. Prima di tutto non sono le grandi biblioteche che de-
vono servire a questo uso, bensì quelle che più si avvicinano pel
loro carattere alle popolari. Per le altre bisogna estendere mag-
giormente, e con migliori cautele, la lettura a domicilio. Inoltre
quanta spesa non reca questo servizio, mentre si potrebbe fare
egualmente bene, più economicamente e con minori pericoli,
imitando quello che si fa in qualche città di Germania. Si prov-
veda la biblioteca che si vuol aprire la sera di una sala di let-
tura senza libri e del tutto segregata da quelle che ne hanno, e
si illumini questa soltanto. Si stabilisca che le domande dei libri
che si vogliono leggere di sera debbano essere presentate du-
rante la giornata. Allora, prima di chiudere la biblioteca, gli im-
piegati potranno ricercare le opere richieste e trasportarle nella
sala destinata alle letture serali. In questo modo saranno sod-
disfatte le discrete esigenze degli studiosi seri, si eviteranno la
non indifferente spesa e i gravi pericoli causati dall'illuminare
e riscaldare un vasto edifizio, e per di più si otterrà una rile-
vante economia di servizio negli stessi impiegati.
Tornando al nostro argomento, dopo questi studii e lavori di ca-
rattere generale e straordinario, nei quali c'è da fare assai più
di quello che comunemente si creda, e che devono esser fatti
perchè sono la sola base sulla quale si può solidamente edificare,
seguono ora quelli di cui la Sopraintendenza dovrebbe costan-
temente occuparsi.
Una delle prime cure del Governo dovrebbe esser quella di
istituire delle biblioteche per la prima gioventù, e nelle grandi
città dove esistono più biblioteche destinarne immediatamente una
ad uso dei soli giovinetti, escludendoli dalle biblioteche maggiori.
Non diciamo questo unicamente pel disturbo che essi recano al
pubblico. Una sorveglianza più attiva e una disciplina più

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rigorosa di quelle attualmente vigenti nelle sale di lettura, bastereb-
bero a rimediarvi. È da un ordine di idee superiore a questo,
che siamo indotti a farne la domanda. È egli umanamente pos-
sibile che in queste immense raccolte di libri, tutti gli impie-
gati conoscano tutte le opere che ad ingegni non ancora maturi
possono riescire pregiudicevoli, oppure contengono offesa al
buon costume? Le circolari che raccomandano simili cautele sa-
ranno bellissima cosa, e certo mirano ad un fine degno del più
alto encomio; ma nella pratica si possono esse sempre eseguire?
Troppo di frequente e involontariamente avviene il contrario. Più
volte vanno in lettura libri osceni d'autori perfettamente scono-
sciuti alle persone addette al servizio. Inoltre, come si può
egli pretendere (specialmente come è ora ordinato il servizio
nelle nostre biblioteche) che gl'impiegati che distribuiscono i
libri sappiano giudicare, se l'opera richiesta da un giovinetto
sia superiore alla sua intelligenza, e, riconosciuto questo, si
prendano l'amorevole cura di suggerirgli quella che per lui
sarebbe più adatta e più profittevole? Come si vuole che gli
impiegati s'avveggano e distinguano se egli chiede un libro per
aumentare e allargare la sfera delle sue cognizioni, oppure
per ischivare la fatica dello studio? Quante dimande inconsul-
te non fanno essi di libri, e quanto non gioverebbe che gli
impiegati avessero modo e tempo per raddirizzare le loro idee?
Chi non vede la necessità e l'importanza di contribuire, anche
in cotesto modo, alla loro educazione?... Qualcuno dice: date ai
giovanetti soltanto libri serii. E perchè? Se dopo aver assistito
alle sue lezioni, dopo aver studiato quello che deve, un giovi-
netto cerca nella amena lettura di un libro onesto un utile pas-
satempo, si metterà fuori della porta, affinchè corra le vie della
città e affronti tutti i pericoli e i vizii, figli della ignoranza e del-
l'ozio? No. Fa di mestieri che vi sieno biblioteche destinate uni-
camente per loro, e che queste contengano, scelti colla massima
cura, soltanto quei libri che a loro possono essere necessarii,
o in qualunque modo profittevoli. Di questi ultimi la storia della
letteratura popolare ne ricorda diversi, che esercitarono grandis-
sima influenza, quantunque in sulle prime non si giudicherebbero
tali. Chi non sa, per citare un esempio, che le avventure nar-
rate dal Foe nel celebre racconto intitolato il Robinson Crusoè,
letto avidamente negli anni giovanili, bastarono a svegliare in al-
cuni paesi l'universale ammirazione per le imprese ardite, a de-
stare in molti il desiderio, nell'età matura effettuato, di intra-
prendere lunghi e pericolosi viaggi, di conoscere lontani paesi,

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e di visitare inesplorate regioni? Fa di mestieri inoltre che il
personale di queste biblioteche si educhi alle speciali, e non fa-
cili esigenze di questo servizio, che esso stia in continua rela-
zione con i giovanetti, possa servir loro di guida intelligente, sap-
pia guadagnarne la fiducia, l'affetto e la stima. Nelle grandi bi-
blioteche ciò è assolutamente impossibile. Esclusi i giovinetti,
basterebbe, volendolo, richiedere uno speciale permesso pei libri
di frivolo argomento e per gli erotici; ma se pure uno di questi
libri capiti in mano del lettore, il male non assumerebbe poi un
carattere di molta gravità. In esse l'impiegato, perchè ha da
compiere altre faccende, e perchè chi le frequenta sa da sè
stesso provvedere ai suoi studii, basta che assista il lettore nelle
sue ricerche bibliografiche, quando questi ne chieda l'ajuto. Le
grandi biblioteche non hanno mai servito, nè possono servire util-
mente ai giovanetti. È cosa strana il pretenderlo. Ciò posto, per-
chè, a modo di esempio, nella città di Firenze non se ne trova
ancora una accomodata ai loro bisogni intellettuali, mentre vi
sono pubbliche biblioteche, che nessuno sa scoprire a qual'uso
arcano siano esse destinate?
Dopo aver provveduto alla istituzione di biblioteche per la gio-
ventù, prime fra tutte per importanza assoluta, si presentano le
biblioteche comunali. E poichè ancora non ne abbiamo, non ba-
sta trovare i mezzi (che per tante cose meno utili e necessarie
ci sono), non basta studiare l'ordinamento delle biblioteche po-
polari, che in sì gran numero esistono negli Stati Uniti d'Ame-
rica, in Inghilterra, nella Scozia, nella Svizzera, nell'Olanda, nel
Belgio, nella Francia, non basta scegliere un sistema pratica-
mente attuabile e col quale in poco tempo si possano fondare;
bisogna che questa Sopraintendenza concorra coi suoi lumi, coi
suoi consigli e con indefesso lavoro alla direzione, all'incremento
di queste piccole biblioteche, e prepari e stabilisca le cose per
modo da rendere assai semplice e facile il cómpito di ammini-
strarle ai maestri delle scuole elementari, perchè a questi ap-
punto, come in Francia, sarebbe bene che fossero affidate.
Quando in ogni villaggio noi avremo una piccola biblioteca circo-
lante (da potersi col tempo rimutare fra i vicini villaggi, secondo
il sistema scozzese) di almeno 200 opere che descrivano il nostro
paese, che ne ricordino l'antica grandezza, narrino le agitate
e dolorose vicende, a traverso le quali la patria nostra conseguì
l'indipendenza, la libertà e l'unità; che per via di racconti
ed esempi inspirino negli animi il culto del buono e del bello,
e vi sveglino il desiderio del sapere; che, esponendo gli

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elementi delle scienze più importanti, descrivano le meraviglie della
natura, spieghino i diritti e i doveri di chi vive in civile con-
sorzio, insegnino come si fanno i commerci, come si eserci-
tano le industrie e le arti, quanto la scienza giovò alla coltiva-
zione dei campi e alla pastorizia: allora soltanto noi avremo
maestri di villaggio assai più colti, allora l'educazione e l'istru-
zione non terminerà nella scuola e colla scuola, ma entrerà nella
famiglia, si assiderà al focolare domestico, e colla sua benefica
azione distruggerà i pregiudizii, dirigerà e consolerà il lavoro,
insegnerà ad amare ed apprezzare i liberi ordinamenti, in una
parola, ridurrà a nuova vita il campagnuolo e il proletario, mi-
gliorandone le condizioni materiali e morali.
Che in un villaggio tutti sappiano leggere il primo libro di
lettura, che si dà nella scuola, sarà bella cosa; ma cosa ancor
più bella e necessaria sarà che il leggere divenga un mezzo ef-
ficace ad aumentare il patrimonio delle utili ed oneste cognizioni,
il vincolo che stringa ed affratelli tutti nella difficile opera di
svolgere le nostre ricchezze a comune prosperità, di vivere d'a-
more e d'accordo, non cercando che il bene della famiglia, del
paese, l'onore e la grandezza della patria nostra. La scuola può
far molto, ma sola non basta. E dove questa già esiste, dove si
sono superate le difficoltà per introdurla, non bisogna fermarsi;
perchè se si vogliono raccogliere i frutti è d'uopo ajutare con
amorosa cura lo sviluppo della semenza affidata al terreno bene
disposto.
In quanto alle biblioteche, di cui ogni città dovrebbe essere
provveduta, nella più parte dei casi sarebbe conveniente che fos-
sero unicamente circolanti; cioè che i libri si concedessero e
restituissero in certe ore di dati giorni; perchè così scemereb-
bero d'assai le spese, e sarebbero utili a tutti i cittadini indi-
stintamente. Per ciò che riguarda la formazione e l'ordinamento,
si potrebbero modellare in gran parte su quella di Berna; e nei
luoghi dove già esistono altre biblioteche, sarebbe bene che mi-
rassero anche a combattere con libri buoni e utili quelle private
librerie circolanti, nelle quali non si dispensano che romanzi e
del peggior genere, che ad altro non servono che a guastare la
mente ed il cuore de' non pochi lettori. Se si vuole una coltura
soda e seria, se si vuole veramente avviare il paese al grande
avvenire al quale dovrebbe essere chiamato, bisogna ricercare e
impiegare tutti i mezzi che possono tornar utili, e questo è certo
uno di quelli che ha maggiore efficacia.
Le molte altre biblioteche destinate agli studii più elevati

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dovrebbero essere fondate e mantenute dalle provincie e dal Go-
verno. È certo che la Sopraintendenza delle biblioteche avrebbe
poco a ingerirsi in quelle civiche e provinciali. Rispetto a queste,
che possono essere dirette e sorvegliate da persone intelligenti,
l'ufficio di essa dovrebbe limitarsi a promuoverne, dove mancano,
la fondazione, e dare, quando ne sia richiesta, le notizie, i sug-
gerimenti, i consigli che possono giovare ad istituire, ad accre-
scere, e a ben amministrare le dette biblioteche.
Eccoci tornati col nostro discorso alle biblioteche governative.
Non può esservi dubbio che queste per il loro ordinamento e
per la loro amministrazione dovrebbero servire di modello alle
altre; ed è perciò che qui deve la Sopraintendenza spiegare mag-
giore acume ed esercitare una più diretta influenza.
Nell'interesse pubblico, nell'interesse ben inteso di questi sta-
bilimenti, è urgente necessità che cessi una volta quell'azione tal-
mente assoluta ed autonoma, da permettere che le nostre biblio-
teche non abbiano col Governo altra dipendenza, altri rapporti di
qualche entità, fuori di quelli che risguardano riscossioni e paga-
menti, quasichè fossero istituti fondati unicamente ad aggravare il
bilancio della istruzione pubblica. Bisogna imporre ad ogni biblio-
tecario l'obbligo (come è uso fuori d'Italia) di rendere seme-
stralmente conto della condotta degl'impiegati, dello stato e pro-
gresso dei lavori che essi fanno, dei miglioramenti che si po-
trebbero e dovrebbero introdurre; somministrando tutte quelle
notizie per le quali si possa dare con conoscenza di causa, un giu-
dizio sulla intelligenza e attività del personale e sull'andamento
generale della biblioteca.
È indispensabile che in certe cose, che pure si riferiscono all'or-
dinamento interno delle biblioteche, il bibliotecario non abbia li-
bertà sconfinata di fare e disfare. Lasciategli molta iniziativa, per-
chè egli è in grado di essere il giudice più competente. Ma per
quanta capacità, intelligenza e buon volere si vogliano in lui ammet-
tere, la biblioteca non deve essere in sua assoluta balìa. La sua fa-
coltà di agire deve avere un limite. Egli non deve considerarla come
una sua privata libreria, perchè non vi impegna soltanto l'opera
sua, ma alle sue idee lega la volontà e l'opera dei suoi successori.
Delle grandi innovazioni da farsi nella biblioteca a lui affidata,
egli dovrebbe sempre dare contezza alla Sopraintendenza e ot-
tenerne l'approvazione; perchè così da una parte, nel dimostrar-
ne la convenienza ne studierà meglio le ragioni determinanti, e
dall'altra traccierà anche ai suoi successori le idee direttive e le

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norme per continuarla. Torna quindi tanto più necessario a chi,
per la sua posizione, abbia l'obbligo di vegliare sull'opera dei bi-
bliotecari, il conoscere assai fondatamente, non solo per teoria, ma
ben anco per pratica, il servizio delle biblioteche. Altrimenti non
saprà a che tenersi, non sarà capace di rettamente giudicare, e tal-
volta impedirà delle savie riforme e tal'altra non sarà in grado di
frenare la smania di qualche bibliotecario nuovo del mestiere, il
quale creda che l'ufficio suo consista nel mettere a soqquadro la
biblioteca, e cerchi l'immortalità nel fare a rovescio e al contrario
di quello che faceva il predecessore. Questo difetto ha non poche
volte recato gravi e irreparabili danni alle biblioteche, non solo in
Italia, ma anche al di fuori. I lavori delle biblioteche hanno questo
quasi sempre di caratteristico, che, oltre essere molto lenti,
non se ne vede mai la fine perchè la biblioteca acquista sempre
nuovi elementi di vita. Occorre perciò in chi dirige, molta co-
stanza, molta ponderatezza e circospezione, prima di abbando-
nare o buttare all'aria il vecchio per accingersi al nuovo; altri-
menti si spreca indarno tempo e fatica, e non si ha nè questo
nè quello. In ogni modo è un sistema erroneo l'abbandonare cie-
camente questi istituti, che per il paese hanno sì grande e vi-
tale importanza, nelle mani di persona, che per quanta fiducia
meriti, sa che nessuno gliene domanderà conto; tanto più che,
nella maggior parte dei casi, prima che il pubblico si accorga e
muova lamento del male, esso è già fatto irreparabile.
Sarebbe necessario che la Sopraintendenza avesse facoltà in
casi gravi ed urgenti, di esaminare sopra luogo le biblioteche,
per accertarsi delle condizioni in cui versano, e della verità
delle cose esposte. Sarebbe inoltre necessario che a somiglianza
di quello che si pratica in quasi tutta l'Europa, avessero luogo
anche fra noi delle visite periodiche, per assicurarsi dello stato
di conservazione e del modo con cui sono tenuti i libri, per ri-
scontrare se la suppellettile letteraria esiste secondo gli inventari
che ogni biblioteca dovrebbe avere (e che tutte non hanno), per
vedere se il servizio a domicilio ha luogo secondo le regole pre-
scritte, e se queste sieno eseguite rigorosamente, perchè nel caso
contrario, anzichè estenderlo maggiormente a comune utilità, sa-
rebbe miglior consiglio sopprimerlo del tutto. Occorre insomma
affidare a chi ha le cognizioni speciali richieste, il geloso inca-
rico di esaminare se in questi istituti che sono sparsi per tutta
Italia, ogni cosa proceda secondo i dettami della scienza e le pre-
scrizioni governative. L'Edwards insisteva con molto calore, af-
finchè questa ispezione, che altrove funziona da lungo tempo,

[p. 82]
fosse introdotta anche in Inghilterra (1)3; ed in Francia, per ci-
tare un esempio, si ebbe almeno l'accortezza di creare un Ispet-
tore generale per le biblioteche.
Alla Sopraintendenza pure si dovrebbe inviare la nota dei
libri comperati, ordinata, come si fa in alcune parti della
Germania, per materie, poichè in questo modo si avrebbe
la certezza che il personale dirigente delle biblioteche tenne,
nel compilarla, esatto conto delle proporzioni in cui doveva-
no esser fatti gli acquisti nei diversi rami dello scibile, se-
condo l'indole e lo scopo assegnato alla biblioteca; la Soprain-
tendenza avrebbe in mano gli elementi per giudicare se e come
si cerchi raggiungere questo scopo, vedrebbe riflessa come in
uno specchio l'intelligenza e l'attività scientifica del personale
che amministra le pubbliche biblioteche, avrebbe la riprova do-
cumentata se si fanno gli studii necessari in questa, non saprei
dire se più importante o difficile, faccenda.
A noi non garba che sulle fatture saldate dei libri, un ap-
plicato qualunque rifaccia (seppure si fa) soltanto le somme;
giacchè nel resto della fattura (è facile l'accertarsene) ci legge e
intende appena l'impiegato che fece gli acquisti. Se non si può
mettere a riscontro il denaro speso con la cosa acquistata è un
bel perditempo il sommare dei numeri, è cosa meno che deco-
rosa il chiedere questi documenti per mostrare di fare un con-
trollo, quande il farlo come si dovrebbe è evidentemente impos-
sibile. Sono spese di natura loro troppo diverse dalle usuali, e
quindi ci vogliono provvedimenti adattati. Perciò non può esservi
dubbio che il controllare queste spese è ufficio che deve appartenere
a persone molto intelligenti e versate in queste materie, e perciò da
nessun'altra amministrazione dello Stato si potrebbe far meglio che
dalla Sopraintendenza, la quale oltre il procurarsi le necessarie ga-
ranzie che le spese sieno state realmente fatte, potrebbe ben anco
vegliare che sieno fatte economicamente e saviamente. E questo
è quello che importa. Ma v'ha di più. Interessata e responsabile
dell'andamento delle nostre biblioteche, nè avendo mezzo più
sicuro per adempiere a gran parte dell'ufficio suo, che analiz-
zando e sindacando gli acquisti che si fanno, la Sopraintondenza
sarebbe di necessità indotta a contribuire ancor essa affinchè rie-
scano sempre migliori. E in ciò il suo còmpito è reso più facile
dal poter essa sola istituire un confronto fra gli acquisti di una
biblioteca con quelli delle altre. Ciò gioverebbe in particolar

[p. 83]
modo alle minori biblioteche, dove il personale superiore, essen-
do per la natura loro molto ristretto, non può abbracciare il
complesso delle pubblicazioni che si fanno, e scegliere pronta-
mente tutto quello che più interessa al pubblico che le frequenta.
Sugli acquisti dunque è strettissimo dovere dell'amministra-
zione centrale di esercitare una sorveglianza rigorosa e non il-
lusoria, perchè da essi non solo può venire scemata la pre-
sente utilità delle biblioteche; ma eziandio compromessa quella
avvenire. Bisogna farlo per impedire lo spreco dei pochi denari
in compere frivole o inconsulte; bisogna farlo per porre un ar-
gine a quelle esclusivamente ristrette agli studii o alle inclina-
zioni di un bibliotecario, o destinate, non ad ajutare o giovare
alla scienza, ma nell'intento di richiamare gran numero di let-
tori, che poi nella biblioteca null'altro cercano che un passa-
tempo (1)4Sembra poi cosa appena credibile che non si sia ancora pen-
sato di porre in relazione fra loro le diverse biblioteche di una
città, onde evitare in un medesimo luogo la compera degli stessi
libri, quando non siano dei pochi assolutamente indispensabili.
Ma tornando agli acquisti che via via si fanno, bisognerebbe
che la Sopraintendenza potesse stabilire le cose per modo, che
le maggiori biblioteche fossero in grado di pubblicare colle stampe
il Catalogo sistematico dei nuovi acquisti, come per es. da diversi
anni si fa in modo degno del più alto encomio dalla Biblioteca di Got-
tinga. «In questa guisa», ripeterò le parole che stanno in fronte ad
una simile pubblicazione della Biblioteca nazionale di Brusselle,
«i sussidii di cui può disporre la scienza, non saranno più un
segreto, e la direzione della biblioteca potrà essere giudicata
ed apprezzata con conoscenza di causa.» È soltanto con que-
ste pubblicazioni, che si potrebbe destare fra le diverse biblio-
teche, una emulazione feconda di ottimi risultati.
Inoltre è molto importante, che le modeste ricerche e gli
studii pieni di abnegazione, che nel campo anche della bibliogra-
fia contemporanea sarebbe obbligato a fare il personale

[p. 84]
superiore delle biblioteche, tornino col mezzo della pubblicità di van-
taggio agli studiosi. Essi nella immensità delle pubblicazioni che
si fanno, nella febbrile rapidità con cui si succedono, e nell'as-
soluta mancanza di lavori bibliografici italiani, che, secondo i no-
stri bisogni, dieno notizia delle opere più importanti che vedono
la luce nel mondo civile, abbrevierebbero di molto le loro ri-
cerche, se potessero avere fra mano l'elenco delle opere scelte
con diligenza, studio ed amore da persone istruite che per uf-
ficio devono sovratutto accompagnare nei suoi progressi il mo-
vimento intellettuale, e prendere nota di quelle produzioni che
per la storia della civiltà hanno non dubbia importanza. Così
facendo, oltre l'avvertire gli studiosi dei sussidii scientifici che
loro prepara lo Stato, si avrebbe anche il mezzo di provocare
sugli acquisti il loro giudizio, e al bisogno i loro suggerimenti.
Nè deve dar pensiero la spesa che può occorrere. Si faccia-
no economie là dove sono possibili. Si risparmi a modo di esem-
pio (che è cosa facilissima) metà del denaro che ci vuole per
l'Annuario della Istruzione pubblica, ed ecco che coll'altra metà
si potrà stampare il Catalogo degli acquisti di qualcuna delle mag-
giori biblioteche italiane. Per un elenco di impiegati che serve a
qualche cosa appena un anno, non occorre tutto quel lusso; si
imitino le pubblicazioni degli altri Ministeri. Per il contenuto e
per l'uso a cui è destinato, basta una forma assai più modesta, e
tutti saranno contenti se col risparmio avranno un elenco di
opere che, conosciute, potranno giovare al paese ora e nell'av-
venire.
Del resto, trattandosi specialmente di grandi biblioteche, le
economie di un certo genere sono dannose e rendono meno frut-
tifere le spese che già si fanno. Bisogna unicamente vegliare che
il danaro che può occorrere sia usato saviamente. Noi abbiamo
a fare ancora lungo e difficile cammino prima che le nostre più
grandi biblioteche siano quello che devono essere, e in parte
furono; prima che, secondo le sapienti ed autorevoli parole di
Molbech, possano avere pei letterati e scienziati una eguale de-
stinazione e rendere i medesimi servigii che per la studiosa gio-
ventù hanno e rendono le Università (1)5.

[Seconda parte]




[p. 85]
Continuando a discorrere della suppellettile letteraria delle no-
stre biblioteche si fa sempre più manifesta la necessità che il
Governo se ne occupi seriamente e convenientemente. Ma sino
a tanto che il riordinamento e la classificazione delle nostre bi-
blioteche non sarà un fatto compiuto, sin tanto che non si saprà
a qual fine determinato deve servire ogni singola biblioteca, si
può ben poco sperare. Da questo riordinamento soltanto sarà dato
scorgere come qui abbiamo raccolte preziosissime che nell'inte-
resse del pubblico studioso, e perchè acquistino virtualmente tutto
il valore che hanno, dovrebbero stare in altre biblioteche, e come
altrove ve ne sono altre che hanno lacune e mancanze oggidì
imperdonabili, perchè tolgono ogni possibilità che certi studii
ritornino in fiore. È solo da questo generale riordinamento che
si potrà anche ben comprendere e misurare come l'apparato li-
brario delle nostre biblioteche sia per gli attuali nostri bisogni
in troppa gran parte inservibile. Questo fatto gravissimo in sè
stesso è riconosciuto anche nelle Osservazioni che accompagnano
la Statistica delle Biblioteche del Regno. Ma a che serve conoscere
e confessare l'esistenza di questo vizio organico, se poi non si
prendono subito, nei limiti del possibile, le misure e i provve-
dimenti necessari per rimediarvi?
Di 210 biblioteche, delle quali ci dà notizia la Statistica ci-
tata, sorte quasi tutte molto prima di questo secolo, 115 circa
furono fondate con librerie appartenute o al clero o ai conventi
soppressi. Oltre le ricordate, quasi tutte le altre ebbero ad au-
mentarsi notevolmente in simile modo. E così le nostre biblio-
teche non si formarono seguendo una idea fondamentale, un
concetto prestabilito, ma risultarono invece dalla concentrazione
in un solo locale di piccole librerie, o da lasciti di generosi do-
natori. Questi aumenti poi ben di rado corrispondevano con i

[p. 173]
bisogni della biblioteca che arricchivano. Per i tempi a noi più
vicini è inutile il dire, che i cessati governi italiani non si cu-
ravano di questi stabilimenti, e non cercarono di riempirne le
lacune, di metterli in armonia coi crescenti bisogni. E come mancò
del tutto un sistema generale nella loro istituzione e successiva
formazione, così, è doloroso il dirlo, vi è tuttora assoluta man-
canza di qualunque genere di provvedimento, che valga a porvi
rimedio.
Ognuno vede che, dopo aver determinato il fine a cui deve
mirare ogni biblioteca, il principale provvedimento sta nelle do-
tazioni. Abbiamo accennato quanto sono meschine. Non destinate
a riparare ad un passato che lasciò dolorose traccie della mas-
sima noncuranza, esse non bastano a soddisfare alle giuste esi-
genze degli studiosi. Le pubblicazioni letterarie e scientifiche
crebbero per ogni dove a dismisura, ed hanno assunto una va-
stità di proporzioni che nel passato secolo non era dato preve-
dere, né lecito sperare. Le scienze tutte, se non si può dire che
ai giorni nostri abbiano subìto addirittura una completa trasforma-
zione, questo però è certo che si presentano almeno con nuova e
più vigorosa vita, frutto di una attività più seria, e di una in-
vestigazione più diligente e profonda. Ciò nonostante le dotazioni
delle nostre biblioteche, mentre altrove si mettevano in rapporto
coi nuovi bisogni, rimasero fra noi (fatte ben poche eccezioni)
a un dipresso quello che erano nel secolo scorso.
Nelle attuali strettezze finanziarie sarebbe strana indiscrezione
il chiedere che almeno ad uno dei principali nostri stabilimenti
fosse accordata una sovvenzione straordinaria che si accostasse a
quella che colla legge 14 luglio 1838 fu consentita alla Biblio-
teca nazionale, ora imperiale, di Parigi (di un milione e 264 mila
lire); affinchè essa potesse far fronte ai diversi suoi bisogni, con-
servandole al tempo stesso il solito credito per le spese ordinarie.
Ma ciò va solo ricordato, perchè dimostra a quali espedienti si
credette allora dover ricorrere; perchè dimostra nelle autorità
che proposero, e nelle Camere che approvarono, una sollecitu-
dine illuminata per gli interessi intellettuali del proprio paese,
una ferma volontà che in quella gran biblioteca le tradizioni del
pensiero non patissero interruzione, ed i lavori di riordinamento
non soffrissero ritardo per mancanza di mezzi pecuniarii.
In quanto a noi le esigenze del nostro pubblico studioso sono
assai più modeste. Esso domanda che le dotazioni rispondano ai
più urgenti bisogni delle nostre biblioteche, domanda che si cessi
di assottigliarle, come è avvenuto, per fare delle grette

[p. 174]
economie «quasichè da poche lire sottratte alle più nobili istituzioni
avvivatrici della pubblica civiltà, il dissanguato erario avesse a
ristorarsi (1)6»; domanda che siano guardate secondo l'importanza
e l'ufficio delle biblioteche a cui sono destinate. E questo è quello
che precisamente ci manca.
È quindi urgente il porre prontamente mano anche a questa
riforma. Qua si vedono biblioteche d'Università che possono spen-
dere assai più di quelle alle quali si dà il pomposo nome di
nazionali. Eppure gli studii che si fanno nelle Università sono
abbastanza circoscritti dagli insegnamenti che vi si professano.
Una eccettuata (quella Universitaria di Torino), nessun'altra bi-
blioteca italiana, nemmeno la maggiore della Capitale, ha dispo-
nibile una somma che raggiunga le 24 mila lire, anzi, toltene due,
(la Nazionale e l'Universitaria di Napoli), le altre tutte ne sono
ben lontane. Bisogna inoltre osservare che queste somme sono
inscritte nel bilancio col titolo generico di spesa per il materiale;
e perciò essa non è destinata unicamente ai libri, ma vi si com-
prendono anche le legature, scaffali, spese di stampa, di posta,
oggetti di cancelleria, mobili, legna da ardere (e per alcune
anche l'illuminazione), riparazioni e conservazione dei locali, con
tutto quello che una denominazione sì vaga permette di abbrac-
ciare.
Fatte queste avvertenze, per non ispendere altre parole in-
torno ad un tale argomento, e perchè il lettore possa da sè giu-
dicare, stimo miglior consiglio l'estrarre dalle indicazioni sparse
nel bilancio del Ministero della Istruzione pubblica per il 1866
il seguente specchio dimostrativo delle somme destinate per do-
tazione (materiale) alle nostre biblioteche, senza notare quelle che
appartengono al Veneto o sono registrate nei bilanci degli altri
Ministeri.



[p. 175]
BIBLOTECHE
dipendenti dalla III Divisione Istruzione superiore - Università. - Scuole d'applicazione e veterinaria, ecc. ecc.
Biblioteca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Lire Cent.
1. dell'Università di Bologna . . . . . . . . . . 5,320.-
2. . . . . » . . . di Cagliari . . . . . . . . . . . . . . 2,500.-
3. . . . . » . . . di Catania Biblioteca grande 3,333.33
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » . Ventimigliana . . 60.-
4. . . . . » . . . di Genova . . . . . . . . . . . . . . 7,916.65
5. . . . . » . . . di Messina . . . . . . . . . . . . . 2,083.34
6. . . . . » . . . di Napoli . . . . . . . . . . . . . . 21,993.-
7. . . . . » . . . di Modena . . . . . . . . . . . . . . 1,250.-
- . . . . . » . . . di Palermo (1)7.
8. . . . . » . . . di Parma (Biblioteca medica) . . 83.34
9. . . . . » . . . di Pavia . . . . . . . . . . . . . . . 10,000.-
10. . . . » . . . di Pisa . . . . . . . . . . . . . . . . . 5,833.34
11. . . . » . . . di Sassari . . . . . . . . . . . . . . . 1,250.-
- . . . . . » . . . di Siena (2)8.
12. . . . » . . . di Torino . . . . . . . . . . . . . . . 24,000.-
13. dell'Istituto Superiore di Firenze, per la . . . . . . . . . . Sezione di scienze fisiche . . . . . . . 4,000.-
. . . . . . . . . . . » . . di medicina e chirurgia . . . . . 1,000.-
14. della Scuola d'applicazione per gli ingegneri . . . . . . . . . . . in Torino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1,200.-
15. dell'Istituto tecnico superiore in Milano . . 1,200.-
16. della Scuola normale superiore in Pisa . . . . 1,000.-
17. della Scuola veterinaria in Torino . . . . . . . . 1,000.-

[p. 176]
BIBLIOTECHE
dipendenti dalla II Divisione Belle Arti. - Conservatorii musicali. - Accademie e Corpi scientifici e letterarii, ecc. ecc.
Biblioteca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Lire Cent.
18. Nazionale di Brera in Milano . . . . . . . . . 12,000.-
19. Palatina di Modena . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6,733.34
20. Nazionale di Parma . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8,333.34
21. di Cremona . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1,500.-
22. Nazionale di Firenze . . . . . . . . . . . . . . . . 16,306.67
23. Mediceo Laurenziana in Firenze . . . . . . . . . 382.-
24. Marucelliana in Firenze . . . . . . . . . . . . . . . 3,333.34
25. Riccardiana in Firenze . . . . . . . . . . . . . . . . 1,866.67
26. di Lucca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3,220.-
27. Nazionale di Napoli . . . . . . . . . . . . . . . . . 20,000.-
28. Brancacciana in Napoli . . . . . . . . . . . . . . . 2,222.50
29. di S. Giacomo in Napoli . . . . . . . . . . . . . . . 4,166.67
30. Nazionale di Palermo . . . . . . . . . . . . . . . . 10,000.-
31. Oliveriana in Pesaro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 833.34
32. di Siena . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 833.34
33. del Conservatorio di Musica in Milano (1)9 600.-
34. dell'Istituto musicale in Firenze . . . . . . . . 1,000.-
35. del Collegio di Musica in Napoli (2)10 . . . . . .

Avvertenza. Dal bilancio è impossibile rilevare ciò che
esso assegna alle
Biblioteche delle Accademie delle
Belle Arti. - Lo stesso dicasi per le Biblioteche delle
Accademie scientifiche e letterarie.


[p. 177]
BIBLIOTECHE
dipendenti dalla IV Divisione Istruzione secondaria classica e tecnica. - Convitti nazionali,
ecc. ecc.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Lire Cent.
36-72. Per le biblioteche di 36 licei a lire 100 l'una . . 3,600.-
73. Biblioteca del liceo Forteguerri di Pistoja (1)11 1,142.-

Avvertenza. Nella Statistica delle biblioteche del Re-
gno si vede che nel
1863 erano sussidiate dal Governo
le seguenti biblioteche, che mancano nel nostro elenco,
forse perchè queste somme non erano menzionate in
modo distinto nel Bilancio:

74. Biblioteca dell'Accademia di Scienze, ecc.. di Massa Carrara . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 200.-
75. . . » . . del Convitto Nazionale di Teramo . . . . . 400.-
76. . . » . . del Seminario di Patti . . . . . . . . . . . . . . . 255.-

In quanto alle dotazioni, se si è per il momento costretti a
limitare le domande ed i desideri a quello che è strettamente
necessario, e ad una distribuzione più equa, insomma a quello
che nelle attuali contingenze è possibile, fa di mestieri «che
pei bilanci preventivi venga interrogato chi potrebbe all'uopo
somministrare le più esatte nozioni intorno ai veri bisogni del-
l'istituto». È d'uopo quindi di ritornare alla pratica che era
in uso, e che a un tratto fu abbandonata: invitare cioè le biblio-
teche a proporre il proprio bilancio prima che il Ministero della
Istruzione pubblica compili il suo, affinchè possa farlo tenendo
conto dell'urgenza di alcuni bisogni e con intima cognizione
delle cose (2)12.

[p. 178]
Ma se queste considerazioni si riferiscono al denaro pubblico
che si consacra a questi Istituti, non si può ristare dal chiedere
e dall'insistere che si esaminino una volta accuratamente tutte
le altre fonti, col mezzo delle quali le nostre biblioteche potreb-
bero aumentare la loro suppellettile letteraria, e si dispongano
finalmente le cose per modo che riescano agli studiosi di mag-
gior profitto.

Non vi ha Stato in Europa, eccettuata l'Italia, il quale non
abbia almeno una biblioteca dove si raccolgono tutte le pubbli-
cazioni che si fanno nel paese, affinchè in essa si vegga tutto
il movimento intellettuale della nazione. Qual immenso vantaggio
ne derivi agli studiosi, qual forza ne ritragga il pensiero nazio-
nale non ha bisogno di essere dimostrato.
Ma se tanto giova altrove, quanto più non sarebbe necessario
in Italia? Da secoli divisi, noi non ci conosciamo. L'attuare l'u-
nione, ed il volgere il pensiero e l'azione di tutti gli Italiani
ad un solo scopo era per l'avversità dei tempi impresa arditis-
sima, ed irta di immense difficoltà. Mancanza di communicazioni,
varietà di costumi e di coltura, governi apertamente ostili, lo
straniero attendato nel nostro paese; tutto cospirava e mirava a
tenerci divisi. Ma poichè per costanza di propositi e di voleri si
poterono raccogliere intorno ad un'idea che le altre tutte do-
minava, quanti avevano comune la patria, poichè con ingenti sa-
crifizii e per eventi insperati abbiamo potuto conseguire l'indi-
pendenza, la libertà e l'unità politica, è ora più che mai ur-
gente, che questa unità si consolidi e getti salde radici nella
comunità degli interessi, degli intenti e delle aspirazioni. A ciò
danno opera i serii e pacifici studii. Ma occorre che questi non
sieno individuali, isolati. E come tutte le forze vive della nazione
devono concorrere a questo supremo scopo, così è della massima
importanza che le forze sparse del pensiero italiano, destinate a
guidare e coordinare le altre, sieno esse stesse fra di loro col-
legate ed unite.
Quantunque il presente stato politico dell'Italia possa rendere
facile e naturale l'ottenimento di questo fine, pure noi ne siamo
ancora ben lontani, per le condizioni anormali del commercio
librario, sul quale continuano i lamenti senza che si sia mai pen-
sato con mezzi pratici e possibili di avviarlo ad un assetto mi-
gliore. A riprova basterà il dire che non siamo nemmeno in grado
di fare il semplice inventario di quello che fra noi si produce

[p. 179]
colle stampe, cosa che sa fare persino la Spagna. Basterà dire
che il Governo nazionale vi si è accinto, e per due anni ha pub-
blicato un Annuario bibliografico, e poi ha dovuto confessare la
propria impotenza desistendo dall'impresa. Il libraio Stella, per
opera privata, con difficoltà immense di tutti i generi, pubblicò
a Milano durante un decennio una bibliografia che i cultori delle
lettere nostrali, sì italiani che stranieri, lamentano ancora che non
sia continuata. Un Governo nazionale, colle immense risorse di
cui può disporre, si mette all'opera ed è costretto lasciarla a
mezzo. È pur vero che sarebbe difficile l'immaginare mezzi
meno adatti di quelli prescelti, per raccogliere le notizie, e un
metodo di redazione e un modo di pubblicazione che meno ri-
spondesse ai bisogni del pubblico studioso e del commercio li-
brario. Ma comunque ciò sia, fa proprio dolore e vergogna il ve-
dere una nazione, che proclama la suprema necessità degli studii,
che alla pochezza dei medesimi attribuisce i recenti insuccessi,
che dichiara innanzi al mondo intero, che essa mira a ritornarli
in onore, che essa vuole ad ogni suo potere incorraggiarli e pro-
muoverli, e nel fatto poi si mostra incapace di continuare l'opera
modesta di un libraio, impotente a prendere e dare non altro che
materiale notizia, di quello che degli studii è il frutto più visibile e
più positivo nel suo proprio paese. Ma come dovrà fare lo studioso
a vincere queste difficoltà, se il Governo stesso si ritrae e non sa su-
perarle? Come si stabilirà di fatto unità negli studii, se non si
giunge a collegare insieme gli sparsi cultori, facendo loro vicen-
devolmente conoscere l'esistenza dei loro lavori? E come si può
egli pretendere, e con qual diritto lagnarci, se oltr'alpe non sono
conosciute le opere dell'ingegno italiano, quando al nostro Go-
verno stesso non riesce di conoscerne l'esistenza?.... Il nostro
interesse, il nostro decoro stesso esigono imperiosamente che si
ritorni all'opera con più savio consiglio. Se vi sono difficoltà,
tanto maggiore è il dovere e il bisogno di superarle. Si affidi
questo lavoro alla Sopraintendenza, di cui ho parlato, e si vedrà
se essa, purchè composta di persone che al sapere uniscano la
pratica, saprà o no trovare il bandolo per isvolgere questa ma-
tassa..... Ma se al presente è già tanto difficile il conoscere so-
lamente quello che si pubblica in Italia, quanto più sarà diffi-
cile, per non dire impossibile, il procurarselo? Davvero che que-
ste stringenti ragioni basterebbero ad obbligare il Governo a fare
tutti gli sforzi possibili, sieno essi pur grandi, onde avere rac-
colto, almeno in una biblioteca, tutto quello che si pubblica in
Italia.

[p. 180]
Ebbene cotesto deposito centrale dei prodotti intellettuali d'Italia,
da tanto tempo desiderato invano, noi l'abbiamo già; ma sembra
ignorato da tutti, e si direbbe ignorato anche dal Governo. Sì, vi
è un luogo dove si raccolgono tutte le pubblicazioni italiane,
quantunque la Statistica officiale delle biblioteche del Regno non
ce lo indichi. Questa raccolta si va formando negli Archivi di
Corte, ora Archivi generali del Regno. Per quanto ciò possa pa-
rere strano, pure è così. Lo prescrive e lo ordina la legge sulla
stampa (Articolo 8) che è attualmente in vigore
(1)13, ed alla
quale dobbiamo la scoperta di questa peregrina notizia. Che cosa
poi abbiano a fare tante opere a stampa, ignorate dai nostri stu-
diosi, in un Archivio, è un problema che lasciamo volentieri ad
altri la cura di risolvere.
Questo però non basta. La medesima legge vuole che un'altra
copia di ogni cosa che si pubblica, sia immediatamente presen-
tata al Procuratore del Re che risiede nella provincia, dove l'o-
pera vide la luce. Egli deve esaminare se negli scritti o nei di-
segni si attenti alla sicurezza dello Stato, se vi sia offesa al Re,
ai poteri costituiti o alla pubblica morale. È quindi un provve-
dimento assai giusto. Ma perchè si trascura di trar maggiore pro-
fitto da questa copia? Perchè non si obbliga il Procuratore del
Re a consegnarla quando più non gli occorre, a qualche pubblica
biblioteca, da determinarsi secondo le diverse località? Si esclu-
dano pure quegli scritti contro cui egli ha promosso l'azione pe-
nale. Ciò importa poco. Quello che preme si è che le bibliote-
che abbiano a spendere il meno possibile in cose che potrebbero
avere gratuitamente e che giacciono inutili nelle mani del Go-
verno. Si dirà che il Procuratore del Re ne potrebbe avere bi-
sogno in seguito. Ma, secondo l'articolo 12 della legge citata,
qualunque azione penale nascente da reati di stampa, essendo
prescritta nello spazio di tre mesi dalla data della consegna della
copia al Pubblico Ministero; trascorso quel tempo, che bisogno
ne ha egli? Si vuol forse creare nel suo ufficio una biblioteca?
Ricordata ancora una terza copia che l'editore deve (sempre
secondo questa legge) presentare, e che è destinata alla biblio-
teca dell'Università più vicina al luogo di stampa, e, per le pro-
vincie annesse, alla biblioteca principale della cessata circoscri-
zione territoriale, tiriamo avanti.
Una provvida legge sui diritti spettanti agli autori delle opere

[p. 181]
d'ingegno, da lungo tempo reclamata, venne a por fine alle pi-
raterie librarie, a render migliori le condizioni materiali degli
scrittori, ed a dare alle operazioni commerciali degli editori una
base stabile, senza la quale era impossibile l'arrischiarsi a serie
speculazioni. Ora in virtù dell'art. 20 della detta legge, ed in
conformità d'un regio decreto del 25 giugno 1865, col quale
si danno alcune disposizioni regolamentarie, è stabilito: che chiun-
que intenda valersi dei diritti che essa garantisce, debba pre-
sentare al Prefetto della provincia due esemplari dell'opera che
pubblica, se questa sia in più volumi, o se, constando di un solo
volume, sia corredata da incisioni o altra simile specie di ripro-
duzione; tre esemplari, se l'opera sia pubblicata in un volume
solo. Esiste poi una circolare del Ministero d'agricoltura, indu-
stria e commercio del 15 luglio 1865, e sempre in vigore, ai Pre-
fetti del regno, colla quale si ingiunge loro di trasmettere uno
di questi esemplari alla biblioteca principale del luogo ove l'o-
pera è stampata, gli altri esemplari al Ministero sopra accennato.
Questi esemplari (dopo averne presi i ricordi necessari, e fatte
agli interessati le ricevute e dichiarazioni opportune) non sap-
piamo davvero che cosa facciano al Ministero. Se sorgono con-
testazioni, sono ben rari i casi, nei quali i documenti rilasciati
dalle Prefetture e dal Ministero, i ricordi presi da entrambi questi
uffici, non bastino a certificare l'epoca e l'individuo che ha fatta
la presentazione. Nei rarissimi casi in cui sorga questione sul
contenuto stesso dell'opera, in cui si muova litigio se è o no vera
contraffazione, non si vede quali maggiori utilità e garanzie
possa presentare il trovarla negli scaffali del Ministero, al quale
è di inutile aggravio invece che ritirarla da una o più biblio-
teche, alle quali (secondo il numero delle copie presentate) si
fosse consegnata, oppure in caso di maggiore bisogno, da un'altra
delle tre biblioteche, che in forza della legge sulla stampa po-
trebbero e dovrebbero possederla. Ecco un'altra economia, che
di leggieri si potrebbe fare nell'interesse delle nostre pubbliche
biblioteche.
Ma la cosa più caratteristica sta nell'esemplare destinato alla
biblioteca principale del luogo ove l'opera fu pubblicata. Qui non
si pensò (e chi era in debito d'ufficio di farlo non avvertì) che
questa disposizione coincideva precisamente con quelle dipendenti
dalla legge sulla stampa, e che per tal modo abbiamo non poche
biblioteche che di diritto ricevono due esemplari della medesima
opera, che altre biblioteche governative, se vogliono averla, de-
vono comperare. Esposte come stanno le cose, a noi non resta

[p. 182]
che abbandonarne i commenti ed il giudizio al senno del lettore.
Continuando l'esame delle fonti che, senza spese maggiori e
con un po' più di previdenza, potrebbero arricchire le nostre
biblioteche, non sappiamo perchè non si eccitino, e dove è pos-
sibile, non si obblighino certi Istituti e Accademie letterarie e
scientifiche (riservatone l'uso a domicilio ai membri che le com-
pongono) a dare dopo un certo tempo a qualche biblioteca della
città dove risiedono i libri, gli Atti e le Memorie Accademiche,
i giornali, ecc., che comperano coi denari dello Stato, che rice-
vono in dono, o che acquistano in cambio delle loro pubblica-
zioni, che pur quasi tutte sono sussidiate col denaro pubblico.
L'economia sarebbe assai rilevante per le biblioteche che non si
troverebbero più costrette a comperare certe opere indispensa-
sabili e molto costose, e invece riceverebbero, oltre queste, molte
altre che ora non hanno e forse mai non avranno.
Perchè non si cerca trar partito dai molti giornali politici e
letterarii, italiani e stranieri che ricevono i Gabinetti di lettura,
e che poi vanno dispersi? Certe Società sarebbero abbastanza ge-
nerose per farne dono alla città natia, cert'altre sarebbero pron-
tissime a cederli, quando si pagasse una modesta contribuzione.
Eppure queste collezioni sono preziosissime; e se le biblioteche
tentassero formarle, la spesa sarebbe oltremisura gravosa, spe-
cialmente nelle attuali condizioni. Non è forse in molta parte dai
doni della R. Accademia delle Scienze e del Museo letterario che
la biblioteca di Gottinga riceve annualmente un considerevole ed
importantissimo aumento? Ma anche in Italia ce ne offriva già
un bell'esempio l'Accademia Labronica, che fondò in Livorno
la pubblica biblioteca di questo nome, ed un altro, per non par-
lare di Sondrio e di Vigevano, la città d'Alessandria dove «una
eletta Società detta dei giornali, mediante un'annua quota, si
provvede delle più accreditate effemeridi scientifico-letterarie
italiane ed estere: e dopo cinque anni ne fa dono alla Biblio-
teca Civica; per cui essa vanta collezioni periodiche numerose,
che difficilmente si troverebbero altrove (1)14». E questi esempi
bisogna additarli, bisogna tentare tutte le vie possibili affinchè
sieno imitati.
Così pure fa di mestieri rivolgere un'attenzione maggiore e
ordinare con più cura il servizio che riguarda la diramazione e
la distribuzione alle diverse nostre biblioteche di quelle opere che

[p. 183]
sono stampate dal Governo, o da esso comperate in buon nu-
mero, per incoraggiare certi studii, e ciò perchè attualmente al-
cune si danno talvolta ripetutamente, altre poi si dimenticano af-
fatto. Chi si volesse pigliar la briga di formare l'elenco di queste
ultime, giungerebbe a curiosi risultati. Non parliamo di Atti o
Memorie di Accademie o Istituti letterari e scientifici. È strano,
ma vero, che nelle maggiori biblioteche di uno Stato costituzio-
nale e retto a libertà non si trovano talvolta i bilanci dei diversi
Ministeri, non la raccolta ufficiale delle leggi, che tutti indistin-
tamente sono obbligati a conoscere, non tutte le pubblicazioni
che, fuori della Gazzetta Ufficiale, si fanno dai Ministeri, dalla
Camera e dal Senato. Eppure, questi studii, queste relazioni,
questi documenti sono di vitale importanza, se si vuole che l'o-
pera del Governo sia conosciuta non superficialmente, ma stu-
diata nelle fonti, se si vuole che fra governanti e amministrati
regni uniformità di idee e di vedute, se si vuole seriamente in-
trodurre il paese alla vita politica. E il pubblico se ne lamenta
a ragione, tanto più che di consimili documenti ne giungono al-
cuni in dono alle nostre biblioteche perfino dalla lontana Ame-
rica. È certo che ciò non deriva da intenzione contraria dei di-
versi Ministri; chè anzi, si può dirlo con profonda convinzione,
tutti sono animati dalla miglior volontà. È il sistema che si adope-
ra che è sbagliato: l'errore sta nel pretendere che ogni ufficio, ogni
Ministero si occupi di questa faccenda; perchè è impossibile che i
diversi impiegati in ciascuno di essi, che devono pure attendere ad
altre faccende, si formino i criteri necessari richiesti da ogni spe-
ciale pubblicazione, e sappiano tutte le notizie opportune intorno
all'indole e alla natura delle Biblioteche, Accademie e Istituti
nostrali e stranieri, dove le opere nostre si potrebbero inviare con
maggiore profitto e con maggior decoro del nostro paese, senza
trascurare nel tempo stesso di cogliere l'occasione di istituire
dei cambi reciprocamente vantaggiosi, e scegliendo la via più eco-
nomica e sicura per trasmetterle. È difficile il formarsi una giusta
idea delle molte cure, che a simile diramazione consacrano le
grandi nazioni civili. In Francia, sino dal 7 febbraio 1799, una
circolare prescriveva, che di tutte le opere stampate a spese dello
Stato, 200 esemplari fossero distribuiti a pubbliche biblioteche.
Un provvedimento analogo è necessario anche fra noi; e di più
bisognerebbe affidare la diramazione di queste opere (esclusi
gli esemplari destinati al Parlamento, o agli uffici direttamente
dipendenti dal Ministero che fa la pubblicazione) alla sola So-
praintendenza delle biblioteche, somministrandole in qualche

[p. 184]
singolo caso la nota di quelle specialissime e maggiori indicazioni che
talvolta possono tornar utili.
Vi è un'altra attribuzione che noi vorremmo affidata a questa
Sopraintendenza. Ed è di rappresentare il Governo nelle trattative
coi diversi librai per la vendita di quelle opere, che, stampate per
cura dello Stato, sono destinate ad una maggiore pubblicità. È
perfettamente inutile che certe cose il Governo le stampi; quando
chi ne abbisogna non sa dove battere il capo per averle, e da
ultimo è costretto a supplicare qualche impiegato o a raccoman-
darsi a questo o a quel membro del Parlamento, per aver ciò
che in ultima analisi sarebbe anche nell'interesse dello Stato che
si potesse comperare, per rifarsi almeno di una piccola parte
delle spese. E di questi esemplari che le vengono affidati, la So-
praintendenza dovrebbe tenere esatta amministrazione, procurare
che nell'interesse del Governo le opere siano conosciute e pos-
sibilmente vendute, non solo in Italia, ma anche all'estero, e
renderne conto, ed essere responsabile di quello che è rimasto
invenduto. Sono queste incombenze diverse, che ci inducono a
credere, che forse importerebbe assai di esaminare eziandio, se
per la speciale natura del commercio librario, e viste le sue at-
tuali condizioni in Italia, potesse giovare l'affidare il pensiero
e la cura di esso anche a questa Sopraintendenza.
All'epoca nostra è una verità incontrastabile quella sostenuta
dall'illustre editore Federico Perthes: essere il commercio li-
brario una delle condizioni dalle quali dipende l'esistenza stessa
di una letteratura nazionale (1)15; e perciò non doversi unicamente
considerare dal lato economico, ma ad un tempo siccome anello
di quella grande serie di istituzioni, mediante le quali un popolo
rende a sè stesso possibile lo sviluppo della propria vita intel-
lettuale (2)16.
È da questo alto punto di vista che il Governo deve ricono-
scere la necessità di fare qualche cosa, di prestare al riordina-
mento di questo commercio un'opera eccezionale. In Francia,
presso il Ministero dell'Interno, esiste una Direzione speciale
per il commercio librario. È ad essa che dobbiamo l'eccellente
bibliografia che si pubblica nel Journal de la librairie, fondato

[p. 185]
per ordine di Napoleone I (1)17 e qualche altro provvedimento che
non poco contribuì al miglioramento del commercio librario di
quel paese, quantunque quella Direzione debba la sua origine
all'obbligo ivi esistente di chiedere ed ottenere una licenza, e
di prestare giuramento di fedeltà per poter esercitare il com-
mercio librario.
Per noi dovrebbe avere un fine ben differente. Vi è un gran
numero di speciali provvedimenti, i quali è ora impossibile che
siano presi per la sola iniziativa dei nostri librai, e che se non
si possono imporre, si potrebbero e dovrebbero suggerire, con-
sigliare, promuovere ed ajutare dal Governo stesso, senza offendere
quella libertà che a tutti è o almeno dovrebbe esser cara. Nessun
altro ufficio avrebbe maggiori attinenze coi libri, nessun altro
più che la Sopraintendenza sarebbe in grado di conoscere meglio
gli speciali bisogni, che per nulla riguardano quelli generali al
commercio; nessuno più di essa potrebbe giustamente apprezzare
la grande influenza che esso esercita sul presente e sull'avvenire
delle lettere nostre, e per di più nessun altro ufficio avrebbe in
mano mezzo così efficace per contribuirvi, come avrebbe essa
colle sue pubblicazioni bibliografiche.
Bisogna tener ben presente che in Italia tutti i tentativi fatti
per migliorare le condizioni del nostro commercio librario falli-
rono, e anche recentissimamente il Circolo librario fondato a Mi-
lano, ad imitazione di quello di Parigi, e quale avviamento al
Börsenverein di Lipsia, venne meno dopo breve esistenza. Affinchè
i nostri librai provvedano bene di propria iniziativa ai loro propri
interessi, occorrerebbe che fra noi fosse in generale assai più ele-
vata la loro coltura, e si rifacesse tutto quel lento cammino che
per esempio fece la Germania prima di raggiungere l'attuale suo
ammirabile ordinamento. Del quale per ritrovare le date più im-
portanti è d'uopo risalire almeno al 1792, quando P. G. Kummer
formò in Lipsia la prima associazione libraria; al 1825, quando
Fr. Campe istituì il Börsenverein, quando fu solenne-
mente inaugurata la Borsa libraria, per venire sino al 1853 epoca
in cui Federico Fleischer aprì la Scuola pei giovani librai, senza
parlare di quegli altri molti e importanti provvedimenti che hanno
un carattere puramente tecnico. A questo si aggiungano le belle
tradizioni e le molte facilità, che i librai tedeschi avevano già
di comunicarsi le loro idee e di venire ad un accordo, per
l'uso esistente in passato di frequentare annualmente la fiera di

[p. 186]
Lipsia. Ma in Italia, se non ci mettiamo a quest'opera seria-
mente, se il Governo non si muove a darne il primo impulso
e un aiuto efficace, dureranno, con grave scapito degli studii,
ancora per lungo tempo le condizioni presenti del commercio
librario.

Ritorniamo ora da queste considerazioni al nostro argomento
principale. Abbiamo già esposto il modo con cui vennero for-
mandosi le nostre biblioteche, specialmente le maggiori, e per
questo è naturale che in esse si trovino molte opere in esem-
plari doppi della medesima edizione, e qualche volta in numero
anche maggiore. D'altra parte le condizioni politiche, la scarsezza
di mezzi di comunicazione, e la meschinità delle dotazioni erano
ostacoli talvolta insormontabili per procurarsi ciò che fuori dello
Stato si pubblicava nel resto della stessa Italia. Di quì abbon-
danza superflua di certe opere, di altre poi mancanza assoluta.
È quindi evidente la convenienza, o per dir meglio la necessità,
che fra le biblioteche governative delle diverse parti del Regno
si faccia cambio di questa suppellettile letteraria, che l'una ceda
quello che le è perfettamente inutile, ricevendo in compenso da
un'altra quello che può interessarle. Le piccole biblioteche poi
dovrebbero considerare siccome doppioni le diverse edizioni di
una medesima opera, e conservare la migliore edizione, con quelle
che hanno particolare pregio di rarità, cambiando le altre con
opere che non hanno. Non ho ora presente l'epoca, in cui il
Governo nazionale pensò a qualche cosa di simile; ma sgrazia-
tamente, come suol sempre avvenire quando nessuno ne ha la
responsabilità, per difetto di costanza, questa idea non ebbe se-
guito alcuno, nè alcuna pratica utilità. Anche il regolamento per
la Biblioteca nazionale di Napoli, stampato nel 1861, riconosciuto
questo bisogno, prescrive: «Si farà similmente un Catalogo dei
libri duplicati
e si pubblicherà un Bullettino bibliografico ogni tri-
mestre
, nel quale si indicheranno le opere soverchie alla Bi-
blioteca e da vendersi, e quelle che più bisognano e con le
quali si potrebbero cambiare» (Capitolo III, articolo 28). Di
tutto questo però, e del Supplimento al Catalogo alfabetico da pub-
blicarsi ogni due anni per le stampe
a cura del Bibliotecario (come
è stabilito dall'articolo precedente, 27) non si è mai fatto nulla.
Nelle strettezze finanziarie in cui versiamo è imperdonabile il
trascurare questi mezzi così semplici per arricchire le nostre
biblioteche. Bisognerebbe quindi incaricare di questa operazione

[p. 187]
la Sopraintendenza, e che essa, sotto la sua direzione, la facesse
eseguire. Così pure vorremmo che la Sopraintendenza, assistita
da commissioni locali, dirigesse quei cambi che a vantaggio degli
studiosi si giudicassero opportuni fra le diverse biblioteche di una
stessa città, onde assicurare a ciascuna di esse il carattere che le
è, o dovrebbe essere, proprio. Fu con questo savio intendimento
che in Francia il 31 maggio 1860 si creò una commissione per
i cambi da operarsi fra la biblioteca imperiale e le altre biblio-
teche di Parigi.
Per rendere la suppellettile letteraria delle nostre bibliote-
che maggiormente utile e di un uso più esteso farebbe anche di
mestieri adottare un altro provvedimento. Quando una delle no-
stre biblioteche è sprovvista di un'opera, e vi sia chi ne abbia
vero ed urgente bisogno, sarebbe desiderabile che fosse in facoltà
della direzione di questa biblioteca il poterla direttamente chie-
dere per un tempo determinato ad imprestito da un'altra biblio-
teca italiana che la possieda, senza costringere lo studioso a ri-
volgere la sua domanda al ministero, il quale poi, per prendere
una deliberazione, è sempre nella necessità di interpellare i due
bibliotecari. Così questi affari si sbrigherebbero più sollecitamente
e con larghezza maggiore, nè si sarebbe costretti a spedire in
lontane città a persone private dei libri, non di rado preziosi,
quando vi è un ufficio governativo al quale si potrebbero affidare.
Questa liberale disposizione, che torna di sì grande vantaggio agli
studiosi, è altrove in vigore, specialmente in Germania, dove, per
citare un esempio, ricorderò il regolamento della biblioteca uni-
versitaria di Tubinga (§ 38) perchè in esso è anche prescritto
che tutte le spese di trasporto stanno a carico della persona che
fa la richiesta.
Terminate così le nostre ricerche intorno alla parte a stampa
della suppellettile letteraria, stimiamo necessario che la Soprain-
tendenza si occupi anche dei manoscritti sparsi nelle nostre biblio-
teche. È cosa ben facile il capire come il lavoro concernente
i manoscritti richieda una coltura, una pratica ed istruzione di-
versa da quelle che si domandano per gli stampati. Sta bene, anzi
è necessario, che tutti gli impiegati superiori conoscano i prin-
cipii ed i modi secondo i quali si fanno entrambi questi lavori.
Ma ai giorni nostri è indispensabile che essi si occupino o dell'uno
dell'altro; altrimenti non riusciranno bene nè in questo nè in
quello. I lavori fatti superficialmente giovano ben poco. È perciò
che ci sembra eminentemente utile e pratico, in quelle grandi
biblioteche che sono assai ricche in manoscritti, di suddividere,

[p. 188]
sotto l'unica sorveglianza del bibliotecario i lavori in due dire-
zioni distinte; quella cioè degli stampati e quella dei manoscritti.
Ma dove questi son pochi ciò sarebbe perfettamente inutile.
Ora è certo che se la pubblicazione dei Cataloghi dei libri a
stampa esistenti nelle biblioteche è cosa per sè medesima gran-
demente vantaggiosa e raccomandabile, quella dei Cataloghi dei
manoscritti è in modo particolare indispensabile, perchè essendo
per lo più il manoscritto esemplare unico, non si ha altro mezzo
per aver notizia della sua esistenza.
Supposto inoltre che si sia avuta la cura e la previdenza di for-
nire le grandi biblioteche di un personale adattato ai lavori che
si devono fare intorno ai manoscritti, il preparare e curare la
pubblicazione di questi cataloghi rimane, come è naturale, loro
affidata. Ma noi abbiamo biblioteche, in cui non vi sono che
pochi manoscritti, e perciò dagli studiosi meno conosciuti e ri-
cercati, quantunque possano essere importantissimi. Per farsi una
idea approssimativa del loro numero basterebbe dare un'occhiata
alla statistica officiale, benchè i suoi dati non abbiano sempre il
pregio della esattezza. A convincersi di ciò è sufficiente l'addurre
che nelle tavole in fine del prospetto Sull'origine e suppellettile delle
biblioteche
, per quanto riguarda unicamente la città di Firenze,
dove ha sede il Governo e dove d'ordine suo la statistica di cui
parliamo fu stampata sul finire del 1865, la Biblioteca Mediceo-
Laurenziana, che pel numero e più per l'importanza dei suoi
manoscritti ha fama non europea, ma mondiale, si trova ricor-
data senza alcuna indicazione di manoscritti esistenti; così pure
la Nazionale che ne ha 15 mila circa, e la Riccardiana, che se
non ne possiede in tanta copia, ne ha non pochi pregevolissi-
mi (1)18. Comunque si sia, siccome certe biblioteche, per la scar-
sezza dei loro manoscritti, non potrebbero avere stabilmente
il personale che possegga le cognizioni e l'erudizione speciale
che può occorrere, noi vorremmo che la Sopraintendenza, sotto
la sua direzione e sorveglianza, vi inviasse temporaneamente per-
sone capaci a continuare le poche ma belle tradizioni che in
fatto di Cataloghi a stampa, dei manoscritti, abbiamo in Italia
e a raccogliere le notizie più opportune a pubblicarsi, come
sotto la direzione dell'Ispettore generale per le biblioteche, si
pratica in Francia pei manoscritti delle biblioteche

[p. 189]
dipartimentali (1)19. Così si potrebbe conoscere, garantire dalla dispersione,
e richiamare alla attenzione pubblica una ingente quantità di ma-
teriali, la maggior parte pregevoli per la nostra storia politica
e letteraria, che attualmente si trovano dispersi e ignorati su
tutti i punti d'Italia. Il possedere questi tesori, che le altre na-
zioni civili a buon diritto ci invidiano, perchè ne saprebbero ap-
profittare, il lasciarli in dimenticanza, e l'ignorarne noi stessi
l'esistenza, è non solo vergogna ma colpa. Nel passato per le
tristi condizioni in cui versava l'Italia, era in parte perdonabile
se illustri stranieri, visitando le nostre biblioteche, ci facevano ac-
corti della preziosità e persino della esistenza di manoscritti a
noi punto o male conosciuti; ma al presente il rispetto che
dobbiamo alla scienza e a noi stessi vuole che nessuno ci preceda
in queste ricerche e che il mondo letterario da noi riceva av-
viso e documento di quello che è nostro.
Ad onore del vero siamo lieti di dire, per quanto si afferma,
che l'onorevole Ministro della Istruzione pubblica ha già prin-
cipiato ad inviare dei giovani nelle diverse biblioteche per pren-
dere appunto dei manoscritti esistenti in qualche lingua orientale.
Ma ciò non basta; bisogna pensare anche ai manoscritti italiani,
latini e greci; e sopratutto fa duopo che questi cataloghi siano
redatti con norme uniformi, con unità di concetto e di sistema.
A questo dovrebbe provvedere con molta larghezza e con molta
assiduità la Sopraintendenza; essa dovrebbe esaminare dove sia
più urgente il bisogno, indicare l'ordine con cui queste ricerche
si dovrebbero succedere. Sono lavori che non devono procedere a
caso, nè deliberarsi isolatamente, o quando se ne offra il destro;
ma vogliono essere il frutto di studii diligenti già fatti, e natu-
rali conseguenze di un sistema già stabilito e determinato (2)20.
E poichè parliamo di manoscritti, era bene che lo Stato nel
pubblicare la legge sui diritti d'autore, avesse contemporanea-
mente dichiarato essere di sua proprietà quelli esistenti nelle
pubbliche biblioteche, non fosse altro che per conoscere ciò che
di essi si pubblica e trarne qualche vantaggio (3)21.


[p. 190]

Ci resta ora a parlare del locale delle biblioteche. Chi ha pra-
tica di questo servizio sa benissimo come dal modo con cui sono
costruiti gli edifizi, che in sè racchiudono queste grandi colle-
zioni di libri, dipende in gran parte, non solo la loro conserva-
zione e sicurezza, ma ben anco l'economia, la speditezza e il
buon andamento del servizio. È perciò che tutti i trattati di bi-
blioteconomia cominciano sempre col dare le opportune avver-
tenze, col suggerire gran copia di osservazioni ed indicazioni in-
torno a questo argomento. Nelle riparazioni, negli ingrandimenti,
nelle nuove costruzioni non basta l'affidarsi alla valentia di un
architetto, il quale forse non comprende a sufficienza le diverse
e molte esigenze di questo servizio di natura sua specialissimo.
Non parliamo a caso: gli esempi che si potrebbero addurre sono
abbastanza recenti. Su questo proposito bisogna dare maggiore
autorità al bibliotecario, il quale in fin dei conti è il miglior giu-
dice ed è di tutto responsabile; bisogna che dai progetti, una
volta approvati, non sia lecito il dipartirsi snaturandoli. È quindi
indispensabile che anche di questo si occupi la Sopraintendenza
appoggiando autorevolmente nelle giuste domande il bibliotecario,
e da sè stessa vegga che in quello che si fa non vi sia offesa a
quello che prescrive la scienza o a quello che suggerisce il senso
comune.
Da ultimo diremo che tutto il personale e il movimento del me-
desimo dovrebbe dipendere (eccettuata la nomina dei bibliotecari
delle maggiori biblioteche) unicamente da questa Soprintendenza.
E ciò perchè essa sola, conoscendo dalla loro opera gli impie-
gati, sarebbe in grado di distribuir meglio a seconda dei diversi
bisogni fra le diverse biblioteche il personale che in ciascuna
potrebbe essere più utile. Inoltre essa sola ha i criteri necessari
per giudicare se possono essere approvate le proposte dei biblio-
tecari e se chi deve essere prescelto abbia appunto quelle co-
gnizioni speciali che in rapporto agli altri impiegati superiori di
un medesimo stabilimento sono più opportune, affinchè il ser-
vizio proceda bene. E questa è cosa tanto grave, che, non por-
tandovi la dovuta attenzione, sarebbe (come fu non poche volte)
causa di deplorevolissime conseguenze.
Non vi è legge in Italia che determini esattamente i requisiti
e prescriva le cognizioni che deve avere chi aspira a cotesti ufficii,
e perciò chiunque ha letto quattro libri e ripostili in uno scaffale o
abbia voglia di fare nel proprio interesse degli studii o delle

[p. 191]
ricerche letterarie, si presume capacissimo di attendere a qualsiasi fac-
cenda di una pubblica biblioteca. Se la Gazzetta Ufficiale annunciò
qualche rara volta concorsi per posti in biblioteca, fra le materie
dell'esame da farsi, brillava sempre per la sua assenza, la bibliote-
conomia. E poichè mi venne fatto di ricordare questa scienza for-
matasi da poco tempo, mal si comprende come sino ad ora non
si sia pensato a far tradurre qualche opera classica, come quelle
di Ebert, di Molbech e di Petzholdt, per introdurre e diffon-
dere fra gli impiegati delle nostre biblioteche (alla maggior parte
dei quali le lingue, in cui sono scritte queste opere, sono poco
famigliari) quella coltura speciale che è assolutamente indispensa-
bile (1)22. In questo modo si poteva almeno pretendere che gli
impiegati conoscessero con quali principii possa essere rettamente
amministrata una biblioteca pubblica; tanto più che le buone
tradizioni che avevamo in questi uffici furono interrotte e durante
la prima metà di questo secolo andarono, quasi dappertutto, per-
dute. Il male che nell'accennato periodo non poco contribuì alla
rovina delle biblioteche italiane fu principalmente fra gl'impiegati.
Facciamo dunque attenzione che della seconda metà di questo se-
colo non si abbia a muovere eguale lamento. Anzitutto occorrono
impiegati che sappiano il fatto loro. Su certe cose e su certi prin-
cipii, ormai indiscutibili, non vi deve essere incertezza, non deve
sorger questione, non si deve procedere a caso; ma il lavoro
che si fa nelle biblioteche dai diversi impiegati, perchè di na-
tura sua è essenzialmente collettivo, deve procedere unito e con
uniformità di norme e di sistema. Provveduto a questa impor-
tante bisogna, ed accertata con prove ben sicure la idoneità e
capacità degli impiegati, la Sopraintendenza dovrebbe nel Re-
golamento interno dei rispettivi bibliotecari determinare le attri-
buzioni ordinarie che ogni impiegato deve disimpegnare. Così
essi non dipenderebbero unicamente e sempre dall'arbitrio del
bibliotecario; nè si vedrebbero costretti a fare, talvolta a malin-
cuore, quello per cui un altro è pagato espressamente dallo Stato.
Noi manchiamo ancora non solo di buoni regolamenti interni,
ma perfino di un ruolo normale che, secondo le diverse esi-
genze, sia stato applicato e si applichi alle nostre biblioteche.

[p. 192]
Ciò indica manifestamente che non si conosce nei suoi partico-
lari questo ramo di servizio, e il personale tutto delle biblio-
teche lo comprende e lo sente con dolore. A più di cinquanta
ascendono i nomi diversi con cui sono ancora distinti questi
poveri impiegati, per modo che essi medesimi non sanno in che
rapporto stieno con quelli di altre biblioteche. Scorrendo il pro-
spetto sullo Stato personale e movimento economico che si trova nella
statistica più volte citata delle biblioteche del Regno, si acquista
la certezza che il Governo intende che questo personale sia di-
viso in tre classi: direzione, distribuzione, servizio. Ma poi nei bi-
bliotecari stessi, che somministrarono i dati, si vede che in pro-
posito regna una deplorevole confusione di idee, perchè alcuni
assegnano alla distribuzione impiegati che altri comprendono nella
direzione. E ciò è cosa assai più grave di quello che non sembri a
prima vista; perchè mostra che il Governo non ha ancora sa-
puto determinare chiaramente la posizione dei diversi impiegati
in modo da togliere ogni probabilità di dubbio. Il far discendere
e il far salire dall'una all'altra di queste classi gli impiegati è lo
stesso che non sapere se da loro si debba pretendere un con-
corso intellettuale o si voglia soltanto un aiuto materiale. Qui
l'incertezza e la confusione non si possono ammettere; perchè il
servizio cambia di natura e con ciò cambiano d'assai gli obblighi
e i doveri che seco porta questa distinzione. L'uno o l'altro di
questi concetti deve prevalere, perchè deve essere uno dei cri-
terii determinanti per l'ammissione e per le promozioni, e perchè
soltanto da esso si può in gran parte giudicare se, avuto ri-
guardo alle condizioni speciali d'ogni biblioteca, il personale sia
esuberante od insufficiente, se possa avere o no la somma di ca-
pacità richiesta per il buon andamento del servizio pubblico.
Anche per l'impiegato stesso urge che sappia, non solo in che
considerazione sia tenuto, ma quello che ha obbligo di fare, e a
che egli debba indirizzare la propria istruzione.
Un altro grave difetto dell'attuale ordinamento sta in questo:
che in condizioni normali, e cogli usi che prevalgono, l'avanza-
mento di posto è cosa oltremisura difficile in sè stessa, e per di
più resa quasi impossibile dal dipendere questi impiegati chi da
una Divisione, chi da un'altra del Ministero. Manca quindi anche la
più lontana speranza di potere coll'assiduo e diligente lavoro,
collo studio indefesso, e coll'amore agli interessi dell'Istituto,
migliorare un giorno di posizione; e perciò l'impiegato è co-
stretto a cercare unicamente nel vivo sentimento del proprio do-
vere lo stimolo per adempiere agli obblighi suoi. Un'altra causa

[p. 193]
che rende (e non senza ragione) scontenta questa classe di im-
piegati, e perciò meno produttivo il loro lavoro, è la scarsezza
degli stipendii, che non istà in rapporto alcuno cogli studii che
dovrebbero aver fatti, e continuamente fare, e colla natura del
lavoro che da loro si pretende. Questa scarsezza di stipendii è
resa ancora più amara dalla disparità esistente fra biblioteca e
biblioteca non solo, ma talvolta anche dalla non equa rimune-
razione fra gli impiegati di una stessa biblioteca. Il prefetto della
Nazionale di Napoli ha più di ogni altro nel Regno. Il bibliote-
cario dell'università di Torino ha assai più che quello di Na-
poli, e il bibliotecario della Nazionale di Palermo è retribuito
meno di molti distributori che sono in altre biblioteche. Il per-
sonale superiore della Nazionale di Firenze e dell'Universitaria di
Torino hanno assai meno di quello di Brera a Milano (con quello
della Nazionale di Napoli un confronto è assolutamente impossibi-
le); i distributori di Torino ricevono invece molto più che quelli di
Firenze e Milano; anzi il distributore capo della biblioteca Universi-
taria di Torino è pagato molto più che tutto il resto del personale
superiore della medesima biblioteca, compreso, ben s'intende,
chi fa le veci di bibliotecario. Gli esempi si potrebbero molti-
plicare quanto si vuole; a noi però non importa che accennarne
sommariamente l'esistenza; osservando che i lavori d'ufficio,
specialmente nelle grandi biblioteche, esigono che la mente di
chi vi attende non sia disturbata dal pensiero di cercare in altre
occupazioni i mezzi per provvedere al più frugale mantenimento
di una persona civilmente educata, ed esigono imperiosamente
che l'impiegato non arrivi in biblioteca già affaticato e stanco
per lavori o studii estranei a quelli che il posto che occupa gli
impone. Non deve quindi recar meraviglia se chi ha studii e ca-
pacità, o non concorre a questi posti, o li abbandona ben pre-
sto per cercare altrove modo più fruttuoso di sostentarsi, la-
sciando così troppo libero il campo agli inetti o agli indifferenti
nell'esercizio del loro dovere.
Il dirigere in sì difficili condizioni un ufficio di tale importanza,
è impresa che non poche volte supera il buon volere e la capa-
cità di qualunque bibliotecario, il quale con molta vigilanza non
ottiene che un lavoro forzato, là dove farebbe di mestieri che
fosse spontaneo, assiduo e per sè stesso operoso ed attivo. Ma
con quanto profitto delle biblioteche ciò avvenga, lo stato in cui
esse si trovano lo dimostra abbastanza. Circa la idoneità del per-
sonale, abbiamo detto più sopra quello che si dovrebbe fare: in
quanto poi al migliorarne le condizioni economiche, con

[p. 194]
disposizioni più savie si potrebbe raggiungere eguale risultato senza
accrescere di molto la spesa attuale.
Il chiarissimo professore Pasquale Villari in un suo recente
scritto domandava per quale ragione «in tutte le biblioteche di
Germania, un così piccol numero di impiegati deve bastare ad
un lavoro così prodigiosamente maggiore e migliore di quello che
fanno i nostri». E ricordava la biblioteca di Gottinga dove 15 soli
impiegati bastavano per tenere ottimamente ordinata una biblio-
teca di 500 mila volumi che ogni giorno s'aumentano e vanno in
giro per tutta la Germania (1)23. Da noi, per esempio, la Nazionale
di Napoli con 160 mila volumi ha 30 impiegati, precisamente il
doppio con due terzi meno di volumi. La soluzione di questo
quesito non mi è dato cercarla nella maggiore o minore intelli-
genza, capacità ed attività del personale a me sconosciuto o nelle
differenti condizioni in cui versano le due biblioteche. Quello che
so con certezza si è che, confrontando il regolamento di servizio
della biblioteca di Gottinga con quello della Nazionale di Napoli,
esistono gravi e notevoli differenze; le quali se non bastano a
motivare questa enorme disparità, spiegano almeno che il modo
vi è, pur che si voglia, per ottenere talvolta non indifferenti eco-
nomie nel personale e conseguire al tempo stesso migliori risul-
tati intellettuali.
Ma su questa materia, come su tante altre che riguardano le
nostre biblioteche, si possono sempre ripetere le parole che per
quelle di Parigi indirizzava al Ministro della Istruzione pubblica
la Commissione (presieduta dall'illustre Cuvier) incaricata di stu-
diarne le cause di decadenza: «....c'est qu'aucune prévision admi-
nistrative n'a réglé la nomination, l'avancement, la comptabilité, le
service
». E sarà sempre così; perchè come in ogni umana fac-
cenda è follia il pretendere l'unione di molti risultati uniformi e
concordi, se non vi è chi ne abbia la direzione, prescriva il modo
di operare e ne sorvegli attentamente l'esecuzione; e così an-
che per le nostre biblioteche è assolutamente impossibile spe-
rare in un migliore avvenire fintantochè questo servizio rimarrà
confuso con altri, non avrà a capo una persona responsabile, che
lo conosca assai bene nei suoi particolari, e che, libera da altre
e più pressanti ingerenze, possa attendere con amore ai molti e
gravi interessi delle nostre biblioteche; fintantochè in una pa-
rola mancheranno dei regolamenti organici, nessuno veglierà su

[p. 195]
di esse, e bibliotecario e impiegati potranno fare quello che più
loro talenta (1)24.
Avendo per ora rinunziato ad avvalorare il nostro assunto collo
studiare le condizioni interne di questi istituti ed essendo per
tal modo giunti al termine delle nostre ricerche, ci sia permesso
di riassumere le incombenze principali che noi crediamo sia ne-
cessario affidare alla direzione suprema delle nostre biblioteche.

Lavori straordinari.

  • 1.° Classazione delle biblioteche esistenti. Studii sulle bi-
    blioteche da crearsi.
  • 2.° Regolamento generale per tutte le biblioteche, sui lavori
    che devono esser fatti e sulle discipline che devono essere os-
    servate.

Lavori ordinari.

  • 1.° Biblioteche comunali.
  • 2.° Biblioteche municipali e provinciali.
  • 3.° Personale delle biblioteche governative. Approvazione dei Regolamenti interni. Disposizioni relative all'uso pubblico delle biblioteche e alla lettura a domicilio. Esame delle Relazioni se- mestrali presentate dai bibliotecari, e approvazione dei lavori da farsi.
  • 4.° Dotazioni e bilanci delle biblioteche. Sovvenzioni straor- dinarie per acquisti di eccezionale importanza.
  • 5.° Sindacato sui libri comperati e controllo delle spese fatte.
  • 6.° Cataloghi a stampa dei Manoscritti delle biblioteche mi- nori.
  • 7.° Ispezioni straordinarie e periodiche. Locali.
  • 8.° Cambi dei libri doppi.
  • 9.° Distribuzione delle copie di diritto o donate. Diramazione delle opere stampate a spese dello Stato.
  • 10.° Bollettino bibliografico; e, quando lo si giudicasse con- veniente, indirizzo e incoraggiamento al commercio librario.

[p. 196]

Che la somma di tutte queste incombenze (le quali, oltre al-
l'essere necessarie, richiedono studii speciali e, in chi dispone,
unità di idee) possa essere ancora abbandonata in parte a chi si
occupa della Istruzione Superiore, in parte a chi ha l'incarico
di sopravegliare allo sviluppo e alla conservazione degli Istituti di
Belle Arti, ai Conservatorii di Musica, alle antichità, alle Acca-
demie, ai Musei, alle Gallerie, e per un'altra parte a chi attende
al regolare andamento della Istruzione secondaria classica e tec-
nica, ci par cosa troppo dura a comprendere.
Inspirati da un amore sincero per le nostre biblioteche, ristretti
nella sfera serena e tranquilla della scienza, abbiamo con ris-
pettosa franchezza studiato e indicato il male nella sua origine
o causa principale, e quindi esposto il nostro avviso sulla via
che si potrebbe tenere, quando si volesse apportarvi pronto e
sicuro rimedio. Non ci resta dunque che fare ardenti voti, per-
chè questo problema sia preso nella dovuta considerazione, e si
risolva ben presto nell'interesse della scienza e prosperità na-
zionale, affinchè anche le nostre biblioteche, seguendo le antiche
e gloriose loro tradizioni, ritornino ad essere quello che furono:
efficaci strumenti e fonte perenne di civiltà.

[p. 197]

1. Circolare del 29 gennaio 1800.

2. Gli archivi di Torino, Genova, Cagliari, Milano, Brescia, Modena,
Parma e Palermo, dipendono dal Ministero dell'interno; quelli di Fi-
renze, Lucca, Siena, Pisa e Napoli da quello della Istruzione pubblica.
- Ad onore del vero, dobbiamo dire che il presente Ministro della istru-
zione pubblica ha già pensato di riparare a questo grave inconveniente.
L'archivio dei Frari in Venezia è già passato dal Ministero dell'interno a
quello della istruzione pubblica, e così si assicura che avverrà presto
degli altri.

3. Edwards, Memoirs of Libraries, etc. London, 1859, Vol. II, pag. 944.

4. Nel riordinare questa parte sì importante dell'amministrazione
delle pubbliche biblioteche, sarebbe desiderabile che la Sopraintendenza
esaminasse, se, senza troppe difficoltà, essa potesse gettare le basi, e
introdurre fra noi quella specie di inventario generale che il ministro
francese Salvandy fondava col nome di grand-livre des bibliothéques,
perchè nelle presenti condizioni della nostra bibliografia potrebbe forse
riuscire di non lieve importanza.

5. Ch. Molbech, Ueber Bibliothekswissenschaft, ecc., pag. 124, della
versione tedesca di H. Ratjen.

6. F. Odorici, Memorie della Nazionale Biblioteca di Parma, negli
Atti e Memorie delle RR. Deputazioni di Storia patria per le provincie
Modenesi e Parmensi
. Modena, 1866, Vol. III, pag. 421.

7. (2) Queste due Università non hanno biblioteca propria.

8. (2) Queste due Università non hanno biblioteca propria.

9. Il Bilancio non distingue ciò che si può spendere in libri ed in
musica. La somma indicata è tolta dalla Statistica delle Biblioteche del
Regno (anno 1863).

10. Vi è un Archivio musicale, con un Archivista e un Ajutante
dell'Archivio musicale pagati dallo Stato. - Nel bilancio è inscritta
sotto il titolo generico di Supplemento di dotazione la somma di lire
78,743.58. Manca del tutto nella Statistica delle Biblioteche del Regno.

11. Il Bilancio assegna per diverse spese, fra le quali quelle della
biblioteca, la somma complessiva di lire 2,336.-. La somma qui in-
dicata è tolta dalla Statistica delle biblioteche del Regno (anno 1863).

12. F. Odorici, Memorie storiche della Nazionale Biblioteca di Parma,
negli Atti e Memorie citate.

13. Fu pubblicata per gli Stati Sardi il 25 marzo 1848 e successi-
vamente estesa a tutto il Regno.

14. Statistica del Regno d'Italia. - Biblioteche. - Anno 1863. -
Firenze, 1865, pag. XXXI.

15. Nel suo opuscolo anonimo: Der deutsche Buchhandel als Bedingung
des Daseyns einer deutschen Literatur
. - s. l., 1816 im July.

16. Friedrich Perthes Leben, nach dessen schriftlichen und mündlichen
Mittheilungen aufgezeichnet von
C. T. Perthes, Gotha, 1857, 4. edizio-
ne, vol. II pag. 72.

17. Decreto del 14 ottobre 1811.

18. Le medesime lacune esistono anche nell'Annuario della pubblica
Istruzione
pel 1866, dove questo prospetto è stampato per la seconda
volta.

19. Decreto del 20 febbraio 1809, e del 2 settembre 1841.

20. Per le mutate condizioni d'Italia si rende pure indispensabile che
le pubblicazioni di documenti fatte per cura delle Direzioni dei nostri
Archivi non siano esclusivamente consacrate ad illustrare ciascuno il
proprio Archivio, ma per quanto è possibile siano fra loro coordinate,
e nell'interesse della scienza rivolta a determinati scopi, per raggiun-
gere i quali dovrebbero concorrere, prestandosi vicendevole aiuto, tutte
le Direzioni dei diversi Archivi italiani.

21. Per la Francia vedi il Decreto 1 germinal anno XIII (1804).

22. È perciò che salutiamo col più vivo interesse e piacere la pub-
blicazione imminente delle importantissime Letture di Bibliologia fatte
pubblicamente a Napoli dal distinto bibliotecario di quella Università, cav.
Tommaso Gar, perchè esse saranno un ottimo avviamento ed una ec-
cellente introduzione allo studio della biblioteconomia.

23. P. VILLARI, Di chi è la colpa? ossia La pace e la guerra. Milano,
1866, terza edizione, pag. 29.

24. Vedi I. C. Friedrich, Kritische Erörterungen zum übereinstim-
menden Ordnen und Verzeichnen öffentlicher Bibliotheken
. Lipsia, 1835,
pag. 108.



Desiderio Chilovi.

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