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Desiderio Chilovi

IL CATALOGO DELLA LETTERATURA SCIENTIFICA





IL CATALOGO DELLA LETTERATURA SCIENTIFICA




La Nuova Antologia ha, di recente, stampato uno scritto del-
l'illustre prof. Mosso, intorno alla seconda Conferenza internazio-
nale, tenuta dalla Società Reale di Londra, per continuare in modo
più largo, e col concorso di tutti gli Stati civili, il Catalogo della
letteratura scientifica.
Nel suo scritto l'illustre prof. Mosso ricorda la mia persona
in particolar modo, e assai più di quello che avrei potuto ragio-
nevolmente desiderare o aspettarmi.
Non è mia intenzione di aprire una polemica personale, nè
sulle sue considerazioni intorno alle nostre pubbliche Biblioteche.
Desidero solamente discorrere di questo grande e necessario Cata-
logo. Se il prof. Mosso mi fa notare la scarsezza, anzi la povertà,
della moderna suppellettile letteraria e scientifica delle nostre Bi-
blioteche, io di gran cuore l'ascolto e l'approvo. L'esperienza gior-
naliera me ne conferma dolorosamente la deficienza. L'illustre
uomo si duole della insufficienza dei Cataloghi, della necessità
che questi porgano allo studioso il modo di conoscere l'esistenza
anche dei libri di cui le Biblioteche mancano; io stesso, non è molto,
ebbi a perorare per la medesima causa e tanto da usare, parlando
dei Cataloghi, parole tali e così vivaci, che mai nessun bibliote-
cario ha creduto di scriverle.
Di più se egli mi ricorda l'obbligo di agevolare con ogni mezzo
la diffusione degli studi e della cultura italiana, io ne godo immen-
samente, poichè nell'animo mio, quell'intendimento, è stato e sarà
sempre uno dei principali della mia vita.
So benissimo, come giustamente osserva l'illustre signor Mosso,
che il Bollettino delle pubblicazioni italiane, da me iniziato nel 1886,
non è sufficiente per le indicazioni che possono occorrere agli
scienziati. Ma mi conforta il sapere che entro i suoi modesti limiti

[p. 127]
il Bollettino compie il suo fine, ed ho letto con vera soddisfazione
(perchè nasconderlo?) quello che del nostro Bollettino scrisse in
un'opera di grande valore l'illustre bibliografo Henri Stein, che
non è da meravigliarsi «si l'on dit (avec beaucoup de justesse d'ail-
leurs) qu'à l'heure actuelle il est le meilleur recueil de bibliogra-
phie courante qui existe dans le monde. Que ne cherche-t-on plus
souvent à l'imiter?» (1)1.
E poichè circa 400 esemplari del Bollettino sono inviati alle
principali Biblioteche ed Accademie straniere, ho la certezza che
di ogni libro italiano, là annunziato, è dato conoscere l'esistenza nei
principali centri intellettuali del mondo.

*

Lasciate adunque in disparte e rimandate a tempi migliori, ma
non lontani, le questioni intorno alle Biblioteche e i loro Cataloghi,
discorrerò del grande Catalogo ideato dalla Società Reale di Londra
per raccogliere e ordinare sistematicamente i titoli degli scritti di
scienze esatte, che si pubblicheranno nel mondo. Entro limite più
modesto, ma con sommo vantaggio degli studiosi, la Società stessa
aveva dopo il 1857 in undici grossi volumi, riuniti, sotto il solo
nome d'autore, i titoli, non dei libri, ma delle sole Memorie di
queste scienze sparse negli Atti delle principali Accademie del
mondo, dal 1800 in poi.
Che questo Catalogo sia non solo di grandissima utilità, ma
pure indispensabile per i cultori delle scienze esatte, è cosa della
maggiore evidenza; e il prof. Armstrong aveva piena ragione, nel
rivolgersi ai delegati di ventitre Stati diversi, riuniti nel luglio 1896
a Londra, di dire: «La vostra presenza è una solenne manifesta-
zione e testimonianza di tutto il mondo civile nel riconoscere la
necessità di continuare la pubblicazione di un Catalogo delle Me-
morie scientifiche».
Ora, in quella prima Conferenza si presero deliberazioni molto
importanti.
Si decise che il Catalogo avrebbe principiato dal gennaio 1900;
che non includerebbe soltanto gli scritti pubblicati negli Atti ac-
cademici, nelle Riviste; ma anche i libri; stabilì che l'inglese fosse

[p. 128]
la lingua ufficiale; che la direzione del Catalogo avesse sede a
Londra, ecc.; ma in ultimo, rimanendo sospese alcune questioni,
si deliberò la formazione di un Comitato nel seno della Società
Reale di Londra. Infatti la Relazione di questo Comitato, nominato
nel novembre 1896, e presieduto dal prof. Enrico E. Armstrong, fu
pubblicata nel marzo 1898; ma non contentò nè gli scienziati nè
i bibliotecari, quantunque essa sia realmente un lavoro di notevole
importanza. Ma troppe volte succede che nello scendere dagli avvi-
samenti generici e teorici alla confermazione di essi in leggi e
norme pratiche, s'incontrino difficoltà non prevedute.
Di questa Relazione doveva occuparsi, ed effettivamente se ne
occupò, la seconda Conferenza internazionale, riunitasi a Londra
nel passato ottobre.
I delegati presenti non presero impegni definitivi; ma le loro deli-
berazioni furono molto importanti e di vantaggio generale; perchè,
giova ricordarlo, si assiste ad un esperimento insolito; a quello,
cioè, di una grande collaborazione ufficiale che deve comprendere
tutto il mondo civile. Ho più volte scritto di avere, personalmente,
scarsa fiducia in questo genere di collaborazione; ma la Società
Reale, promotrice, è tale; dispone di mezzi tanto potenti; l'ade-
sione dei Governi è così palese, da destare negli animi più incre-
duli la speranza che essa possa riuscire pienamente. Speriamo bene!
poichè allora sarà possibile tentare ed esperimentare altre coope-
razioni simili, in favore delle scienze applicate e delle discipline
morali e politiche.
E pertanto, senza ritegno alcuno, esprimo francamente le mie
idee, ben lontano dall'intenzione di destare sfiducia, anzi col serio
proposito d'indicare gli scogli da evitarsi per la riuscita di una
impresa quanto mai considerabile e meritevole d'aiuto e d'encomio.

*

Ma prima di parlare di questo Catalogo scientifico, debbo ret-
tificare una frase sfuggita al chiarissimo professor Mosso e a me
rivolta.
Egli scrive: «Non sarà certo l'industria privata che darà a
buon mercato le pubblicazioni del Concilium bibliographicum che,
secondo il Chilovi, dovrebbero bastare ai nostri bisogni».
Io non ho mai sognato di dire una cosa simile! Nella mia let-
tera, pubblicata nel Corriere della Sera, mi sono espresso così:

[p. 129]
«Per me, nel momento attuale, non credo che la soluzione di
questo arduo problema, vitalissimo per gli studi, si possa ottenere
seguendo la via tracciata dalla Società Reale di Londra. Mi pare,
invece, che una via più facile ce la indichi il "Concilium biblio-
graphicum"
di Zurigo». Non era il caso di parlare d'industria
privata, di pubblicazioni (più esattamente direi schede, e soltanto
schede di zoologia, di anatomia e di fisiologia, non di tutte le scienze
esatte); ma unicamente della via da seguire, delle norme da osser-
vare per arrivare possibilmente alla soluzione soddisfacente di un
problema bibliografico così difficile. A questo proposito il signor
professor Mosso mi avverte, che quelle pubblicazioni (o meglio
schede) non si trovano neppure alla Biblioteca di Torino. E a me
dispiace molto di dover notare la mancanza di tali schede anche
nella Biblioteca Nazionale centrale di Firenze; non perchè credute
non necessarie, anzi sono state chieste da alcuni professori del no-
stro Museo di storia naturale; ma per deficienza d'assegni per
comprarle. E qui senza entrare in molti particolari, nè fare con-
fronti fuori di luogo, dirò poche parole del Concilium bibliogra-
phicum
.
Nel 1895 si istituì a Zurigo un Ufficio bibliografico interna-
zionale col proposito di raccogliere i titoli delle Memorie e dei
libri attinenti alla anatomia, la biologia, la zoologia e così com-
piere il voto unanime del terzo Congresso internazionale di zoo-
logia, tenuto a Leida. La direzione dell'Ufficio, Concilium biblio-
graphicum opibus complurium nationum Turici institutum
, fu
affidata al dott. Erberto Haviland Field, sotto l'alta sorveglianza
d'una Commissione permanente eletta dal Congresso. Dell'Ufficio
fanno ora parte: il dottor Reh, il dottor Roth, bibliotecario a Halle,
e il dottor Steck di Berna. Non è, come crede il prof. Mosso, una
ditta commerciale: per statuto le schede devono essere vendute al
giusto prezzo di costo, in serie completa; oppure a un tanto il cento,
ai richiedenti schede di una parte della zoologia, o dell'anatomia,
o della fisiologia.
Il Concilium bibliographicum spedisce, separatamente, anche
le schede delle singole Riviste. Così, chi possiede qualche Rivista
relativa ad una di queste discipline, può averne le schede, senza
esser tenuto per questo ad acquistarne delle altre. Un zoologo che,
per esempio, voglia studiare la fauna del diversi paesi, può chie-
dere tutte le schede delle pubblicazioni attinenti alla fauna europea

[p. 130]
per venti lire annue, o quelle sole della fauna francese per lire tre;
basta che egli indichi, col numero del sistema decimale, le schede
desiderate e che le ordinazioni o gli abbonamenti abbiano un va-
lore superiore alle lire quattro. Inoltre la massima sollecitudine
è conseguita nella compilazione, nella stampa e nella spedizione di
esse. Appena trentacinque schede sono pronte, si mandano in tipo-
grafia.
Quando il Concilium bibliographicum pubblicò le prime schede,
io le chiesi, per ragione di studio e dovere d'ufficio, al signor Ha-
viland Field; ed egli me ne mandò alcune. Per questa sua cortesia
ho avuto modo di esaminarle, di confrontarle coi titoli delle Me-
morie descritte per accertarmi se erano esattamente compilate.
Vidi che il Concilium bibliographicum non aveva bisogno di una
lingua ufficiale, e di tradurre i titoli delle Memorie da lui regi-
strate; che le schede per grandezza erano uguali alle schede nor-
mali americane; che la stampa, molto nitida, era fatta su carton-
cini bianchi e grigi; le une per il Catalogo alfabetico, le altre per
il Catalogo sistematico; e finalmente, che tutte erano bucate, per
poterle tenere ferme in ordine nelle cassette, facendo passare da
un occhio una sottile anima di ferro.
Io non mi meraviglio punto che il signor professor Mosso non
abbia ancor potuto veder quelle schede, perchè incontrarono serie
difficoltà ad entrare in Italia. Alla frontiera furono colpite con un
dazio d'entrata addirittura esorbitante; e il signor Haviland Field
mi scriveva chiedendo i miei uffici presso il Governo italiano. Come?
La ragione? La ragione era che le schede, per quel buco, furono
ritenute e tassate come «lavori di cartonaggio».
Rivoltomi al Ministero dell'istruzione, con lodevole premura
ne informò quello delle finanze, e dopo qualche tempo potei rispon-
dere in proposito al signor Haviland Field a Zurigo, di protestare
al confine e alla dogana italiana; e di spedire il relativo verbale
al Ministero delle finanze a Roma, dove il Consiglio delle tariffe
avrebbe deciso se quelle erano veramente schede di un Catalogo
scientifico, oppure lavori da scatolaio!
Da ultimo dirò che all'Accademia delle scienze (2 novembre 1897)
il prof. Alfonso Milne-Edwards, direttore del Museo di storia na-
turale di Parigi, ricordava onorevolmente il Concilium bibliogra-
phicum
, ed aggiungeva che il sistema di classificazione decimale,
adottato dal signor Haviland Field, per la compilazione di una

[p. 131]
bibliografia zoologica, permet d'arriver à une précision de ren-
seignements inconnue jusqu'ici
(1)2.

*

Ritornando al Catalogo della letteratura scientifica, la prima
questione che minacciò di turbare ogni accordo con la Società Reale,
fu quella della lingua: e questa poteva evitarsi, perchè proprio inu-
tile. Per un lavoro internazionale un simile argomento sarebbe
discutibile, se veramente esistesse una lingua conosciuta da tutti.
Ma nemmeno il latino lo è realmente tra gli scienziati. Su tale
proposito l'illustre prof. Mosso scrive: «Ciò che più mi ha mara-
vigliato è che l'onor. Baccelli non abbia colta questa occasione
favorevole per dare un impulso efficace al diffondersi della lingua
latina ... che fu, ed è ancora in parte, la sola lingua internazionale».
E ricordava la Germania. Ma questo impulso, dato anche da un lati-
nista quale Guido Baccelli, sarebbe stato poco opportuno ed efficace;
perchè il latino pure, come lingua universale delle scienze, incon-
trerebbe gravissima opposizione. Lo accetterebbero gli scienziati
che lo conoscono bene; ma gli altri, mancanti di una istruzione
classica, si opporrebbero persino all'accettazione del latino chie-
sastico o di quello scritto dal medio evo in poi.
Vi ha di più: si incorrerebbe nel pericolo di destar conflitti
di un altro ordine, ai quali ora nessuno pensa!...
Poche settimane or sono, il signor H. Couturier in uno scritto,
Le latin, langue universelle de la science, osservava che nes-
suna lingua moderna poteva, per la gelosia delle diverse nazioni,
diventare universale; una sola lingua morta potrebbe esserlo: il
latino; ma appunto perchè essa ha già fatto le sue prove non sa-
rebbe accettata. Il latino, dice egli, è la lingua della Chiesa; e la
Riforma ha staccato violentemente i popoli dalla Chiesa; la scienza
si è volontariamente secolarizzata. Da ultimo conchiudeva: «On
sait fort bien qu'il suffirait de se rallier au latin de l'Èglise pour
qu'il devînt promptement le volapück tant cherché; mais outre que
ce serait avouer qu'on a fait fausse route, on sait que ce serait
rehausser le prestige de l'Èglise, favoriser son régne, etc.» (2)3.

[p. 132]
Come corollario, aggiungo che il Centralblatt für Bibliotheks-
wesen
(gennaio 1899, pag. 89) avverte che l'uso del latino va di
continuo diminuendo anche in Germania, per modo che esso scom-
pare sempre più dalle Università.
Fortuna che per un Catalogo ordinato scientificamente non
occorre una lingua universale!...
La necessità di una lingua si presenta quando si voglia ordi-
nare un Catalogo per soggetti; ma già nel luglio 1897 dimostravo
che questa forma di Catalogo a soggetti doveva essere forzata-
mente esclusa quando si trattasse di una cooperazione internazio-
nale, ed aggiungevo: «Questa specie di mosaico, formato coi fram-
menti e colle spezzature di un Catalogo scientifico, buttati là alla
rinfusa e ordinati a gruppi fra di loro indipendenti, come esige la
parola d'ordine, serve certamente per chi ha scarsa cultura, per
chi s'inizia ad uno studio, oppure a chi desidera sul momento
una indicazione bibliografica qualunque
.
«Un simile Catalogo non potrebbe essere internazionale; man-
cherebbe di una lingua a tutti comune, sarebbe insufficiente per
chi studia, perchè dissemina e artificiosamente raggruppa qua e
là per le numerose pagine di un Catalogo vastissimo, le notizie che
si dovrebbero trovare riunite o almeno vicine» (1)4.
Chi ne dubitasse, non ha da far altro che prendere in mano
le Index slips dei Proceedings of the Royal Society, e unirle alle
schede a stampa del R. Istituto Lombardo; e figurarsi che in un
anno, per le sole scienze esatte, riceverà 150 000 schede simili,
destinate sia al Catalogo a soggetti, sia a quello alfabetico.
Il Comitato bibliografico della Società Reale comprese questo
imbroglio, approvato nella prima Conferenza, e per questo nella
sua relazione propose di suddividere il Catalogo in 16 gruppi, tanti
cioè quante sono le scienze che deve comprendere. Ma anche così
suddiviso, col volger del tempo la mole e la confusione che pro-
duce l'ordinamento a soggetti aumenteranno. Per evitare questo
sparpagliamento, il Comitato propose un sistema a base decimale e
non decimale, che potrebbe forse appagare i desiderî della Confe-
renza bibliografica italiana nei suoi voti «perchè si venga alla
compilazione di un sistema bibliografico uniforme, con indici

[p. 133]
numerici, e possibilmente a base decimale». Certo è che nella seconda
Conferenza questi sistemi vari non piacquero.
Senza entrare qui in un esame più minuto e in ricerche troppo
speciali intorno a questa classificazione, mi limiterò a dire che il
simbolo in un Catalogo sistematico riunisce tutto: è il simbolo, che
nei Cataloghi serve da lingua internazionale; è quello che ad ogni
scheda assegna il suo posto nell'albero dello scibile. E lo ripeto,
ad onta di tutti i difetti esistenti nel sistema Melvil Dewey, fino
al giorno d'oggi non abbiamo altro simbolo, per una larga coo-
perazione, così facilmente e utilmente usabile da tutti, come il sim-
bolo decimale; perchè, con questo sistema, allo stesso autore è dato
di improntare sul frontespizio, e con chiarezza, per tutti, il simbolo
che spetta all'opera sua.

*

Non basta l'aver dichiarata officiale una lingua, obbligando
anche chi non la sa a servirsene; si è fatto ancora un passo più
in là per arruffare una matassa già molto difficile a sciogliere.
É stato deciso che i titoli delle Memorie scientifiche, scritte in
inglese, francese, tedesco o latino, fossero stampati nell'originale;
e che quelli, invece, scritti in altre lingue fossero sempre accom-
pagnati dalla traduzione in una delle lingue accettate. Avuta notizia
di questa deliberazione, e rispondendo nel maggio passato ad una
lettera molto cortese di S. E. il generale Annibale Ferrero, allora
ambasciatore d'Italia a Londra, io scriveva: «Ho veduto con vero
rincrescimento, che fra le lingue ammesse per il nuovo Catalogo
non vi è l'italiano. Il passato e anche il presente dei nostri studî,
non meritavano una simile esclusione. Sarà questa la prima volta
che in Europa, si vedranno gli Italiani costretti a dare anche
tradotti in altra lingua i titoli delle loro Memorie scientifiche».
Il dispiacere che ne provai fu reso anche più acuto dalla persua-
sione in cui ero e sono, di non vedere la nessuna necessità di ricor-
rere ad un simile espediente.
É oramai a tutti noto, che l'on. Baccelli, con dignitosa fer-
mezza, non volle, per cotesta ragione, consentire che l'Italia fosse
rappresentata alla seconda Conferenza internazionale. La giustizia
e ragionevolezza di questo rifiuto erano tali, che la Conferenza
stessa, l'11 ottobre passato, 1898, con speciale deliberazione, di-
chiarò che la lingua italiana doveva essere aggiunta a quelle, di cui

[p. 134]
la traduzione non occorreva. E di questo risultato validamente
ottenuto per tener alto il decoro della nostra lingua è dovuta
aperta e sincera lode al ministro. Chi è d'avviso contrario dimen-
tica che, fino ai nostri giorni, mai nelle bibliografie internazionali
è stata data la traduzione dei titoli italiani; e che la stessa Società
Reale di Londra, negli undici volumi del suo Catalogue of scien-
tific Papers
, ha, per quarant'anni di seguito, riprodotti in italiano
i titoli di quasi tutte le Memorie scientifiche pubblicate in Italia,
dopo il 1800, senza mai credere o sognare che in pro della scienza,
per la quale la Società Reale faceva sacrifizi rilevantissimi, fosse
necessaria anche la loro versione in un'altra lingua.
Contro questa astensione dell'Italia l'on. senatore Brambilla,
presidente della Società bibliografica italiana, pubblicò il 21 no-
vembre passato una lettera nel Corriere della Sera, nella quale
lamentava la decisione presa dall'onor. ministro per tema che ne
soffrisse danno la diffusione dei nostri studi.
A questa lettera risposi, nello stesso giornale, encomiando la
fermezza dell'on. ministro nel difendere dignitosamente il decoro
della nostra lingua; e asserivo essere ai giorni nostri impossibile
di fare un Catalogo internazionale delle scienze esatte, senza
comprendervi il fecondo contributo degli studi scientifici italiani.
L'Italia per questo non correva pericolo alcuno! L'on. senatore
Brambilla replicò con molto spirito, che sarebbe cosa facile rispon-
dermi punto per punto, ma che la polemica diventava oziosa, poichè
«la Conferenza, arrendendosi alle insistenze dell'on. Baccelli»,
aveva dato piena ragione all'on. ministro. Esaurita così la que-
stione a Londra, io non aveva ragione alcuna di continuare ad
occuparmene ancora. Se altri argomenta che noi Italiani dovevamo
subire rassegnati questa, secondo me, diminuzione d'importanza
nazionale, rispondo di pensarla molto diversamente, e di esser
lieto tanto per il mutato avviso della Conferenza internazionale,
conseguito per volere dell'on. Baccelli, quanto per la splendida
constatazione del valore, già riconosciuto e così riaffermato, delle
opere dei nostri scienziati
Il dire, poi, che l'ottenuta riparazione rechi danno, come af-
ferma il chiarissimo prof. Mosso, alla diffusione degli studi italiani,
è un'affermazione che non riesco a comprendere. Non ho mai sa-
puto che la traduzione in altra lingua dei titoli delle Memorie
scientifiche scritte in italiano, potesse contribuire a diffondere la

[p. 135]
nostra cultura ed i nostri studi. Se fosse conseguibile con un mezzo
tanto semplice un così grande effetto, bisognerebbe raccomandare
a tutti i nostri scrittori di dare, sul frontespizio, ai titoli italiani
la loro traduzione, e il colpo sarebbe fatto!
Chi vuole servirsi di una Memoria scientifica deve conoscere
la lingua nella quale è dettata, e tanto più se in quella lingua non
si è saputo scriver bene. Io sono molto lontano dal credere, come
il prof. Mosso, che nessun altro popolo europeo scriva tanto male
e confusamente la propria lingua quanto l'italiano
; ma se ciò
fosse perfettamente esatto, la traduzione di un titolo non agevole-
rebbe certo l'intelligenza di una Memoria scientifica scritta in modo
così barbaro; anzi, in questo caso, sarebbe grazia provvidenziale
per tutti che il titolo tradotto non invogliasse nessuno studioso a
perdere il tempo a leggere, per non capire.
La traduzione esatta di un titolo è sempre difficile anche per
chi ha studiato il libro; è cosa ancor più difficile per chi soltanto
può averlo fra le mani pochi momenti!
Ma anche senza insistere sul decoro della nostra lingua, se
mi vedessi costretto a dire quello che penso, mi dichiarerei per
la esclusione da questo Catalogo di qualunque traduzione, eccet-
tuate quelle delle lingue delle nazioni rappresentate che usano una
grafia speciale, come il giapponese. La traduzione raddoppia, senza
vantaggi corrispondenti, la mole già grande del Catalogo, ne ri-
tarda enormemente la stampa, e si corre il rischio di svisare più
d'un titolo!
Della inutilità di una lingua unica per un Catalogo internazio-
nale, e della poca importanza delle traduzioni dei titoli, non è di-
scorde con me la Relazione presentata nel settembre 1898, alla So-
cietà bibliografica italiana, dalla Commissione presieduta dall'illu-
stre prof. Scherillo e scritta dall'egregio mio amico prof. De Marchi,
bibliotecario a Pavia. Nella «lucidissima ed elaborata» Relazione,
molto lodata e citata dall'on. Brambilla, presidente della Società,
e dal prof. Mosso, si legge: «La scelta di un buon simbolo ideolo-
gico risolverebbe anche la questione della lingua del catalogo. Una
buona notazione simbolica renderebbe inutili e le intestazioni (subject
entries
e le parole significative (significant words) e le traduzioni
dei titoli in inglese, perchè basterebbe, quasi fosse una lingua
universale, a indicare, almeno approssimativamente, l'argomento di
qualsiasi pubblicazione redatta in qualsiasi lingua».

*


[p. 136]

Difeso il grado dovuto alla nostra lingua resterebbe ad esami-
nare se all'Italia sia vantaggioso prender parte alla compilazione
di quel Catalogo.
Non può nascere dubbio alcuno.
Ma se tutti lodano senza riserva alcuna il benefico ed intelli-
gente proposito della Società Reale di Londra, non per questo si
deve rinunziare all'esame del progetto. La seconda Conferenza,
ammessa la lingua italiana, non ha presi altri impegni definitivi:
i delegati non erano autorizzati a contrarli dai loro rispettivi Go-
verni; però, essa stabilì altre cose di notevole importanza e fra
queste sostituì al Comitato bibliografico, nominato in seno alla So-
cietà Reale, uno provvisorio internazionale, con larga facoltà di
vedere e provvedere.
Di questo Comitato partecipano i signori:

Armstrong, membro della Società Reale e presidente del Comitato
bibliografico della Società Reale di Londra;
Descamps, presidente dell'Institut International de bibliographie de
Bruxelles
, e membro dell'Académie Royale del Belgio;
Foster, segretario della Società Reale di Londra;
Langley, segretario della Smithsonian Institution di Washington;
Poincarré, dell'Académie des Sciences de Paris;
Rücker, segretario della Società Reale di Londra;
Waldeyer, segret. della K. Akademie der Wissenschaften di Berlino;
Weiss, membro della Kaiserliche Akademie der Wissenschaften e
direttore dell'Osservatorio astronomico di Vienna.


Mancano due rappresentanti, il russo e l'italiano...; e appunto
per sollecitare la nomina di quello d'Italia, il signor prof. Mosso ha
pubblicato lo scritto di cui mi occupo. L'urgenza di questa nomina
è evidente. Il Comitato provvisorio desidera che i rappresentanti
raccolgano, sulle proposte fatte, l'avviso e il parere dei principali
Istituti scientifici dei loro paesi; indichino in qual misura i propri
Governi intendano concorrere alle spese di redazione e di stampa;
e per il 31 luglio prossimo, chiede ad essi una Relazione. Spetta al-
l'on. ministro nominare il nostro delegato; e la scelta, non vi può
esser dubbio, sarà quella d'uno scienziato degno di rappresen-
tare l'Italia.

[p. 137]
Pertanto è opportuno accennare, almeno sommariamente, le
principali proposte; indagare quali saranno le difficoltà da supe-
rare; poichè dallo studio fatto in comune, e dalla pubblica discus-
sione, potrà scaturire la luce necessaria.
Le difficoltà sono di più specie: difficoltà di raccogliere tutto
il materiale e di ordinarlo; di provvedere ai mezzi per stamparlo
e di curarne la pronta diffusione.

*

Il Catalogo progettato ora deve comprendere i titoli dei libri e
quelli delle Memorie scientifiche relative alle matematiche, all'a-
stronomia, alla meteorologia, alla cristallografia, alla geologia e
petrografia, alla geografia matematica e fisica, alla paleontologia,
all'anatomia, alla zoologia, alla fisiologia colla patologia sperimentale
e farmacologia, alla batteriologia, alla psicologia e all'antropologia.
Detto questo, vediamo quanti saranno approssimativamente i titoli
da registrarsi anno per anno.
Stando ai calcoli fatti preventivamente dal Comitato, le schede
principali, cioè destinate al Catalogo alfabetico per nome d'autore,
sarebbero in tutto circa 40 000 all'anno. Di queste se ne asse-
gnano 5000 alla zoologia, comprendendovi anche l'anatomia. Ma
l'illustre prof. J. Victor Carus di Lipsia osserva, che egli nel Zoo-
logischer Anzeiger
, da lui diretto, ne ha registrate, in questi tre
ultimi anni, in media, 8000 per la sola zoologia; e che per l'ana-
tomia bisognerebbe aggiungerne altre 4000 circa. Si ha così un to-
tale annuo di 12 000 schede, invece delle 5000 previste (1)5. Ora di
quanto si dovrà aumentare il preventivo per le altre scienze? Si
aggiunga che in eguale proporzione cresceranno anche le schede in-
testate coll'argomento trattato. La Società Reale ne prevede 150 000.
Chi sa dirci quante veramente saranno? E come se la difficoltà di
aver notizie di tutti i libri e di tutte le Memorie scientifiche fosse
piccola cosa, e non minore fosse anche quella di far compilare le
numerose schede da tante persone con metodo uniforme, il Comi-
tato della Società Reale va avanti alla leggera, e propone di dare
anche un'analisi delle materie trattate. Quest'analisi, fatta bene, sa-
rebbe certo utilissima; ma è egli possibile di farla in modo pronto
e soddisfacente?

[p. 138]
Che la Società Reale voglia pure, come scrive il prof. Mosso:
«che gli scritti debbano essere giudicati; che i bibliotecari che
dovranno compilare le schede di questo Catalogo, dovranno leg-
gere attentamente ogni Memoria per conoscere cosa essa porta
nel mercato della scienza
», lo sento dire ora: questa innovazione,
lo creda pure il prof. Mosso, non mette i brividi ai nostri biblio-
tecari
, perchè è cosa impossibile!..
In tempi da noi lontani, quando la produzione letteraria e scien-
tifica era scarsa, e pigliava in mano la penna soltanto chi aveva
molto studiato e molto pensato, Emanuele Filiberto, duca di Sa-
voia, aveva, per il suo teatro - si chiamava così la sua Biblioteca -
stipendiato vari dotti di nazioni diverse, coll'intendimento di far
loro comporre una Enciclopedia. Fra i diciotto scienziati, dal 1573
al 1575 addetti a quel gran lavoro, ricorderò Valeriano du Flos, a
cui furono, il 21 maggio 1575, pagate lire sei, che gli si davano,
così dice il conto, per lettura di alcuni libri sterili (1)6.
Quanti dotti o semidotti occorrerebbero ai nostri giorni per
legger tutto, e quale sarebbe la ricompensa ad essi dovuta per aver
letto una vera valanga di libri, tra i quali moltissimi sterili? Non
basta! Per indicare con tutta sicurezza quello che vi ha di nuovo
in un libro si nota subito che la cultura di nessun bibliofilo è suf-
ficiente; ci vuole la dottrina dello scienziato di vero valore. Sa-
rebbe contento l'illustre prof. Mosso pensando che, con la sanzione
della Società Reale, il giudizio dato sulle opere sue da un biblio-
tecario o da un critico preso a cottimo si diffondesse per tutto il
mondo?
Di simili cose nessuno si preoccupa; e la tranquillità serena
dei bibliotecari non è per nulla turbata! Ma se si sommano il tempo
che occorre per avere il libro o la Memoria; quello necessario per
descriverlo e percorrerlo per farne l'analisi; quello per tradurre
esattamente il titolo; per la revisione e la stampa delle schede;
sarà lecito, io credo, di domandare: quando arriverà la scheda di
una nuova Memoria nelle mani del ricercatore?
É probabile che, novanta volte su cento, si potrebbe rispondere:
arriverà dopo la pubblicazione d'una seconda Memoria sul mede-
desimo tema, e tale, da rendere meno importante o affatto inutile
la prima!

[p. 139]
A parlare con tutta franchezza, devo dire, che nel leggere la
Relazione del Comitato desta meraviglia la disinvoltura con cui esso
crede di poter superare le accennate difficoltà; e la noncuranza
ch'egli mostra per il lavoro fatto, e che si fa, da tanti altri. Sembra
che questo Catalogo debba soddisfare a priori tutti i desiderî! Non
si ricorda che al mondo ci sono anche delle Riviste scientifiche;
le quali informano rapidamente gli studiosi delle cose più note-
voli; che per ogni scienza esistono gli Annuari indicatori dei con-
tinui progressi; che vi sono le bibliografie ordinate e corredate
di giudizi e di note illustrative, le quali sottopongono all'esame
dello studioso il materiale scientifico di cui egli può aver bisogno.
Il generale Sebert, membro dell'Istituto, lamenta a ragione che la
Società Reale, nell'accingersi a questa vasta e costosa impresa,
non abbia cercato di coordinare e allacciare il proprio lavoro con
quello che per altre scienze e per altri studi si fa e si dovrà fare;
e neppure con quello che si fa per le scienze, di cui la Società Reale
vorrebbe occuparsi. L'osservazione è giustissima! Perchè, prima di
chiedere l'aiuto ufficiale, non ha cercato da ogni parte, e a giova-
mento degli studi, di valersi e di mettersi d'accordo con chi ha gli
stessi o consimili fini? Perchè non ha cercato di riunire, richiamare
a sè e di disciplinare tutte le forze vive? E qui il Sebert ricorda
l'Istituto internazionale di bibliografia di Bruxelles, che ha raccolte
più di tre milioni di schede, fra le quali vi sono classificati anche i
titoli di tutte le Memorie già registrate nel Catalogo della Società
Reale di Londra; il Concilium bibliographicum di Zurigo dove il
dottor Haviland Field ha già riunite 300 000 schede relative alla
paleontologia, alla biologia e alla zoologia; il dottor Baudouin di
Parigi, che avendo da prima raccolto 2 000 000 di schede intorno
alle scienze mediche, si è poi deciso di raccogliere anche le schede
delle Memorie di scienze pure ed applicate. Si aggiungano i reper-
torî speciali intrapresi dalla Conferenza internazionale delle strade
ferrate, dalla Società d'astronomia del Belgio, dal Servizio geolo-
gico del Belgio; dal prof. Carlo Richet per la fisiologia, che, presen-
temente, si è unito al Concilium bibliographicum; dal prof. Rossi-
Doria per la ostetricia e per la medicina in Italia, senza tener conto
dei lavori preparatorî già iniziati dalle Società francesi di fisica e
di fotografia, ecc. (1)7.

[p. 140]
Ma oltre questi lavori, tutti classificati decimalmente e ricordati
dal generale Sebert, citerò la Bibliography of American Botany,
pubblicata dalla Cambridge Botanical Supply Company; il Subject
Index of literature of agricultural experiment and kindred In-
stitutions
, pubblicato dal Ministero di agricoltura di Washington;
il Répertoire bibliographique des sciences mathématiques, che si
stampa a Parigi e il Printed Catalog Cards for articles in Cur-
rent Periodicals and Society Publications
(in tutto lo spoglio di
184 Riviste o Atti di Accademie diverse) che si stampano per cura
dell'American Library Association a Boston.
Se la Società Reale vuole riuscire nei suoi lodevoli intenti e
porgere un aiuto incalcolabile agli scienziati, cerchi di giovarsi del
lavoro degli altri per rendere così quanto prima sia possibile in-
formato il lettore: perchè, in questo caso, prontezza è luce!

*

Ma ai calcoli errati, alla disdegnosa fierezza di voler far tutto
da sè, all'aggravarsi di un lavoro che infinitamente ritarda il con-
seguimento del fine principale, si aggiunga anche la incertezza
del modo di effettuarlo. Si è deciso di dare le notizie bibliografiche
sotto la forma di libro, e, al tempo stesso, sotto quella di schede.
Il lavoro così si raddoppia. La scheda corre pronta e veloce per
ogni dove come le parole alate d'Omero: il libro invece, sia pure
un catalogo, è sempre qualche cosa di organico, di preordinato.
La scheda vola e si può posare dove si desidera: il titolo di un'o-
pera invece, per essere stampato in un volume, deve occupare,
relativamente agli altri libri già registrati, il posto che rigorosa-
mente gli spetta. Ma di questa differenza fra lo schedario e il ca-
talogo a volumi, ho già parlato altrove, a proposito del Catalogo
a stampa della Biblioteca Nazionale di Parigi (1)8. Qui mi piace ri-
petere quello che della scheda scriveva l'on. senatore Giorgio
Picot, nella sua relazione sulla stampa di quel grande Catalogo.
Dopo avere osservato che anche i cataloghi, come tutti gli stru-
menti di lavoro, sono soggetti alla legge del progresso, aggiunge:
che la scheda mobile « a donné à l'inventaire sa dernière forme,
la seule qui convienne à une collection qui dépassera bientôt
2 millions de numéros».

[p. 141]
La forma in volume è da abbandonarsi; essa richiede troppo
lavoro e tempo; ed aumenta la spesa già grande delle schede,
senza corrispondente benefizio. Se il Catalogo del British Museum
fosse stato stampato a schede, di quanta maggiore utilità sarebbe
per gli studiosi? Ciascuno avrebbe presa la serie occorrentegli,
con economia di spazio e di mezzi. E dire che, senza valutare il
lavoro degli impiegati, la sola stampa del Catalogo alfabetico del
British Museum costò più di 1 750 000 lire; e che, donate 40 co-
pie, ne furono vendute non più di 30; delle quali, solo 10 nel conti-
nente europeo!... A chi ha giovato?...

*

Come non mi sono fermato ad esaminare con la dovuta lar-
ghezza la questione vitalissima dello schema di classificazione pro-
posto, per non entrare in troppi particolari, così sorvolerò su altri
provvedimenti minori, da nessuno accennati, ma pure necessari e
da prendersi prima del 1900. Per fare il Catalogo generale delle
Biblioteche destinate in Germania agli studi superiori e da due
anni già principiato nella Biblioteca Reale di Berlino, il cavaliere
Dziatzko, direttore della Biblioteca di Gottinga, dettava, con quella
grande sua autorità, le norme che gl'impiegati delle Biblioteche
devono osservare nella descrizione del libro. Qualche cosa di simile
si dovrà pur fare anche per questo Catalogo! Di più, nello spoglio
delle Memorie inserite negli Atti accademici e nelle Riviste, occorre
che la fonte dalla quale è tolto il titolo, sia indicata in modo breve,
sì, ma esatto, uniforme, e a tutti intelligibile. Una abbreviazione
fatta male si può indovinare, se è di una Rivista salita in fama di
recente; ma fra dieci, fra venti anni, chi saprebbe interpretarla?
Qui l'arbitrio non può regnare: la regola s'impone.
Un esemplare curioso di simili abbreviature ce lo offre l'Index
du répertoire bibliographique des sciences mathématiques
, stam-
pato a schede, e che tolgo dall'elenco pubblicato nel 1893:

  • A. . . - The Analyst . . . . . . . . . . . . . . . . Des Moines, Jowa.
  • A. A. . . - Annales Academici . . . . . Leyde, Utrecht, Groningue.
  • A. A. B. - Archiv für Artillerie . . . . . . . . . . . . . . . . Berlin.
  • A. A. G. - Annales Academiae Groninganae . . . . . . . Groningue.
  • A. A. L. - Atti dell'Accad. Lucchese di Scienze, Lettere ed Arti, Lucques.

e così di seguito per quasi 300 pubblicazioni periodiche diverse.

[p. 142]
So che i matematici sono abituati a ritenere le formule alge-
briche; ma bisogna pensare anche agli altri!

*

Accennato così il modo con cui si vogliono dare le notizie bi-
bliografiche, ricorderò brevemente quale ordinamento si è imma-
ginato affinchè si possano raccogliere e diffondere tutte le notizie
necessarie.
Un ufficio centrale a Londra fa tutto: riceve, riunisce, vede,
stampa e diffonde il lavoro fatto dagli uffici regionali; i quali de-
vono compilare e inviare tutte le schede delle pubblicazioni regio-
nali. Qui, come dice benissimo il prof. Carus, abbiamo una concen-
trazione soverchia, ed una fiducia esagerata negli uffici delle regioni.
E a proposito di essi, egli ricorda molto opportunamente che
nel 1895 la Socièté zoologique di Francia, per fare la bibliografia zoo-
logica nominò Comitati e Sottocomitati, ma senza ottener risultato
alcuno. A mio avviso bisogna che questi Comitati abbiano maggiore
libertà e responsabilità; occorre che essi stampino le loro schede e le
diffondano nel proprio paese. Che cosa vogliono o possono rivedere
a Londra se non hanno il libro a mano? Non vien quasi voglia
di credere che la traduzione dei titoli sia desiderata per dar modo
agli impiegati centrali di capire le schede? Si acquisterebbe anche
maggior rapidità nella diffusione; poichè a ogni nazione preme
di sapere, prima di tutto, quello che essa fa; è soltanto dopo, che
cerca d'informarsi di quello che si fa altrove.
La necessità di un ufficio centrale è di per se stessa evidente:
ma non è del pari evidente la necessità di un accentramento ec-
cessivo. Così pure è necessario che ad un luogo determinato sia
a chiunque possibile rivolgersi per chiedere tutto o parte di quello
che i diversi Comitati locali stampano. Ma ogni Comitato dovrebbe
accudire liberamente all'opera sua; allora sarebbe veramente re-
sponsabile ed avrebbe più a cuore di mantenere alto il decoro e
l'onore nazionale. Alla Società Reale rimarrebbe sempre il merito
grandissimo di avere avviata e resa possibile l'opera comune, e
contribuito efficacemente alla diffusione delle schede.
Ma per far questo non bisogna fissare gli occhi nel sole! Nei
suoi progetti la Società Reale mira troppo in alto! Si contenti di
provvedere al bisogno più immediato, più urgente; di far conoscere
con rapidità allo studioso le materie che altri studiano al pari di

[p. 143]
lui. Lasci da parte le traduzioni inutili; se l'autore le vuole, le
scriva sui suoi frontispizi; rinunzi all'idea del libro, abbandoni il
campo degli schiarimenti ed annotazioni alle Riviste, agli Annuari
scientifici, ai bibliografi!
Nei grandi lavori di bibliografia sono da considerarsi due stadi
diversi, ai quali nessuno bada. Quello nel quale si raccoglie si pre-
para, e, sia pure grossolanamente, si separa e si classifica il ma-
teriale; e l'altro stadio, quello nel quale si assegna con tutta sicu-
rezza, secondo le rigorose esigenze della scienza, il posto che spetta
ad un libro, non isolatamente, ma nelle sue affinità con gli altri
libri, che trattano, sotto vario aspetto, il medesimo argomento. Il
bibliografo stabilisca, muti, corregga, faccia quello che scientifica-
mente crede più logico, più utile, più conforme alla scienza nel-
l'ordinare sistematicamente, a modo suo, le proprie bibliografie. Egli
deve servirsi delle schede del Catalogo della letteratura scientifica
come di tante pietre per costruire il proprio edificio, con piena
libertà di metodo, secondo il suo genio, onde corrispondere all'alto
e supremo mandato della scienza.
Raccogliere, pubblicare e rapidamente diffondere fra gli stu-
diosi le schede, è altra cosa. Per questo non occorre un sistema
scientifico rigoroso, perchè è impossibile averlo sempre invariabile!
Basta uno convenzionale, universale e a tutti facilmente intel-
ligibile. Il sistema decimale ha innegabilmente questi pregi; e le
pubblicazioni fatte dal Concilium bibliographicum, provano che
esso può rispondere a tutti i bisogni. Il sistema decimale si presta
mirabilmente non solo a raggruppare le schede così raccolte, ma
anche a qualunque specializzazione che lo studioso voglia fare in
seguito, senza che la ripartizione già fatta, vada perduta; perchè
è dato valersi del frazionamento illimitato, offertoci da quel si-
stema. Esso è pratico; e, come fu benissimo osservato, non può
alterare, modificare, intralciare o arruffare in nessuna guisa l'an-
damento delle scienze; esse camminano libere per la loro via, non
tracciata nè tracciabile, dai bibliotecari o dai bibliografi. Ma sia
come si vuole; è certo che il sistema decimale Dewey «contiene
in sè il germe di una notazione simbolica universale; e per questo
è sommamente probabile che in una maniera o nell'altra sia adot-
tato per il nuovo Catalogo internazionale» (1)9.

[p. 144]
Il dare ordine alla mole di pubblicazioni che ci opprime; l'a-
vere separato per ogni studioso la parte che a lui preme da quella
che non gli abbisogna, non sarebbe piccola impresa, e la Società
Reale, riuscendo, entrerebbe davvero trionfalmente nel nuovo
secolo.

*

Ho detto con franchezza quello che penso, e ripeto: Aspettiamo
tranquilli, ne abbiamo il tempo!
non nel senso di non voler fare,
o di non voler aderire; ma perchè le difficoltà a rimuovere sono
grandi e gli studi da fare sono molti. Per far presto non era le-
cito trascurare di difendere il decoro della nostra lingua! Lo creda
il prof. Mosso: non si tratta di farsi rimorchiare: si tratta di
vedere chiaramente dove si va e quello che si fa: di evitare gli
scogli!
Delle difficoltà ho già parlato, trascurando la spesa che spet-
terà all'Italia (dalle 50 000 lire alle 75 000 all'anno per il lavoro
da farsi a Londra) e la spesa non indifferente che ogni scienziato,
volendolo, dovrà fare per procurarsi la immensa utilità di un Ca-
talogo particolare.
In quanto agli studi fatti sino ad ora, non sono io solo a cre-
derli insufficienti. La Germania, per questo motivo, voleva riman-
data la Conferenza all'aprile prossimo, e all'ultima ora decise d'in-
viare un suo rappresentante, nella persona dell'illustre prof. Klein
di Gottinga.

3 gennaio 1899.

D. Chilovi.


[p. 145]

1. H. Stein, Manuel de bibliographie générale(Bibliotheca biblio-
graphica nova
), Paris, 1898, pag. 31.

2. Qualche altro particolare si trova nel Bollettino delle pubblica-
zioni
stampato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (30 set-
tembre 1897), e notizie maggiori nell'opuscolo: La réorganisation du
Concilium bibliographicum
. Zurich, 1897.

3. Cosmos, 3 dicembre 1898.

4. Vedi D. Chilovi, I Cataloghi e l'Istituto internazionale di bi-
bliografia
, vol. I e II, Firenze, Bocca, 1897.

5. Vedi Zoologischer Anzeiger, n. 566, 1898.

6. D. Chilovi, I Cataloghi e l'Istituto internazionale di biblio-
grafia
, I, 26.

7. Da una Memoria del generale Sebert, Parigi, 6 ottobre 1898,
non stampata.

8. D. Chilovi, I Cataloghi e l'Istituto internazionale di biblio-
grafia
, I, 33-35.

9. Vedi Thomas J. McCormack nel Monist, Chicago, gennaio 1897,
pag. 300. Egli nota inoltre che la più forte opposizione a questo sistema
si riscontrò, come era da aspettarsi, negli Stati Uniti d'America, e spe-
cialmente fra i bibliotecari delle primarie Biblioteche, perchè là sono
maggiori le difficoltà da superarsi e in molti casi il bibliotecario ha già
un sistema proprio, in uso o da proporre. Mi pare che lo stesso possa
dirsi anche dell'Europa!



Desiderio Chilovi.

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