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Desiderio Chilovi

Cerco Un libro...


Indice




CERCO UN LIBRO...




DESIDERIO CHILOVI

[Introduzione]


[p. 4]
Queste parole si sentono pronunziare di continuo da chi studia;
si ripetono ad ogni momento nelle sale delle pubbliche biblioteche:
e l'idea che esse esprimono, così indeterminatamente, provoca la
domanda: Un libro, di chi?... oppure: Un libro, su che?...
E non può essere diversamente; perché, o si cerca un libro in
qualche modo conosciuto, o si cerca un libro ignoto e tale che, se
rinvenuto, potrebbe agevolare i nostri studî.
E per trovarlo che cosa si fa?
È presto detto. Saputo il titolo, si chiede senz'altro alla biblio-
teca; se manca, e se ci preme di averlo, si cerca altrove; e, poten-
dolo, si acquista. Invece, quando ne ignoriamo il titolo, vorremmo
che la biblioteca ce lo indicasse, e, possedendolo, ce lo offrisse di suo.
Poste le cose in questi termini, si domanda: in qual modo il
bibliotecario cerca di soddisfare coi suoi lavori alle nostre richieste?
Quale aiuto la biblioteca può prestarci nelle ricerche bibliografiche?
Quale soccorso efficace possiamo sperare nelle nostre investiga-
zioni dai cataloghi e dal materiale bibliografico d'ogni biblioteca?
Ecco i quesiti ai quali sarebbe utile dare una risposta chiara
ed esauriente.

[Il bibliotecario]

Il pubblico crede sempre di poter far grande assegnamento sul
bibliotecario. Ma questa fiducia è troppe volte esagerata. Di fronte
al bisogno il bibliotecario sa sempre troppo poco! Su questo pro-
posito si racconta che nel secolo passato una gran dama di Corte
chiedesse al bibliotecario della Nazionale di Parigi certe notizie
genealogiche; ma egli non seppe che cosa risponderle. Sorpresa,
gli domandò qual stipendio riceveva, e saputolo: «Mi meraviglio»,
disse, «che vi si possa dar tanto!» E l'altro calmo rispose: «Mi
si dà questo, per il poco che so. Se si pretendesse di pagarmi anche
per quello che non so, la Francia non sarebbe ricca a bastanza!»

[p. 5]
Di fatto è per tutti evidente che egli potrà conoscere, dicia-
molo pure, soltanto di vista, un numero relativamente più o meno
grande dei suoi libri e, su molti di questi, potrà anche metter la
mano in un batter d'occhio; ma aver modo di poterli ricordare
assolutamente tutti, e al momento del bisogno, per porgerli al ri-
chiedente, sono le due grandi difficoltà contro le quali lotterà co-
stantemente e con varia fortuna. La dottrina del bibliotecario;
l'avere egli con tenacia studiato una piccola parte di qualche ramo
dello scibile; l'essersi pazientemente addentrato in certi dati ar-
gomenti, sono cose che potranno giovargli molto, ma parzialmente,
nella sua professione. Fuori di quella cerchia speciale, umanamente
limitata, la sua dottrina sarà sempre troppo piccola cosa e impari
al bisogno, se si porrà a confronto con le regioni diverse e gli spazi
immensi, direi quasi infiniti, attraverso i quali il pensiero dell'uomo
ha già peregrinato.
Fatta una eccezione per i conservatori dei manoscritti, per i
quali l'erudizione e la conoscenza profonda della lingua adoperata
e della materia trattata nei codici a loro affidati, sono assoluta-
mente indispensabili; abbiamo ora, per i libri a stampa, due
specie diverse di bibliotecari: quelli che abbagliati dalle antiche e
gloriose tradizioni del passato vogliono non solo esser dotti in ogni
cosa, ma pompeggiare tra gli eruditi; e coloro che, invece di dedi-
care tutto il loro tempo e il loro ingegno ad uno studio spe-
ciale e determinato, modestamente cercano e si sforzano di co-
noscere, a vantaggio del loro istituto, almeno a larghi tratti, le
numerose vie per le quali il pensiero dell'uomo corre alla ri-
cerca del vero; a qual punto è già arrivato; e quali libri nelle
indagini e ricerche sarebbero più efficaci a chi studia. Essi cercano
di essere utili in qualche modo ai frequentatori della biblioteca; e
non tentano, con pubblicazioni d'ogni sorta, di guadagnarsi ammi-
razione e plauso al di là delle mura del loro ufficio! Essi non vo-
gliono disporre a loro comodo e a proprio talento di una pubblica
biblioteca; non credono esser stipendiati dal Governo per leggere
o studiare per loro conto; la biblioteca non è un magazzino di libri
da guardarsi semplicemente a vista; ma è uno strumento da ren-
dersi validissimo per lo studio altrui. Sanno che soltanto col loro
lavoro paziente ed assiduo possono dare alla biblioteca un valore
ed una potenzialità letteraria e scientifica grandemente superiore
a quella che, senza l'opera propria, non potrebbe avere.

[p. 6]
Senza un bibliotecario che pensi ed operi così, una biblioteca
nazionale, diceva Disraeli, sarà sempre poco più di un Caos lette-
rario
.
In questo lento e difficile cammino, in questa improba fatica,
il bibliotecario è confortato e sorretto dal pensiero che i suoi studi
e l'opera sua potranno un giorno, vicino o lontano, egli non lo
sa, giovare ad altri; gli appunti e i ricordi che egli via via rac-
coglie per i cataloghi - dei quali forse non ha veduto il principio
e certo non vedrà la fine - saranno utili a chi studia e stu-
dierà.

[I cataloghi della biblioteca]

Nella ricerca dei libri è necessario separare i pochi che una
biblioteca possiede dalla immensa quantità dei libri che le man-
cano, e le mancheranno sempre.
Limitiamoci per ora a discorrere dei cataloghi che registrano
i libri della biblioteca: verrà forse in seguito l'occasione di parlare
anche degli altri libri e dei mezzi che si hanno per arrivare a
conoscerli.
E per prima cosa si domanda: Basta per una grande biblioteca
un catalogo solo, o ce ne vogliono più d'uno? Come deve, o come
devono essere?
In questo le opinioni e i giudizi variano moltissimo. Dopo tanti
anni che esistono biblioteche istituite e dirette da uomini di grande
ingegno, di dottrina e abilità non comuni, dopo tante prove e così
lunga esperienza, il problema non è stato ancora risolto, quan-
tunque la sua importanza sia più grave e molto maggiore che non
si creda comunemente.
Su questo proposito nella relazione della grande inchiesta fatta
nel 1849 per la biblioteca del Museo Britannico si fa giustamente
notare che una nazione «fintanto che non possiede un buon si-
stema di cataloghi non può conoscere in tutta la loro estensione
quanto siano grandi i tesori letterari e scientifici che possiede, e
dei quali dovrebbe potersi valere».
A me basta di aver qui accennato brevemente a questa impor-
tanza; nè posso, nè voglio esaminare i diversi metodi, le diverse
regole con cui si compilano i cataloghi, nè addentrarmi poi in
particolari tali, da mettere in rilievo i loro pregi e i loro difetti.
È sufficiente che si sappia da tutti coloro che adoperano libri, che
alla domanda: - se vi è nelle biblioteche il libro di uno scrittore, -

[p. 7]
risponde il catalogo alfabetico per nomi di autore; e che gli altri
cataloghi, tolti quelli che hanno un carattere esclusivamente am-
ministrativo, servono, più o meno felicemente, a far ritrovare negli
scaffali i libri non conosciuti e forse preziosi per una determinata
ricerca.

[L'arte di fare i cataloghi]

L'arte di fare i cataloghi non è tanto facile, quanto general-
mente si crede. Per fare un catalogo qualunque occorre avere una
esatta descrizione del libro; e già in passato il dotto compilatore
del Catalogo della Bodlejana in Oxford si lamentava che fosse nella
mente di molti la credenza in questa facilità; e scriveva: «Cosa
vi è, si dice, di più facile che dare un'occhiata a un frontespizio
e trascrivere il titolo di un libro?»
Ma quando questo titolo deve servire, non per un ricordo per-
sonale, ma per un grande Catalogo, allora le difficoltà sorgono nu-
merose sotto ogni aspetto. Le Associazioni dei bibliotecari fanno di
frequente studio di questo argomento; ogni biblioteca detta e scrive
le proprie norme; e bibliotecari di abilità e di esperienza incontestate
redigono e compilano le leggi che si vorrebbero osservate da tutti.
Certo, molti lettori resterebbero meravigliati se avessero sott'occhio
le memorie e gli scritti intorno a quest'arte; se sapessero di dover
leggere e studiare tutto ciò che di importante è stato scritto su
questo argomento per poter da loro stessi, e con sicurezza, consul-
tare un grande catalogo; se dovessero fra le norme più autorevoli
e universalmente accettate, scegliere le migliori per adoperarle; se
per copiare esattamente un titolo dovessero imprimersi nella mente
le 91 regole dettate da Antonio Panizzi (1841) per la stampa del
catalogo alfabetico della biblioteca del Museo Britannico; le re-
gole del Jewett (1853), destinate ad una vasta collaborazione biblio-
grafica; le regole del Cutter (1876), dello Dziatzko (1886) che ce
ne dà 300; del Dewey (1888), per arrivare da ultimo, mentre si
aspetta la nuova edizione ampliata di quelle dello stesso Dziatzko,
alle 500 regole del Linderfelt (1890); regole che quasi tutte ser-
vono unicamente ad insegnare a trascrivere con la dovuta esat-
tezza un titolo, in modo da potergli dare il posto giusto fra le
migliaia di titoli del catalogo. È appunto perchè il lettore non co-
nosce tutte coteste regole, che si vede talvolta nel caso di non
trovare nel catalogo quello che effettivamente c'è.
Per dare una qualche idea di questa intricata legislazione fatta

[p. 8]
per mettere d'accordo i bibliotecari, e tutto il personale che lavora
ai cataloghi, basterà porgere un esempio intorno ai titoli onorifici o
ereditari spettanti agli scrittori. La cosa sembra di lieve importanza,
mentre, invece, in un grande catalogo ne ha molta per l'identifica-
zione d'un autore; per non confondere uno con un altro; per non
arrivare alla strana anomalia che lo stesso autore possa essere de-
notato come due persone diverse, il che troppe volte succede.
Il Linderfelt, l'ultimo degli scrittori da me ora ricordati, ne
parla (õ 422-453) per dire quando, come e dove, si deve prendere
ricordo di questi titoli, che egli suddivide in onorifici e individuali;
in quelli usati dallo stesso autore; in quelli che un autore si at-
tribuisce e piglia da sè; in quelli ereditari di famiglia, i quali de-
vono essere trascritti come sono nell'originale e non tradotti, come
si fa per i titoli dei regnanti; quali sono i cambiamenti che i titoli
di nobiltà subiscono secondo la legislazione inglese o l'uso di altri
paesi; quando si deve mettere Lord e quando la scrittrice ha di-
ritto di esser chiamata Lady; quando e come si deve prendere ri-
cordo dei titoli di nobiltà che una donna aveva prima di prender
marito; alla necessità di notar sempre sulle schede: Mrs, Miss,
Lady, Mme, Mlle, Frau, Fru, Fräulein, Fröken, Signora, Signo-
rina,
ecc. quando dal nome, e forse dalla sola iniziale del nome,
non è dato accorgersi trattarsi d'una scrittrice, ed evitare così il
pericolo di lasciare, senza avvertirlo, una signora o signorina in
mezzo a tanti uomini.
Per i titoli usati in Oriente, il Linderfelt, ne dà un elenco al-
fabetico (circa 500), ciascuno accompagnato dal suo significato, per
sfuggire il caso di prendere per un casato un titolo o una sem-
plice incombenza onorifica o una designazione qualunque, come
sarebbe - giacchè parliamo di donne - Kokona, che in turco designa
signora greca o altra signora cristiana.
Questa grande precisione è necessaria. La caratteristica prin-
cipale che accredita un buon catalogo alfabetico, sta tutta in questo:
che il titolo di un libro, nella successione dei diversi titoli, deve
occupare un posto prestabilito e determinato; o è là, o nel catalogo
non si trova. Quanto maggiori sono in questo proposito le incer-
tezze - molte delle quali derivano appunto dall'allontanarsi nel trar
copia di un titolo dalle norme prescritte, o dal non averle usate
rettamente - tanto più cattivo e inservibile è il catalogo. Con simili
incertezze si perde continuamente tempo nel cercare qua e là

[p. 9]
all'impazzata un titolo, per restar poi sempre col dubbio che il libro,
che non si è potuto rinvenire nel catalogo, stia poi nascosto in
biblioteca.
Ma il fin qui detto basta: perchè rinunzio al tentativo di voler
persuadere e convincere il lettore cortese di queste grandi diffi-
coltà. Ne dubitava persino Antonio Panizzi, il grande maestro. Egli,
trattando appunto di queste difficoltà, scriveva a lord Ellesmere:
«Profondamente impressionato, come sono, per le difficoltà delle
quali le ho spesso tenuto parola, lo sono ancora, e molto più, dalla
difficoltà di destare negli altri, intorno ad esse, un senso eguale al mio».

[La forma esteriore dei cataloghi]

Prima di parlare dell'ordinamento diverso dei vari cataloghi
sarà bene dire qualche parola della loro forma esteriore, che può
essere a tutti comune, perchè anche questa dà al bibliotecario molto
da pensare.
Lo scrivere i titoli nell'ordine voluto in un registro, o stam-
parli sotto forma di libro, ha dei grandi vantaggi: i titoli scritti, o
stampati, su di una pagina, rimangono fissi al loro posto e sono
riuniti in uno spazio minore; così dallo studioso possono essere più
rapidamente veduti e letti senza pericolo che siano disordinati.
Ma con tutti i mezzi immaginati fino ad oggi non è stato pos-
sibile lasciare o dar posto in un volume scritto al numero straordi-
nariamente grande dei titoli che via via si devono aggiungere in
modo da non scomporre o alterare l'ordine dato. Si pensò di la-
sciare dello spazio bianco fra titolo e titolo, riservato ai nuovi;
si pensò di scrivere su di una pagina, lasciando quella di faccia
bianca per le aggiunte; si provò a scrivere in fogli staccati le opere
di un solo autore per potere introdurre, poi, altri fogli, fermandoli
tutti con legature mobili; e, per la biblioteca del British Museum,
si adottò il sistema di scrivere i titoli su striscie di carta e di im-
pastarle alle sole estremità sulle pagine dei registri, per poterle
staccare ad ogni momento, quando fosse necessario dar posto a nuove
striscie. Al British Museum un legatore è sempre occupato in questa
faccenda: ma tutto è inutile! Questi provvedimenti, che sarebbero
bastati se il numero delle pubblicazioni si fosse mantenuto entro
discreti limiti, sono insufficienti non solo per il numero crescente
dei libri, ma più ancora per il numero stragrande dei titoli delle
memorie scientifiche e letterarie da doversi, inevitabilmente, prima

[p. 10]
o poi, inserire nei cataloghi. Osservava benissimo il senatore Giorgio
Picot che «anche i cataloghi, come tutti gli strumenti di lavoro,
sono soggetti alla legge del progresso».
Colla registrazione scritta nel catalogo a volumi si ha anche
la scheda, polizza di carta o cartoncino, sulla quale si scrive o si
stampa il titolo di un'opera, oppure, ritagliandolo da un catalogo
stampato o da una bibliografia, vi si impasta sopra. Riunite le schede,
di eguale grandezza e ordinate a piacere, è facile inserire poi mi-
gliaia e migliaia di aggiunte nello schedario senza alterare l'ordine
prestabilito.
La biblioteca pubblica di Boston stampa colla linotype, su car-
toncino, in modo molto bello, tutte le schede del proprio Catalogo:
lo stesso fa, per le biblioteche destinate alla cultura generale e per
i libri moderni, l'Associazione dei bibliotecari americani; cinque
grandi biblioteche americane stampano in società le schede che
registrano le memorie inserite in centotrenta pubblicazioni perio-
diche diverse, fra le quali alcune italiane; e, fino dal 1880, ha
fatto così la Biblioteca Universitaria di Gand, per la sua Biblioteca
belgica o bibliografia generale dei Paesi Bassi
, ed ugualmente il
Concilium bibliographicum di Zurigo.
Altre biblioteche invece ritagliano i propri bollettini bibliogra-
fici; come ha fatto e fa la Biblioteca Nazionale Centrale di Fi-
renze fino dal 1861, colla Bibliografia italiana, che era ed è com-
pilata sui libri da essa ricevuti: similmente pratica da qualche
anno la Biblioteca Nazionale di Parigi usando i suoi due bollettini;
e la Reale di Berlino coll'indice dei suoi nuovi acquisti.
Ma la necessità di uno schedario non è avvertita soltanto
nelle biblioteche; s'impone anche imperiosamente ai cultori di
quelle scienze in cui più che nelle altre è rapido il progredire.
Per questa ragione alcune fra le bibliografie più recenti si stam-
pano a libro, lasciando al verso la pagina in bianco, perchè le in-
dicazioni bibliografiche possano essere ritagliate e ridotte a schede,
come hanno fatto per le Memorie di medicina il signor prof. Tullio
Rossi Doria di Roma; col suo Indice sistematico delle opere di
medicina entrate nella Universitaria di Pavia, il signor dott. Luigi
De Marchi; il comm. Barbèra di Firenze col Catalogo perenne delle
proprie edizioni; per la fisiologia il signor Richet di Parigi; per
la geologia il signor Mourlon di Bruxelles, e il Bollettino della bi-
bliografia giuridica italiana contemporanea
dell'avv. S. Saladini,

[p. 11]
ed altri molti. Oramai il catalogo scritto in volumi è condannato
a sparire e a cedere il posto alla scheda, e le stesse bibliografie,
eccettuate quelle retrospettive, dovranno forzatamente esser stam-
pate in modo da potersi ridurre a schede!

[L'ordinamento dei cataloghi]

Dette queste poche parole intorno alla forma esteriore che si
dà ai diversi cataloghi, conviene ora dire che, fra tutti, il più alla
mano, il più facile a compilarsi, e anche amministrativamente il più
necessario, è certo il catalogo alfabetico per nomi d'autore. Ma que-
sto catalogo, destinato a far conoscere allo studioso le opere di
uno scrittore possedute da una biblioteca, e al bibliotecario il
luogo dove esse sono collocate, non aggiunge alcuna nuova no-
zione bibliografica a quelle che già si avevano, fatta forse ecce-
zione per qualche scritto ancora a noi sconosciuto di un qualche
autore. È un catalogo, che quando è molto esteso offre grandi dif-
ficoltà per redigerlo in modo sempre uniforme, ed è più che altro
destinato ad agevolare la consegna del libro.
Degli altri cataloghi di una biblioteca, compilati per rispondere
alla seconda domanda, per sapere cioè: - quali libri intorno ad un
dato argomento la biblioteca possiede, e questa è la cosa che allo
studioso più preme - si può dire che due sono le forme principali,
meritevoli di essere qui almeno ricordate. Quella che metodicamente
raggruppa i titoli dei libri che trattano della medesima scienza o
di uno studio particolare e determinato, e che poi dà, a questi titoli
riuniti, l'ordine stesso col quale la scienza o lo studio si sono svolti
e diramati, nel tracciare la via da essi percorsa fino ai giorni no-
stri; oppure l'altra, il catalogo a soggetti, nel quale - desunta da
un titolo la parola che meglio designa l'argomento trattato - si rag-
gruppano tutte le opere designate con quella parola, che si chiama
parola d'ordine.
Queste parole d'ordine si dispongono poi, non in un ordine
scientifico o sistematico qualunque, ma semplicemente nell'ordine
voluto dall'alfabeto.

[Il catalogo a soggetti]

Parlando di quest'ultimo catalogo, del catalogo a soggetti, ho
già detto in un altro mio scritto che «questa specie di musaico,
formato coi frammenti e con le spezzature di un catalogo scien-
tifico, buttati là alla rinfusa, e ordinati a gruppi fra di loro

[p. 12]
indipendenti, come esige la parola d'ordine, serve certamente per
chi ha scarsa coltura, per chi si inizia ad uno studio, oppure a
chi desidera sul momento una indicazione bibliografica qualunque;
ma in questa disposizione alfabetica non vi sono traccie di logica
o di razionalità».
E qui mi torna ripetere il parere recente di uno scrittore in-
glese, il quale dopo di avere asserito che con esso si esaltava «an
A B C classification
», aggiungeva «this is at once its glory and
its shame!
»
Manca poi, e per una grande biblioteca è difetto gravissimo,
qualsiasi carattere d'internazionalità.
In un catalogo alfabetico il casato di un autore è unico, è im-
mutabile, è intelligibile allo studioso di qualunque nazione; resta
uguale tanto in un catalogo fatto da Italiani, quanto se è fatto da
Francesi, da Inglesi, da Tedeschi, ecc., salvo i pochi casi di difet-
tosa e erronea trasliterazione dei casati, scritti in un alfabeto che
non è il nostro.
Nel catalogo a soggetti, invece, bisogna necessariamente ser-
virsi di una lingua, e la lingua in cui il catalogo è compilato non
può essere conosciuta da tutti.
Ora il catalogo di una grande biblioteca deve, di certo, ser-
vire ai nazionali principalmente; ma al tempo stesso presentare
agli stranieri, come riflessa in uno specchio, l'attività intellet-
tuale di quel paese; dare ad essi facile modo di conoscere il pen-
siero, le vicende storiche, le manifestazioni artistiche ed i costumi
paesani.
A coloro poi che respingono un sistema di classificazione
scientifica, solo perchè le classi, le sottoclassi, le sezioni e le
sottosezioni in cui il sistema stesso può esser ripartito non si
succedono costantemente a tutto rigore di logica - come in questo
istante le condizioni delle scienze esigerebbero - a coloro vorrei
chiedere, se nel catalogo a soggetto, nel quale le parole d'ordine
scelte si succedono e si avvicendano come in un dizionario enci-
clopedico, essi trovano questo nesso desiderato, questa successione
logica della quale lamentano la mancanza; se saprebbero scoprire
e indicare le affinità e le relazioni, che esistono e collegano i sog-
getti che precedono con quelli che seguono, in questo esempio,
tolto a caso dal Catalogo semestrale della Libreria italiana (Mi-
lano, 1897, lib. I, pag. 48):

[p. 13]

Mineralogia - Miniatura - Minuetto - Miracolo - Miraglia (Paolo) -
Mitologia - Moglie - Molino - Molluschi - Momenti d'inerzia - Monete -
Monismo - Monte Allegro - Monte Pensioni pei Maestri - Montenegro -
Monti (Vincenzo) - Morale - Morfologia - Morte - Mosto - Muscoli -
Musica.

Se questo salterello, che così in piccolo riesce già tanto ameno
e grazioso, si vorrà applicare al catalogo di una grande biblioteca,
riuscirà ancora più bello e divertente. Perchè vi è anche da notare
che, per scegliere queste parole d'ordine, non si ha una norma as-
soluta e rigida, prescrivente a tutti di servirsi per indicare il sog-
getto di una parola d'ordine piuttosto che di un'altra equivalente.
E così per dare poi un qualche legame, una certa unità a questo
catalogo, i richiami da una parola d'ordine all'altra si moltiplicano,
si intrecciano, si accavallano: e non basta: si raddoppiano, si tri-
plicano le schede, perchè allo stesso titolo sembra conveniente di as-
segnare differenti parole d'ordine. In tal modo il catalogo cresce
a dismisura, e si gonfia stranamente.
Il R. Istituto Lombardo, che di recente ha adottate - e di ciò
dobbiamo essergli molto grati - le schede a stampa per le sue im-
portantissime Memorie, offre già più di un esempio di questo non
lodevole gonfiamento. Per citarne uno, che trovo fra i miei ap-
punti, ricorderò la seguente Memoria: Intorno al bordello di Pavia
dal 14° al 17° secolo ed ai soccorsi di S. Simone e S. Margherita
.
Una scheda stampata - ed è giusto - va con questo titolo sotto
il nome dell'erudito autore della Memoria, ed è destinata per il ca-
talogo alfabetico; la seconda, destinata al catalogo per soggetto,
porta la parola d'ordine Pavia; la terza, Meretrici; la quarta, Po-
striboli
. Ma volendo seguire con maggiore esattezza questo metodo
si deplora la mancanza di una quinta scheda, Bordelli, perchè è
proprio con questa parola che l'autore designa questi luoghi turpi,
mentre per i ricoveri delle donne traviate di S. Simone e di S. Mar-
gherita
non si è fatta una sesta ed una settima scheda! In un ca-
talogo scientifico, qualunque sia il sistema seguito, il titolo di questa
Memoria non troverebbe altro posto che quello dove stanno riuniti
i titoli degli scritti che trattano della Polizia dei costumi. Proce-
dendo così, i soggetti diversi potranno divenire diecimila, venti-
mila, cinquantamila e più.
Se la Società Reale di Londra adottasse, come il R. Istituto
Lombardo, definitivamente questo sistema, per il suo Catalogo delle

[p. 14]
Memorie di scienze esatte pubblicate dopo il 1800; se continuasse
anche in avvenire, come fa, a stampare le schede delle sue Me-
morie (Index Slips) per i suoi Proceedings, da ultimo non le ba-
sterebbero centomila parole d'ordine. Chi lo può prevedere? E ne
seguirà la necessità d'un catalogo sistematico alle centomila parole
d'ordine, per averle tutte presenti nell'assegnarle ad un titolo o
nelle ricerche da farsi.
Si aggiunga poi che specialmente nella nuova terminologia
scientifica, nella quale l'uso non ha ancora consacrato nè fatto ac-
cettare un determinato vocabolo, le incertezze e la confusione de-
vono essere ancora maggiori. Non è molto leggeva in una buona
Rivista scientifica popolare, il Cosmos di Parigi, il seguente avver-
timento:

Les noms des oeuvres des Rayons X.
Les rayons Roentgen n'ont pas de nom puisque l'initiateur lui-même
leur a infligé la dénomination de rayons X; quant à leurs effets, ils en
ont trop, ce qui est quelques fois génant. Pour que nos lecteurs puis-
sent s'y reconnaître quand ils ouvriront des revues étrangères, nous les
avisons que les photographies obtenues par les rayons X s'appellent:
En France: Radiographie ou Radiogramme.
En Angleterre: Skiagraphie ou Skiagramme.
En Allemagne: Actinographie.
Quand nous recevrons des nouveaux noms, nous les signalerons...

Questo gioverà moltissimo a chi fa un gran catalogo a sog-
getti. Potrà aumentare il numero dei richiami... e non credere
erroneamente che tutti questi termini scientifici siano fra di loro
diversi, mentre servono per indicare la stessa cosa. Dispettoso
destino! Anche questi raggi che portano la luce perfino attraverso i
corpi non gioveranno a chi fa un catalogo a soggetto; anzi, creeranno
confusione maggiore.

[Il catalogo scientifico e i sistemi bibliografici]

Parlerò ora del catalogo scientifico, il quale raccoglie in sè
tutto il materiale bibliografico, posseduto dalla biblioteca, ordi-
nato nel modo più vantaggioso agli studiosi d'una determinata
scienza.
Qui importa distinguere lo schema adottato e il modo col quale
poi si adopera. Questo sistema, comunemente detto sistema biblio-
grafico, varia immensamente nella sua composizione, nella sua
estensione. Ognuno vede e contempla lo scibile a modo suo, sotto

[p. 15]
cento aspetti diversi, e attraverso lenti d'ogni grado e colore.
Pertanto il numero di questi sistemi, sia che abbraccino tutto o una
sola parte dello scibile, è molto grande. Ogni biblioteca ha il pro-
prio, e come se ciò non bastasse, molti bibliografi, per smania impa-
ziente di emergere sugli altri, credono di doverci presentare nei
loro lavori uno schema vantato come molto più scientifico degli
altri. Non ce n'è uno che dica modestamente: «Ho disposto e ripar-
titi i titoli così, perchè ho creduto in tal modo di rendere più fa-
cile allo studioso la sua ricerca». Fra i bibliografi, come tra i nostri
giovani scrittori, avviene qualche cosa di simile: questi non si cre-
dono uomini di soda dottrina e veri letterati se prima non hanno
tormentato, a furia di commenti, alcuni versi di Dante..., commenti
che, come asseriva il Montesquieu, parlando di quelli fatti alla
Bibbia, lasciano poi tanti dubbi quanti ne sono i versetti; e ciò
perchè questi interpreti considerano, egli dice, la Bibbia semplice-
mente come un libro che può dare ed accrescere autorità ad essi
e alle loro idee preconcette: «c'est pour cela qu'ils en ont cor-
rompu tous les sens et ont donné la torture à tous les passages».
Io non parlerò qui delle divisioni principali sotto le quali co-
testi sistemi raggruppano i libri, per poi suddividerle e sezio-
narle da capo in un numero grandissimo di ramificazioni.
Questa enumerazione, come pure ogni discussione sul loro va-
lore e pregi, poco monta per quello che qui voglio dire. A me
preme di non inoltrarmi sopra un terreno infuocato, scottante, sul
quale, se mai si mette il piede, conviene usare estrema prudenza;
perchè al solo avvicinarvisi si ode, portato dal vento, come salu-
tare avvertimento, l'eco dell'aria provocatrice che Lindoro canta
a don Bartolo: «Dunque lei?... lei vuol battaglia? Ben battaglia
le vo' dar...».
Impegnarsi in una battaglia simile sarebbe inutile; da questa
battaglia nessuno uscirebbe vincitore o vinto; ogni combattente
porterebbe con sè, a casa sua, parecchio bistrattate, le proprie
idee. Però importa notare l'impossibilità di avere e di adoperare,
per una grande biblioteca, un sistema bibliografico corrispondente
a quell'alto ideale vagheggiato da molti, che sbagliano la classi-
ficazione filosofica delle umane conoscenze, colla classificazione, es-
senzialmente pratica, da darsi ai libri registrati in un catalogo.
Questi tentativi elevati, nobili, grandi, bisogna lasciarli a coloro

[p. 16]
che, dopo lunghi e pazienti studi e ricerche, sono in grado di of-
frire nel miglior modo possibile allo studioso il materiale biblio-
grafico di una piccola e limitata parte di una scienza; a coloro
che d'ogni libro sanno riferire come, quando, perchè e da chi fu
scritto; quale valore ha il libro nella scienza, sia isolatamente o
nelle sue relazioni con gli altri scritti prima o dopo la sua pubbli-
cazione; a coloro che con la sola disposizione assennata dei titoli
segnano le orme luminose lasciate dalla scienza nel suo progre-
dire; in una parola, ai veri bibliografi; i quali, senza scriverla, de-
lineano la storia di una scienza o di una parte di essa; e talvolta
hanno nelle loro mani la fortuna di un libro!
Qual'è il bibliotecario che può credere di poter far tutto questo
per una grande biblioteca, nella quale ogni anno si rovescia una
valanga di libri? e non solo credere di poterlo fare, ma di farlo
bene? Per me a questa perfezione rinunzio, come a una cosa im-
possibile; e naturalmente lascio agli altri, senza muover loro rim-
provero, la libertà di credere ed operare diversamente.
Che il filosofo ci spieghi l'origine delle idee, che ci parli dello
scibile umano, che ci dica lo scopo al quale mira una determinata
scienza, e quale importanza essa abbia nelle ricerche del vero;
come si suddivida e si dirami nel momento in cui egli scrive;
quali relazioni abbia con le altre scienze, è cosa certo utile e so-
vranamente bella; ma non vedo nessuna necessità o ragione nel
bibliotecario, per dar ordine e rendere utile la sua preziosa suppel-
lettile, di mettere in mostra un sistema bibliografico proprio, con
la strana pretesa che esso risponda rigorosamente e sempre a tutto
quello che si chiede ad un trattato filosofico sulla genesi delle idee
o sulle conoscenze umane.
Nella scelta di un sistema bisogna accertarsi che esso corri-
sponda alle necessità della biblioteca. Il voler correre dietro a un
ideale di perfezione è lo stesso che voler prendere e stringere un
fantasma. Questa presunzione di far cosa perfetta impedisce che
si facciano questi cataloghi, e si metta a disposizione degli studiosi
il poco che si è fatto. E questo è male!
La scienza cammina trionfalmente veloce, trasformandosi di
continuo; non si ferma, per fare il comodo del bibliotecario, nep-
pure un istante; non si lascia riprodurre, e rapidamente fissare
dalla luce in una immagine fedele. Fra tanti sistemi scientifici,
quello che sembra il migliore, poco dopo essere stato rigorosamente

[p. 17]
delineato, si trasforma per necessità e presto, almeno parzialmente,
in un sistema convenzionale.
Nella loro quasi incredibile varietà non se ne è ancora trovato
uno che sia stato benedetto e accolto dai più; i bibliotecari non si
sono neppure messi d'accordo sul punto di partenza dal quale si
dovrebbero prendere le mosse per farlo; e non tutti ci hanno detto
quale idea principale ebbero, e con quali criteri hanno tracciata la
loro classificazione.
Risalendo verso gli antichi, e prendendo a caso qualcuno di
questi sistemi, si ha, per esempio, che il Fontanini e il padre Gar-
nier hanno suddiviso tutto lo scibile giusta le quattro Facoltà:
Teologia, Filosofia (comprendendo in questa Facoltà anche le altre
scienze e le arti), Storia e Giurisprudenza. Il padre Garnier scrive:
Doctrina quae libris comprehenditur perficit hominem secundum
omnes animi vires doctrinae capaces; sunt illae vero quatuor:
Ratio superior, Ratio inferior, Vis reminiscendi et Vis societatem
cum aliis ineundi quae aliarum trium complexio quaedam: homo
enim dictus est a veteribus animal Deo cognatum, rationale, po-
liticum
.
Ma il padre Garnier, da buon cattolico, aggiunse poi que-
st'altra: l'Eterodossia, per non mescolare i libri cattolici con
quelli messi all'indice. Il Lomeier fa precedere il suo sistema, de-
stinato anche ad ordinare i libri negli scaffali, da questa dichiara-
zione: Librorum dispositio arbitraria est, eam tamen cum iu-
cunditate et utilitate coniunctam esse oportet
, e ci dà sette classi
principali.
Stando al Leibnitz, invece, le classi principali dovrebbero es-
sere otto. L'abate Girard supponeva l'uomo nello stato selvaggio;
e di qui suddivide tutte le cognizioni, che egli potrà un giorno
acquistare, in sei classi principali; dimostrando poi una decisa ten-
denza a suddividere ancora ogni classe per sei; e presentando poi
dei riavvicinamenti bizzarri, e davvero selvaggi, come è quello d'ac-
cozzare il Corpus iuris colle regole per i giuochi d'azzardo. Il
Denis, insigne bibliografo e bibliotecario di Vienna, ripartiva, cento
anni fa, lo scibile in sette classi secondo il detto di Salomone (G. I.):
Sapientia aedificavit sibi Domum, excidit columnas septem, perchè
queste sette colonne che sostengono e ornano la casa della Sapienza
simboleggiano il candelabro dell'arca santa, oppure i sette doni
dello Spirito Santo.

[p. 18]
Se volessi ricordare con questi sistemi, qui citati a caso, più
per l'anzianità della trattazione, che per la loro utilità, anche
quelli sbocciati dopo, non finirei mai. Ma a titolo di curiosità vo-
glio far menzione di alcuni, limitandomi alle sole grandi riparti-
zioni fondamentali, per dimostrare almeno quanto differiscano tra
di loro. Eccone un manipolo:

Scienza universale e scienze speciali; scienze necessarie e scienze
utili; scienze teoriche, scienze pratiche, arti produttive; scienze razio-
nali, scienze empiriche; scienze antropologiche e cosmologiche; scienze
formali e scienze materiali; scienze cosmologiche e scienze noologiche;
scienze naturali, antropologiche e trascendentali; polilogia, cosmologia,
andrologia, teologia.


In altri sistemi invece tutto il sapere umano è suddiviso con criteri
diversi:

Il vero, il bello; memoria, ragione, immaginazione; idea, fede, scienza;
memoria, immaginazione, intelletto; Dio, natura, uomo, ecc. ecc.,

e, per finire, citerò anche un sistema: odeogetico-metodico-enci-
clopedico.
Ora, di tutti questi e di molti altri sistemi, si vorrebbe sapere
qual'è la partizione migliore? Quale, in tanta discordanza, è quello
che in grandissime linee meglio suddivide lo scibile umano? Quale
il più ben accetto ai bibliotecari e agli studiosi?... Questo non si
sa e non si saprà mai.
Ma senza volermi diffondere di più e solamente per svelare
in parte quello che realmente avviene nelle biblioteche a propo-
sito di questi sistemi bibliografici rigorosamente scientifici, di cui
si fa tanto scalpore, posso cedere la parola al signor Taschereau,
che dirigeva la Biblioteca Imperiale, ora Nazionale, di Parigi.
Egli, sul finire del 1857, offriva il primo volume stampato del
Catalogue des sciences médicales al ministro dell'istruzione pub-
blica, e diceva: «Je trouvai (1852) provisoirement conservé le sys-
tème de classification méthodique adopté au commencement du
siècle dernier, par Clément. Ce système était devenu inapplicable
depuis que l'esprit analytique a fait voir le lien, qui unit en-
semble les diverses parties d'une science et les sciences entre
elles. La matière médicale fournissait particulièrement la preuve
de cette impossibilité. Dans son rangement suranné et sans ordre,
où les Eaux minérales et l'Art vétérinaire n'avaient pas trouvé

[p. 19]
place, on voyait la Chimie considerée comme une branche de la
Médecine, y rattacher avec elle la Parfumerie et la Cuisine...»
Non può esservi dubbio! È evidente che il sistema bibliogra-
fico del Clément, ideato nel 1635, era antiquato, non si doveva nè
si poteva più conservare, nemmeno provvisoriamente, nel 1852!
Anzi, reca meraviglia che sia vissuto fino allora!
Cosa doveva fare il signor Taschereau? Fece quello che ognuno
gli avrebbe ragionevolmente suggerito, come la cosa più savia e
migliore. Non tracciò da sè questo sistema, non volle che lo fa-
cessero gl'impiegati superiori della biblioteca, perchè era impresa
troppo difficile. Si rivolse al ministro dell'istruzione pubblica pre-
gandolo di chiedere, in questa sua difficoltà, all'Accademia delle
scienze mediche di Parigi di volere, nell'interesse pubblico degli
studi e per il vantaggio e il decoro della più grande biblioteca
del mondo, venirgli in aiuto, e tracciare quella parte soltanto del
sistema bibliografico, che comprendeva le scienze mediche.
Il ministro trovò buona e giusta la domanda, l'approvò e scrisse
subito all'Accademia. L'Accademia accettò l'onorifico incarico e
prontamente nominò una Commissione. La nomina di una Commis-
sione è quasi sempre il primo provvedimento, quando non è lo
scappavia di un Corpo deliberante per non discutere una proposta,
per non dare un giudizio.
La Commissione non si riunì... e si aspetta ancora la sua re-
lazione... E anche questo non farebbe meraviglia; perchè troppe
volte colle Commissioni succede così: ma in questo caso perchè
non si riunì la Commissione? perchè non rispose?... Il signor Ta-
schereau non lo dice; ma a me, e forse anche al lettore, questo
silenzio sembra molto naturale... Poteva un illustre consesso, for-
mato unicamente di persone che hanno veramente grandi studi e
cognizioni, presentarsi a tutto il mondo civile, e dire: le scienze
mediche devono essere suddivise così e così? e in questa suddivi-
sione non limitarsi ai grandi gruppi, ma, come esigeva il catalogo,
addentrarsi fino alle ultime, estreme e più minute ripartizioni?
Poteva l'Accademia accingersi a questo lavoro arrischiato, nella
quasi certezza che quando la biblioteca fosse arrivata alla fine della
stampa di questo suo catalogo, lo schema non avrebbe più risposto
in tutto e da per tutto alle rigorose esigenze della scienza? Poteva
attestare ai posteri, vicini o lontani, con un documento solenne
che l'Accademia non aveva preveduta nè intravveduta una

[p. 20]
evoluzione ancora latente della scienza, ma pure imminente? di non
aver, per esempio, dato allora tutta l'importanza, che hanno pre-
sentemente, alle ricerche e agli studi bacterologi?...
Un'Accademia rispettabile non farà mai un simile sproposito.
Se è costretta a fare qualche cosa di simile, indicherà nell'albero
dello scibile, quali sono i rami più importanti che si staccano dal
suo tronco, quali sono i rami minori che da questi rami princi-
pali traggono la loro vita; ma non arriverà mai all'ultimo ramo-
scello, per timore che da una vicina gemma, nascosta e da lei non
ancora veduta, nasca un giorno un nuovo ramoscello, un nuovo
fiore da destare la meraviglia e l'ammirazione di tutti! Potrà man-
dare una Commissione in Egitto a sollevare nel tempio d'Iside il
velo che nasconde il senso arcano dei geroglifici, potrà trovare un
Champollion che riesca a strappar questo velo, ma non indicherà
mai, con tanti minuti particolari, le vie sulle quali la scienza
dovrebbe muoversi.
Non avendo l'Accademia voluto rispondere, il Ministero, dopo
tre anni di una inutile aspettativa, affidò quest'incarico al sig. Du-
bois, che fece lo schema desiderato, e il sig. Taschereau lo rin-
graziò pubblicamente perchè «sans le secours de M. Dubois, sans
son courage à s'exposer à la critique, nous n'aurions pu remé-
dier au silence gardé par l'Académie
».
Di questo catalogo stampato in più volumi si sa ora questo:
che serve sempre nella Biblioteca Nazionale di Parigi, che è an-
cora utilmente consultato dagli studiosi e dalle altre biblioteche
del mondo, che lo schema di suddivisione scientifica è infinite volte
migliore di quello che prima esisteva, che non presenta difficoltà
allo studioso nel valersene... ma che oramai, per tutti coloro che
esigono, nella ripartizione del Catalogo di una biblioteca, quella
perfezione ideale della quale ho tanto parlato... bisognerebbe pi-
gliarsi la briga di rifarlo e di ristamparlo da capo.
E ciò dovrebbe ammaestrare tutti, che anche nel fare i cata-
loghi scientifici delle biblioteche, e nel servirsene, bisogna per forza
contentarsi di quello che umanamente è possibile; che la desiderata
divisione dello scibile è sempre incerta e transitoria, per conchiu-
dere che se uno schema bibliografico pratico, sia pure in parte
convenzionale, può facilitare il lavoro da farsi e servire ai bisogni
degli studiosi, si può francamente accettare, senza timore di offen-
dere la dignità dell'arte di fare i cataloghi o la maestà della scienza!

[p. 21]
Ma fin qui non ho parlato che dello schema in genere, secondo
il quale si ripartiva il catalogo scientifico, e non ho ancora accennato
che grandi difficoltà si incontrano allorquando si vuole stretta-
mente assegnare o determinare il posto che un libro deve occupare
nelle ultime sezioni o ramificazioni dello schema; della difficoltà
gravissima, e per una grande biblioteca insuperabile, di assegnare
questo posto tenendo rigorosamente conto degli altri libri che trat-
tano la stessa questione, lo stesso argomento.
A quest'ultima difficoltà si cerca di sfuggire ordinando, entro
queste sezioni, i libri, sia cronologicamente, sia per parole d'ordine.
L'ordine cronologico ha talvolta questo difetto, che nella scienza
si hanno contemporaneamente intorno allo stesso argomento due
o più idee, con intendimenti diversi; e che in una stessa corrente
d'idee si ha il suo pro e il suo contro. In teoria esse dovrebbero
rimanere separate, benchè corrano simultaneamente. Invece la di-
sposizione alfabetica per nome d'autore o per parole d'ordine
disgrega, come ho già osservato, quello che è affine e lo disperde
tanto più, quanto maggiore e più minuto è il frazionamento.
Su tale proposito penso che nella classificazione dei libri di
una grande biblioteca non si possa badare a questioni di prece-
denza fra i diversi libri che trattano le medesime materie. Di
questa precedenza, di queste relazioni fra i libri intorno ad uno
stesso argomento deve, se ne ha bisogno, occuparsi da sè il lettore
e il bibliografo. Il bibliotecario non deve andare più in là di quello
che per la suppellettile letteraria e scientifica, a lui affidata, giudichi
necessario e creda possibile. Non deve volere strafare. La sua riu-
scita dipende dalle proporzioni giuste e possibili date al proprio
lavoro.
Il bibliotecario deve aver la virtù di sapersi fermare a tempo,
altrimenti non verrà mai a capo di nulla, finirà, per voler far
troppo, col dover interrompere il suo lavoro, come è accaduto alla
Nazionale di Parigi, dopo aver stampato il Catalogo delle Scienze
mediche e quello della Storia di Francia!

*

[Conclusioni]

Ma lo sperare di contentar tutti coi cataloghi di una biblioteca
è vana pretesa, come quella di credere di soddisfare il pubblico
mettendo un orologio sul campanile di una piazza. C'è sempre chi
trova che l'orologio corre molto o poco, che le lancette si vedono

[p. 22]
poco, che suona troppo forte per i vicini, e che i lontani non lo
sentono: proprio come dice l'abate Guichelet nella sua favola:

Tout, jusqu'au savetier, s'en mêle, et puis bavarde,
En tenant cent propos de cette espèce-là:
Elle manquait toujours par ceci, par cela;
On glosait sur le timbre, ainsi que sur l'ouvrage:
5Sur ce point important on n'était pas d'accord;
On en trouvait le son trop faible ou trop fort.

Ma anche con tutti questi difetti, veri o supposti, l'orologio in
qualche modo segna le sue ore, e tutti, brontolando, se ne servono.
Lo stesso avviene coi cataloghi della biblioteca. A torto o a
ragione si dice molto male di quelli che ci sono: si grida, e non
a torto, perchè in essi non si trova quello che si cerca e che ci
dovrebbe essere; ma poi si finisce coll'adoperarli. Il guaio mag-
giore è quando non ci sono!
Per mettere a nudo i loro difetti, per dire quello che si do-
vrebbe, o almeno si potrebbe fare, bisognerebbe esaminare, più di
quello che ho fatto io qui, la loro compagine; studiare più minu-
tamente il meccanismo che dà loro vita; e soprattutto determinare
in modo chiaro e esatto per chi, e a qual fine, cotesti cataloghi
dovranno servire, perchè anche i cataloghi, come tutto il resto
della biblioteca, possono, o meglio devono, essere adattati ai di-
versi bisogni del pubblico che la frequenta.
Se per discorrere di tutte queste belle cose, mettessi, incau-
tamente, il piede su cotesta via, e volessi inoltrarmi, il lettore
mi abbandonerebbe, e mi lascerebbe solo a girare qua e là nell'in-
tricato laberinto.
Ma se questi cataloghi sono insufficienti, quanto e come po-
tranno servire i cataloghi stampati delle più grandi biblioteche del
mondo? Che cosa si pensa di fare per dare a chi studia più rapida
e sicura conoscenza di quelli scritti che la biblioteca non ha e non
avrà mai, e che potrebbero e dovrebbero agevolare le sue ricerche
e i suoi studi?
Queste sono domande serie che vogliono una risposta.
[p. 23]



Desiderio Chilovi.

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