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Giuseppe Amenduni

Dell'ufficio del Bibliotecario


Indice




DELL'UFFICIO DEL BIBLIOTECARIO







APPUNTI DI




Giuseppe Amenduni


[p. 1]

Mi basta sol, se vostra Altezza accetta
D'onorarmi d'udir questa mia storia
Scritta così come la penna getta.

Malm. I, 4.

[Premessa]

Le Biblioteche pubbliche, perchè depositarie de' tesori del-
la sapienza umana, sono state sempre tenute in pregio gran-
dissimo; ed il loro stato florido e rigoglioso o il loro ab-
bandono hanno attestato la progredita civiltà o la decaden-
za di una nazione. Il cresciuto numero delle biblioteche in
Italia ed il numero tuttora crescente di quelli che le frequen-
tano, dimostrano da un lato il risveglio de' buoni studi3, dal-
l'altro il grave còmpito che incombe a coloro i quali sono a
capo di esse. Eppure è opinione volgare che un Biblioteca-
rio sia solo un custode di libri!
Per confutare questa erronea opinione e per dimostrare
che un Bibliotecario è un altissimo educatore ed un dottis-
simo insegnante, e quanto nobile e difficile sia il suo ufficio,
io credo non inutili, ma necessarie queste mie parole. Av-
verto però innanzi tutto, che io non imprendo un trattato di
bibliologia o di bibliografia, ma mi restringo solo all'uffi-
cio del Bibliotecario, discorrendo in prima delle doti d'inge-
gno che in lui si richieggono, poi de' suoi doveri più im-
portanti.
Essendo le Biblioteche depositarie delle produzioni dello
ingegno umano nelle svariate sue manifestazioni, è

[p. 3]
necessario che il Bibliotecario tutte le conosca e le comprenda;
onde le sue cognizioni debbono essere universali. E poichè
è impossibile che queste sieno profonde e compiute in ogni
ramo dello scibile umano, è indispensabile che almeno egli
non sia estraneo ad alcuna scienza, ed abbia di tutte quella
comprensione sintetica che addimandasi enciclopedia. E
queste scienze, le quali non sono il patrimonio esclusivo di
una sola età, di una sola nazione, di una sola lingua, per
essere comprese inducono nel Bibliotecario la necessità del-
la conoscenza delle principali fra le lingue antiche e moder-
ne. La conoscenza poi della storia letteraria nei suoi più
minuti particolari, e quella delle opere e del loro merito, è
di altissima necessità, perchè un Bibliotecario, integrando
ed ordinando la suppellettile letteraria e scientifica a lui af-
fidata, possa mantenere non interrotto il corso e lo sviluppo
del pensiero umano nelle sue varie manifestazioni e, mercè
nuovi acquisti di opere, camminare di pari passo col pro-
gredire incessante della scienza o della letteratura. Dotato
di tali estese cognizioni, il Bibliotecario potrà non solo sce-
gliere quelle opere che meglio rispondano al progresso de-
gli studii, ma ancora proporle a coloro che a lui si rivolgo-
no per consiglio. Egli perciò è la guida che indirizza tutta
una generazione che si mette per la via degli studii scienti-
fici e letterarii.
Ma queste estese e svariate cognizioni, perchè diano buo-
ni frutti, non debbono andare scompagnate da altre virtù
dell'animo non meno utili e necessarie. Egli debb'essere un
buon amministratore, perchè sia bene conservato e sempre
più accresciuto il tesoro scientifico a lui affidato; debb'esse-
re fornito di uno spirito d'ordine e di simmetria, di un a-
mor vivo al lavoro, di una tenacità di proposito, la quale
solo potrà vincere le gravi difficoltà dell'ordinamento e del-
l'amministrazione di una Biblioteca. E se a me fosse per-
messo, vorrei pur manifestare un concetto che io credo

[p. 4]
novissimo: vorrei nel Bibliotecario la virtù dell'annegazione
tanto rara negli uomini dotti, sì che egli adoperasse la vir-
tù dell'ingegno solo in opere dirette all'utile ed allo splen-
dore di una Biblioteca.
Ora entro a discorrere de' doveri più importanti del Bi-
bliotecario nell'esercizio del suo ministero.
Il Regolamento per le Biblioteche governative, del 20
gennaio 1876, non determina quali sieno i lavori scientifici
e letterarii del Bibliotecario, e a tal riguardo non ha che la
sola disposizione contenuta nel secondo comma dell'artico-
lo 18. Dalla medesima parrebbe che i doveri di un Biblioteca-
rio fossero molto facili a sostenere. Ma la Legge non è già
una tariffa la quale per ogni merce fissa il prezzo; la Legge
sdegna di scendere ai particolari, e, nella sua dignitosa mae-
stà, stabilisce solo le norme generali, lasciando all'indivi-
duo l'obbligo di applicarle alle sue azioni, le quali perciò
debbono corrispondere allo scopo che la Legge stessa si è
prefisso. Ecco perchè le leggi sono sempre brevi e le chio-
se ed i comenti, spesso, sono interminabili; e meno male
sarebbe, se qualche volta non istorcessero il pensiero del
Legislatore!
Io, attenendomi allo spirito della Legge, esaminerò i do-
veri del Bibliotecario relativamente:
I. Agli acquisti ed alle spese;
II. Alla conservazione delle opere ed alla compilazione
dei cataloghi;
III. Alla disciplina.

I

Ogni Biblioteca, sia per la sua origine e la sua storia, sia
per lo scopo cui in processo di tempo potè essere volta, rap-
presenta sempre spiccatamente la coltura particolare della
regione in cui è posta. Il Bibliotecario perciò, negli

[p. 5]
acquisti di nuove opere, deve sempre tener presente l'indole e la
destinazione della Biblioteca cui è preposto, continuarne le
tradizioni, compirne la storia. La conservazione del teso-
ro scientifico della stessa è della massima importanza; e
questo perderebbe moltissimo del suo valore, ove sollecita-
mente non si provvedesse, mercè nuovi acquisti, a colmare
le lacune derivanti o da mala Signoria, o da rivolgimenti
politici, o dall'incuria. Così si avrebbe, per ogni regione, una
storia viva non interrotta del progresso della scienza nelle
varie appartenenze del pensiere umano, e rivelato il cam-
mino della civiltà e della vita intellettuale e materiale di tut-
to un popolo. Ho esempi di ricerche importantissime fatte
in alcune Biblioteche, le quali si aveva ragione e diritto di
vedere sodisfatte, perchè riguardavano proprio la storia di
esse e la coltura scientifica della regione in cui erano po-
ste, riuscite infruttuose, perchè alcune serie di opere non
al giusto apprezzate, erano rimaste in parte interrotte.
Per l'acquisto poi di opere nuove, il Bibliotecario deve
sempre aver di mira il progresso che la scienza va tuttora
facendo, e fra le nuove opere dare sempre la preferenza a
quelle che a questo progresso non si oppongono, anzi lo
compiono, lo incoraggiano, lo favoriscono; e sempre in ar-
monia con l'indole speciale della Biblioteca e con lo scopo
cui essa fu destinata. Ora che con savio ordinamento le Bi-
blioteche governative sono state divise in diverse categorie,
secondo la loro importanza e la loro destinazione, farebbe
certo opera non lodata chi arricchisse di opere elementari
una Biblioteca di grado superiore, o chi acquistasse per un
altra di grado inferiore opere pregiatissime, le quali rimar-
rebbero inutili perchè da niuno consultate. E questo precet-
to di prudente amministrazione non dovrebbe mai scono-
scersi, specialmente nelle grandi città, ove non una sola ma
più sono le Biblioteche. Solo le grandi Biblioteche, dette
ora Nazionali, le quali hanno per fine di rappresentare

[p. 6]
nella sua continuità ed universalità lo stato ed il progresso del-
la cultura generale, possono con nuovi acquisti provveder-
si di opere, la cui importanza non sia limitata nè regionale,
ma generale.
E venendo ai particolari, io vorrei ristretta solo alle Bi-
blioteche Nazionali la facoltà di acquistare Manoscritti, il co-
sto dei quali ordinariamente è altissimo, e solo a quelle i
dotti si rivolgono per consultarli. E non vorrei che chi è
posto a capo di una Biblioteca Nazionale si dovesse, proprio
in occasione della compera dei Manoscritti, ricordare della
prudenza ed economia amministrativa e, per lesinare sul
prezzo, si lasciasse sfuggire l'acquisto di qualche rarissima
opera, la quale qualche volta va ad arricchire la Biblioteca
di un privato cittadino, più spesso una Biblioteca di altra
nazione. L'autografo della Gerusalemme Liberata del Tasso
era in Italia verso la fine del passato secolo, ed ora, secon-
do afferma il ch. Prof. B. S. Mondino, esso è in Londra
nel Museo di Sir John Soanes 1)1.
Sebbene queste Biblioteche Nazionali sieno destinate a
rappresentare la cultura generale e debbano riguardarsi co-
me depositi di tutte le produzioni dell'ingegno umano, io
son di credere che un Bibliotecario non dovrebbe, ne' nuo-
vi acquisti, dar luogo ai Romanzi, se non con moltissima
parsimonia ed avvedutezza, e solo se questi offrissero, al-
meno in parte, i pregi del Manzoni e di Walter Scott 2)2. Que-
sto genere di letteratura frivola che riposa sulla finzione e
spesso falsa la storia, esalta la mente ed avvizzisce il cuore
dei giovani, distraendoli dai buoni studii, i quali solo pos-
sono educare a virtù e formare un popolo di serio e forte

[p. 7]
sentire. Nè minor rigore io vorrei che un Bibliotecario u-
sasse per le opere immorali: la morale, qualunque sia la for-
ma di un Governo, debb'essere sempre tutelata, chè su di
essa riposa la famiglia, onde si compone lo Stato, che è
l'unione di tutte le famiglie 1)3.
Il Regolamento del 20 gennaio 1876, stabilisce per gli ac-
quisti di nuove opere le norme ed i limiti delle spese; e que-
sti dovranno essere sempre esattamente osservati dal Biblio-
tecario, e per ossequio alle disposizioni legislative e per de-
bito di buono amministratore. Io non supporrò mai che
qualche Biblioteca possa alcuna volta esaurire prematura-
mente la sua dotazione, alcun'altra, per gli acquisti fatti in
un anno, impegnare quella dell'anno non ancora incomin-
ciato. Ma il rammentare ed anche ripetere un precetto di
savia amministrazione, parmi utilissimo perchè altri l'ab-
bia sempre come norma della sua condotta, e si astenga da
inconsulti o smodati acquisti, i quali potrebbero aprire in
Italia la categoria delle Biblioteche indebitate, come quella
non iscarsa de' Comuni.
Ma preveggo una obbiezione e non voglio lasciarla senza
risposta. Mi si potrebbe dire: Voi non volete che un Biblio-
tecario stia a lesinare sul prezzo di qualche rarità bibliogra-
fica, di qualche Manoscritto, per il timore che questi non
vadano ad arricchire qualche Biblioteca forestiera; or se la
dotazione è esaurita, o bisogna rinunziare all'acquisto, o
impegnare la nuova dotazione: l'una cosa e l'altra che voi
riprovate. Ma io rispondo, che il Bibliotecario è un

[p. 8]
amministratore, e come tale e come uomo di studii non deve igno-
rare o aver dimenticato le disposizioni del Codice civile, le
quali provveggono alla tutela de' beni degl'incapaci o dei
pupilli. Un marito o un tutore può, contro il divieto della
legge, vendere o ipotecare i beni della moglie o de' pupilli,
quando, rivoltosi al Magistrato, ne abbia ottenuto l'autoriz-
zazione 1)4. Il Bibliotecario il quale abbia esaurita la sua dote
e riceva l'offerta di opera di gran valore (e ce ne ha di quelle
che costano molte migliaia di lire), si rivolga anch'egli al
suo Magistrato competente, che è il Ministero, il quale ha
senno e prudenza e potestà per provvedere.

II

Il Bibliotecario, quando abbia, con fine giudizio, fatto ac-
quisto di nuove opere, dee rivolgere le sue cure perchè di
quelle sia assicurata la conservazione. È vero, che con l'in-
ventario (catalogo di posizione), col catalogo alfabetico e
con quello per materie si assicura la conservazione di un'o-
pera; ma è vero altresì che, spezialmente nelle grandi Bi-
blioteche, prima che questi elementi sieno compiti e stretti
in armonia tra loro, occorra un certo tempo, nel quale un'o-
pera potrebbe andar dispersa. Io ritengo perduta quell'o-
pera la quale non sia stabilmente collocata: il darla subito
in lettura, un ordinamento provvisorio, un ritardo qualun-
que ne può produrre la dispersione.
Fu provvida disposizione del Regolamento, di sopra men-
zionato, il disporre che ogni Biblioteca debba tenere un Re-
gistro delle opere comperate
. Ma già fin dal 1867 io stesso
avevo introdotto questo Registro, il quale fece bonissima
pruova e di cui sempre più riconosco l'utilità. In questo Re-
gistro io vorrei sempre segnata la data dell'acquisto di cia-
scuna opera: così si avrebbe la storia degli acquisti fatti da

[p. 9]
una Biblioteca, e si avrebbero sempre in pronto gli elementi
per la compilazione di una statistica annuale. Nè lieve an-
cora sarebbe la sua utilità, perchè riscontra e comprova
le Note di pagamento che si presentano dai Librai, i quali
se sono solleciti a scrivere ne' loro Registri particolari, sui
quali poi compilano esse Note, le opere inviate per esame o
per commissione, potrebbero dimenticare di cancellare quelle
loro restituite.
La compilazione di questo Registro io vorrei affidata al
Bibliotecario, tra perchè egli con l'autorità del suo grado
imprima un carattere di autenticità a questo elemento im-
portantissimo che fa fede di ciò che la Biblioteca compera,
e perchè egli avendo sempre vivo innanzi agli occhi lo stato
materiale della suppellettile letteraria, possa ancora evitare
il pericolo di acquistare una seconda volta la stessa opera,
per la brevità del tempo non ancora notata in catalogo o
notata diversamente, reclamare a tempo il sèguito di qual-
che altra rimasa incompiuta, o anche un sol volume d'in-
terruzione.
Non entro a far menzione degli altri Registri necessarii
ad una buona ed ordinata amministrazione, perchè quelli
fan parte del servizio di tutti gli uffiziali di una Biblioteca,
ed io ragiono, e brevemente, solo de' più importanti doveri
del Bibliotecario.
Una grande raccolta di opere, perchè possa meritare il
nome di Biblioteca, è necessario che sia ordinata e classifi-
cata; e perchè una Biblioteca possa tornare utile, bisogna
che sia in grado di soddisfare, il più prontamente possibile,
le ricerche scientifiche e letterarie. Questo scopo si ottiene
col Catalogo.
Il Catalogo adunque è il primo elemento necessario a co-
stituire una Biblioteca e ad assicurare l'esistenza di ciascun
libro, ed è la guida fedele che indica il sito ove debbasi cer-
carlo. È inutile il dire che il Catalogo debba contenere la

[p. 10]
notizia di tutte le opere; ma è utilissimo il notare, che forse
più delle opere, voglionsi accuratamente descrivere gli opu-
scoli, i quali spesso contengono oro puro meglio che qual-
che opera stemperata in molti volumi, e per la loro piccio-
lissima mole possono facilmente disperdersi e divenire in
processo di tempo rarissimi. Cito un solo esempio: il Trat-
tato De Coelibatudi Simone Porzio, certo non fu stampato
ad una sola copia; eppure esso oggi è tanto raro, che di
tutte le Biblioteche d'Italia, per quanto io sappia, la sola
Nazionale di Napoli ne possiede un bello e nitido esemplare,
da me consultato. Questi opuscoli, alcuna volta posseduti
da' privati, sono per proprio uso legati in un solo o più vo-
lumi miscellanei, e può accadere che o per generosità di un
dotto che muore, o per miseria di un erede che sopravvive,
una Biblioteca ne faccia acquisto. In questo ed altri simi-
glianti casi, si debb'esser diligenti a scrivere nel catalogo
partitamente ciascun opuscolo di ciascun volume, e non ri-
manersi contenti a descrivere solo il primo, soggiungendo
«seguono altri opuscoli», come io vidi già una volta. Lo
stesso io mi penso debba farsi per le grandi raccolte di opu-
scoli fatte da un solo compilatore, le quali spesso si descri-
vono sotto il solo nome di costui. Moltissimi, è vero, cono-
scono la pregevole raccolta degli opuscoli messi insieme e
pubblicati dal Calogerà; pochissimi temo che conoscano quali
sieno gli autori di questi opuscoli e dove cercarli. Eppure
sono cinquantuno i volumi della Raccolta e quarantadue quelli
della Nuova Raccolta. E lo stesso dico del Thesaurus antiqui-
tatum Italiae
incominciato dal Grevio e compiuto dal Bur-
manno, opera distinta in 45 libri; e del Thesaurus graecar.
antiquit.
del Gronovio e di altre molte; e delle collezioni di
atti accademici e via dicendo.
La compilazione del catalogo va affidata al Bibliotecario
perchè suo primo dovere. Non affermo che egli debba ese-
guirla da sè stesso e solo, ma debbe fissarne le norme ed

[p. 11]
indirizzare e guidare gli altri al lavoro, e curarne e soprav-
vegliarne l'esecuzione, rimanendo egli sempre la mente di-
rigente. Ed in ricompensa delle sue cure e della sua dire-
zione, il Bibliotecario vedrebbesi d'attorno gente eletta ed
esercitata, aiuto e continuazione dell'opera sua.
Le norme da fissarsi dal Bibliotecario debbono essere certe
e determinate per i singoli casi, ed egli con la sua autorità
debbe renderle invariabili, perchè un solo ed uniforme e co-
stante sia il sistema della compilazione. Questi sistemi sono
stati e sono ancora oggi diversi, nè ci ha regola certa. Che
un'opera debba registrarsi sotto il nome dell'autore, è mas-
sima accettata da tutti; ma questo nome istesso presenta
non poche difficoltà, che io ora verrò brevemente sponendo.
I. Alcuni autori sono più conosciuti sotto un nome che
sotto un altro: si scriverà Marone o Virgilio, Nasone o Ovi-
dio, Alighieri o Dante?
II. Alcuni autori hanno più cognomi, si dovrà notare A-
rouet de Voltaire o Voltaire, Leclerc o Buffon, Salignac de
Lamotte Fènèlon o Fènèlon, Benso di Cavour o Cavour?
III. Ci ha cognomi preceduti da preposizioni ed articoli:
debbono questi scriversi prima del cognome o rimandarsi
dopo? Si scriverà cioè: Degli Albizzi, D'Ambra, Dalle Colon-
ne, von Nencki, von Wroblewski; o per contrario, Albizzi
Degli, Ambra D', Colonne Dalle, Nencki von, Wroblewski von?
IV. Come vanno registrati i cognomi i quali furono gre-
cizzati, latinizzati, italianizzati, fatti francesi: come Duche-
sne Quercetanus Descartes Cartesio, Dumoulin Molinaeus e
Molineo, Kopernikus Copernico?
V. Ci ha i nomi di autori orientali, i quali si compongono
di molti nomi insieme. Adduco due soli esempi: l'autore
della Storia dei Sultani mammalucchi d'Egitto, scritta in a-
rabo, è Taki-Eddin-Ahmed-Makrizi; e l'autore della Rac-
colta delle tradizioni maomettane
, scritta pure in arabo, è
Abou Abdallah Mohammed ibn Ismail el-Bokhâri.

[p. 12]
VI. Vi sono i nomi di Santi, Papi, Re; i nomi di patria,
i pseudonimi, gli anagrammatici ecc.
Molte adunque sono le difficoltà che s'incontrano nello
scrivere il nome di un autore, e su di esse non sono con-
cordi le opinioni di uomini dottissimi. Sarebbe utilissimo
anzi necessario, che un Congresso di Bibliotecarii stabilisse
norme certe, perchè un solo ed uniforme fosse in Italia il
sistema della compilazione de' Cataloghi. Intanto sia per-
messo anche a me, sebbene uomo di poco nome, di mani-
festare la mia opinione: sarò contento se essa almeno sia
stimolo a' dotti perchè emettano il loro giudizio.
Innanzi tutto io credo che i nomi degli autori si debbano
registrare nella loro versione più conosciuta ed accettata.
Così va scritto Virgilio e non Marone, Ovidio e non Nasone,
Voltaire e non Arouet, Cavour e non Benso. Questa stessa
regola si debbe seguire per i cognomi grecizzati o latinizza-
ti, renduti italiani o francesi; ma si dovrà sempre usare la
diligenza di annotare al suo posto il cognome che non è stato
preferito ed aggiugnervi il rinvio a quello già registrato.
Le proposizioni e gli articoli che precedono il cognome,
debbono rimandarsi dopo il medesimo. Così si scriverà Al-
bizzi Degli, Ambra D', Colonne Dalle, Nencki von, Wroblew-
ski von. Ma se quelli fossero quasi uniti al cognome, in
guisa da potersi anche scrivere, come alcuni usano, in una
sola parola, essi vanno messi innanzi: ad es. Lamartine,
Lamennais, Lafontaine, Lamarmora. Questo sistema se-
guono il Brunet, il Graesse, l'Heinsius, il Razzolini ed
altri.
De' nomi degli autori orientali niuno, che io sappia, si è
dato pensiere, quasi le loro opere non dovessero entrare in
un catalogo; ed io mi sono riconfermato nell'aforismo, che
si è in re facili multi, in difficili muti. È vero che ci ha bi-
bliografie orientali 1)5, ma per conoscere il metodo tenuto

[p. 13]
nel registrare il nome degli autori, bisognerebbe tener pre-
senti le opere di costoro e vedere quale è stato il nome pre-
scelto; nè in queste bibliografie ho trovato mai un cenno
del sistema segu¡to. Io pertanto dirò la mia opinione, aggiu-
gnendo le parole di quel filosofo napoletano: «Si qui sunt
qui aliter sentiant, illorum rationibus doceri nunquam recu-
sabo
1)6».
Gli autori orientali hanno molti nomi; ma siccome essi
scrivono prima il proprio, il quale ordinariamente esprime
un concetto, come Ben Jamin, figlio della destra, Ben Oni,
figlio del mio dolore; e poi scrivono il nome del padre, del-
l'avo, della patria, il soprannome ecc., io son di credere
che essi vadano registrati col primo nome, aggiungendo an-
che gli altri così come sono scritti. Il qual metodo offre uni-
formità e non fa perdere il carattere e la fisionomia partico-
lare de' nomi degli autori. Ma se i molti nomi fossero stati
coll'uso ridotti e compendiati in un solo conosciuto, questo
in preferenza va trascelto: come da Abul-Waly-Mohammed
Ibn-Ahmed-Ibn-Mohammed è venuto fuori il nome cono-
sciutissimo di Averroès, che il gran comento feo 2)7.
I cognomi finti o pseudonimi o anagrammatici si debbono
notare come i veri, scrivendo dopo ed in parentesi il nome

[p. 14]
vero se conosciuto, e scrivendolo pure in ordine alfabetico
al suo luogo, col rinvio al pseudonimo cui si riferisce.
Finalmente de' nomi di Santi, di Papi, di Re, di quelli
desunti dalla patria, va segnato il prenome: ad es. Clemen-
tis P. VII, Decretales; Benedicti XIV, P. M. Synopsis do-
ctrinae; Alfonso X de Castilla, Libros del saber;Guidotto,
Frate, da Bologna; Jacopo, Frate, da Cessole.
Ma nei cataloghi bisogna registrare ancora quelle opere,
le quali non hanno indicazione di autore, cioè le anonime. Io
debbo innanzi tutto avvertire, che un'opera non deve a primo
aspetto definirsi anonima, sol perchè nel frontespizio non ha
il nome dell'autore. Questo nome, nelle opere antiche mas-
simamente, può trovarsi in fine dell'opera, nella prefazio-
ne, nella dedica, nell'approvazione del censore o nel testo
del privilegio conceduto all'editore.
Due sono i metodi principali conosciuti finora, per descri-
vere le opere anonime. Il primo registra ciascun'opera ano-
nima seguendo scrupolosamente la prima parola di ciascun
titolo; l'altro sceglie la parola principale del titolo, cioè
quella che faccia meglio conoscere il soggetto dell'opera. Io
non ho autorità per assidermi arbitro in mezzo ai due siste-
mi; ma affermo ricisamente doversi preferire il primo, tra
perchè più semplice e più sicuro, e perchè non induce in er-
rore nè il compilatore del catalogo, nè chi fa ricerca dell'o-
pera 1)8. Il secondo sistema per contrario presenta spesso
incertezze, non potendosi sempre nettamente definire quale
sia la parola principale del titolo. Mi ricordo di un'opera a-
nonima che ebbi una volta tra mani, la quale aveva per ti-
tolo: «Si vendica la rappresentanza dell'Eccellentissima e fi-
delissima Città di Napoli dalle insussistenti opposizioni dello
Avvocato della moneta di rame
. (Napoli 1779, in 4ø)».

[p. 15]
Sarebbero tutti d'accordo nel decidere quale in questo titolo
sia la parola principale, perchè un Bibliotecario debba pre-
ferirla nella compilazione del catalogo, ed altri, nel bisogno
dell'opera, solo di essa debba fare ricerca? Preferito adun-
que il primo sistema, ove poi l'autore dell'opera anonima
sia conosciuto, bisogna aggiungerlo in parentesi dopo la de-
scrizione del titolo, ed in ordine alfabetico segnarlo al suo
luogo col rinvio ad esso titolo.
Al Catalogo generale alfabetico debbono seguire i catalo-
ghi per materie, riconosciuti indispensabili come guida e
consiglio. Io non dirò della loro origine e della loro utilità;
il tempo assegnato a questo mio scritto è brevissimo. Dirò
solo che la compilazione dei medesimi è arduo còmpito del
Bibliotecario, perchè la classificazione non ha regola certa,
e ciascuno, nel farla, può esser guidato da un particolare
principio scientifico e dal proprio convincimento. Bacone
creò l'albero della scienza secondo i rapporti delle cogni-
zioni umane; il d'Alembert ed il Diderot vi aggiunsero i lo-
ro perfezionamenti; poi furono lo Struvio, il Jugler ed il Leib-
nizio; P. J. Garnier, G. Martin, A. A. Barbier, M. Bru-
net, M. Beuchot ed altri. Ed ora, sono pochi anni passati, il
ch. Abate Fornari classificò tutto lo scibile umano in sei
grandi categorie, ciascuna delle quali partita in molte classi.
E ciascuna delle Biblioteche d'Italia e delle forestiere ha un
sistema diverso: la Biblioteca Reale di Parigi (1841) era clas-
sificata in cinque categorie, e la Biblioteca del British Mu-
seum è ora divisa in sei classi con 700 divisioni.
Ma qualunque sia la classificazione prescelta, non debbe-
si mai sconoscere il principio di classificar le opere secondo
la disciplina in esse trattata e di attenersi alla sostanza della
trattazione, non già alla forma della medesima; poichè è la
sostanza che decide del posto o della classe da assegnarsi
ad un'opera.
Alla difficoltà di creare un sistema o di sceglierne uno

[p. 16]
tra i molti conosciuti, si aggiungono quelle che sorgono dal-
l'indole stessa delle opere. Queste alcuna volta sono com-
plesse e possono assegnarsi a più classi, perchè non hanno
un carattere spiccato, nè danno un'idea precisa della mate-
ria che trattano. Io ho veduto opere le quali nella stessa trat-
tazione e con pari importanza discorrono di geografia e di
geologia, senza che l'una materia prevalga sull'altra. Alcune
col titolo di biografie, sono storie; altre col titolo vite di pit-
tori
, sono trattati di arte.
Nè con questi elementi di cui ho finora tenuto discorso, io
reputo esaurito il còmpito dei cataloghi. Perchè oltre al ca-
talogo di posizione (inventario), a quello alfabetico, a quel-
li per materie; ed oltre agl'indici speciali degl'incunabuli,
delle rarità bibliografiche ecc., io credo dovere del Bibliote-
cario la compilazione di cataloghi speciali relativi alla dot-
trina professata da qualche ingegno altissimo. Così, come
ora abbiamo una bibliografia Dantesca compilata dal Colomb
De Batines ed un'altra dal Petzholdt, una bibliografia Petrar-
chesca del De' Rossetti e del Hortis, una bibliografia dell'Ario-
sto fatta dal Guidi, avremmo pure altre bibliografie importan-
tissime. Ed ancora cataloghi speciali relativi ad una quistio-
ne scientifica o ad un trovato della scienza o ad un argomento
di interesse universale. Spesso si richiede non già un'opera
di cui è noto l'autore, ma un libro che tratti di un tale sog-
getto; ed alle volte si richiede chi sia l'autore che tratti in
un senso o in un altro la tale quistione: come, per esempio,
la pena di morte, il potere temporale de' Papi, il diritto di Re-
gio Patronato, quistione surta per la nomina dell'Arcivesco-
vo di Napoli; ed altre simili.
Ne' cataloghi vanno pure registrati i Manoscritti. Sia pure
che essi si trovino notati nel catalogo generale alfabetico,
dovrà sempre compilarsene uno tutto speciale. I Manoscrit-
ti sono la più eletta e rara e preziosa parte del tesoro scien-
tifico di una Biblioteca, e vanno descritti anche più

[p. 17]
minutamente delle opere a stampa, perchè a differenza di queste,
essi presentano qualità tutte proprie e speciali.
La descrizione de' Manoscritti deve indicare se esso sia
membranaceo o cartaceo, se intonso, il sesto con la misura
in centimetri dell'altezza e della larghezza, il secolo, se di-
viso in libri o capitoli, la forma del carattere, e se è auto-
grafo e tutto della stessa mano; se non autografo, il nome,
se è possibile, del copista; se scritto ad una sola o a più co-
lonne, con iniziali colorate 1)9, con miniature o arabeschi o
ornati al margine, se con postille; il numero delle carte e se
queste hanno numerazione; le parole con cui esso comincia
e finisce, e se nella fine, come in molti, è indicato il luogo
in cui fu scritto, quando e da chi; non che ogni altro parti-
colare per cui il Manoscritto offre una fisionomia tutta sua
da non poter essere scambiato neppure con un altro esem-
plare di esso.
E voglio da ultimo notare, non doversi ommettere, nel
trascrivere il titolo del Manoscritto, di far risaltare le parole
e le sillabe onde ogni verso di esso si compone, adoperando
il segno || di divisione usato da uomini dottissimi, spezial-
mente dal Boncompagni, dal Forcella e da altri.
Quasi tutti i Cataloghi di Mss. banno tolto a modello
quello di A. M. Bandini: Catalogus Codicum Mss. bibliothe-
cae Mediceae Laurentianae
, 8 voll. f. Florentiae 1764-1778
(3 voll. Mss. greci, 4 voll. Mss. latini, 1 vol. Mss. italiano).
Ma se per la compilazione de' Cataloghi le difficoltà sono
molte e non lievi, esse non saranno certo invincibili, quando
il Bibliotecario, rendutasi ragione del lavoro, abbia, con fi-
ne giudizio, maggiormente se aiutato dall'esperienza,

[p. 18]
stabilito le norme precise invariabili da tener sempre presenti,
e sorvegli ed accompagni il lavoro, che da altri si esegue,
con sollecita cura, come una madre che guida i passi incerti
del suo pargoletto. A questo modo si avrebbe un sistema
che alcuni potrebbero trovar buono, altri meno buono, ma
che io reputo il migliore perchè uniforme e costante.

III

Il Regolamento di sopra citato, nell'art. 56, assegna al
Bibliotecario l'obbligo di vigilare sulla condotta degl'impie-
gati, e di mantenere ciascuno nelle competenze e nei doveri
del suo ufficio.
Se gli uomini conformassero sempre e scrupolosamente
le loro azioni alle disposizioni legislative, non ci sarebbe
uopo di chi ne sorvegliasse l'esecuzione, e la vigilanza sulla
condotta degl'impiegati, affidata al Bibliotecario, sarebbe
inutile. Ma nel fatto non tutti operano il bene per amore di
un testo di legge, la quale sol perchè impone obblighi, si
cerca di eludere: oggi spezialmente che tutti mettono avanti
i loro diritti e si tirano indietro ne' loro doveri. Bene adun-
que l'art. 56 del Regolamento impone questa vigilanza.
Ma se la legge impone doveri agl'impiegati, ne impone
pure e maggiori al Bibliotecario. Egli, posto a capo di gente
colta, meglio retribuito, debbe aver sempre d'innanzi agli
occhi l'alta sua missione, la sua grave responsabilità.
Egli, primo tra tutti gl'impiegati, loro dimostri di essere
il primo ad eseguire scrupolosamente il suo còmpito, e quelli
più vivo sentiranno lo stimolo del proprio dovere. Sia egli
esempio di virtù, e gli altri lo imiteranno volenterosi: io
credo il contagio della virtù potente quanto il contagio del
vizio.
Ma se avvenisse che un impiegato cadesse in colpa e in-
frangesse la disciplina, il Bibliotecario non sia severo nè

[p. 19]
indulgente, sia giusto; mostri non risentimento personale, sì
bene zelo per l'esatta osservanza del Regolamento; e soprat-
tutto convinca il reo della colpa commessa, niuna cosa es-
sendoci tanto profittevole all'emenda, quanto la convinzione
di aver fallato.

Aprile 1879.
[p. 20]

1. Breve relazione sul primo Congresso internazionale dei Biblio-
tecarii tenuto in Londra in Ottobre 1877.
Palermo 1878, pag. 30.

2. So che altri opinano diversamente: dicono che i Romanzi sono un
ramo della letteratura, che ce ne ha degli ottimi ecc. Io manifesto solo
la mia opinione, senza alcuna pretensione d'imporla agli altri.

3. Non entro ora specificatamente a definire quali sieno le opere immora-
li, tra perchè il tempo che io concedo a questo mio scritto è brevissimo,
e perchè non ho voglia di sprofondarmi in quistioni di Etica. D'altra
parte alcune opere immorali si studiano per altri fini: il Decamerone,
per esempio; altre, per confutarne le dottrine. Ma in tesi generali non
dubito di chiamare immorali quelle opere, le quali, prive di pregi scien-
tifici e letterarii, di proposito mirano al pervertimento dei costumi.

4. Cod. civ. art. 224, 296, 297, 301, 1405, 1406 ecc.

5. D'Herbelot, Bibliothèque orientale. A Maestricht 1776. - Casi-
ri, Bibliotheca arabico-hispana Escurialensis. Matriti 1760-70. - De-
Rossi, Dizionario storico degli autori ebrei e delle loro opere. Parma
1802. - Lo stesso, Dizionario storico degli autori arabi. Parma
1807 - Ed altre.

6. De Conflagratione agri puteolani, Simonis Portii Epistola. (Na-
poli 1538). Fol. 4.

7. Un dotto scrittore contemporaneo dice che Ibn-Rosch è diventato
latinamente Averroè per l'intermediario dell'ebraico Aven, che corri-
sponde all'arabo Ibn. (F. Fiorentino, Pietro Pomponazzi, Studi sto-
rici su la scuola bolognese e padovana del sec. XVI
. Firenze 1868,
pag. 110).
Vedi pure il Renan sulle svariate trascrizioni di questo nome. (Aver-
roès et l'Averroïsme
. Paris 1861, pag. 7).

8. Chi fa la ricerca di un'opera, io mi penso debba saperne con esat-
tezza il titolo.

9. L'inchiostro rosso usato ne' Mss. antichissimi era di meravigliosa
bellezza, e si adoperava nelle iniziali, nelle prime linee e ne' sommarii
dei capitoli. Più raramente fu usato l'inchiostro azzurro, il verde ed il
giallo; anche l'oro e l'argento si adoperava per le iniziali.



Giuseppe Amenduni.

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